Il Molise riceverà un contributo statale di 20 milioni di euro all’anno, dal 2026 al 2034, per il ripiano del disavanzo regionale. È quanto stabilisce il decreto del Ministero dell’Economia del 17 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre ed efficace dal 20 ottobre. In totale, la misura può valere 180 milioni di euro in nove annualità, ma l’erogazione non è automatica: richiede un accordo formale con il Governo e precisi impegni finanziari della Regione.
Il provvedimento riguarda soltanto la Regione Molise e le difficoltà del suo bilancio non sanitario. Non prevede un bonus per i residenti, né assegna 20 milioni direttamente alle imprese. Il contributo è destinato in via prioritaria a ridurre il disavanzo e, per la parte residua, a sostenere le rate di ammortamento dei debiti finanziari. Vediamo le condizioni, il calendario e le conseguenze pratiche.
Molise: 20 milioni l’anno fino al 2034
Il decreto MEF del 17 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 19 ottobre, attua il fondo previsto dall’articolo 1, comma 455, della legge 213/2023, modificato dalla legge 199/2025. Il sostegno è riservato alle Regioni che presentavano, al 31 dicembre 2021, un disavanzo di amministrazione pro capite, calcolato secondo le disposizioni di legge, superiore a 1.500 euro.
All’articolo 1, comma 1, il decreto individua espressamente la Regione Molise come beneficiaria del fondo. Il comma 2 le riconosce un contributo annuo di 20 milioni di euro per ogni anno dal 2026 al 2034. Non si tratta quindi di un importo annuale da dividere tra tutte le Regioni, né di una graduatoria aperta indistintamente a enti con conti in difficoltà.
| Elemento | Importo o data |
|---|---|
| Regione beneficiaria | Molise |
| Contributo statale annuo | 20 milioni € |
| Periodo | 2026–2034, nove annualità |
| Totale nominale del periodo | 180 milioni €, subordinati alle condizioni di erogazione |
| Risorse proprie regionali richieste | Almeno il 35% del contributo annuo, secondo l’accordo |
| Decorrenza del decreto | 20 ottobre 2026 |
Il totale di 180 milioni è una somma aritmetica delle nove annualità previste; non significa che la Regione abbia già incassato l’intero importo né che sia stata effettuata un’erogazione anticipata. Le condizioni poste dall’articolo 1, comma 3, devono essere rispettate per ottenere effettivamente il contributo.
Il decreto risulta registrato dalla Corte dei conti il 6 ottobre 2026 ed entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, cioè il 20 ottobre. Anche questa data non coincide necessariamente con il giorno in cui saranno trasferite le singole somme: la norma vincola espressamente il pagamento a un accordo sul ripiano.
Perché il contributo spetta proprio al Molise
Il requisito fissato dal legislatore considera il disavanzo di amministrazione per abitante al 31 dicembre 2021, al netto del debito autorizzato e non contratto. La soglia prevista è superiore a 1.500 euro pro capite. Il MEF ha applicato questa regola ai dati presi a riferimento dalla normativa e ha individuato la Regione Molise.
Per il calcolo vengono utilizzati i rendiconti 2021 trasmessi alla BDAP, Banca dati delle amministrazioni pubbliche, entro il 15 ottobre 2023, anche sulla base di informazioni di preconsuntivo nei casi ammessi. Il riferimento a dati del 2021 non è un refuso: è il criterio temporale che la legge impone per determinare l’accesso al fondo per il periodo 2026–2034.
Il disavanzo di amministrazione esprime uno squilibrio contabile nel risultato dell’ente, determinato secondo le regole della contabilità pubblica. Non equivale semplicemente alla spesa sanitaria dell’anno, al debito contratto in un singolo esercizio o all’importo delle tasse pagate dai cittadini. Per questo il provvedimento distingue il recupero del disavanzo dall’ammortamento del debito finanziario.
La misura non modifica automaticamente la situazione contabile delle altre Regioni e non interviene sui bilanci dei singoli Comuni. È un trasferimento regolato da una norma statale specifica per la Regione individuata, che richiede obblighi di risanamento a carico dell’amministrazione beneficiaria.
Neppure l’entità del contributo consente di concludere che il disavanzo complessivo della Regione sia pari a 180 milioni. L’importo del fondo non è una misurazione del debito regionale: è il sostegno annuo stabilito dal legislatore per il percorso di risanamento, da utilizzare secondo vincoli precisi.
Accordo con il Governo e quota regionale del 35%
Il passaggio decisivo è l’accordo per il ripiano del disavanzo. L’articolo 1, comma 3, dispone che l’erogazione del contributo sia subordinata alla sottoscrizione di un accordo tra il Presidente del Consiglio dei ministri, o un suo delegato, e il Presidente della Regione Molise.
L’accordo dovrà individuare le misure di risanamento e impegnare la Regione a utilizzare risorse proprie per almeno il 35% del contributo annuo, durante tutto il periodo in cui beneficia degli stanziamenti. Applicato a 20 milioni di euro, il 35% corrisponde a 7 milioni di euro. È un riferimento quantitativo utile a comprendere l’impegno richiesto, non la prova che siano già stati stanziati o versati sette milioni in una specifica annualità.
La norma consente che l’impegno sia assicurato per ciascun anno o con un’altra cadenza espressamente individuata nell’accordo. Di conseguenza non è corretto affermare, senza aver letto il documento sottoscritto, che il Molise debba effettuare ogni 31 dicembre un identico pagamento di sette milioni.
Le risorse proprie della Regione sono da destinare al ripiano del disavanzo e al rimborso dei debiti finanziari, attraverso le misure previste dall’articolo 1, comma 458, della legge 213/2023 nella versione modificata dalla legge di bilancio 2026. L’accordo dovrà stabilire quali di queste misure siano concretamente utilizzate e con quali modalità.
Il decreto precisa un limite importante: gli interventi sono da adottare nell’ambito del perimetro non sanitario del bilancio regionale. Non è quindi possibile dedurre dal solo trasferimento nuovi stanziamenti per ospedali, prestazioni sanitarie o liste d’attesa. Il contributo finanzia il percorso di riequilibrio indicato dalla legge, non un programma di spesa sanitaria.
Per valutare l’effettivo avanzamento della misura occorrerà seguire la sottoscrizione dell’accordo, la pubblicazione degli eventuali atti regionali attuativi e l’erogazione delle singole annualità. Il decreto approvato a settembre non basta a certificare che l’accordo sia già stato firmato o che le prime somme risultino accreditate.
Come saranno utilizzati i 20 milioni
La legge stabilisce una priorità vincolante: le somme statali devono essere impiegate anzitutto per il ripiano della quota annuale del disavanzo. Solo per l’eventuale parte residuale possono contribuire alle rate annuali di ammortamento dei debiti finanziari.
Questo ordine è importante per interpretare il valore della notizia. Non si tratta di una somma disponibile liberamente per l’apertura di nuovi bandi alle imprese o per l’avvio di qualunque opera pubblica. Il trasferimento serve a migliorare l’equilibrio della gestione finanziaria attraverso la copertura degli oneri indicati nella normativa.
Per esempio, non sarebbe corretto annunciare un contributo da 20 milioni per nuove assunzioni, sgravi fiscali o incentivi alle Partite IVA del Molise senza un distinto provvedimento che istituisca espressamente tali benefici. Anche la presenza del fondo non comporta automaticamente una riduzione o un aumento dell’IRAP o dell’addizionale regionale IRPEF: eventuali modifiche tributarie richiedono atti specifici e vanno verificate separatamente.
Il funzionamento degli interventi regionali è diverso da quello dei tributi comunali. La nostra guida ai tributi locali 2026 e alle regole di gestione delle entrate degli enti tratta disposizioni applicabili su un altro piano amministrativo: non stabilisce le condizioni per erogare questo contributo statale al Molise.
Per le imprese creditrici di amministrazioni pubbliche, l’esistenza di un fondo per il riequilibrio regionale non autorizza neppure a prevedere una data certa di pagamento delle fatture. I trasferimenti sono destinati ai fini del ripiano individuati dalla norma e l’eventuale gestione dei debiti commerciali deve essere valutata attraverso i propri provvedimenti contabili e amministrativi.
Lo stesso vale per i rapporti finanziari dei Comuni: il meccanismo è diverso dalla rottamazione-quinquies e dalle eventuali adesioni degli enti locali, che riguarda la disciplina delle entrate e delle definizioni agevolate, non l’erogazione del fondo regionale per il disavanzo.
Domande frequenti e fonti ufficiali
Quanti soldi riceve il Molise dal decreto?
Il decreto riconosce 20 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2034, per un totale nominale di 180 milioni. L’erogazione effettiva dipende dalla sottoscrizione dell’accordo di risanamento e dall’adempimento dei relativi obblighi.
Il 35% significa che il Molise deve aggiungere 7 milioni l’anno?
Il 35% del contributo statale annuo corrisponde a 7 milioni di euro. La legge consente però che l’accordo determini una cadenza diversa da quella annuale: per conoscere gli impegni precisi serve il testo dell’accordo sottoscritto.
Il fondo è destinato a cittadini o imprese?
No, non direttamente. È un contributo alla Regione per il ripiano del disavanzo e, in via residuale, delle rate dei debiti finanziari. Non apre di per sé uno sportello per richiedere un bonus personale o aziendale.
Verranno aumentate le tasse regionali?
Il decreto non stabilisce automaticamente nuove aliquote per IRAP o addizionale IRPEF. Il percorso di risanamento richiede specifiche misure regionali definite nell’accordo: qualsiasi conseguenza fiscale deve essere verificata negli atti che la dispongono.
La fonte primaria è il decreto del Ministero dell’Economia del 17 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre 2026, in particolare l’articolo 1. Per verificare erogazioni e impegni successivi occorreranno gli atti attuativi e l’eventuale accordo di ripiano sottoscritto con il Governo.
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