Il regime forfettario per consulente informatico nel 2026 può essere applicato quando sono rispettati tutti i requisiti fiscali e l’attività è correttamente classificata. Per la consulenza informatica in senso proprio il codice ATECO 2025 da verificare è 62.20.10 – Attività di consulenza informatica, con coefficiente di redditività del 67%.
Il titolo “consulente IT” è però molto ampio: sviluppo software, gestione continuativa di infrastrutture, configurazione tecnica e consulenza cybersecurity possono richiedere verifiche differenti. Prima di calcolare imposta e contributi bisogna quindi identificare il servizio prevalente e la forma concreta con cui viene svolto.
Regime forfettario consulente informatico 2026: dati essenziali
| Voce | Dato 2026 |
|---|---|
| ATECO consulenza informatica | 62.20.10 |
| Coefficiente di redditività | 67% |
| Limite ordinario forfettario | 85.000 € |
| Uscita immediata | oltre 100.000 € |
| Imposta sostitutiva | 15% oppure 5% se spettante |
| Gestione Separata tipica del freelance senza altra copertura | 26,07% oppure 24% nei casi previsti |
Quale attività rientra nel 62.20.10
ATECO 2025 comprende nel 62.20.10 la consulenza su hardware, software e sistemi informatici, compresa la cybersecurity. Rientrano inoltre progettazione di sistemi integrati, audit e certificazione di infrastrutture e servizi di elaborazione dati, monitoraggio di reti e sistemi di sicurezza e consulenza sui requisiti software.
Per attività comprese, esclusioni e codici alternativi consulta il codice ATECO del consulente informatico. La fonte primaria resta la classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT.
Consulente informatico e programmatore: quando cambia ATECO
Se il servizio prevalente è lo sviluppo di software o applicazioni, va verificato 62.10.00 – Attività di programmazione informatica. Se invece si assume la gestione continuativa di sistemi e infrastrutture informatiche del cliente, il riferimento può diventare 62.20.20 – Attività di gestione di strutture informatiche.
La distinzione evita di trattare come fiscalmente identiche professioni che condividono competenze tecniche ma vendono servizi differenti.
Limite di 85.000 euro
Per applicare il regime forfettario nel 2026, i ricavi o compensi dell’anno precedente non devono superare 85.000 euro, fermo restando il rispetto delle altre condizioni previste dalla legge. La soglia va verificata insieme alle cause ostative e non rappresenta l’unico requisito del regime.
Cosa succede oltre 100.000 euro
Se durante l’anno vengono percepiti compensi superiori a 100.000 euro, il regime cessa immediatamente secondo la disciplina vigente. Il passaggio ha conseguenze fiscali e IVA che richiedono una gestione tempestiva, soprattutto quando il superamento avviene durante incarichi di importo elevato.
Consulente informatico dipendente: soglia 35.000 euro
Lavoro dipendente e Partita IVA possono coesistere, ferme le eventuali incompatibilità contrattuali. Nel 2026 la specifica causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente utilizza la soglia di 35.000 euro, salvo le eccezioni previste quando il rapporto di lavoro è cessato.
Va inoltre controllata la causa ostativa relativa all’attività svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di soggetti collegati al precedente datore nei casi previsti dalla normativa.
Coefficiente di redditività del 67%
Con ATECO 62.20.10 il coefficiente di redditività di riferimento è 67%. Questo significa che, con 30.000 euro di compensi, il reddito forfettario lordo è pari a 20.100 euro; con 50.000 euro di compensi è pari a 33.500 euro.
Il restante 33% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente. Le spese effettive per computer, software, cloud, corsi, telefono, coworking o trasferte non vengono dedotte analiticamente nel calcolo del reddito forfettario.
Imposta sostitutiva al 15% o al 5%
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Può scendere al 5% per l’anno di avvio e i quattro successivi se ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività. Il 5% non è automatico per il solo fatto di aprire una nuova Partita IVA.
Gestione Separata INPS nel caso del freelance
Quando il consulente informatico opera come libero professionista senza una cassa previdenziale autonoma e non esiste un diverso obbligo per la stessa attività, il riferimento ordinario è la Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva è del 26,07% per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati è del 24%.
La Circolare INPS 8/2026 riepiloga le aliquote applicabili. La Gestione Separata dei liberi professionisti non funziona come le gestioni Artigiani e Commercianti: non c’è un contributo fisso annuale da versare indipendentemente dal reddito.
Rivalsa INPS del 4%
Il professionista può addebitare al cliente una rivalsa del 4%, ma è una facoltà e non un obbligo. Il consulente resta il soggetto tenuto al versamento dei propri contributi alla Gestione Separata; la rivalsa è un rapporto economico con il cliente e non trasferisce la contribuzione al committente.
Come si calcolano tasse e contributi
Nel caso del freelance con 62.20.10 la sequenza di calcolo è: compensi incassati → coefficiente 67% → contributi previdenziali → deduzione dei contributi obbligatori versati → imposta sostitutiva. Per esempi numerici e differenza tra contributi maturati e contributi fiscalmente deducibili consulta il calcolo tasse del consulente informatico.
Fatture a clienti italiani ed esteri
Il consulente informatico deve gestire fatturazione elettronica, eventuale bollo e conservazione dei documenti. Quando lavora con società UE o extra-UE vanno verificate territorialità IVA, natura B2B o B2C e gli eventuali adempimenti internazionali. Il forfettario non esonera dal corretto trattamento delle operazioni estere.
Come aprire la Partita IVA
Per il freelance persona fisica l’avvio segue normalmente il percorso del lavoro autonomo professionale e utilizza il modello AA9/12. Nella guida su come aprire Partita IVA da consulente informatico trovi ATECO, previdenza, fatturazione e controlli iniziali. Per un caso pratico di collaborazione con un’azienda puoi leggere anche la risposta dedicata all’attività di consulente informatico.
Quando può essere utile un commercialista
L’assistenza è particolarmente utile quando non è chiaro se l’attività sia consulenza o programmazione, sono presenti clienti esteri, coesiste un lavoro dipendente, vengono utilizzati più codici ATECO oppure ci si avvicina alle soglie del forfettario. Per il perimetro dei servizi consulta la guida sul commercialista per consulente informatico.
Errori da evitare
- usare 62.20.10 per qualunque attività informatica;
- confondere consulenza e sviluppo software;
- applicare il 15% direttamente al fatturato;
- considerare il 5% automatico;
- ignorare la soglia di 35.000 euro per il lavoro dipendente;
- trattare la rivalsa 4% come obbligatoria;
- dedurre analiticamente le normali spese nel forfettario;
- trascurare territorialità IVA e adempimenti per clienti esteri.
In sintesi
Nel 2026 il consulente informatico in regime forfettario verifica normalmente ATECO 62.20.10, coefficiente di redditività 67% e Gestione Separata INPS nel tipico lavoro autonomo senza altra copertura previdenziale. Prima dei calcoli bisogna però distinguere consulenza, programmazione e gestione di strutture IT e verificare tutte le cause ostative del regime.
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