Un e-commerce manager in regime forfettario nel 2026 deve partire da una distinzione essenziale: gestire e migliorare l’e-commerce di un cliente come consulente non significa vendere prodotti online in proprio. Quando il lavoro consiste soprattutto in strategia, organizzazione, processi, KPI, coordinamento e assistenza gestionale, il riferimento ATECO 2025 è normalmente 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a., con coefficiente di redditività del 78%.
Quando il 70.20.09 è coerente con l’e-commerce manager
Le note ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 70.20.09 consulenza e assistenza operativa alle imprese su pianificazione strategica e organizzativa, efficienza, controllo, processi, change management e obiettivi e politiche di marketing. È quindi coerente con chi analizza funnel, catalogo, processi commerciali, conversioni e marginalità e coordina attività e fornitori per migliorare le performance dello store del cliente.
Non è il codice per ogni attività digitale
Il nome “e-commerce manager” può nascondere lavori diversi. Se la prestazione prevalente è sviluppo o programmazione della piattaforma, occorre verificare i codici della divisione 62. Se si opera come vera agenzia pubblicitaria, la classificazione va cercata nel 73.11; per ricerche di mercato autonome il riferimento è 73.20. Vendere prodotti propri online, infine, è attività commerciale e non consulenza gestionale.
Strategia e operatività possono convivere
Un consulente può definire il piano commerciale e poi seguirne l’esecuzione: aggiornamento del calendario promozionale, coordinamento di agenzia ADV e sviluppatori, controllo delle dashboard, analisi assortimentale, gestione del backlog e riunioni con il cliente. Queste attività restano compatibili con la consulenza gestionale quando il valore principale dell’incarico è direzione e assistenza al processo, non l’esecuzione tecnica specialistica venduta come servizio autonomo.
Esempio: incarico mensile da e-commerce manager
Un contratto può prevedere audit iniziale, definizione di obiettivi trimestrali, controllo del conto economico dello store, riunione settimanale con marketing e IT, analisi delle promozioni e report alla direzione. Se il compenso remunera questo presidio manageriale, il fatto che il professionista acceda ogni giorno a Shopify, Magento, WooCommerce o marketplace non trasforma l’attività in sviluppo software né in commercio elettronico.
Coefficiente di redditività del 78%
Con il coefficiente del 78%, su 50.000 euro di compensi il reddito lordo forfettario è 39.000 euro. Il restante 22% è la quota di costi riconosciuta in modo presunto. Non significa che il professionista paghi il 78% di tasse: sul reddito forfettario si calcolano prima i contributi e poi l’imposta sostitutiva.
Costi reali: software, trasferte e collaborazioni
Abbonamenti a tool analytics, CRM, project management, formazione, computer, telefono, trasferte, coworking e collaborazioni non si deducono analiticamente nel forfettario. Chi sostiene costi elevati per team esterni o strumenti deve confrontare il proprio margine effettivo con il 22% di costi presunti prima di giudicare conveniente il regime.
Compenso fisso, giornata o bonus sui risultati
Il professionista può fatturare un retainer mensile, giornate di consulenza, un progetto oppure una parte variabile legata a obiettivi. Fiscalmente nel forfettario conta ciò che viene effettivamente incassato. Anche un bonus annuale collegato alle vendite dello store resta compenso professionale se deriva dal contratto di consulenza; non diventa ricavo commerciale solo perché è calcolato sul fatturato del cliente.
Gestione Separata INPS nel 2026
Per il libero professionista senza cassa autonoma il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS. La circolare INPS sulle aliquote 2026 conferma l’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria è il 24%.
La Gestione Separata non ha il minimale fisso dei commercianti
I contributi sono calcolati sul reddito imponibile effettivo. Il valore annuale utilizzato dall’INPS per l’accredito contributivo non si trasforma in un contributo minimo fisso da pagare comunque: con reddito basso possono essere accreditati meno mesi, a differenza del meccanismo tipico di Artigiani e Commercianti.
Cliente unico e rapporto con l’ex datore di lavoro
Lavorare prevalentemente per un solo cliente non rende di per sé impossibile il forfettario, ma occorre verificare le cause ostative quando i compensi provengono in prevalenza dall’attuale o da un recente datore di lavoro o da soggetti a esso riconducibili. Per chi passa da e-commerce manager dipendente a consulente esterno dello stesso gruppo, questo controllo va fatto prima di stimare tasse e netto.
Vendere online in proprio cambia completamente l’inquadramento
Se il professionista apre anche un proprio negozio online e compra o produce beni per rivenderli, nasce una seconda attività commerciale. Non è corretto far confluire quei ricavi nel 70.20.09: vanno verificati codice, previdenza e coefficiente della vendita, separando i ricavi quando le attività appartengono a gruppi fiscali differenti.
Imposta al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Il 5% può spettare nel periodo iniziale soltanto se ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività. Passare da un ruolo dipendente molto simile a una consulenza autonoma richiede una verifica particolarmente attenta della continuità sostanziale dell’attività.
Guide collegate
Consulta come aprire la Partita IVA, il codice ATECO per e-commerce manager, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per e-commerce manager.
Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita
Se stai iniziando una nuova attività oppure vuoi cambiare commercialista, raccontaci cosa ti serve.
- Apertura della Partita IVA
- Cambio commercialista
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
La richiesta di contatto è gratuita e senza impegno.