Il regime forfettario per giornalisti può essere applicato quando il professionista rispetta i requisiti fiscali, utilizza un codice ATECO coerente e gestisce correttamente la previdenza INPGI. Per la tipica attività di giornalista indipendente il codice ATECO 2025 è 90.11.01 e il coefficiente di redditività di riferimento è 67%.
La convenienza non dipende però soltanto dall’imposta sostitutiva del 5% o 15%. Bisogna considerare insieme compensi incassati, contributi INPGI, costi reali dell’attività, eventuali redditi da lavoro dipendente, collaborazioni coordinate e continuative e rapporti con committenti che siano anche datori o ex datori di lavoro.
Requisiti del regime forfettario per giornalisti
Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano le condizioni previste dalla legge 190/2014.
- compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro;
- spese per personale e collaboratori entro il limite previsto dalla norma;
- assenza delle cause ostative;
- verifica dei redditi da lavoro dipendente e assimilati;
- assenza delle partecipazioni incompatibili previste dalla disciplina;
- verifica dei rapporti prevalenti con datori o ex datori di lavoro.
La disciplina generale è contenuta nella legge 190/2014.
Limite di 85.000 euro e uscita oltre 100.000 euro
Il limite ordinario per applicare il forfettario è 85.000 euro di ricavi o compensi. Se il giornalista supera 85.000 euro ma non oltrepassa 100.000 euro, il regime cessa normalmente dall’anno successivo.
Se invece durante l’anno i compensi percepiti superano 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata nello stesso anno e l’IVA si applica a partire dall’operazione che determina il superamento.
Primo anno di attività: attenzione al limite ragguagliato
Quando l’attività inizia durante l’anno, il limite di riferimento va verificato tenendo conto del periodo effettivo di attività secondo le regole del regime. Non è quindi corretto riprendere automaticamente vecchi esempi basati sulla precedente soglia di 30.000 euro.
Chi apre a metà anno dovrebbe controllare fin dall’inizio la propria previsione di compensi e aggiornarla se gli incarichi crescono più rapidamente del previsto.
Codice ATECO giornalista: 90.11.01
ATECO 2025 individua con il codice 90.11.01 – Attività di giornalisti indipendenti l’attività dei giornalisti i cui contenuti vengono pubblicati da terzi.
Il precedente 90.03.01 apparteneva alla classificazione ATECO 2007/2022. Per nuove aperture e variazioni va utilizzato il codice vigente. Le differenze con blogger, copywriter e altre attività editoriali sono approfondite nella guida sul codice ATECO giornalista.
Coefficiente di redditività del 67%
Nel tipico inquadramento del giornalista indipendente il coefficiente di redditività del forfettario è 67%. Il coefficiente non è l’aliquota dell’imposta: serve a determinare il reddito forfettario lordo partendo dai compensi incassati.
Con 30.000 euro di compensi, per esempio, il reddito forfettario lordo è 20.100 euro. Dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori ammessi e sul risultato si applica l’imposta sostitutiva.
Imposta sostitutiva del 15% e aliquota del 5%
L’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva è pari al 15%. L’aliquota del 5% può essere applicata per l’anno di inizio attività e i quattro successivi soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per le nuove attività.
Aprire una nuova Partita IVA non basta quindi per ottenere automaticamente il 5%. Va verificato se l’attività rappresenta una mera prosecuzione di lavoro già svolto e se ricorrono tutte le altre condizioni richieste.
Giornalista dipendente e soglia di 35.000 euro
Per il 2026 la soglia relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente è confermata a 35.000 euro. Il superamento può impedire l’accesso o la permanenza nel forfettario, salvo i casi in cui la verifica diventa irrilevante per effetto della cessazione del rapporto nelle condizioni previste dalla legge.
La conferma della soglia per il 2026 è riepilogata anche dal Ministero del Lavoro.
Fatturazione prevalente verso datore o ex datore
La soglia dei redditi da lavoro dipendente è una verifica diversa dalla causa ostativa legata alla fatturazione prevalente verso il datore di lavoro attuale o verso soggetti con cui sono intercorsi rapporti di lavoro nei due anni precedenti.
Per il giornalista che passa da un rapporto dipendente o assimilato alla Partita IVA con lo stesso editore questo controllo è particolarmente importante e non va confuso con il semplice limite di 35.000 euro.
Co.Co.Co. giornalistica e Partita IVA
La collaborazione coordinata e continuativa non coincide con una normale prestazione libero-professionale. È possibile che nello stesso anno un giornalista abbia compensi da Co.Co.Co. e redditi da Partita IVA, ma le due componenti devono essere trattate separatamente.
Anche sul piano previdenziale cambiano gli obblighi: per il lavoro autonomo libero-professionale il giornalista gestisce direttamente la posizione INPGI, mentre nelle collaborazioni coordinate e continuative gli adempimenti contributivi seguono regole differenti.
INPGI per il giornalista libero professionista
Il giornalista autonomo che rientra nella Gestione separata INPGI deve considerare la contribuzione previdenziale oltre all’imposta sostitutiva. L’INPGI prevede contributo soggettivo, integrativo, maternità e contribuzione aggiuntiva volontaria.
Le tipologie contributive sono riportate nella pagina ufficiale INPGI per liberi professionisti.
Contributo soggettivo INPGI: 12% e 14%
Il contributo soggettivo è pari al 12% del reddito professionale netto fino a 24.000 euro e al 14% sulla quota di reddito eccedente tale limite.
Il contributo soggettivo è collegato al reddito professionale e costituisce una voce distinta dal contributo integrativo esposto nei rapporti con i committenti.
Contributo integrativo INPGI del 4%
Il contributo integrativo è pari al 4% dei corrispettivi lordi derivanti dall’attività giornalistica autonoma. Va tenuto distinto dal contributo soggettivo e non va sottratto automaticamente dalla base dell’imposta come se fosse una contribuzione personale deducibile.
La corretta esposizione del 4% in fattura e la riconciliazione con il volume d’affari comunicato all’INPGI sono parte della gestione annuale del professionista.
Contributo minimo INPGI 2026
Per il 2026 il contributo minimo ordinario per i giornalisti autonomi è pari a 430,71 euro: 305,26 euro di soggettivo, 101,75 euro di integrativo e 23,70 euro di maternità.
L’INPGI prevede inoltre riduzioni per specifiche categorie. Il minimo non coincide necessariamente con la contribuzione definitiva: quando il reddito professionale è più elevato, il calcolo viene effettuato secondo le aliquote ordinarie.
Quali contributi riducono la base dell’imposta
Ai fini fiscali bisogna distinguere le componenti previdenziali. L’INPGI chiarisce che contributo soggettivo, contributo aggiuntivo e maternità sono deducibili fiscalmente, mentre il contributo integrativo non è deducibile.
Questa distinzione è importante perché il calcolo corretto dell’imposta sostitutiva non coincide con una semplice sottrazione di tutti i contributi versati.
Fatturazione elettronica, IVA e ritenuta
Il giornalista in regime forfettario emette fattura elettronica secondo gli obblighi vigenti. Sulle operazioni che rientrano nel regime non applica normalmente l’IVA e non subisce in via ordinaria la ritenuta d’acconto.
La fattura deve però essere coerente con l’attività svolta, con il contributo integrativo INPGI e con l’imposta di bollo quando dovuta.
Diritto d’autore e forfettario
Nel lavoro giornalistico possono esserci compensi collegati a cessione del diritto d’autore. Il trattamento dipende dal rapporto tra quei compensi e l’attività professionale esercitata.
Quando il diritto d’autore deriva direttamente dall’attività giornalistica svolta con Partita IVA, va coordinato con il reddito professionale e con la disciplina previdenziale applicabile. Non è prudente trattare automaticamente ogni compenso da diritto d’autore come reddito estraneo alla Partita IVA.
Costi reali: quando il forfettario può perdere convenienza
Il coefficiente del 67% presume una quota forfettaria di costi pari al 33% dei compensi. Il giornalista può però sostenere costi per attrezzatura, software, trasferte, telefono, connessione, collaborazioni, fotografie, montaggio, documentazione e formazione.
Se le spese effettive sono stabilmente molto elevate, il confronto con il regime ordinario diventa utile anche quando i requisiti formali del forfettario continuano a essere rispettati.
Forfettario o ordinario: cosa confrontare
- compensi attesi e loro stabilità;
- aliquota del 5% o 15% effettivamente spettante;
- contributi INPGI dovuti;
- costi reali dell’attività;
- IVA sugli acquisti non recuperabile nel forfettario;
- eventuale lavoro dipendente o Co.Co.Co.;
- numero e concentrazione dei committenti;
- prospettive di crescita oltre le soglie.
Principio di cassa e compensi incassati
Nel lavoro autonomo rileva il principio di cassa: ai fini fiscali conta il momento in cui il compenso viene effettivamente percepito.
Per un giornalista che lavora con editori dai tempi di pagamento lunghi, questa distinzione può incidere sia sulla soglia del regime sia sulla pianificazione di imposte e contributi.
Saldo, acconti e liquidità
Imposta sostitutiva e INPGI seguono calendari diversi. Per questo la liquidità non va gestita guardando soltanto al netto ricevuto in fattura.
È prudente accantonare durante l’anno una quota degli incassi destinata a saldo, acconti fiscali e contributi previdenziali, aggiornando la stima quando cambiano compensi o posizione contributiva.
Più attività: giornalismo, blogging, copywriting e formazione
Un giornalista può svolgere anche blogging, copywriting, formazione, fotografia o produzione video. Se queste attività diventano autonome e stabili, può essere necessario utilizzare codici ATECO diversi e separare correttamente i compensi.
La pagina sul codice ATECO giornalista approfondisce le principali differenze rispetto a 90.11.02, 90.11.09 e alle altre attività editoriali.
Quando rifare la verifica del regime
- quando gli incassi si avvicinano a 85.000 euro;
- quando cresce molto il peso di un singolo committente;
- quando inizia o termina un rapporto di lavoro dipendente;
- quando cambiano i redditi assimilati;
- quando nasce una seconda attività;
- quando aumentano i costi professionali;
- quando cambia l’aliquota del 5% o 15%;
- quando cambia la posizione INPGI.
Errori frequenti del giornalista in forfettario
- considerare 85.000 euro l’unica regola da verificare;
- confondere il limite ordinario con la soglia di 100.000 euro;
- usare un codice ATECO vecchio o non coerente;
- ignorare la causa ostativa legata a datore o ex datore;
- confondere Co.Co.Co. e libera professione;
- trattare tutto l’INPGI come fiscalmente deducibile;
- applicare automaticamente il 5%;
- valutare la convenienza senza considerare i costi reali.
Per l’apertura trovi la guida su Partita IVA giornalista. Per gli esempi numerici consulta il calcolo tasse per giornalisti; per la gestione continuativa trovi la pagina sul commercialista per giornalisti.
Domande frequenti
Un giornalista può aderire al regime forfettario?
Sì, se esercita come persona fisica, rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa ostativa.
Qual è il limite di compensi?
Il limite ordinario è 85.000 euro. Se durante l’anno si superano 100.000 euro, il regime cessa immediatamente nello stesso anno.
Qual è il codice ATECO del giornalista?
Per la tipica attività di giornalista indipendente il codice ATECO 2025 è 90.11.01.
Qual è il coefficiente di redditività?
Nel tipico inquadramento forfettario del giornalista il coefficiente di riferimento è 67%.
Quanto versa il giornalista all’INPGI?
Il contributo soggettivo è 12% fino a 24.000 euro di reddito professionale netto e 14% sulla quota eccedente, oltre al contributo integrativo del 4% e alla maternità.
Il lavoro dipendente esclude sempre il forfettario?
No. Per il 2026 va verificata la soglia di 35.000 euro dei redditi da lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, oltre alle altre cause ostative applicabili.
In sintesi
Il regime forfettario per giornalisti può essere conveniente quando i requisiti sono rispettati, i costi reali sono compatibili con il coefficiente del 67% e la posizione INPGI è gestita correttamente.
La scelta deve quindi mettere insieme compensi, cause ostative, previdenza, costi professionali e prospettive di crescita, non soltanto l’aliquota dell’imposta sostitutiva.
Una verifica almeno annuale evita che un regime inizialmente corretto diventi incoerente con redditi, committenti o attività che nel frattempo sono cambiati.
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Caterina
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