Il regime forfettario per la guida turistica può essere applicato quando la professione è esercitata con Partita IVA, sono rispettati i requisiti fiscali previsti dalla legge e l’attività è correttamente inquadrata. Per la guida turistica il codice ATECO 2025 di riferimento è 79.90.01 e, nel tipico inquadramento fiscale, il coefficiente di redditività è il 67%.
La guida turistica è però una professione regolamentata. La Partita IVA e il regime fiscale non sostituiscono l’abilitazione professionale né l’iscrizione all’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche quando richiesta. Prima si verifica quindi il diritto a esercitare, poi si impostano ATECO, previdenza e regime fiscale.
Requisiti del regime forfettario per la guida turistica
Il forfettario è riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano i requisiti previsti dalla normativa. Il limite ordinario dei ricavi o compensi dell’anno precedente è 85.000 euro. Se durante l’anno si superano 100.000 euro, la cessazione del regime avviene nello stesso periodo secondo le regole vigenti; se si superano 85.000 euro senza oltrepassare 100.000 euro, l’uscita opera dall’anno successivo.
Vanno inoltre controllate le cause ostative: partecipazioni societarie rilevanti, rapporti prevalenti con datore o ex datore di lavoro, redditi di lavoro dipendente oltre la soglia vigente e le altre situazioni previste dalla legge. Il solo fatto di fatturare meno di 85.000 euro non basta quindi a garantire l’accesso al regime.
Come funzionano le soglie di 85.000 e 100.000 euro
Le due soglie hanno effetti diversi. Se la guida supera 85.000 euro ma resta entro 100.000 euro, il regime forfettario cessa dall’anno successivo. Se invece supera 100.000 euro nel corso dell’anno, la fuoriuscita è immediata secondo la disciplina vigente e occorre gestire correttamente l’IVA a partire dall’operazione che determina il superamento.
Per chi lavora con forte stagionalità turistica è quindi utile monitorare gli incassi durante l’anno, soprattutto nei mesi di alta stagione. Arrivare a novembre senza sapere quanto è stato effettivamente incassato può rendere più difficile pianificare l’eventuale uscita dal regime.
Abilitazione ed Elenco Nazionale delle Guide Turistiche
La legge 13 dicembre 2023, n. 190 ha introdotto una disciplina nazionale della professione. Il Ministero del Turismo gestisce l’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche, collegato alla Piattaforma Nazionale. L’esercizio della professione richiede il possesso dei requisiti previsti dalla normativa, attraverso abilitazione, riconoscimento del titolo o altre ipotesi ammesse.
Per i riferimenti aggiornati è utile consultare la pagina del Ministero del Turismo sulla professione di guida turistica e la Piattaforma Nazionale delle Guide Turistiche.
Codice ATECO guida turistica: 79.90.01
ATECO 2025 identifica con 79.90.01 – Servizi di guida turistica le attività delle guide turistiche indipendenti che illustrano e interpretano il patrimonio storico, artistico, culturale, museale, religioso, architettonico, archeologico e monumentale. La classificazione ufficiale è disponibile nella sezione ISTAT ATECO 2025.
Il codice va distinto dal 79.90.02 relativo ai servizi di accompagnamento in ambiente naturale e dal 79.90.03 utilizzato per gli altri servizi di accompagnamento turistico. La distinzione è approfondita nella guida sul codice ATECO della guida turistica.
Coefficiente di redditività della guida turistica: 67%
Per il tipico inquadramento della guida turistica il coefficiente di redditività del regime forfettario è 67%. Il coefficiente serve a trasformare i compensi incassati nel reddito forfettario iniziale e non rappresenta una percentuale di tasse.
Con 30.000 euro di compensi, per esempio, il reddito forfettario iniziale è 20.100 euro. Da questa base si considerano i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole applicabili e sul reddito fiscale residuo si calcola l’imposta sostitutiva.
ATECO 2025 e coefficiente non sono la stessa cosa. Finché non saranno adottati i nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla nuova classificazione, continua ad applicarsi il raccordo previsto dalla disciplina fiscale vigente con la precedente tabella dei coefficienti.
Principio di cassa: nel forfettario conta ciò che viene incassato
Per il professionista in regime forfettario è centrale distinguere fatture emesse e compensi incassati. Il reddito fiscale segue il principio di cassa: una fattura emessa a dicembre ma pagata a gennaio può incidere sul periodo successivo, salvo casi particolari da verificare.
Per una guida che lavora con agenzie e tour operator, spesso con pagamenti differiti, tenere traccia degli incassi effettivi è quindi importante tanto quanto emettere correttamente le fatture. Questo controllo aiuta anche a monitorare le soglie del regime.
Imposta sostitutiva del 15% o del 5%
L’aliquota ordinaria del forfettario è il 15%. Può scendere al 5% per l’anno di inizio attività e i quattro successivi soltanto quando ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività. Aprire una nuova Partita IVA non rende automaticamente applicabile il 5%.
Il 5% riguarda l’imposta sostitutiva e non modifica direttamente la contribuzione previdenziale. Per questo il calcolo corretto deve tenere separati reddito forfettario, contributi e imposta.
INPS della guida turistica: Gestione Separata
La guida turistica che esercita personalmente la professione come lavoratore autonomo, senza una propria Cassa previdenziale, deve normalmente verificare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS. Per il 2026 l’aliquota complessiva dei professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria è 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, nei casi previsti, è 24%.
I valori annuali sono pubblicati dall’INPS. A differenza delle gestioni Artigiani e Commercianti, la Gestione Separata non prevede un contributo minimo fisso annuale dovuto indipendentemente dal reddito.
26,07% o 24%: cosa cambia nella simulazione
La differenza tra 26,07% e 24% non è una scelta del contribuente. Dipende dall’eventuale altra copertura previdenziale obbligatoria e dalle condizioni previste. Con 30.000 euro di compensi e reddito forfettario di 20.100 euro, al 26,07% i contributi teorici sono circa 5.240 euro; al 24% sarebbero circa 4.824 euro.
Cambia anche la base su cui viene calcolata l’imposta, perché i contributi previdenziali obbligatori ammessi in deduzione riducono il reddito fiscale. Per questo una simulazione seria deve usare l’aliquota previdenziale effettivamente applicabile alla persona.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Supponiamo una guida turistica in Gestione Separata al 26,07%, con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 67%. Il reddito forfettario iniziale è 20.100 euro.
- compensi: 30.000 euro;
- reddito forfettario: 20.100 euro;
- contributi teorici al 26,07%: circa 5.240 euro;
- base fiscale dopo i contributi: circa 14.860 euro;
- imposta al 15%: circa 2.229 euro;
- imposta al 5%: circa 743 euro.
È una simulazione utile a comprendere il metodo. Il risultato effettivo dipende dai contributi realmente dovuti e versati, dalla situazione personale e dalle regole applicabili nell’anno. La pagina sul calcolo tasse della guida turistica approfondisce la formula.
Come cambia il carico con 20.000 e 50.000 euro di compensi
Con 20.000 euro di compensi il reddito forfettario iniziale è 13.400 euro; con 50.000 euro è 33.500 euro. All’aumentare degli incassi crescono sia la base previdenziale sia quella fiscale, ma il rapporto tra fatturato e netto non si ottiene applicando una sola percentuale.
Questo è il motivo per cui due guide entrambe al 15% possono avere un netto percentualmente diverso se cambiano aliquota previdenziale, costi reali, tempi degli incassi o altre attività svolte nello stesso anno.
Costi reali: quando il forfettario può perdere convenienza
Trasferte, auto, mezzi pubblici, formazione, assicurazione, strumenti digitali, pubblicità, telefono, biglietti e altri costi professionali non vengono dedotti analiticamente nel forfettario. La quota di spese è già rappresentata in modo convenzionale dal coefficiente di redditività.
Per una guida con costi contenuti il forfettario può essere semplice ed efficiente. Se invece l’attività comporta molte trasferte, collaboratori, acquisto di servizi o spese organizzative elevate, conviene confrontare numericamente il forfettario con il regime ordinario prima di scegliere.
Fatturazione, bollo e conservazione
Il regime forfettario non elimina la necessità di emettere correttamente le fatture elettroniche e conservare i documenti. Quando ricorrono i presupposti va gestita anche l’imposta di bollo. La descrizione della prestazione deve restare coerente con il servizio effettivamente svolto.
Per chi lavora con molte agenzie è utile predisporre una routine che riconcili fatture, incassi e pagamenti, così da avere durante l’anno una base attendibile per le previsioni fiscali.
Guide turistiche e clienti esteri
Una guida può lavorare per privati stranieri, agenzie, tour operator o imprese con sede all’estero. In questi casi bisogna verificare territorialità IVA, identificazione del cliente, eventuale VIES e corretta emissione della fattura. Il fatto di essere in regime forfettario non elimina automaticamente gli adempimenti collegati alle operazioni transfrontaliere.
Più attività con la stessa Partita IVA
La stessa persona può svolgere anche accompagnamento naturalistico, attività di accompagnatore turistico, formazione, traduzione o altre prestazioni. Se sono attività autonome e stabili, può essere necessario aggiungere codici ATECO secondari e distinguere i compensi.
La soglia del forfettario si verifica sul totale dei ricavi e compensi della persona, non creando una soglia separata per ogni codice. Se le attività appartengono a gruppi con coefficienti diversi, il reddito deve essere determinato separando correttamente i compensi.
Lavoro dipendente e regime forfettario
Lavoro dipendente e attività di guida turistica con Partita IVA possono coesistere. Per applicare il forfettario occorre però verificare la causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e la regola sui rapporti prevalenti con il datore o ex datore di lavoro.
Anche la posizione previdenziale può cambiare in presenza di altra copertura obbligatoria. La simulazione fiscale va quindi costruita sulla situazione personale e non su una percentuale standard valida per tutti.
Primo anno e anni successivi: perché cambia la liquidità necessaria
Nel primo anno una parte rilevante di imposte e contributi viene liquidata successivamente. Questo può creare l’impressione di avere un netto più alto di quello reale. Negli anni successivi possono invece sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti per l’anno corrente.
Per una professione stagionale è particolarmente utile accantonare durante i mesi con più lavoro una quota destinata alle scadenze future, invece di affidarsi soltanto alla liquidità disponibile al momento del versamento.
Saldo, acconti e liquidità
Il carico fiscale dell’anno non coincide sempre con gli importi versati nello stesso momento. In dichiarazione possono sommarsi saldo e acconti, mentre la previdenza segue proprie scadenze. È prudente accantonare una quota degli incassi durante l’anno e aggiornare periodicamente la previsione.
Quando il forfettario è davvero conveniente per una guida turistica
La convenienza non dipende soltanto dall’aliquota del 15% o del 5%. Bisogna confrontare il reddito determinato con coefficiente 67%, i contributi previdenziali e i costi effettivi sostenuti. Una guida che lavora prevalentemente in autonomia, con spese contenute e senza una struttura organizzativa complessa può trovare nel forfettario una gestione semplice ed efficace; con costi elevati il confronto con l’ordinario diventa invece più importante.
Prima di scegliere o confermare il regime conviene quindi verificare il quadro completo nella guida su come aprire Partita IVA da guida turistica e, per una valutazione annuale, nella pagina sul commercialista per guide turistiche.
Errori da evitare
- confondere guida turistica e accompagnatore turistico;
- usare un codice diverso dal 79.90.01 senza verificare l’attività reale;
- applicare un coefficiente del 78% invece del 67%;
- considerare automatico il 5%;
- ignorare l’abilitazione e l’Elenco Nazionale;
- trascurare la Gestione Separata INPS;
- dedurre analiticamente nel forfettario le normali spese professionali;
- ignorare clienti esteri, saldo e acconti.
Domande frequenti
Qual è il coefficiente forfettario della guida turistica?
Nel tipico inquadramento della guida turistica il coefficiente di redditività è 67%.
Qual è il codice ATECO della guida turistica?
ATECO 2025 utilizza 79.90.01 – Servizi di guida turistica.
La guida turistica può applicare il 5%?
Sì, ma soltanto se ricorrono tutte le condizioni previste per l’aliquota agevolata delle nuove attività.
La guida turistica deve iscriversi alla Gestione Separata?
Nel tipico esercizio professionale senza Cassa autonoma, la gestione da verificare è la Gestione Separata INPS.
Nel forfettario contano le fatture emesse o gli incassi?
Per il professionista è centrale il principio di cassa: ai fini del reddito contano i compensi fiscalmente percepiti nel periodo, con le regole applicabili al caso concreto.
In sintesi
Il regime forfettario della guida turistica va costruito partendo dall’inquadramento corretto: abilitazione professionale, ATECO 79.90.01, coefficiente 67%, Gestione Separata e requisiti fiscali. Solo dopo questi controlli ha senso stimare imposta, contributi e convenienza economica rispetto ai costi reali, tenendo conto anche di incassi, soglie, fatturazione e liquidità necessaria per saldo e acconti.
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Caterina
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