Le retribuzioni di settembre 2026 crescono del 2,5% rispetto a un anno prima, ma restano sotto l’inflazione: lo conferma ISTAT nei dati pubblicati il 30 ottobre. Intanto circa 2,5 milioni di dipendenti attendono il rinnovo del contratto. Il dato riguarda le retribuzioni contrattuali orarie e non indica un aumento automatico del netto in busta paga: ecco i settori interessati e la differenza rispetto alla crescita dei prezzi.
Retribuzioni contrattuali settembre 2026: i dati principali
Il dato del +2,5% su base annua confronta l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie di settembre 2026 con quello dello stesso mese del 2025. Rispetto ad agosto 2026, invece, l’indice è invariato: non significa che tutti i dipendenti abbiano ricevuto un aumento in busta paga a settembre. I contratti collettivi possono prevedere decorrenze, arretrati e trattamenti differenti.
Sempre secondo ISTAT, considerando l’intero periodo gennaio-settembre 2026 la retribuzione oraria media contrattuale è aumentata del 2,5% rispetto ai primi nove mesi del 2025. È un confronto diverso da quello fra due singoli mesi: i valori coincidono in questo caso, ma non sono indicatori intercambiabili.
Quanto aumentano le retribuzioni per settore
La dinamica non è omogenea. A settembre 2026 il settore privato registra un aumento tendenziale del 2,3%, contro il 3,2% della pubblica amministrazione. I comparti con gli incrementi maggiori sono scuola, telecomunicazioni e igiene ambientale.
| Comparto | Variazione settembre 2026 su settembre 2025 |
|---|---|
| Totale economia | +2,5% |
| Settore privato | +2,3% |
| Agricoltura | +3,3% |
| Industria | +2,6% |
| Servizi privati | +2,1% |
| Pubblica amministrazione | +3,2% |
| Scuola | +5,5% |
| Telecomunicazioni | +5,1% |
| Igiene ambientale | +5,0% |
L’ISTAT segnala incrementi nulli per alcuni ambiti, fra cui farmacie private, funzioni centrali, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco. Per interpretare correttamente il dato del proprio contratto bisogna distinguere l’aggregato statistico dal CCNL specifico e dalle sue scadenze: una variazione media del settore non corrisponde necessariamente all’aumento del singolo lavoratore.
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Stipendi e inflazione: perché il +2,5% può non bastare
Il punto più importante riguarda il potere d’acquisto. ISTAT evidenzia che, per il secondo trimestre consecutivo, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è risultata inferiore a quella dei prezzi. Nel settore privato, a settembre, la dinamica salariale è stata circa due punti percentuali più bassa dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).
L’inflazione italiana misurata dall’indice NIC, secondo i dati definitivi di settembre, era al +4,2% annuo. Il +2,5% contrattuale si riferisce invece a un indice delle retribuzioni orarie: un semplice confronto fra le due percentuali serve a comprendere la pressione sui salari reali, ma non misura automaticamente la perdita di potere d’acquisto di ogni famiglia. Cambiano paniere di consumo, orario lavorato, componenti accessorie e imposte.
Il riferimento per il mese precedente è nella nostra guida su inflazione di settembre 2026 e prezzi ISTAT. Il dato dei prezzi è utile anche per leggere la contrattazione, ma non equivale alla percentuale di adeguamento riconosciuta nei singoli CCNL.
Contratti collettivi: 2,5 milioni di dipendenti aspettano il rinnovo
Alla fine di settembre 2026 risultano in vigore, per la parte economica, 56 contratti collettivi nazionali, che interessano circa 10,6 milioni di lavoratori, pari all’80,8% dei dipendenti nel perimetro osservato. La copertura sale all’89,1% nel settore privato e scende al 50,7% nella pubblica amministrazione.
Sono invece 19 i contratti in attesa di rinnovo, riferiti a circa 2,5 milioni di dipendenti: 1,1 milioni nel settore privato, per oltre tre quarti impiegati nei servizi, e 1,4 milioni nel pubblico impiego. Nel terzo trimestre sono stati recepiti sette contratti, tutti relativi alla pubblica amministrazione.
Questi numeri non descrivono soltanto le trattative in corso: incidono sulla capacità degli adeguamenti contrattuali di tenere il passo con il costo della vita. Chi ha un CCNL scaduto può essere interessato da rinnovi successivi e da eventuali arretrati, nei limiti previsti dall’accordo applicabile.
Attesa per il rinnovo: i tempi scendono, ma restano lunghi
Per i lavoratori con contratto scaduto, il tempo medio di attesa è diminuito da 27,9 mesi a settembre 2025 a 20,8 mesi a settembre 2026. La media, tuttavia, nasconde due andamenti distinti:
- nel settore privato l’attesa passa da 18,6 a 20,4 mesi, quindi aumenta leggermente;
- nella pubblica amministrazione scende da 36,9 a 21 mesi, grazie ai rinnovi relativi al triennio 2025-2027.
Anche la quota di dipendenti pubblici in attesa di rinnovo diminuisce sensibilmente: ISTAT la indica al 49,3%, dopo oltre sette anni in cui era rimasta al 100%. Non è quindi corretto attribuire il miglioramento della media nazionale a una riduzione uniforme dei ritardi in tutti i settori.
Il confronto con giugno 2026: meno lavoratori in attesa
L’indagine precedente riferita alla fine di giugno 2026 indicava 25 contratti in attesa di rinnovo, riguardanti circa 3,9 milioni di dipendenti, e un aumento dell’indice contrattuale orario del 2,4% su base annua. A settembre i contratti ancora da rinnovare sono scesi a 19 e le persone interessate a circa 2,5 milioni, mentre la crescita tendenziale dell’indice raggiunge il 2,5%.
Questa evoluzione documenta un progresso sul fronte dei rinnovi, soprattutto nel pubblico impiego, ma il dato di settembre non implica che tutti i lavoratori interessati abbiano già recuperato l’inflazione maturata negli anni precedenti. Per il quadro del trimestre precedente puoi leggere retribuzioni 2026 a giugno e rinnovi dei contratti.
Che cosa cambia davvero per la busta paga
L’indice delle retribuzioni contrattuali misura l’evoluzione del trattamento economico previsto dai contratti collettivi per un’unità di lavoro a orario costante. Non coincide con lo stipendio netto né con quanto viene effettivamente pagato in ogni mese. Per il singolo dipendente possono contare, fra l’altro:
- il CCNL applicato e la data di decorrenza degli incrementi tabellari;
- l’inquadramento professionale, il livello e l’eventuale anzianità;
- i premi, gli straordinari, le indennità e le altre voci retributive;
- la presenza di eventuali arretrati di rinnovo;
- le trattenute previdenziali e fiscali, che incidono sul netto.
Per questo un aumento medio contrattuale del 2,5% non va tradotto automaticamente in un +2,5% sulla retribuzione netta. I valori ufficiali offrono il contesto economico, mentre per stimare un caso concreto servono le tabelle e le condizioni del contratto individuale e collettivo.
Quando arrivano i prossimi dati ISTAT
Il comunicato del 30 ottobre 2026 riguarda il terzo trimestre e fotografa la situazione a settembre. La successiva diffusione del calendario statistico sarà utile per capire se la crescita delle retribuzioni accelererà e se diminuirà ulteriormente il numero di contratti scaduti. Nel frattempo, non si devono anticipare numeri o rinnovi non ancora comunicati ufficialmente.
Domande frequenti sulle retribuzioni di settembre 2026
Di quanto sono cresciute le retribuzioni contrattuali a settembre 2026?
L’indice ISTAT delle retribuzioni contrattuali orarie aumenta del 2,5% rispetto a settembre 2025; rispetto ad agosto 2026 è invariato.
Quanti lavoratori attendono il rinnovo del contratto?
A fine settembre 2026 sono circa 2,5 milioni, interessati da 19 contratti ancora da rinnovare: 1,1 milioni nel settore privato e 1,4 milioni nella pubblica amministrazione.
Gli stipendi crescono più dell’inflazione?
No, nell’insieme osservato la crescita contrattuale resta inferiore all’inflazione. Per il secondo trimestre consecutivo ISTAT segnala questo divario; la situazione individuale dipende comunque dal contratto e dalla composizione dello stipendio.
L’aumento del 2,5% è già visibile nella busta paga?
Non necessariamente. Il dato è un indice medio contrattuale e non un aumento automatico del netto mensile: occorre controllare rinnovo, livello, decorrenza e voci della propria busta paga.
Fonte primaria: ISTAT, Retribuzioni contrattuali – luglio-settembre 2026, pubblicato il 30 ottobre 2026. Il confronto sull’inflazione si basa su ISTAT, Prezzi al consumo – settembre 2026 (dati definitivi). Dati e valutazioni sono distinti dalle regole applicabili al singolo rapporto di lavoro.
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