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Aprire Partita IVA come consulente 2026: ATECO, forfettario e INPS

Aggiornato il 3 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Aprire Partita IVA come consulente 2026: ATECO, forfettario e INPS

Aprire Partita IVA come consulente nel 2026 richiede prima di tutto di definire con precisione quale consulenza viene realmente prestata. “Consulente” è un termine molto ampio: il codice ATECO, il coefficiente del regime forfettario e la previdenza cambiano in base all’attività concreta, quindi non esiste un inquadramento unico valido per tutti.

Un consulente aziendale, un consulente informatico e un consulente sicurezza/RSPP possono svolgere tutti attività di consulenza, ma appartengono a classificazioni differenti. Per questo la sequenza corretta è: attività effettiva → ATECO 2025 → forma professionale o d’impresa → previdenza → regime fiscale → fatturazione.

Argomenti del post

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  • Quando un consulente deve aprire la Partita IVA
  • Il codice ATECO del consulente dipende dall’attività reale
  • Consulente aziendale: quando si usa 70.20.09
  • Consulente informatico: ATECO diverso dalla consulenza aziendale
  • Consulente sicurezza e RSPP: contano anche i requisiti professionali
  • Come si apre la Partita IVA per consulenza
  • Regime forfettario per consulenti nel 2026
  • Quanto reddito viene tassato: il coefficiente non è sempre 78%
  • INPS del consulente: Gestione Separata, Cassa o altra gestione
  • Consulente con lavoro dipendente
  • Fatture e clienti esteri
  • Errori da evitare quando si apre la Partita IVA come consulente
  • Domande frequenti
  • Esiste un codice ATECO unico per i consulenti?
  • Un consulente può usare il regime forfettario?
  • Sotto 5.000 euro un consulente può lavorare senza Partita IVA?
  • Tutti i consulenti pagano la Gestione Separata INPS?
  • In sintesi
  • Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita

Quando un consulente deve aprire la Partita IVA

La Partita IVA diventa necessaria quando la consulenza è esercitata in modo abituale, anche se l’attività è iniziata da poco o i compensi sono ancora modesti. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro sotto la quale si possa lavorare abitualmente senza Partita IVA: quel limite viene spesso confuso con regole previdenziali relative al lavoro autonomo occasionale.

Una prestazione davvero episodica e non organizzata può avere un trattamento diverso, ma se l’attività viene proposta stabilmente al mercato, si acquisiscono clienti con continuità o si organizzano strumenti e processi per svolgerla professionalmente, l’inquadramento va verificato prima di iniziare a fatturare con regolarità.

Il codice ATECO del consulente dipende dall’attività reale

Con ATECO 2025 non esiste un solo codice “consulente”. La classificazione ISTAT va scelta descrivendo ciò che si fa concretamente, non il titolo generico utilizzato sul sito, sul biglietto da visita o nel contratto con il cliente.

AttivitàATECO 2025 di riferimentoCoefficiente forfettario
Consulenza aziendale e di management70.20.0978%
Consulenza informatica62.20.1067%
Consulenza sicurezza sul lavoro / RSPP, quando coerente con le attività svolte74.99.2178%

La tabella mostra perché non è corretto attribuire automaticamente a ogni consulente lo stesso coefficiente. Se l’attività è diversa da quelle indicate, va cercato il codice che descrive realmente i servizi svolti. La classificazione ufficiale può essere verificata nei documenti ATECO dell’ISTAT.

Consulente aziendale: quando si usa 70.20.09

Per la consulenza imprenditoriale, gestionale e di management può essere pertinente il codice 70.20.09, ma non va trasformato in un codice “jolly” per qualsiasi consulenza. Chi lavora su organizzazione, processi, strategia e gestione aziendale può approfondire la guida dedicata ad aprire la Partita IVA come consulente aziendale.

Consulente informatico: ATECO diverso dalla consulenza aziendale

La consulenza IT ha una propria classificazione. Nel 2026 il riferimento per la consulenza informatica è il codice 62.20.10; se invece l’attività principale consiste nello sviluppo di software, applicazioni o siti con contenuto di programmazione, può essere necessario un codice della programmazione informatica. La guida su Partita IVA e consulenza informatica approfondisce questa distinzione.

Consulente sicurezza e RSPP: contano anche i requisiti professionali

Per chi presta consulenza in materia di salute e sicurezza sul lavoro non basta individuare il trattamento fiscale. Alcune attività richiedono competenze, formazione o requisiti specifici; per l’RSPP, ad esempio, la verifica professionale precede quella fiscale. La pagina su Partita IVA per consulente sicurezza e RSPP tratta separatamente ATECO e requisiti.

Come si apre la Partita IVA per consulenza

Per un professionista individuale l’apertura fiscale passa normalmente dalla dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, indicando dati anagrafici, attività, ATECO e regime fiscale. Se però l’attività viene esercitata in forma d’impresa o presenta caratteristiche che richiedono iscrizioni amministrative ulteriori, il percorso può comprendere anche Registro Imprese, Comunicazione Unica o altri adempimenti.

  • definire con precisione i servizi offerti;
  • scegliere il codice ATECO 2025 coerente;
  • verificare se l’attività è professionale o imprenditoriale;
  • individuare la previdenza corretta;
  • controllare l’accesso al regime forfettario;
  • impostare fatturazione elettronica e conservazione;
  • valutare eventuali clienti esteri o attività secondarie.

Regime forfettario per consulenti nel 2026

Il regime forfettario può essere utilizzato anche da molti consulenti, se sono rispettati tutti i requisiti previsti dalla legge. Il limite ordinario di ricavi o compensi dell’anno precedente è 85.000 euro; il superamento di 100.000 euro nel corso dell’anno determina la fuoriuscita immediata secondo le regole previste. Per il 2026 va inoltre verificata la causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati, con soglia di 35.000 euro salvo le eccezioni di legge.

L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. L’aliquota del 5% per i primi cinque anni non dipende dal semplice fatto di aprire una nuova Partita IVA: spettano condizioni specifiche, tra cui quelle relative alla novità effettiva dell’attività. Il riferimento normativo generale resta la Legge 190/2014 e successive modifiche.

Quanto reddito viene tassato: il coefficiente non è sempre 78%

Nel forfettario non si deducono analiticamente i normali costi dell’attività. Il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente previsto per il gruppo ATECO. Per questo due consulenti con gli stessi incassi possono avere una base imponibile differente se svolgono attività classificate in divisioni diverse.

Per fare simulazioni conviene utilizzare il calcolatore tasse del regime forfettario 2026, inserendo il coefficiente e la gestione previdenziale coerenti con la propria posizione.

INPS del consulente: Gestione Separata, Cassa o altra gestione

Anche la previdenza non si ricava dalla parola “consulente”. Il libero professionista senza una Cassa previdenziale propria è spesso iscritto alla Gestione Separata INPS; nel 2026, nei casi in cui si applica, l’aliquota ordinaria per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria è il 26,07%, mentre per pensionati o soggetti già coperti da altra previdenza obbligatoria si applica il 24%.

Questa regola non va però estesa automaticamente a professionisti iscritti a un Ordine con Cassa propria o ad attività esercitate in forma d’impresa. Prima di stimare tasse e contributi bisogna quindi chiudere correttamente l’inquadramento previdenziale.

Consulente con lavoro dipendente

Essere dipendente non impedisce in assoluto di avere una Partita IVA, ma occorre controllare sia le condizioni fiscali del forfettario sia eventuali incompatibilità contrattuali, obblighi di non concorrenza o situazioni in cui l’attività autonoma viene svolta prevalentemente verso il datore di lavoro attuale o recente. La valutazione va fatta sul caso concreto prima di scegliere il regime.

Fatture e clienti esteri

Il consulente con Partita IVA deve organizzare la fatturazione elettronica e conservare correttamente i documenti. Se lavora con imprese o professionisti esteri, le regole IVA e gli adempimenti possono cambiare in base al Paese del cliente e alla natura B2B o B2C della prestazione. È quindi utile impostare questi flussi prima di emettere le prime fatture internazionali.

Errori da evitare quando si apre la Partita IVA come consulente

  • usare 70.20.09 per qualsiasi attività solo perché contiene la parola “consulenza”;
  • dare per scontato un coefficiente del 78%;
  • confondere la soglia di 5.000 euro con un’esenzione generale dalla Partita IVA;
  • scegliere Gestione Separata INPS senza verificare Casse o natura d’impresa;
  • considerare automatico il 5% del forfettario;
  • ignorare attività secondarie, clienti esteri o requisiti professionali.

Domande frequenti

Esiste un codice ATECO unico per i consulenti?

No. Il codice dipende dalla consulenza realmente svolta. Consulenza aziendale, informatica e sicurezza sul lavoro sono esempi di attività che possono ricadere in codici differenti.

Un consulente può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta i requisiti previsti per il 2026 e non ricade in una causa ostativa. Il coefficiente di redditività dipende però dal codice ATECO.

Sotto 5.000 euro un consulente può lavorare senza Partita IVA?

Non se l’attività è abituale. I 5.000 euro non costituiscono una soglia generale che rende occasionale un’attività professionale svolta con continuità.

Tutti i consulenti pagano la Gestione Separata INPS?

No. La Gestione Separata è frequente per i professionisti senza Cassa, ma l’inquadramento può cambiare in presenza di Cassa professionale, altra copertura obbligatoria o attività svolta in forma d’impresa.

In sintesi

Per aprire Partita IVA come consulente nel 2026 non bisogna partire dal regime fiscale, ma dall’attività effettiva. Una volta individuati ATECO 2025, natura professionale o imprenditoriale e previdenza, si può verificare correttamente il forfettario, impostare la fatturazione e stimare tasse e contributi senza applicare automatismi sbagliati.

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