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Home > Guide Fiscali > Aprire Partita IVA notaio: ATECO, concorso, sede e Cassa

Aprire Partita IVA notaio: ATECO, concorso, sede e Cassa

Aggiornato il 21 Settembre 2026

Per aprire la Partita IVA come notaio bisogna distinguere il percorso professionale dall’apertura fiscale. Il notaio può iniziare a esercitare solo dopo laurea in giurisprudenza, pratica notarile, concorso pubblico, nomina e assegnazione della sede. Solo a quel punto si imposta la posizione fiscale con ATECO 69.10.20 – Attività notarili e si coordina l’avvio con la Cassa Nazionale del Notariato.

La Partita IVA, quindi, è l’ultimo passaggio di un percorso regolamentato: non attribuisce la qualifica di notaio e non consente di scegliere liberamente quando e dove iniziare l’attività.

Laurea, pratica e concorso notarile

Il Consiglio Nazionale del Notariato indica tre tappe principali: laurea in giurisprudenza, pratica in uno studio notarile per 18 mesi e concorso pubblico nazionale gestito dal Ministero della Giustizia.

La pratica può essere anticipata fino a 6 mesi nell’ultimo anno universitario nei limiti previsti e richiede l’iscrizione nel registro dei praticanti presso il Consiglio Notarile competente. Il concorso resta il passaggio necessario per accedere alla funzione notarile.

Nomina e assegnazione della sede

Ai vincitori del concorso il Ministero della Giustizia assegna una sede in base alla graduatoria. Il neo notaio è tenuto ad avviare lo studio nella sede assegnata entro tre mesi, secondo le regole richiamate dal Consiglio Nazionale del Notariato.

La sede non è quindi un elemento puramente commerciale: è parte dell’accesso alla funzione. L’apertura fiscale deve essere coordinata con la nomina, l’iscrizione nel ruolo e l’effettivo avvio dell’ufficio notarile.

Codice ATECO 69.10.20 per le attività notarili

La classificazione ATECO 2025 distingue espressamente il codice 69.10.20 – Attività notarili. La voce comprende l’attività dei notai e la preparazione di documenti legali tipici della funzione notarile.

Il codice va mantenuto distinto dal 69.10.30 – Attività di supporto alle attività legali, giuridiche e notarili, che non identifica l’esercizio della funzione notarile. Per il dettaglio consulta la guida sul codice ATECO del notaio.

Apertura della posizione fiscale

Una volta completati gli adempimenti professionali, il notaio apre la Partita IVA come libero professionista comunicando l’inizio dell’attività all’Agenzia delle Entrate. La data di decorrenza deve essere coerente con l’effettivo avvio dello studio.

In fase di apertura vanno impostati codice ATECO, domicilio fiscale, regime fiscale e fatturazione elettronica. È opportuno predisporre fin dall’inizio una struttura contabile capace di distinguere compensi professionali, anticipazioni, imposte riscosse per conto dei clienti e altri flussi dello studio.

Cassa Nazionale del Notariato

La previdenza della categoria fa capo alla Cassa Nazionale del Notariato. Lo Statuto della Cassa collega l’associazione al primo inserimento a ruolo e prevede una contribuzione connessa agli onorari repertoriali degli atti annotati nei repertori.

Il sistema è quindi diverso sia dalla Gestione Separata INPS sia dalle Casse che applicano semplicemente una percentuale sul reddito professionale. Per le simulazioni previdenziali occorre partire dai dati repertoriali e dalle regole vigenti della Cassa.

Repertorio e previdenza: perché vanno impostati insieme

Fin dall’avvio lo studio deve riconciliare atti, onorari repertoriali e contribuzione. Una contabilità interna separata aiuta a evitare di confondere il reddito fiscale con la base utilizzata dal sistema previdenziale notarile.

Questa distinzione diventa particolarmente importante quando si confrontano forfettario e ordinario: la contribuzione notarile non può essere stimata trattandola come una semplice aliquota sul reddito forfettario.

Regime forfettario: quando può essere applicato

Il notaio che esercita individualmente può applicare il regime forfettario quando rispetta i requisiti generali previsti per le persone fisiche esercenti arti e professioni e non ricade nelle cause ostative.

Il limite ordinario è 85.000 euro di ricavi o compensi dell’anno precedente. Il superamento di 100.000 euro di compensi percepiti durante l’anno comporta l’uscita immediata secondo la disciplina vigente.

Coefficiente di redditività del 78%

Per l’attività professionale con codice 69.10.20 il coefficiente di redditività è normalmente del 78%. Il sistema presume quindi costi pari al 22% dei compensi.

Uno studio notarile può però avere costi reali molto superiori: personale, sede, software, archiviazione, assicurazione, sicurezza informatica, strumenti e servizi. Per questo il confronto con il regime ordinario va fatto sul margine economico reale e non solo sull’aliquota fiscale.

Aliquota al 5% e pratica notarile obbligatoria

La legge sul regime forfettario prevede l’aliquota ridotta al 5% nell’anno di avvio e nei quattro successivi quando sono rispettate tutte le condizioni richieste per una nuova attività.

La norma esclude espressamente dal concetto di “mera prosecuzione” il periodo di pratica obbligatoria necessario per l’esercizio di arti o professioni. La pratica notarile, quindi, non impedisce automaticamente l’aliquota ridotta; restano però da verificare gli altri requisiti previsti dalla legge.

Fondo spese e anticipazioni dei clienti

Lo studio notarile riceve spesso somme destinate a imposte, tributi, visure, registrazioni e altri oneri collegati all’atto. Questi flussi devono essere distinti con precisione dal compenso professionale.

La corretta qualificazione delle anticipazioni dipende dalla documentazione e dalle regole fiscali applicabili. Fin dall’apertura conviene quindi adottare procedure che separino compensi, somme riscosse per conto dei clienti e pagamenti effettuati dallo studio.

Conto dedicato e riconciliazione degli incassi

Una buona organizzazione deve permettere di riconciliare compensi, fondo spese, imposte, tributi, contributi repertoriali e pagamenti effettuati per conto dei clienti.

Separare i flussi rende più semplice controllare le soglie del forfettario e riduce il rischio di trattare come compenso somme che hanno una natura differente.

Fatturazione elettronica e documentazione dello studio

La fatturazione elettronica deve essere integrata con la gestione documentale dello studio. È utile definire fin dall’inizio procedure per emissione delle fatture, gestione degli incassi, conservazione e riconciliazione con repertori e anticipazioni.

Personale, privacy e sicurezza informatica

Uno studio notarile tratta atti, dati patrimoniali, informazioni personali e documentazione riservata. L’avvio deve quindi includere procedure per accessi, backup, firma digitale, conservazione, privacy e continuità operativa.

Se vengono assunti dipendenti o collaboratori, aumentano anche i costi fissi e gli adempimenti organizzativi da considerare nella scelta del regime fiscale.

Antiriciclaggio e organizzazione dell’ufficio

Il notaio è soggetto agli obblighi antiriciclaggio previsti dalla normativa, inclusi identificazione della clientela, titolare effettivo e gestione delle segnalazioni quando ne ricorrono i presupposti. L’organizzazione dello studio deve quindi prevedere procedure coerenti anche su questo fronte.

Costi iniziali dello studio notarile

Il neo notaio può sostenere fin dall’inizio costi significativi per ufficio, personale, software, sistemi documentali, assicurazione e servizi. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente.

Prima della prima fattura conviene quindi costruire un budget realistico e confrontare il risultato atteso nel forfettario con quello del regime ordinario.

Prima nomina: pianificare la liquidità

Nei primi mesi lo studio può sostenere molte spese prima di raggiungere un flusso stabile di atti. È quindi utile separare la liquidità necessaria al funzionamento dell’ufficio da quella destinata a imposte, contribuzione previdenziale e altri versamenti.

Una pianificazione mensile aiuta a evitare che fondo spese e somme ricevute dai clienti vengano considerate disponibilità economica dello studio.

Assunzione della funzione, sigillo e firma

Dopo la nomina non basta predisporre lo studio dal punto di vista fiscale. Il Consiglio Nazionale del Notariato ricorda che al neo notaio vengono forniti dal Ministero il sigillo e lo strumento per la firma digitale e che firma autografa e impronta del sigillo devono essere depositate presso il Consiglio Notarile competente.

Questi adempimenti segnano il passaggio dalla semplice apertura amministrativa all’effettiva assunzione della funzione. La data di avvio fiscale dovrebbe quindi essere coordinata con il momento in cui il notaio è realmente in condizione di ricevere gli atti nella sede assegnata.

Repertori, registri e primi flussi dello studio

Lo studio notarile deve essere organizzato fin dall’inizio per gestire repertori, registri, conservazione degli atti e flussi collegati agli adempimenti fiscali e previdenziali. La qualità della riconciliazione tra atto, onorario, somme anticipate e incasso diventa essenziale già dalle prime operazioni.

Un errore di impostazione iniziale può rendere difficile distinguere in seguito i compensi professionali dalle somme transitate per conto del cliente. Per questo è utile progettare prima dell’apertura il piano dei conti, le causali di incasso e le procedure di controllo.

Quando il forfettario va rivalutato subito

Il regime può risultare meno adatto quando lo studio parte con personale, sede costosa, investimenti informatici importanti o un volume di atti che rende rapidamente elevati i compensi. In questi casi non conviene attendere la dichiarazione annuale per confrontare forfettario e ordinario.

Una simulazione trimestrale di compensi, costi reali e contribuzione repertoriale permette di capire se l’inquadramento scelto all’avvio resta sostenibile oppure se è opportuno pianificare per tempo un regime diverso.

Primi 90 giorni: controlli da non rimandare

Nei primi tre mesi è utile verificare che fatture, repertori, incassi, anticipazioni e versamenti alla Cassa siano riconciliati correttamente. Un controllo iniziale ravvicinato permette di correggere subito procedure contabili e organizzative prima che gli errori si ripetano su molti atti.

Checklist prima dell’apertura dello studio

  • nomina e sede notarile;
  • adempimenti per l’assunzione della funzione;
  • Partita IVA con ATECO 69.10.20;
  • posizione presso la Cassa Nazionale del Notariato;
  • scelta del regime fiscale;
  • fatturazione elettronica;
  • gestione separata di compensi e anticipazioni;
  • firma digitale, archiviazione e procedure informatiche;
  • privacy e antiriciclaggio;
  • polizza e organizzazione del personale;
  • sistema di controllo delle soglie fiscali;
  • budget iniziale e riserva di liquidità.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del notaio?

ATECO 2025 prevede il codice 69.10.20 – Attività notarili.

Il notaio può aprire la Partita IVA prima del concorso?

La Partita IVA non abilita all’esercizio della funzione notarile. L’attività professionale inizia dopo il percorso previsto, la nomina e l’assegnazione della sede.

Quanto dura la pratica notarile?

Il Consiglio Nazionale del Notariato indica una durata ordinaria di 18 mesi, con possibilità di anticiparne una parte durante l’ultimo anno universitario nei limiti previsti.

Il notaio può usare il regime forfettario?

Sì, se esercita come persona fisica e rispetta requisiti e cause ostative del regime.

La pratica notarile impedisce il 5%?

No, la legge esclude espressamente la pratica obbligatoria per l’accesso a una professione dalla mera prosecuzione dell’attività precedente; vanno comunque verificati tutti gli altri requisiti.

Approfondisci anche il regime forfettario per notaio, il codice ATECO 69.10.20, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per notai.

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