Un commercialista per notaio deve gestire una posizione fiscale molto diversa da quella di un normale professionista senza Cassa. Nel 2026 il codice ATECO è 69.10.20 – Attività notarili, il coefficiente del regime forfettario è il 78% e la previdenza fa capo alla Cassa Nazionale del Notariato. A questo si aggiungono repertorio, somme riscosse per imposte, anticipazioni, fondo spese, personale di studio e obblighi professionali che richiedono riconciliazioni puntuali.
Il primo controllo: il notaio può realmente restare nel forfettario?
Il regime forfettario non è escluso in modo automatico per la professione notarile, ma nella pratica va verificato con particolare attenzione. Il limite ordinario è 85.000 euro di compensi dell’anno precedente e il superamento di 100.000 euro durante l’anno determina l’uscita immediata secondo la disciplina vigente. Per uno studio notarile il volume di attività può crescere rapidamente, perciò il commercialista deve controllare gli incassi con frequenza e non soltanto a fine esercizio.
ATECO 69.10.20 e attività notarile
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 identificano con 69.10.20 le attività notarili. Il commercialista deve evitare di confondere questa voce con 69.10.10, riferita alle attività legali e giuridiche, o con 69.10.30, relativo al supporto alle attività legali, giuridiche e notarili. La guida dedicata al codice ATECO del notaio approfondisce queste differenze.
Cassa Nazionale del Notariato: non usare la Gestione Separata
Il notaio non va trattato come un professionista ordinario iscritto alla Gestione Separata INPS. La previdenza è gestita dalla Cassa Nazionale del Notariato e la contribuzione è collegata agli onorari repertoriali. La documentazione di previsione 2026 della Cassa conferma che l’andamento dei contributi è correlato allo sviluppo del repertorio. Per questo non è corretto stimare i contributi applicando una percentuale standard al reddito forfettario.
Repertorio, compenso e incasso devono riconciliarsi
Uno dei controlli più importanti è la riconciliazione tra atti a repertorio, onorari repertoriali, fatture emesse, incassi e versamenti collegati alla funzione. Questi valori non coincidono necessariamente. Il commercialista deve costruire un sistema che permetta di capire quali somme rappresentano compenso professionale, quali rilevano ai fini contributivi e quali sono fondi destinati a imposte o altre spese dell’atto.
Imposte del cliente e anticipazioni: non sono tutte fatturato
Il cliente può versare allo studio somme elevate per imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali, tasse, visure e altri oneri. Il loro trattamento dipende dalla natura concreta e dalla documentazione. Le anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente e correttamente documentate devono essere tenute distinte dal compenso del notaio. Questa separazione è decisiva anche per non alterare il monitoraggio delle soglie del forfettario.
Coefficiente del 78% e costi reali dello studio
Con ATECO 69.10.20 il reddito forfettario lordo è pari al 78% dei compensi rilevanti. Il sistema presume quindi costi pari al 22%. Per uno studio notarile questa percentuale può essere bassa rispetto ai costi reali: personale, sede, software, conservazione documentale, sicurezza informatica, assicurazioni, servizi esterni e attrezzature possono incidere molto. Il commercialista deve confrontare il costo reale della struttura con la quota presunta prima di confermare la convenienza del regime.
Esempio fiscale con 50.000 euro di compensi
Con 50.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti, il reddito lordo forfettario è 39.000 euro. Da questo importo si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole applicabili; sulla base residua si calcola l’imposta sostitutiva al 15% o al 5% se spettante. Il contributo notarile non viene inserito nell’esempio con una percentuale standard perché dipende dal repertorio e deve essere determinato sulla posizione effettiva.
Il 5% e la pratica notarile
Per una nuova attività l’imposta sostitutiva può scendere al 5% per l’anno di inizio e i quattro successivi quando ricorrono tutte le condizioni di legge. Nel caso delle professioni che richiedono una pratica obbligatoria, la prosecuzione del praticantato non va automaticamente equiparata alla prosecuzione di un precedente lavoro autonomo. Vanno comunque verificati tutti gli altri requisiti personali e fiscali prima di applicare l’aliquota ridotta.
Personale dello studio e limite del forfettario
Uno studio notarile può avere dipendenti e collaboratori. Il regime forfettario prevede una soglia specifica per le spese sostenute per lavoro dipendente, collaborazioni e figure assimilate. Il commercialista deve quindi monitorare non soltanto i compensi del professionista ma anche il costo del personale, soprattutto quando lo studio cresce nei primi anni.
Conto dedicato, fondo spese e tracciabilità
La quantità di somme che transitano per lo studio rende essenziale una tracciabilità rigorosa. Fondo spese, pagamenti del cliente, tributi da versare, compensi e rimborsi devono essere riconciliati con documenti e causali coerenti. Una contabilità interna ordinata riduce il rischio di trattare come ricavo somme che hanno natura diversa e facilita il controllo tra movimenti bancari, fatture, repertorio e adempimenti.
IVA: distinguere il forfettario dagli obblighi dell’atto
Il regime forfettario comporta le semplificazioni IVA previste per il professionista, ma non elimina gli adempimenti tributari connessi agli atti notarili. Il commercialista deve quindi tenere separati il trattamento fiscale del compenso professionale e le imposte che il notaio riscuote o versa nell’ambito della propria funzione.
Quando il regime ordinario può essere più razionale
Il forfettario può essere interessante in una fase iniziale con compensi contenuti e struttura leggera, ma non è automaticamente la scelta migliore. Se personale, sede, tecnologia e servizi assorbono più del 22% dei compensi o se il notaio è destinato a superare rapidamente le soglie, il regime ordinario merita un confronto numerico. La decisione va presa sul netto finale e non sulla sola aliquota nominale del 15%.
Controlli periodici che il commercialista dovrebbe fare
- compensi incassati e distanza dalle soglie di 85.000 e 100.000 euro;
- riconciliazione tra fatture, repertorio e movimenti bancari;
- corretta separazione di anticipazioni, tributi e fondo spese;
- contributi e versamenti alla Cassa Nazionale del Notariato;
- costo del personale rispetto ai limiti del regime;
- costi reali dello studio rispetto al 22% presunto;
- acconti fiscali e liquidità da accantonare;
- eventuali attività ulteriori e relativa compatibilità professionale.
Quali competenze cercare nel commercialista per notaio
La conoscenza generica del regime forfettario non basta. È utile un professionista che sappia leggere repertorio, contribuzione notarile, anticipazioni e struttura dello studio e che conosca la differenza tra compensi del notaio e somme riscosse per conto dei clienti. Per completare il quadro consulta il regime forfettario per notaio, come aprire la Partita IVA, il codice ATECO 69.10.20 e il calcolo di tasse e contributi.
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