Aprire la Partita IVA può costare zero se sei un libero professionista e presenti autonomamente il modello AA9/12; per artigiani, commercianti e altre imprese individuali si aggiungono invece Camera di Commercio, Comunicazione Unica, PEC, firma digitale ed eventuali pratiche SUAP. Il costo reale non dipende soltanto dall’attribuzione del numero di Partita IVA, ma soprattutto dal tipo di attività, dalla previdenza, dal regime fiscale e dagli adempimenti necessari per iniziare.
Prima di inviare qualsiasi pratica devi chiarire cinque elementi: che cosa farai, se opererai come professionista o impresa, quale codice ATECO userai, quale regime fiscale applicherai e dove verserai i contributi. Una scelta iniziale sbagliata può produrre costi, iscrizioni o correzioni evitabili; una scelta corretta permette invece di impostare fin dal primo giorno fatture, tasse e contributi.
Aprire la Partita IVA in breve
| Profilo | Pratica principale | Costo formale di apertura | Altri adempimenti possibili |
|---|---|---|---|
| Libero professionista | Modello AA9/12 | 0 € se presenti la pratica in autonomia | Gestione Separata INPS o Cassa professionale |
| Ditta individuale commerciale | Comunicazione Unica | Variabile | Registro Imprese, INPS Commercianti, PEC, firma digitale, eventuale SCIA |
| Impresa artigiana | Comunicazione Unica | Variabile | Registro Imprese, Albo Artigiani, INPS, possibile INAIL, eventuale SCIA |
| Società | Costituzione e apertura posizione fiscale | Non è una semplice apertura gratuita | Atto costitutivo, Registro Imprese, capitale e adempimenti societari |
La domanda decisiva non è “quanto costa il numero di Partita IVA?”, ma “quanto costerà avviare e mantenere correttamente la mia attività?”.
Quando è obbligatorio aprire la Partita IVA
La Partita IVA serve quando svolgi un’attività economica in modo abituale, organizzato e non meramente episodico. Non esiste una soglia generale di ricavi sotto la quale un’attività abituale può essere svolta senza Partita IVA.
Il riferimento ai 5.000 euro viene spesso interpretato male: riguarda principalmente la franchigia contributiva INPS prevista per determinate prestazioni di lavoro autonomo occasionale, non un’esenzione generale dall’apertura della Partita IVA. Puoi quindi avere l’obbligo di aprirla anche con compensi inferiori a 5.000 euro se il lavoro viene svolto con continuità; al contrario, una singola prestazione realmente occasionale non diventa automaticamente attività abituale solo perché ha un valore elevato.
Per distinguere i casi contano soprattutto frequenza, continuità, promozione stabile, organizzazione dei mezzi, numero di clienti e modalità con cui ti presenti sul mercato. Puoi approfondire la differenza nella guida sui limiti della prestazione occasionale e sulla soglia INPS di 5.000 euro.
Prima di aprire: professionista, ditta individuale o società?
La stessa parola “freelance” può nascondere inquadramenti diversi. Un consulente che vende principalmente competenze personali è normalmente più vicino alla libera professione; chi produce beni, gestisce un negozio, svolge attività artigiana o organizza un’impresa commerciale può dover operare come ditta individuale. La società è una scelta ulteriore, da valutare quando entrano soci, responsabilità, investimenti o una struttura più complessa.
Libero professionista
È il percorso tipico di consulenti, creativi, tecnici e professionisti che svolgono personalmente un’attività intellettuale senza una struttura imprenditoriale prevalente. L’apertura fiscale avviene normalmente con il modello AA9/12. La previdenza può essere la Gestione Separata INPS oppure la Cassa collegata a un Ordine professionale.
Ditta individuale
È frequente per commercianti, artigiani, negozi, e-commerce, laboratori e attività organizzate come impresa. La pratica viene normalmente gestita attraverso la Comunicazione Unica, che coordina più iscrizioni. Possono servire Registro Imprese, INPS Artigiani o Commercianti, INAIL e SCIA al SUAP.
Società
Una società non nasce semplicemente compilando il modello utilizzato dal professionista individuale. La scelta tra società di persone e società di capitali incide su responsabilità, tassazione, costi amministrativi e gestione. Per una SRL servono normalmente atto costitutivo e notaio: il confronto non va ridotto al solo costo iniziale.
Se stai ancora verificando se il progetto ha clienti, prezzo e margini sostenibili, può essere utile completare prima la nostra guida per validare un’idea di business prima dell’apertura.
Come scegliere il codice ATECO corretto
Il codice ATECO descrive l’attività economica esercitata. Nel 2026 il riferimento operativo è la classificazione ATECO 2025 pubblicata dall’ISTAT. Non bisogna scegliere il codice con il coefficiente di redditività più conveniente, ma quello che rappresenta realmente servizi, prodotti e modalità di lavoro.
Prima della scelta conviene scrivere in modo concreto:
- che cosa vendi o quale servizio svolgi;
- chi sono i clienti;
- come realizzi e consegni il lavoro;
- se produci, commerci o fai intermediazione;
- quale attività genererà la parte prevalente dei ricavi;
- se svolgerai anche attività secondarie distinte.
Una sola Partita IVA può avere più codici ATECO, ma i ricavi delle attività con coefficienti diversi devono essere gestiti correttamente. Inoltre il codice può incidere su previdenza, iscrizioni camerali, requisiti tecnici e autorizzazioni. La procedura completa è spiegata nella guida su come scegliere il codice ATECO per la Partita IVA; per cercare la tua attività puoi partire anche dai percorsi dedicati a professioni e attività.
Regime forfettario o ordinario: la scelta va fatta prima
Aprire la Partita IVA e scegliere il regime fiscale sono due decisioni collegate ma diverse. Il regime forfettario non è una tipologia di Partita IVA: è un metodo agevolato di determinazione del reddito e dell’imposta riservato alle persone fisiche che rispettano requisiti e cause di esclusione.
| Aspetto | Regime forfettario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| Reddito fiscale | Ricavi o compensi × coefficiente ATECO | Ricavi o compensi meno costi deducibili |
| Imposta | Sostitutiva al 15% o 5% se spettante | IRPEF progressiva e addizionali |
| IVA | In generale non addebitata né detratta | Applicata e detratta secondo le regole ordinarie |
| Costi reali | Normalmente non dedotti uno per uno | Deducibili se inerenti e documentati |
| Quando valutare con attenzione | Costi reali bassi e requisiti rispettati | Costi e investimenti elevati o forfettario non accessibile |
Nel 2026 il forfettario mantiene il limite ordinario di 85.000 euro di ricavi o compensi; oltre 100.000 euro la cessazione può avvenire nello stesso anno. Per i redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente la soglia applicabile nel 2026 è di 35.000 euro, salvo le eccezioni previste quando il rapporto è cessato. Non basta però rispettare questi numeri: vanno controllate anche partecipazioni societarie, rapporti con datori di lavoro e altre cause ostative.
Prima di scegliere, confronta la tua situazione con la guida completa al regime forfettario. Una simulazione deve includere anche contributi e costi effettivi, non soltanto l’aliquota del 5% o del 15%.
INPS o Cassa professionale: il costo che cambia di più
La previdenza è spesso la voce economica più importante e non va decisa dopo l’apertura. In base all’attività puoi rientrare in:
- Gestione Separata INPS, tipica dei professionisti senza Cassa autonoma, con contributi percentuali sul reddito;
- Gestione Artigiani, con contribuzione sul minimale e sulla parte eccedente;
- Gestione Commercianti, anch’essa con contributi sul minimale e sulla parte eccedente;
- Cassa professionale, per professioni ordinistiche soggette al proprio sistema previdenziale;
- eventuali combinazioni da verificare quando svolgi più lavori o hai già altra copertura.
Nel 2026, per il professionista senza altra previdenza obbligatoria iscritto alla Gestione Separata, l’aliquota ordinaria è del 26,07%; il 24% si applica nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria. Artigiani e commercianti seguono invece un meccanismo diverso, con importi minimi anche quando il reddito è basso.
Il servizio ufficiale INPS per l’iscrizione dei liberi professionisti consente di formalizzare la posizione quando la Gestione Separata è quella corretta. La nostra guida sulla Gestione Separata INPS spiega iscrizione, minimale di accredito, rivalsa del 4% e versamenti. Chi è già dipendente deve verificare anche compatibilità contrattuale, previdenza e accesso al forfettario: trovi i casi principali nell’approfondimento su come aprire la Partita IVA da lavoratore dipendente.
Come aprire la Partita IVA: procedura passo per passo
Libero professionista: modello AA9/12
Le persone fisiche che iniziano un’attività professionale o d’impresa utilizzano il modello AA9/12 per dichiarare inizio, variazione o cessazione. La dichiarazione di inizio attività va presentata entro 30 giorni dall’inizio effettivo, indicando tra gli altri dati attività esercitata, codice ATECO, sede, data di inizio e regime applicato.
L’Agenzia delle Entrate pubblica modello AA9/12 e istruzioni. L’attribuzione del numero di Partita IVA non prevede un tributo di apertura.
Ditta individuale: Comunicazione Unica
Per un’impresa individuale soggetta al Registro Imprese si utilizza normalmente la Comunicazione Unica. Con un’unica pratica telematica vengono coordinate le comunicazioni verso Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, INPS e, quando necessario, INAIL.
La pratica richiede normalmente PEC e firma digitale. In base all’attività può essere necessario presentare contestualmente o separatamente una SCIA al SUAP del Comune. Il portale nazionale Impresa in un giorno permette di individuare lo sportello competente e le pratiche previste.
Società e soggetti diversi dalle persone fisiche
Per i soggetti diversi dalle persone fisiche viene utilizzato il modello AA7/10, ma la procedura fiscale è soltanto una parte della costituzione. Forma societaria, statuto, atto, capitale, Registro Imprese, amministrazione e contabilità devono essere definiti prima di iniziare.
Documenti necessari, modalità di invio e tempi
La documentazione varia, ma per una posizione individuale servono normalmente:
- documento di identità e codice fiscale;
- descrizione precisa dell’attività;
- codice ATECO principale ed eventuali codici secondari;
- data di inizio;
- indirizzo della sede o del luogo di esercizio;
- regime fiscale scelto;
- dati relativi a eventuale Ordine o Cassa professionale;
- PEC e firma digitale se richieste dalla pratica d’impresa;
- eventuali requisiti, titoli, autorizzazioni o SCIA.
Il modello AA9/12 può essere trasmesso con le modalità indicate dall’Agenzia delle Entrate, anche tramite intermediario abilitato. Un professionista può ricevere il numero in tempi brevi quando i dati sono completi; Comunicazione Unica, Registro Imprese e SUAP possono richiedere più giorni e dipendono dalla complessità dell’attività.
Non confondere però l’attribuzione del numero con la possibilità di iniziare immediatamente qualsiasi lavoro: per attività regolamentate, sanitarie, alimentari, artigiane o commerciali possono servire ulteriori requisiti prima dell’avvio effettivo.
Quanto costa aprire la Partita IVA
L’apertura fiscale presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita. I costi nascono dall’assistenza professionale e dagli adempimenti aggiuntivi richiesti dal tuo profilo.
| Voce | Professionista | Ditta individuale | Società |
|---|---|---|---|
| Attribuzione Partita IVA | Gratuita | Compresa nella pratica | Compresa nel percorso costitutivo |
| Commercialista/intermediario | Facoltativo, costo variabile | Normalmente consigliato, costo variabile | Necessario nel percorso organizzativo e contabile |
| Registro Imprese | Di norma no | Sì | Sì |
| PEC e firma digitale | Non sempre necessarie per la sola apertura | Normalmente necessarie | Necessarie |
| SCIA/SUAP | Solo per attività soggette | Possibile o necessaria | Possibile o necessaria |
| Ordine, Cassa, autorizzazioni | Dipende dalla professione | Dipende dall’attività | Dipende dall’attività |
| Notaio | No | No | Può essere necessario in base alla forma |
Una cifra unica del tipo “aprire costa 100 euro” è quindi poco utile. Un consulente senza Albo può non avere alcun costo amministrativo di apertura; un laboratorio artigiano o un negozio può sostenere diritti camerali, firma, PEC, SCIA, requisiti e spese tecniche; una società segue un percorso ancora diverso.
Quanto costa mantenere una Partita IVA ogni anno
Il costo annuale è più importante del costo di apertura. Le voci da stimare sono:
- contributi INPS o Cassa professionale;
- imposta sostitutiva oppure IRPEF, addizionali e altre imposte;
- gestione contabile e dichiarazioni;
- diritto annuale della Camera di Commercio per le imprese;
- PEC, firma digitale, software di fatturazione e conservazione;
- eventuali assicurazioni professionali;
- quote di Ordine o Albo;
- autorizzazioni, formazione obbligatoria e rinnovi;
- costi operativi reali dell’attività.
Per un forfettario non è corretto sommare semplicemente il 15% ai contributi e applicare tutto al fatturato. Prima si determina il reddito con il coefficiente ATECO, poi si considerano i contributi deducibili secondo le regole applicabili e infine si calcola l’imposta. Puoi usare il nostro calcolatore delle tasse nel regime forfettario per ottenere una prima simulazione.
Se non fatturo, devo comunque pagare?
Dipende dall’inquadramento. Il libero professionista iscritto alla Gestione Separata versa contributi in percentuale sul reddito imponibile: non esiste il contributo fisso sul minimale tipico delle gestioni speciali, anche se possono restare dichiarazioni, gestione contabile e altri costi. Artigiani e commercianti, invece, sostengono normalmente contributi minimi finché l’iscrizione resta attiva, anche con ricavi molto bassi o assenti; per le imprese possono inoltre restare diritto camerale, PEC e altri oneri.
Aprire “per provare” senza aver stimato questi costi può quindi essere poco rischioso per alcuni professionisti e molto più oneroso per determinate imprese. Il confronto va fatto prima dell’iscrizione, non dopo il primo anno senza fatturato.
Tre casi pratici: cosa cambia davvero
Freelance senza Albo
Un consulente che lavora personalmente, senza dipendenti e senza attività commerciale, può aprire con AA9/12 senza pagare tributi all’Agenzia delle Entrate. Deve però scegliere ATECO, verificare il forfettario e iscriversi alla Gestione Separata. I costi principali non sono quindi “l’apertura”, ma contributi, imposta, fatturazione e assistenza contabile.
Artigiano con laboratorio
Chi produce o ripara beni con organizzazione artigiana può aver bisogno di Comunicazione Unica, Registro Imprese, Albo Artigiani, INPS, possibile INAIL e SCIA. Anche con pochi ricavi iniziali può sostenere contributi sul minimale e costi di struttura: prima di aprire deve stimare quanto fatturato serve per coprire spese e previdenza.
Dipendente che avvia un’attività parallela
Il dipendente privato può generalmente svolgere un’attività autonoma se rispetta contratto, obbligo di fedeltà, riservatezza e assenza di concorrenza. Il dipendente pubblico segue invece regole più restrittive e può aver bisogno di autorizzazione. In entrambi i casi vanno controllati accesso al forfettario e previdenza: avere già contributi da lavoro dipendente non elimina automaticamente gli obblighi della nuova attività.
Il primo anno può ingannare: saldo, acconti e liquidità
Aprire costa spesso poco, ma il primo vero problema può arrivare con i versamenti successivi. Imposte e contributi dei professionisti vengono in larga parte determinati con la dichiarazione: quando scadono possono sommarsi saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno in corso.
Per questo è prudente separare una percentuale di ogni incasso in un conto o fondo destinato a imposte e contributi. Non aspettare la dichiarazione per scoprire quanto manca. Una simulazione realistica deve considerare anche:
- mesi senza incassi;
- tempi di pagamento dei clienti;
- contributi minimi se previsti;
- saldo e acconti;
- IVA da versare nel regime ordinario;
- spese annuali concentrate in poche scadenze.
Anche la scelta tra aprire a fine anno o attendere gennaio dipende dall’attività: non esiste una risposta automatica. Contano il momento in cui inizi davvero, le iscrizioni previdenziali, i contributi minimi, la necessità di fatturare e la durata del primo periodo d’imposta.
Cosa fare subito dopo l’apertura
- Controlla la ricevuta e i dati attribuiti.
- Verifica iscrizione INPS o Cassa e relativa decorrenza.
- Attiva il sistema di fatturazione elettronica e scegli la numerazione.
- Organizza documenti, incassi, spese e scadenze.
- Comunica correttamente i dati ai clienti.
- Accantona imposte e contributi fin dalla prima fattura.
- Verifica eventuali obblighi privacy, assicurativi, camerali o comunali.
Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche per la generalità dei forfettari, salvi i casi particolari previsti dalla normativa. Per l’organizzazione quotidiana puoi usare la guida su come gestire la Partita IVA online.
Errori da evitare prima e dopo l’apertura
- Aspettare di superare 5.000 euro: non è il criterio generale che stabilisce l’obbligo IVA.
- Scegliere ATECO in base alle tasse: deve descrivere l’attività reale.
- Dare per scontato il forfettario: requisiti e cause ostative vanno verificati.
- Ignorare la previdenza: può costare più dell’imposta.
- Aprire come professionista quando l’attività è impresa: si rischiano iscrizioni mancanti.
- Dimenticare SCIA o requisiti: il numero di Partita IVA non autorizza automaticamente ogni attività.
- Confondere costo di apertura e costo annuale: sono due calcoli diversi.
- Non prevedere saldo e acconti: la liquidità può diventare insufficiente.
- Aprire troppi codici “per sicurezza”: ogni attività dichiarata deve essere reale e coerente.
- Non aggiornare la posizione quando cambia il lavoro: ATECO e iscrizioni possono dover essere variati.
Si può aprire senza commercialista?
Sì, soprattutto per un professionista con situazione semplice: il modello AA9/12 può essere presentato senza obbligo di commercialista. Fare da soli, però, significa assumersi la responsabilità di ATECO, regime fiscale, previdenza, data di inizio e adempimenti successivi.
L’assistenza diventa particolarmente utile quando:
- non è chiaro se sei professionista o impresa;
- svolgi più attività;
- sei dipendente, pensionato o socio di società;
- devi scegliere tra forfettario e ordinario;
- servono Registro Imprese, INAIL o SUAP;
- hai una Cassa professionale;
- lavori con clienti esteri;
- prevedi costi, investimenti o ricavi vicini ai limiti.
Il valore della consulenza non sta nel semplice invio di un modulo, ma nell’evitare un inquadramento che continui a produrre errori negli anni successivi.
Checklist finale per aprire correttamente
- Ho definito con precisione l’attività?
- So se opererò come professionista, ditta o società?
- Ho verificato il codice ATECO 2025 e le sue esclusioni?
- Ho scelto il regime fiscale dopo una simulazione?
- Ho individuato INPS o Cassa professionale?
- Ho controllato eventuali incompatibilità con il lavoro dipendente?
- So se servono Registro Imprese, INAIL, SUAP o SCIA?
- Ho stimato costi iniziali e costi annuali separatamente?
- Ho previsto saldo, acconti e riserva di liquidità?
- Ho preparato fatturazione elettronica e gestione documentale?
Domande frequenti sull’apertura della Partita IVA
Aprire la Partita IVA è gratis?
L’attribuzione del numero da parte dell’Agenzia delle Entrate è gratuita. Possono però esserci costi per assistenza, Registro Imprese, PEC, firma digitale, SCIA, Ordine, autorizzazioni e altri adempimenti.
Quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria?
Il regime forfettario non ha un costo amministrativo di apertura distinto. Un libero professionista può aprire gratuitamente con AA9/12; una ditta forfettaria sostiene comunque gli oneri previsti per l’impresa.
Quanto costa mantenere la Partita IVA?
Dipende da previdenza, regime fiscale, reddito, Camera di Commercio, commercialista e struttura dell’attività. Contributi e imposte sono normalmente molto più rilevanti del costo iniziale.
Devo aprire se guadagno meno di 5.000 euro?
Può essere necessario. La soglia di 5.000 euro non è un’esenzione generale dalla Partita IVA: bisogna valutare se l’attività è abituale oppure realmente occasionale.
Quanto tempo serve?
Per un professionista l’attribuzione può avvenire in tempi brevi se la pratica è completa. Ditta, Registro Imprese, SCIA e autorizzazioni possono richiedere più tempo.
Posso aprire mentre sono dipendente?
Sì in molti casi, ma vanno verificati contratto, concorrenza, eventuale autorizzazione nel pubblico impiego, previdenza e requisiti del regime forfettario.
Posso avere più codici ATECO?
Sì, quando svolgi attività realmente differenti. Devi indicare quella principale, aggiungere le secondarie necessarie e gestire correttamente ricavi, coefficienti e iscrizioni.
Posso iniziare a fatturare subito?
Puoi fatturare dopo l’attivazione della posizione, ma per alcune attività devi prima completare iscrizioni, requisiti o autorizzazioni che consentono l’avvio effettivo.
Si può aprire la Partita IVA completamente online?
Sì. Il modello AA9/12 può essere trasmesso con le modalità telematiche previste dall’Agenzia delle Entrate; per le imprese la Comunicazione Unica coordina online le principali iscrizioni. Eventuali pratiche SUAP, requisiti e autorizzazioni restano però legati all’attività e al Comune competente.
Qual è il momento migliore dell’anno per aprire?
Il momento corretto è quello in cui l’attività abituale inizia davvero e devi emettere fattura. Attendere gennaio non è sempre conveniente né possibile: vanno considerati clienti, contributi, eventuali minimi, durata del primo periodo d’imposta e necessità di completare iscrizioni o autorizzazioni.
Questa guida descrive il percorso generale. Attività regolamentate, professioni ordinistiche, imprese con autorizzazioni e situazioni personali particolari richiedono una verifica specifica.
Richiedi informazioni sui nostri servizi di apertura, contabilità e gestione fiscale della Partita IVA.
- Apertura della Partita IVA
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
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