Un architetto dipendente può aprire Partita IVA e svolgere anche la libera professione, ma deve distinguere compatibilità del contratto, previdenza e regime fiscale. Se il lavoro dipendente comporta già una copertura previdenziale obbligatoria, normalmente non ci sono i requisiti per iscriversi a Inarcassa come libero professionista: sul reddito professionale è invece dovuta la Gestione Separata INPS. Restano gli obblighi Inarcassa relativi al contributo integrativo del 4% sul volume d’affari professionale e, in presenza dei presupposti, alla comunicazione annuale.
Nel 2026, chi vuole applicare il regime forfettario deve verificare anche il reddito da lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente: il limite temporaneamente elevato è 35.000 euro, salvo la specifica eccezione prevista per i rapporti cessati e le altre cause ostative. Avere un contratto part-time o full-time, da solo, non determina l’esito fiscale e non sostituisce la verifica di clausole contrattuali, incompatibilità, clienti e previdenza.
Questa guida affronta il doppio lavoro architetto + dipendente, non l’apertura ordinaria dell’attività. Per i passaggi di registrazione e il codice ATECO consulta aprire Partita IVA per architetti; per la disciplina generale del regime consulta forfettario architetti.
Architetto dipendente con Partita IVA: le tre verifiche preliminari
Prima di emettere la prima fattura, il professionista deve rispondere a tre domande diverse: posso svolgere lavori esterni?, quale ente riceve i contributi sul lavoro autonomo?, quale regime fiscale posso applicare? Rispondere a una sola non permette di risolvere automaticamente le altre.
| Aspetto | Verifica necessaria |
|---|---|
| Compatibilità | Contratto, eventuale esclusiva, conflitto d’interessi, regole del datore ed eventuale autorizzazione. |
| Previdenza | Copertura obbligatoria da lavoro dipendente; iscrizione o esclusione da Inarcassa; Gestione Separata e integrativo del 4%. |
| Fisco | Regime ordinario o forfettario, redditi del precedente anno, soglie, rapporti con datore o ex datore. |
È possibile lavorare per più clienti mentre si ha un contratto?
In generale, nel settore privato il lavoro autonomo extra può essere compatibile con il rapporto subordinato, ma non deve violare specifici obblighi di fedeltà, riservatezza, concorrenza o clausole contrattuali legittime. Per chi lavora nella Pubblica Amministrazione la valutazione è diversa e può richiedere un’autorizzazione preventiva. L’architetto deve inoltre rispettare le regole professionali dell’Ordine e gestire i conflitti d’interesse.
Il lavoro da dipendente basta per essere abilitati a firmare progetti?
No. L’esercizio di prestazioni riservate resta collegato a abilitazione e iscrizione all’Albo, quando necessarie. Il fatto di essere assunto in un ufficio tecnico o presso uno studio non garantisce automaticamente che si possano firmare in proprio tutte le prestazioni: contano abilitazione, iscrizione, incarico, copertura assicurativa e requisiti specifici dell’attività.
Quando l’architetto dipendente non può iscriversi a Inarcassa
L’INPS, circolare n. 72/2015, chiarisce che l’iscrizione ordinaria a Inarcassa richiede la presenza contemporanea di tre condizioni: iscrizione all’Albo, Partita IVA e assenza di copertura previdenziale obbligatoria per altra attività. Se un architetto svolge lavoro subordinato previdenzialmente coperto e libera professione nello stesso periodo, normalmente manca il terzo requisito.
Non si tratta di una facoltà di scegliere l’ente con aliquota più favorevole: l’inquadramento è conseguenza della posizione lavorativa concreta. Inarcassa e INPS devono ricevere comunicazioni e contributi secondo le rispettive regole anche quando il professionista preferirebbe versare tutto alla Cassa.
Se il contratto dipendente è full-time?
Con contribuzione obbligatoria da lavoro dipendente, l’architetto che esercita anche libera professione non versa normalmente il contributo soggettivo a Inarcassa per il reddito di quel periodo. La previdenza sul reddito autonomo spetta alla Gestione Separata. Tuttavia la mancata iscrizione previdenziale alla Cassa non elimina l’integrativo e la comunicazione annuale, quando dovuti.
Se il contratto è part-time?
La distinzione principale non è il numero di ore lavorate, ma l’esistenza di altra assicurazione obbligatoria nel periodo considerato. Anche un impiego part-time previdenzialmente coperto può impedire l’iscrizione a Inarcassa. Occorre leggere le caratteristiche effettive del rapporto e non dedurre automaticamente la presenza o l’assenza dei requisiti dalla percentuale part-time.
Se il contratto dipendente termina durante l’anno?
Questa è una situazione da trattare per periodi. La spiegazione previdenziale di Inarcassa distingue il periodo con copertura obbligatoria da quello in cui possono ricorrere i requisiti di iscrizione alla Cassa. Può essere necessario frazionare il reddito professionale ai fini del contributo soggettivo, documentando mesi e attività, invece di attribuire automaticamente tutti i ricavi dello stesso anno a un unico ente.
Gestione Separata INPS: come si versano i contributi per l’attività autonoma
Un architetto iscritto all’Albo ma non assicurato a Inarcassa sul reddito professionale perché coperto da altra previdenza obbligatoria rientra di norma nella Gestione Separata INPS per l’attività professionale abituale. È una casistica espressamente contemplata dal servizio INPS di iscrizione dei liberi professionisti e dalla circolare n. 72/2015.
Verso due volte i contributi perché sono già dipendente?
La busta paga comporta la contribuzione sul reddito da lavoro dipendente. La Gestione Separata riguarda invece il reddito professionale autonomo. Si tratta di due basi reddituali e di due rapporti distinti: non si versa una seconda volta la contribuzione sulla stessa busta paga, ma l’attività autonoma non diventa per questo esente da contributi.
Quale aliquota si applica nel 2026?
Per i professionisti che risultano già assicurati in altra gestione pensionistica obbligatoria, la circolare INPS n. 8/2026 riporta l’aliquota ordinaria del 24% per la Gestione Separata. Per alcuni soggetti e per il periodo considerato possono incidere disposizioni particolari sulla determinazione dell’imponibile contributivo: l’aliquota non va confusa con la base su cui viene calcolata. Prima di utilizzare una simulazione fiscale è necessario verificare classificazione della posizione, anno e regole applicabili.
Esistono contributi fissi minimi come per i commercianti?
Per il professionista in Gestione Separata il calcolo ordinario è collegato al reddito professionale imponibile, nel rispetto di minimali e massimali rilevanti per l’accredito e la contribuzione: non va aggiunto automaticamente il minimale fisso tipico della Gestione Commercianti. Non significa che la corretta posizione previdenziale possa essere trascurata se gli incassi sono bassi.
Quando si fanno iscrizione e versamenti?
La posizione nella Gestione Separata va gestita con gli strumenti INPS e il contributo è normalmente liquidato secondo il calendario fiscale dei versamenti da dichiarazione, con saldo e acconti quando dovuti. Non basta che il datore di lavoro trattenga contributi in busta paga per considerare assolta la posizione professionale. È utile mantenere separati gli importi versati per lavoro dipendente e attività autonoma.
Il 4% Inarcassa resta dovuto anche senza iscrizione alla Cassa?
Sì, quando ricorrono i presupposti. Per l’architetto iscritto all’Albo e titolare di Partita IVA, anche se escluso dai ruoli previdenziali di Inarcassa per altra copertura obbligatoria, normalmente resta l’obbligo del contributo integrativo del 4% sul volume d’affari professionale secondo le regole dell’ente. Inarcassa lo distingue dal contributo soggettivo, che finanzia direttamente la posizione pensionistica dell’iscritto alla Cassa.
La distinzione è confermata dalla rubrica ufficiale Inarcassa sulle persone contemporaneamente dipendenti e professioniste: nei periodi interamente coperti da lavoro dipendente il reddito professionale ricade nella Gestione Separata, mentre è dovuto l’integrativo alla Cassa secondo il volume d’affari pertinente.
Come si espone il contributo in fattura?
Per una prestazione professionale di 1.000 euro, l’addebito integrativo del 4% è 40 euro. In assenza di altre voci, il totale del documento prima dell’eventuale bollo è 1.040 euro, ma i 40 euro di contributo integrativo vanno distinti dal compenso professionale e non costituiscono, di regola, reddito professionale imponibile. L’eventuale bollo da 2 euro si aggiunge soltanto quando dovuto in base al regime e alle condizioni della fattura. L’esatto trattamento del contributo ai fini di imposta, soglie e dichiarazione va verificato nel regime applicato; non bisogna scambiarlo con un compenso aggiuntivo netto da spendere liberamente.
Il contributo Inarcassa 4% sostituisce l’INPS?
No. Il contributo integrativo non sostituisce il contributo soggettivo dovuto alla Gestione Separata sul reddito professionale. L’INPS ha chiarito che il solo versamento dell’integrativo a Inarcassa non esclude l’obbligo verso la Gestione Separata. Per bollo, diciture e compilazione elettronica consulta la guida alla fattura dell’architetto forfettario.
La comunicazione annuale Inarcassa è obbligatoria anche per il dipendente?
Una questione trascurata è il rapporto dichiarativo con Inarcassa anche quando il professionista non è iscritto alla Cassa. Gli architetti iscritti all’Albo e titolari di Partita IVA devono normalmente comunicare ogni anno i redditi professionali e il volume d’affari rilevante ai fini dell’integrativo secondo il regolamento.
Il Vademecum previdenziale Inarcassa indica che l’obbligo di comunicazione può esistere anche con reddito o volume d’affari pari a zero, salva la specifica esclusione dei non iscritti privi di Partita IVA nell’anno esaminato. Quindi «non iscritto a Inarcassa» non equivale a «nessun adempimento Inarcassa».
Quali dati servono per la comunicazione?
Prepara reddito professionale dichiarato, volume d’affari complessivo e quota assoggettabile a contributo integrativo, eventuali periodi di iscrizione e di lavoro dipendente, e ricevute delle precedenti comunicazioni. Per i contribuenti forfettari occorre usare i dati coerenti con la dichiarazione fiscale e con le regole della Cassa, senza inventare un volume IVA sulla base del solo nome del regime.
Quali scadenze si applicano?
Per le date, le modalità telematiche e l’eventuale conguaglio del periodo consulta la guida aggiornata alle scadenze Inarcassa 2026. L’amministrazione degli obblighi dei non iscritti non va confusa con il calendario dei contributi minimi soggettivi riservati agli iscritti alla Cassa.
Regime forfettario e lavoro dipendente nel 2026: limite di 35.000 euro
Nel 2026 il limite relativo ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente è stato confermato a 35.000 euro, secondo la sintesi ufficiale del Ministero del Lavoro sulla legge di bilancio 2026. La regola fa parte delle cause ostative al regime forfettario e si coordina con le altre condizioni: limite dei ricavi professionali, prevalenza dei rapporti con datore o ex datore di lavoro, partecipazioni e altri requisiti.
Esempio: 34.000 euro di stipendio nel 2025
Un architetto con 34.000 euro di reddito da lavoro dipendente nel 2025 non supera, per quel solo requisito, la soglia di 35.000 euro prevista per l’accesso al forfettario nel 2026. Non è però automaticamente ammesso: deve verificare tutte le altre cause di esclusione, le condizioni del rapporto con il datore e il reddito derivante dall’attività professionale.
Esempio: 36.000 euro di stipendio nel 2025
Se il reddito da lavoro dipendente del 2025 è 36.000 euro, la soglia è superata; in via ordinaria ciò costituisce una causa ostativa al forfettario nel 2026. È indispensabile valutare l’eccezione normativa relativa al rapporto di lavoro cessato e l’effettiva situazione del contribuente, anziché concludere automaticamente dalla sola cifra di busta paga.
Il contratto part-time cambia la soglia?
No. La soglia fa riferimento al reddito da lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente, non al numero di ore lavorate. Un contratto part-time può produrre redditi inferiori a 35.000 euro, ma deve comunque rispettare requisiti fiscali e vincoli professionali.
La soglia dei compensi dell’architetto è separata?
Sì. I redditi da lavoro dipendente rilevano per questa specifica causa ostativa; i ricavi e compensi dell’attività professionale sono sottoposti alle proprie soglie e condizioni del forfettario. Sommando indistintamente stipendio e fatturato dell’attività autonoma si rischia di applicare un test fiscale errato.
Prestazioni al datore di lavoro o ex datore: quando il forfettario è a rischio
La compatibilità lavorativa e l’accesso al forfettario sono temi distinti. Una persona potrebbe poter emettere legalmente una fattura ma non soddisfare la causa ostativa sui rapporti economici con datore o ex datore. La legge prevede una verifica quando l’attività viene esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro attuali o dei due precedenti periodi d’imposta, oppure di soggetti a essi riconducibili, con eccezioni specifiche da verificare.
Il professionista può fatturare all’azienda per la quale lavora?
La risposta richiede un controllo su contratto, natura della prestazione, effettiva autonomia, obblighi professionali e cause ostative fiscali. Non basta attribuire alla prestazione una descrizione diversa dalle mansioni dipendenti. La prevalenza economica dei rapporti e il periodo d’imposta vanno ricostruiti puntualmente; possono esserci anche problemi di corretta qualificazione del rapporto di lavoro.
Come tenere sotto controllo la prevalenza?
Predisponi un prospetto annuo con compensi per cliente, data d’incasso e collegamento con eventuali datori attuali o precedenti. Per un architetto che lavora in uno studio tecnico, anche fatture verso società appartenenti allo stesso gruppo o riconducibili al datore meritano una verifica specifica. Se il rischio è concreto, non attendere la chiusura dell’anno per chiedere un parere fiscale.
Architetto dipendente privato: autorizzazioni, esclusiva e concorrenza
Nel settore privato non esiste una regola per cui ogni incarico autonomo fuori orario richieda automaticamente un’autorizzazione scritta, ma contratto individuale, CCNL e regole di fedeltà possono introdurre limiti o obblighi rilevanti. È necessario controllare le attività concorrenti, i clienti dell’azienda, l’utilizzo di strumenti del datore e la gestione di informazioni riservate.
Posso seguire lavori per un cliente dello studio dove sono assunto?
È un caso a rischio elevato di conflitto d’interessi. Prima di assumere l’incarico occorre verificare se il cliente è contrattualmente dell’impresa, se esiste concorrenza o sottrazione di opportunità commerciali e se vi sono dati riservati. L’assenza di una clausola di esclusiva scritta non autorizza automaticamente pratiche contrarie ai doveri di fedeltà.
Devo usare dispositivi, software e assicurazione miei?
La libera professione deve essere organizzata coerentemente con l’autonomia dell’attività, con disponibilità di software legittimamente licenziati e adeguati strumenti di lavoro. La polizza assicurativa e i controlli professionali non possono essere dati per soddisfatti dalla copertura del datore di lavoro senza verificare le relative condizioni. Una separazione operativa evita anche confusione fra incarichi, elaborati e responsabilità.
Architetto dipendente pubblico: regole più restrittive
Per dipendenti di amministrazioni pubbliche si applica un regime diverso, con incompatibilità e autorizzazioni da esaminare in base all’articolo 53 del D.Lgs. 165/2001, allo status professionale e alle disposizioni specifiche. Alcuni rapporti a tempo parziale possono avere regole particolari, ma non è corretto dedurre da una percentuale part-time il diritto automatico ad aprire e usare Partita IVA per incarichi esterni.
Posso aprire la Partita IVA prima della verifica con l’ente?
Prima di assumere incarichi e organizzare prestazioni esterne, è opportuno ottenere dall’ufficio competente un chiarimento scritto sul regime di incompatibilità e sulle eventuali autorizzazioni necessarie. L’apertura amministrativa della Partita IVA non costituisce, di per sé, autorizzazione allo svolgimento della libera professione nei confronti del datore pubblico.
Un docente o un tecnico comunale hanno sempre le stesse regole?
No. Mansioni, rapporto di lavoro, norme di comparto, eventuali regimi speciali e natura dell’incarico possono cambiare la risposta. La compatibilità va valutata sul caso documentato. Per particolari incarichi professionali e rapporti con enti pubblici è disponibile anche la risposta editoriale sugli incarichi pubblici degli architetti, che non sostituisce la verifica amministrativa individuale.
Come si apre e gestisce la Partita IVA nel doppio lavoro
La procedura fiscale di apertura della Partita IVA è distinta da quella per verificare compatibilità e iscrizioni previdenziali. Per un architetto abilitato che svolge attività tipica di architettura, il riferimento ATECO 2025 è generalmente 71.11.09, ma la classificazione va scelta in relazione alle prestazioni concrete e ad eventuali attività tecniche differenti. Se si svolgono più attività potrebbero essere necessari codici aggiuntivi.
- Verifica Albo e abilitazione per le prestazioni che intendi offrire e i relativi obblighi professionali.
- Controlla rapporto dipendente e eventuali incompatibilità, specialmente se lavori per la PA.
- Scegli il codice attività reale, senza dedurre l’inquadramento previdenziale dal codice ATECO.
- Determina il regime fiscale partendo da redditi dipendenti del precedente anno, condizioni del forfettario e clienti.
- Valuta INPS e Inarcassa per gli effettivi periodi di copertura obbligatoria e gli obblighi dichiarativi.
- Organizza fatturazione elettronica, privacy e assicurazione per i progetti esterni.
- Conserva prova di fatture e versamenti, scadenze e documentazione relativa all’eventuale cambio di status dipendente.
Qual è il codice ATECO per un architetto che lavora come dipendente?
La presenza di un contratto subordinato non cambia automaticamente il codice della diversa attività autonoma. Per il dettaglio tra 71.11.09, 71.11.01, altre attività tecniche e coefficiente fiscale consulta codice ATECO architetto.
Serve una seconda Partita IVA per attività diverse?
Di norma una persona fisica opera con una posizione IVA propria, che può comprendere più attività opportunamente dichiarate; non serve aprire una Partita IVA distinta per ogni cliente o incarico. Occorre distinguere eventuali prestazioni d’impresa e attività professionali che hanno regole differenti, soprattutto ai fini previdenziali.
Esempio numerico: dipendente e progettazione autonoma in forfettario
Considera un architetto con 30.000 euro di reddito di lavoro dipendente nel 2025 e 20.000 euro di compensi professionali incassati nel 2026, senza altre attività. Supponiamo che sussistano tutti i requisiti del forfettario e che il codice attività sia correttamente soggetto al coefficiente di redditività del 78%.
| Voce | Importo illustrativo |
|---|---|
| Compensi professionali incassati | 20.000 € |
| Reddito forfettario teorico (78%) | 15.600 € |
| Contributi previdenziali obbligatori deducibili | Da determinare secondo quanto effettivamente versato |
| Base dell’imposta sostitutiva | Reddito forfettario meno contributi deducibili secondo le regole |
| Imposta sostitutiva | 5% o 15% sulla base imponibile, se ne ricorrono le condizioni |
Questo esempio non è un preventivo del netto. Il contributo integrativo Inarcassa segue il volume d’affari professionale e l’imponibile Gestione Separata va individuato correttamente; la contribuzione effettiva può essere influenzata dalle regole annuali. Inoltre stipendio e reddito autonomo restano fiscalmente distinti per la corretta determinazione delle imposte e delle condizioni del regime.
Quanto rimane in tasca?
Dipende da aliquota effettiva, contributi pagati, acconti, spese vive non deducibili nel forfettario, professionista, assicurazione e tempi d’incasso. Calcolare «20.000 meno 15%» è sbagliato: il 15% non si applica indistintamente a tutto il fatturato. Per simulazioni di diversi ricavi consulta calcolo tasse architetto forfettario, tenendo presente che il modello Inarcassa non può essere applicato senza adattamenti al dipendente.
Se cesso il rapporto dipendente: cosa cambia per Inarcassa e le tasse?
La fine di un rapporto subordinato può incidere in momenti differenti su iscrizione a Inarcassa, contribuzione sul reddito professionale e idoneità al forfettario. Non esiste un unico «interruttore fiscale» che, alla data delle dimissioni, riconfigura automaticamente tutte le posizioni.
Devo avvisare Inarcassa?
Sì, quando la variazione modifica i requisiti previdenziali è necessario gestire correttamente le comunicazioni e l’eventuale nuova iscrizione. Nei mesi senza altra copertura obbligatoria, se persistono Albo, Partita IVA ed esercizio professionale continuativo, può ricorrere l’iscrizione alla Cassa, con le relative regole di contribuzione e minimi. Per i periodi precedenti potrebbero essere dovuti contributi alla Gestione Separata.
Il forfettario diventa subito possibile?
Non necessariamente. Il regime fiscale segue condizioni e periodi d’imposta, con l’eccezione prevista per il rapporto di lavoro cessato. Occorre valutare cessazione, redditi percepiti e ulteriori cause ostative prima di cambiare il regime adottato. Una modifica previdenziale non determina da sola il regime fiscale ammissibile.
Che cosa accade ai contributi maturati in enti diversi?
INPS e Inarcassa mantengono posizioni e regole distinte. La circolare INPS n. 15/2026 ha aggiornato le indicazioni sulla ricongiunzione tra Gestione Separata ed enti previdenziali privati. È un tema da valutare sul proprio estratto contributivo, non un obbligo automatico per chi cambia lavoro.
Scadenze e documenti da preparare per il consulente
Quando si sommano stipendio e professione, il rischio è dimenticare uno degli adempimenti perché il datore di lavoro «paga già i contributi». Predisponi un fascicolo aggiornato e controlla almeno una volta l’anno la coerenza delle comunicazioni.
- Contratto di lavoro, inquadramento, eventuali clausole d’esclusiva o autorizzazioni.
- Certificazione Unica e redditi di lavoro dipendente dell’anno precedente.
- Albo e Partita IVA, codice attività, regime adottato e date di variazione.
- Registro compensi e fatture con i clienti e le date di incasso.
- Documentazione Inarcassa, eventuali periodi di iscrizione/esclusione e versamenti integrativi.
- Iscrizione e versamenti Gestione Separata, F24, saldi e acconti.
- Polizza e incarichi professionali, documenti di progetto e conservazione.
Le scadenze Inarcassa e gli obblighi dichiarativi vanno tenuti distinti dalle imposte da dichiarazione e dai contributi INPS. Se cambia il rapporto dipendente durante l’anno, segnala immediatamente le date al commercialista, non soltanto al momento del modello Redditi.
FAQ: architetto dipendente e libera professione
Un architetto dipendente può aprire la Partita IVA?
Sì, quando può esercitare legittimamente l’attività autonoma e rispetta i vincoli contrattuali, professionali ed eventualmente pubblicistici. La Partita IVA non supera incompatibilità o obblighi di autorizzazione.
È possibile il forfettario se sono dipendente nel 2026?
Sì, se rispettate le condizioni. Nel 2026 la soglia del reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente è di 35.000 euro, salva l’eccezione sul rapporto cessato e le altre cause ostative.
Se sono già dipendente devo pagare la Gestione Separata?
Normalmente sì per il reddito professionale autonomo non soggetto a contribuzione soggettiva Inarcassa, secondo l’INPS. La busta paga non assorbe gli obblighi della libera professione.
Devo pagare il 4% Inarcassa se non sono iscritto?
In generale sì, se sei iscritto all’Albo e titolare di Partita IVA con volume d’affari professionale assoggettabile al contributo. Verifica dichiarazione annuale e modalità di pagamento previste dall’ente.
Il 4% Inarcassa sostituisce la Gestione Separata?
No. L’integrativo è distinto dal contributo previdenziale soggettivo INPS sul reddito autonomo.
Se lavoro part-time posso iscrivermi a Inarcassa?
Il part-time non è un’esenzione generale dalla verifica di altra copertura previdenziale obbligatoria. La contemporanea copertura pensionistica da lavoro subordinato in genere esclude l’iscrizione soggettiva alla Cassa per quel periodo.
Se lavoro in Comune posso avere clienti privati?
Occorre verificare le regole sul pubblico impiego, il regime di incompatibilità e le eventuali autorizzazioni prima di accettare incarichi. Il solo fatto di lavorare fuori orario non basta.
Se smetto di essere dipendente devo cambiare ente pensionistico?
Potrebbero cambiare i requisiti e la ripartizione contributiva. Vanno verificate le date, comunicata la variazione e valutata l’eventuale iscrizione a Inarcassa e il frazionamento dei redditi.
Devo indicare il contributo integrativo sulla fattura forfettaria?
Quando dovuto secondo il Regolamento Inarcassa, va gestito come addebito distinto e documentato. Consulta la guida alla fattura forfettaria dell’architetto per esempi e controlli.
In sintesi: due lavori, due verifiche fiscali e previdenziali
Il doppio lavoro non vieta automaticamente la Partita IVA, ma non elimina neppure i contributi sulla libera professione. L’architetto già assicurato da lavoro dipendente non è ordinariamente iscritto come libero professionista a Inarcassa per lo stesso periodo; il suo reddito professionale può richiedere iscrizione e versamenti alla Gestione Separata INPS. Resta la disciplina del contributo integrativo Inarcassa del 4% e della comunicazione annuale quando dovuti.
Nel 2026 verifica anche i redditi dipendenti del 2025 rispetto alla soglia di 35.000 euro, eventuali rapporti con datore o ex datore, l’idoneità al forfettario e le regole contrattuali (soprattutto nel pubblico impiego). Prima di fatturare, predisponi un quadro scritto di posizione previdenziale, regime fiscale, obblighi Inarcassa e contratti con i clienti. Per una gestione continuativa consulta la guida al commercialista per architetti.
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