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Home > Guide Fiscali > Calcolo ritenuta d’acconto: formula, lordo, netto ed esempi

Calcolo ritenuta d’acconto: formula, lordo, netto ed esempi

Aggiornato il 25 Ottobre 2026

Il calcolo della ritenuta d’acconto consiste nell’applicare normalmente il 20% al compenso soggetto a trattenuta: su 1.000 euro la ritenuta è 200 euro. Nei casi ordinari di lavoro autonomo soggetti all’articolo 25 del DPR 600/1973, la ritenuta è normalmente pari al 20% della base imponibile.

Il calcolo non coincide sempre con il 20% del totale della fattura: IVA, contributi previdenziali, rivalse e spese anticipate possono seguire regole differenti. Per questo conviene separare le singole voci prima di determinare quanto il cliente deve trattenere e quanto il professionista incasserà.

Nella pratica è necessario distinguere subito compenso lordo, base della ritenuta, totale documento e netto da pagare. Il totale fattura può comprendere IVA o contributi che non sono tutti soggetti alla trattenuta. Nel caso della sola prestazione occasionale verso un’impresa, invece, la base normalmente coincide con il compenso indicato nella ricevuta.

SituazioneBase da utilizzare per la ritenuta del 20%
Prestazione occasionale verso sostituto d’impostaCompenso imponibile della prestazione; di regola senza IVA.
Professionista in regime ordinario, senza rivalsaCompenso professionale; IVA esclusa.
Professionista con rivalsa Gestione Separata 4%Compenso + rivalsa INPS 4%.
Professionista con contributo integrativo di CassaIn via ordinaria il compenso, escludendo il contributo integrativo che non concorre alla ritenuta.
Cliente privato non sostituto / forfettario che non subisce ritenutaRitenuta pari a zero nei casi di esclusione previsti dalla legge.

Questa distinzione è decisiva prima di usare qualsiasi formula inversa o calcolatore. La disciplina ordinaria del lavoro autonomo è stabilita dall’articolo 25 del DPR 600/1973, nel testo vigente nel 2026. Per provvigioni, redditi esteri e altre casistiche le percentuali e la base possono cambiare.

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Formula base della ritenuta d’acconto

Nel caso più semplice:

Ritenuta = base imponibile × 20%

Se la base imponibile è di 1.000 euro, la ritenuta è 200 euro. Il netto relativo a quella base diventa quindi 800 euro, prima di considerare eventuali altre componenti della fattura.

Tabella ritenuta del 20%: calcolo immediato

Compenso lordoRitenuta d’accontoSomma dopo ritenuta
250 €50 €200 €
500 €100 €400 €
800 €160 €640 €
1.000 €200 €800 €
1.500 €300 €1.200 €
2.500 €500 €2.000 €
5.000 €1.000 €4.000 €

Questa tabella funziona solo per il calcolo base senza IVA, rivalse o altri elementi. La terza colonna non è il guadagno netto fiscale: è semplicemente il compenso dopo la trattenuta del 20%. Gli eventuali contributi previdenziali e il saldo dell’IRPEF si valutano separatamente. Per una fattura completa occorre calcolare tutte le voci previste.

Esempio semplice: compenso di 1.000 euro

  • compenso: 1.000 euro;
  • ritenuta 20%: 200 euro;
  • netto del compenso dopo ritenuta: 800 euro.

Il committente paga 800 euro al professionista e versa i 200 euro trattenuti all’Erario, quando è tenuto ad agire come sostituto d’imposta. Il professionista utilizzerà poi la ritenuta subita come acconto sulle proprie imposte.

Come passare dal lordo al netto

Se conosci il compenso lordo soggetto a ritenuta, il passaggio è diretto: moltiplichi la base per il 20% e sottrai il risultato. Con 2.500 euro di base, ad esempio, la ritenuta è 500 euro e il netto della base è 2.000 euro.

Questo calcolo non deve però essere confuso con il netto reale di una Partita IVA, che considera anche imposte definitive, contributi previdenziali e costi dell’attività.

Calcolo inverso: dal netto al lordo senza errori

L’intento «calcolo ritenuta d’acconto dal netto» può significare due cose: conoscere il compenso da chiedere per ricevere una certa somma dopo la sola ritenuta, oppure ricostruire il compenso a partire da un bonifico che comprende anche IVA e contributi. Sono due problemi diversi.

1. Prestazione o compenso senza IVA: netto diviso 0,80

Se vuoi ricevere 800 euro dopo una ritenuta del 20%, devi concordare 1.000 euro lordi: 800 / 0,80 = 1.000. Se vuoi ricevere 1.000 euro, il compenso lordo è 1.000 / 0,80 = 1.250 euro, la ritenuta 250 euro e la somma pagata 1.000 euro. Questa formula presuppone che il netto desiderato coincida con il compenso al netto della sola ritenuta, senza IVA, contributi o altri addebiti.

2. Fattura ordinaria con IVA: il netto pagato include l’IVA

Se un professionista applica IVA ordinaria al 22%, non basta dividere il bonifico per 0,80. Su compenso 1.000 euro, fattura totale di 1.220 euro e ritenuta 200 euro, il bonifico sarà di 1.020 euro. Con queste sole voci, compenso = netto pagato / 1,02. Perciò un bonifico di 1.020 euro corrisponde a un compenso di 1.000 euro, non a 1.275 euro.

L’IVA ricevuta con il bonifico non diventa automaticamente guadagno disponibile: il netto a pagare della fattura non coincide con il reddito netto del professionista. Per valutare quanto rimane dopo imposte e previdenza, il calcolo va fatto su base annuale.

3. Fattura con rivalsa INPS o Cassa: formule diverse

Se la rivalsa INPS al 4% entra sia nella base IVA sia nella base ritenuta, con IVA al 22% il netto a pagare è il compenso moltiplicato per 1,0608. Con contributo integrativo di Cassa al 4%, quando tale contributo è escluso dalla base della ritenuta ma soggetto a IVA, il fattore diventa 1,0688. Le formule presuppongono nessuna altra spesa, sconto o voce e sono utili solo dopo avere verificato la disciplina previdenziale specifica.

Schema, con solo le voci indicateSe vuoi ricavare il compenso dal netto pagato
Solo ritenuta 20%Netto / 0,80
IVA 22% e ritenuta 20%, senza contributoNetto / 1,02
Rivalsa INPS 4%, IVA 22%, ritenuta 20% su compenso e rivalsaNetto / 1,0608
Cassa 4%, IVA 22%, ritenuta 20% sul solo compensoNetto / 1,0688

Come risalire dal netto al lordo

Se il netto rappresenta l’80% della base soggetta a ritenuta, puoi ricavare il lordo dividendo il netto per 0,80. Per esempio, un netto di 800 euro corrisponde a una base lorda di 1.000 euro e a una ritenuta di 200 euro.

Lordo = netto ÷ 0,80

La formula vale soltanto nel caso semplice in cui la ritenuta del 20% sia l’unica differenza tra base lorda e netto considerato. Se ci sono IVA, rivalse o contributi, occorre ricostruire tutte le voci.

Esempi comparati: quanto incassi su 1.000 euro

A parità di compenso professionale di 1.000 euro, il netto del bonifico può essere molto diverso a seconda della posizione del professionista e delle voci della fattura. La tabella considera una prestazione imponibile IVA al 22% quando prevista e un cliente che agisce come sostituto d’imposta.

CasoTotale documentoRitenutaNetto da pagare
Prestazione occasionale, senza bollo1.000,00 €200,00 €800,00 €
Professionista ordinario, solo IVA 22%1.220,00 €200,00 €1.020,00 €
Professionista con rivalsa INPS 4% + IVA 22%1.268,80 €208,00 €1.060,80 €
Professionista con Cassa 4% + IVA 22%1.268,80 €200,00 €1.068,80 €
Forfettario senza IVA né ritenuta, bollo escluso1.000,00 €0,00 €1.000,00 €

La differenza tra i 1.060,80 euro della Gestione Separata e i 1.068,80 euro della Cassa non è un errore: la rivalsa INPS del 4% entra ordinariamente nella base della ritenuta, mentre il contributo integrativo di una Cassa autonoma normalmente non vi entra, alle condizioni previste. In entrambi i casi l’IVA viene mostrata perché il confronto ipotizza prestazioni ordinarie soggette al 22%.

La voce «netto da pagare» non è la stessa cosa di «reddito netto»: parte di quel bonifico può essere IVA da riversare, mentre la ritenuta già subita rappresenta un acconto di imposta. Non confrontare il bonifico di un forfettario con quello di un ordinario per stimare direttamente quale regime convenga.

IVA e ritenuta: come si combinano

L’IVA non è la base ordinaria su cui calcolare la ritenuta. In una fattura professionale soggetta a IVA, l’imposta viene aggiunta secondo la disciplina dell’operazione, mentre la ritenuta viene calcolata sulle voci che concorrono alla relativa base.

Perciò è sbagliato applicare automaticamente il 20% al totale “IVA compresa”. Bisogna partire dal compenso e dalle eventuali componenti assimilate al compenso.

Esempio fattura con IVA al 22% ma senza rivalsa

Compenso professionale 1.000 euro, IVA del 22% pari a 220 euro, totale fattura 1.220 euro. La ritenuta è 20% di 1.000 = 200 euro e il cliente paga 1.020 euro. La ritenuta non si calcola sui 1.220 euro perché l’IVA non appartiene alla base ordinaria della trattenuta. Questo passaggio è decisivo anche nel caso delle prestazioni professionali fatturate alle imprese.

Se la fattura contiene più prestazioni con diverso trattamento IVA o somme escluse per legge dalla base della ritenuta, è opportuno separare le singole componenti prima di applicare la formula, evitando di calcolare il 20% sul totale documento.

Rivalsa INPS del 4%: entra nella base?

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata che addebitano al cliente la rivalsa facoltativa del 4%, l’importo della rivalsa è fiscalmente assimilato al compenso. Di conseguenza, secondo i chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria, è soggetto sia a IVA sia a ritenuta d’acconto quando queste sono applicabili.

Esempio: compenso 1.000 euro + rivalsa INPS 4% pari a 40 euro. La base soggetta a ritenuta diventa 1.040 euro; il 20% è quindi 208 euro.

Esempio completo di fattura con rivalsa INPS

VoceImporto
Compenso1.000,00 €
Rivalsa INPS 4%40,00 €
Imponibile IVA e ritenuta1.040,00 €
IVA 22%228,80 €
Totale documento1.268,80 €
Ritenuta 20% su 1.040 €208,00 €
Netto a pagare1.060,80 €

La rivalsa INPS del 4% è una facoltà del professionista della Gestione Separata, quando applicabile. Non sostituisce i contributi annuali dovuti e non significa che l’onere previdenziale personale si esaurisca con il 4% indicato al cliente.

Contributo integrativo delle Casse professionali

Il contributo integrativo previsto da una Cassa professionale non va trattato automaticamente come la rivalsa INPS del 4%. Le regole possono essere differenti e occorre verificare la disciplina della Cassa e la normativa fiscale applicabile.

È quindi un errore copiare lo stesso schema di calcolo per un professionista in Gestione Separata e per un professionista iscritto, ad esempio, a una Cassa ordinistica.

Esempio completo di fattura con contributo Cassa

VoceImporto
Compenso professionale1.000,00 €
Contributo integrativo 4%40,00 €
Base IVA1.040,00 €
IVA 22%228,80 €
Totale documento1.268,80 €
Ritenuta 20% sul solo compenso200,00 €
Netto a pagare1.068,80 €

Il contributo integrativo della Cassa non va automaticamente assimilato alla rivalsa INPS. Prima di adottare il modello bisogna verificare la disciplina della Cassa professionale, perché l’aliquota integrativa può essere diversa dal 4% e possono esistere specificità del trattamento.

Spese anticipate ex articolo 15: entrano nella ritenuta?

Le vere spese anticipate in nome e per conto del cliente, quando ricorrono le condizioni dell’articolo 15 del DPR 633/1972 e sono adeguatamente documentate, non vanno trattate come normale compenso professionale. Di conseguenza non si applica automaticamente la ritenuta su tali somme.

Un rimborso generico o forfettario non è però la stessa cosa di un’anticipazione ex articolo 15. Prima di escluderlo dalla base bisogna verificare chi è l’intestatario della spesa, per conto di chi è stata sostenuta e la documentazione disponibile.

Esempio con 200 euro di spese anticipate

Immagina un compenso professionale di 1.000 euro e 200 euro di vere anticipazioni ex articolo 15 documentate in nome e per conto del cliente. Se non ci sono altre voci che modificano la base, la ritenuta del 20% si calcola sui 1.000 euro di compenso, quindi è pari a 200 euro, non a 240 euro.

Se invece i 200 euro sono un rimborso spese che fiscalmente concorre al compenso, il risultato può cambiare. Per i principali casi di esclusione vedi quando non si applica la ritenuta d’acconto.

Ricevuta per prestazione occasionale: ritenuta, bollo e soglia INPS

Per una prestazione autonoma realmente occasionale, se il committente è un sostituto d’imposta, la ritenuta ordinaria è del 20% sul compenso. Una ricevuta di 750 euro comporta quindi una ritenuta di 150 euro e una somma da incassare di 600 euro, prima dell’eventuale addebito del bollo. Il bollo da 2 euro è dovuto, nelle condizioni previste, quando la ricevuta non soggetta a IVA supera 77,47 euro.

Se il bollo viene addebitato al cliente come voce separata, nel semplice esempio di 750 euro di compenso la ricevuta totale è 752 euro e il pagamento può essere di 602 euro dopo la ritenuta di 150 euro, con la necessaria verifica del corretto trattamento delle singole voci. È importante non confondere questi 2 euro con il compenso tassabile.

La franchigia di 5.000 euro annui riguarda la contribuzione alla Gestione Separata dei lavoratori autonomi occasionali, non è un tetto generale oltre il quale la ritenuta diventa applicabile e non è una soglia automatica per aprire Partita IVA. L’INPS chiarisce l’obbligo previdenziale oltre la franchigia; l’obbligo di Partita IVA dipende dall’abitualità dell’attività.

Se nello stesso anno ricevi compensi da più committenti, devi sommarli per verificare la franchigia INPS e segnalare il superamento agli interessati. L’aliquota del 20% della ritenuta non varia automaticamente quando i compensi occasionali superano 5.000 euro.

Prestazione occasionale: esempio di calcolo

Per una prestazione di lavoro autonomo occasionale di 600 euro pagata da un sostituto d’imposta, la ritenuta del 20% è pari a 120 euro e il netto corrisposto è 480 euro, salvo altre componenti specifiche.

La soglia INPS dei 5.000 euro annui riguarda invece l’obbligo contributivo oltre la franchigia e non determina se la ritenuta fiscale debba essere applicata. Per i dettagli consulta ritenuta d’acconto e prestazione occasionale.

Regime forfettario: perché il calcolo cambia

Il contribuente in regime forfettario, in via ordinaria, non subisce la ritenuta d’acconto sui propri ricavi o compensi soggetti alla disciplina del regime. Non bisogna quindi applicare meccanicamente la formula del 20% alle fatture forfettarie.

La distinzione completa tra compensi percepiti dal forfettario e obblighi quando il forfettario paga altri professionisti è trattata nella guida regime forfettario e ritenuta.

Acconti, pagamenti parziali e ritenuta al momento dell’incasso

Il sostituto d’imposta opera normalmente la ritenuta quando paga il compenso, non soltanto perché ha ricevuto una fattura. Se una fattura professionale di 2.000 euro soggetti al 20% viene pagata in due tranche da 1.000 euro di compenso ciascuna, la ritenuta è generalmente 200 euro sulla prima tranche e 200 euro sulla seconda, quando i pagamenti avvengono. L’esempio isola il compenso e non include IVA o rivalse.

Se la seconda tranche arriva in un mese o in un anno successivo, anche il periodo di riferimento del versamento della ritenuta cambia. Occorre quindi tenere distinti data fattura, data del pagamento, compenso a cui il pagamento si riferisce e mese di versamento. Una fattura correttamente compilata può dare luogo a versamenti delle ritenute in periodi diversi.

Nel caso di un pagamento soltanto parziale di una fattura che contiene IVA, la ripartizione delle componenti deve essere documentata correttamente. Non è affidabile dividere automaticamente l’intero totale fattura per la percentuale di ritenuta senza ricostruire il compenso effettivamente pagato.

Ritenuta e marca da bollo

L’eventuale imposta di bollo non modifica automaticamente la percentuale della ritenuta. Prima di includere o escludere una voce dalla base occorre verificarne la natura e chi sostiene effettivamente il costo.

La regola pratica è evitare scorciatoie: ricostruire prima il compenso e le voci fiscalmente assimilate, poi applicare la ritenuta alla base corretta.

Chi versa la ritenuta con F24: scadenze e codice 1040

Quando la ritenuta è dovuta, il committente che agisce da sostituto d’imposta la trattiene e la versa all’Erario. Per i compensi di lavoro autonomo regolati dall’articolo 25 del DPR 600/1973, il codice F24 è normalmente 1040. La scheda Agenzia delle Entrate sul codice 1040 riporta sezione Erario, mese di riferimento e anno.

Il versamento delle ritenute sui compensi corrisposti nel mese precedente si effettua in via ordinaria entro il 16 del mese successivo, salvo slittamenti e disposizioni specifiche. L’Agenzia delle Entrate indica anche una semplificazione per ritenute di importo non superiore a 100 euro, con versamento cumulativo nei termini previsti dalla norma: non trattare questa possibilità come un’esenzione definitiva.

Il committente cura inoltre le certificazioni e le comunicazioni annuali previste per i sostituti d’imposta. La Certificazione Unica serve al prestatore per ricostruire i compensi percepiti e le ritenute effettivamente subite. Un errore di anno o di codice F24 non cambia la regola di calcolo ma può rendere necessario un adempimento correttivo.

Ritenuta nella fattura elettronica: cosa controllare

Nella fatturazione elettronica di un professionista ordinario, quando la ritenuta è dovuta, è necessario compilare correttamente i dati della trattenuta e dell’eventuale Cassa previdenziale. L’Agenzia delle Entrate spiega che il sistema di compilazione consente di inserire le informazioni sulla ritenuta e sui contributi previdenziali. La verifica del netto a pagare deve coincidere con i dati del documento.

Un professionista in regime forfettario normalmente non subisce ritenuta sui compensi dell’attività per i quali opera l’esclusione prevista dalla legge, ma la fattura e le dichiarazioni al committente devono riportare i riferimenti appropriati. Non inserire una ritenuta del 20% per abitudine senza avere prima verificato il regime del prestatore.

Ritenuta subita: come si recupera

La ritenuta subita viene scomputata dall’IRPEF dovuta in dichiarazione. Se, per esempio, durante l’anno hai subito 3.000 euro di ritenute e l’imposta netta dovuta è 4.200 euro, resteranno 1.200 euro da versare, al netto degli altri crediti e acconti applicabili.

Se invece le ritenute certificate superano l’imposta dovuta, può emergere un credito fiscale da utilizzare secondo le regole vigenti.

Ritenuta d’acconto e guadagno netto: non sono la stessa cosa

Quando si parla di «netto» bisogna chiarire a quale importo si fa riferimento. Il netto del compenso dopo ritenuta non corrisponde necessariamente al bonifico netto a pagare che, in una fattura con IVA, può essere superiore al compenso originario. Il reddito netto dopo imposte e contributi è un’ulteriore grandezza, da determinare con le regole fiscali e previdenziali personali.

Esempio: su compenso 1.000 euro, un professionista ordinario con IVA al 22% può ricevere un bonifico di 1.020 euro dopo una ritenuta di 200 euro. Questo non significa che abbia guadagnato 1.020 euro netti: la fattura contiene anche 220 euro di IVA. La ritenuta, viceversa, è un acconto sulle imposte e non una penalizzazione definitiva del compenso.

Se vuoi stimare il reddito realmente disponibile dopo contribuzione previdenziale, imposte e costi della professione, il calcolo della sola ritenuta non è sufficiente. Per un quadro più completo puoi consultare il calcolo del netto della Partita IVA.

Errori da evitare nel calcolo

  • calcolare il 20% sul totale fattura senza separare l’IVA;
  • escludere automaticamente la rivalsa INPS del 4% dalla base;
  • trattare allo stesso modo rivalsa INPS e contributo integrativo di Cassa;
  • includere automaticamente vere anticipazioni ex articolo 15 nella base;
  • escludere genericamente qualsiasi rimborso spese senza verificarne la natura;
  • confondere la ritenuta con il costo fiscale definitivo;
  • confondere la soglia INPS delle prestazioni occasionali con la base della ritenuta;
  • applicare la ritenuta a un forfettario senza verificare il regime.

Fonti ufficiali

La disciplina generale deriva dall’articolo 25 del DPR 600/1973. Per le anticipazioni in nome e per conto del cliente il riferimento è l’articolo 15 del DPR 633/1972. Per l’inquadramento complessivo consulta anche la guida RM sulla ritenuta d’acconto.

Domande frequenti

Come si calcola una ritenuta del 20%?

Moltiplichi la base imponibile soggetta a ritenuta per 0,20.

Come calcolo il lordo partendo dal netto?

Nel caso semplice di sola ritenuta al 20%, dividi il netto per 0,80.

Le spese anticipate ex articolo 15 subiscono ritenuta?

Non automaticamente: se sono vere anticipazioni in nome e per conto del cliente e correttamente documentate, non vanno trattate come normale compenso professionale.

La rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta?

Per la Gestione Separata, la rivalsa facoltativa è fiscalmente assimilata al compenso e rientra nella base quando la ritenuta è applicabile.

Il forfettario deve sottrarre il 20% dalle fatture?

No, in via ordinaria i compensi del forfettario non sono assoggettati alla ritenuta prevista per il regime ordinario.

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