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Calcolo ritenuta d’acconto: formula, lordo, netto ed esempi

Aggiornato il 11 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Calcolo ritenuta d’acconto: formula, lordo, netto ed esempi

Per calcolare la ritenuta d’acconto bisogna prima individuare la base corretta e poi applicare l’aliquota prevista. Nei casi ordinari di lavoro autonomo soggetti all’articolo 25 del DPR 600/1973, la ritenuta è normalmente pari al 20% della base imponibile.

Il calcolo non coincide sempre con il 20% del totale della fattura: IVA, contributi previdenziali, rivalse e spese anticipate possono seguire regole differenti. Per questo conviene separare le singole voci prima di determinare quanto il cliente deve trattenere e quanto il professionista incasserà.

Argomenti del post

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  • Formula base della ritenuta d’acconto
  • Esempio semplice: compenso di 1.000 euro
  • Come passare dal lordo al netto
  • Come risalire dal netto al lordo
  • IVA e ritenuta: come si combinano
  • Rivalsa INPS del 4%: entra nella base?
  • Contributo integrativo delle Casse professionali
  • Spese anticipate ex articolo 15: entrano nella ritenuta?
  • Esempio con 200 euro di spese anticipate
  • Prestazione occasionale: esempio di calcolo
  • Regime forfettario: perché il calcolo cambia
  • Ritenuta e marca da bollo
  • Ritenuta subita: come si recupera
  • Errori da evitare nel calcolo
  • Fonti ufficiali
  • Domande frequenti
  • Come si calcola una ritenuta del 20%?
  • Come calcolo il lordo partendo dal netto?
  • Le spese anticipate ex articolo 15 subiscono ritenuta?
  • La rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta?
  • Il forfettario deve sottrarre il 20% dalle fatture?
  • Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita

Formula base della ritenuta d’acconto

Nel caso più semplice:

Ritenuta = base imponibile × 20%

Se la base imponibile è di 1.000 euro, la ritenuta è 200 euro. Il netto relativo a quella base diventa quindi 800 euro, prima di considerare eventuali altre componenti della fattura.

Esempio semplice: compenso di 1.000 euro

  • compenso: 1.000 euro;
  • ritenuta 20%: 200 euro;
  • netto del compenso dopo ritenuta: 800 euro.

Il committente paga 800 euro al professionista e versa i 200 euro trattenuti all’Erario, quando è tenuto ad agire come sostituto d’imposta. Il professionista utilizzerà poi la ritenuta subita come acconto sulle proprie imposte.

Come passare dal lordo al netto

Se conosci il compenso lordo soggetto a ritenuta, il passaggio è diretto: moltiplichi la base per il 20% e sottrai il risultato. Con 2.500 euro di base, ad esempio, la ritenuta è 500 euro e il netto della base è 2.000 euro.

Questo calcolo non deve però essere confuso con il netto reale di una Partita IVA, che considera anche imposte definitive, contributi previdenziali e costi dell’attività.

Come risalire dal netto al lordo

Se il netto rappresenta l’80% della base soggetta a ritenuta, puoi ricavare il lordo dividendo il netto per 0,80. Per esempio, un netto di 800 euro corrisponde a una base lorda di 1.000 euro e a una ritenuta di 200 euro.

Lordo = netto ÷ 0,80

La formula vale soltanto nel caso semplice in cui la ritenuta del 20% sia l’unica differenza tra base lorda e netto considerato. Se ci sono IVA, rivalse o contributi, occorre ricostruire tutte le voci.

IVA e ritenuta: come si combinano

L’IVA non è la base ordinaria su cui calcolare la ritenuta. In una fattura professionale soggetta a IVA, l’imposta viene aggiunta secondo la disciplina dell’operazione, mentre la ritenuta viene calcolata sulle voci che concorrono alla relativa base.

Perciò è sbagliato applicare automaticamente il 20% al totale “IVA compresa”. Bisogna partire dal compenso e dalle eventuali componenti assimilate al compenso.

Rivalsa INPS del 4%: entra nella base?

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata che addebitano al cliente la rivalsa facoltativa del 4%, l’importo della rivalsa è fiscalmente assimilato al compenso. Di conseguenza, secondo i chiarimenti dell’Amministrazione finanziaria, è soggetto sia a IVA sia a ritenuta d’acconto quando queste sono applicabili.

Esempio: compenso 1.000 euro + rivalsa INPS 4% pari a 40 euro. La base soggetta a ritenuta diventa 1.040 euro; il 20% è quindi 208 euro.

Contributo integrativo delle Casse professionali

Il contributo integrativo previsto da una Cassa professionale non va trattato automaticamente come la rivalsa INPS del 4%. Le regole possono essere differenti e occorre verificare la disciplina della Cassa e la normativa fiscale applicabile.

È quindi un errore copiare lo stesso schema di calcolo per un professionista in Gestione Separata e per un professionista iscritto, ad esempio, a una Cassa ordinistica.

Spese anticipate ex articolo 15: entrano nella ritenuta?

Le vere spese anticipate in nome e per conto del cliente, quando ricorrono le condizioni dell’articolo 15 del DPR 633/1972 e sono adeguatamente documentate, non vanno trattate come normale compenso professionale. Di conseguenza non si applica automaticamente la ritenuta su tali somme.

Un rimborso generico o forfettario non è però la stessa cosa di un’anticipazione ex articolo 15. Prima di escluderlo dalla base bisogna verificare chi è l’intestatario della spesa, per conto di chi è stata sostenuta e la documentazione disponibile.

Esempio con 200 euro di spese anticipate

Immagina un compenso professionale di 1.000 euro e 200 euro di vere anticipazioni ex articolo 15 documentate in nome e per conto del cliente. Se non ci sono altre voci che modificano la base, la ritenuta del 20% si calcola sui 1.000 euro di compenso, quindi è pari a 200 euro, non a 240 euro.

Se invece i 200 euro sono un rimborso spese che fiscalmente concorre al compenso, il risultato può cambiare. Per i principali casi di esclusione vedi quando non si applica la ritenuta d’acconto.

Prestazione occasionale: esempio di calcolo

Per una prestazione di lavoro autonomo occasionale di 600 euro pagata da un sostituto d’imposta, la ritenuta del 20% è pari a 120 euro e il netto corrisposto è 480 euro, salvo altre componenti specifiche.

La soglia INPS dei 5.000 euro annui riguarda invece l’obbligo contributivo oltre la franchigia e non determina se la ritenuta fiscale debba essere applicata. Per i dettagli consulta ritenuta d’acconto e prestazione occasionale.

Regime forfettario: perché il calcolo cambia

Il contribuente in regime forfettario, in via ordinaria, non subisce la ritenuta d’acconto sui propri ricavi o compensi soggetti alla disciplina del regime. Non bisogna quindi applicare meccanicamente la formula del 20% alle fatture forfettarie.

La distinzione completa tra compensi percepiti dal forfettario e obblighi quando il forfettario paga altri professionisti è trattata nella guida regime forfettario e ritenuta.

Ritenuta e marca da bollo

L’eventuale imposta di bollo non modifica automaticamente la percentuale della ritenuta. Prima di includere o escludere una voce dalla base occorre verificarne la natura e chi sostiene effettivamente il costo.

La regola pratica è evitare scorciatoie: ricostruire prima il compenso e le voci fiscalmente assimilate, poi applicare la ritenuta alla base corretta.

Ritenuta subita: come si recupera

La ritenuta subita viene scomputata dall’IRPEF dovuta in dichiarazione. Se, per esempio, durante l’anno hai subito 3.000 euro di ritenute e l’imposta netta dovuta è 4.200 euro, resteranno 1.200 euro da versare, al netto degli altri crediti e acconti applicabili.

Se invece le ritenute certificate superano l’imposta dovuta, può emergere un credito fiscale da utilizzare secondo le regole vigenti.

Errori da evitare nel calcolo

  • calcolare il 20% sul totale fattura senza separare l’IVA;
  • escludere automaticamente la rivalsa INPS del 4% dalla base;
  • trattare allo stesso modo rivalsa INPS e contributo integrativo di Cassa;
  • includere automaticamente vere anticipazioni ex articolo 15 nella base;
  • escludere genericamente qualsiasi rimborso spese senza verificarne la natura;
  • confondere la ritenuta con il costo fiscale definitivo;
  • confondere la soglia INPS delle prestazioni occasionali con la base della ritenuta;
  • applicare la ritenuta a un forfettario senza verificare il regime.

Fonti ufficiali

La disciplina generale deriva dall’articolo 25 del DPR 600/1973. Per le anticipazioni in nome e per conto del cliente il riferimento è l’articolo 15 del DPR 633/1972. Per l’inquadramento complessivo consulta anche la guida RM sulla ritenuta d’acconto.

Domande frequenti

Come si calcola una ritenuta del 20%?

Moltiplichi la base imponibile soggetta a ritenuta per 0,20.

Come calcolo il lordo partendo dal netto?

Nel caso semplice di sola ritenuta al 20%, dividi il netto per 0,80.

Le spese anticipate ex articolo 15 subiscono ritenuta?

Non automaticamente: se sono vere anticipazioni in nome e per conto del cliente e correttamente documentate, non vanno trattate come normale compenso professionale.

La rivalsa INPS 4% è soggetta a ritenuta?

Per la Gestione Separata, la rivalsa facoltativa è fiscalmente assimilata al compenso e rientra nella base quando la ritenuta è applicabile.

Il forfettario deve sottrarre il 20% dalle fatture?

No, in via ordinaria i compensi del forfettario non sono assoggettati alla ritenuta prevista per il regime ordinario.

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