Il calcolo delle tasse di un certificatore energetico in regime forfettario nel 2026 parte normalmente da un coefficiente di redditività del 78%, ma la parte previdenziale cambia in base alla professione esercitata. Un consulente senza cassa può ricadere nella Gestione Separata; un ingegnere, architetto, geometra o altro professionista può invece avere una cassa previdenziale di categoria.
Prima del calcolo: verificare ATECO e previdenza
Il codice 74.99.32 riguarda la consulenza su risorse energetiche ed efficienza energetica, ma non è il codice universale di chi redige APE. Prima di usare qualsiasi simulazione va quindi verificato il codice ATECO del certificatore energetico e se la posizione previdenziale è Gestione Separata oppure una cassa professionale.
Formula del regime forfettario con coefficiente 78%
Il reddito lordo fiscale si ottiene moltiplicando i compensi incassati per il 78%. Dal reddito si deducono poi i contributi previdenziali obbligatori ammessi e sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva del 15% o, se spettante, del 5%. Software, auto, assicurazione, strumenti e formazione non vengono sottratti analiticamente.
Scenario A: professionista in Gestione Separata
Per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria, nel 2026 la Gestione Separata applica il 26,07%. Gli esempi che seguono utilizzano questa ipotesi e servono a spiegare il metodo. Se sei iscritto a una cassa professionale, non utilizzare questi contributi come se fossero i tuoi.
Esempio con 20.000 euro di compensi
Il reddito forfettario è 15.600 euro. Applicando il 26,07%, i contributi indicativi sono circa 4.066,92 euro. La base dopo i contributi è circa 11.533 euro: l’imposta sostitutiva è circa 1.729,96 euro al 15% oppure 576,65 euro al 5%.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Il reddito lordo è 23.400 euro; i contributi indicativi sono circa 6.100,38 euro. La base fiscale residua è circa 17.300 euro e l’imposta è circa 2.594,94 euro al 15% oppure 864,98 euro al 5%.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Il reddito forfettario è 39.000 euro. Con Gestione Separata al 26,07% i contributi indicativi sono 10.167,30 euro. Sulla base residua di circa 28.833 euro, l’imposta è circa 4.324,90 euro al 15% oppure 1.441,64 euro al 5%.
Esempio con 80.000 euro di compensi
Il reddito lordo è 62.400 euro. I contributi indicativi sono circa 16.267,68 euro. La base residua è circa 46.132 euro e l’imposta sostitutiva è nell’ordine di 6.919,85 euro al 15% oppure 2.306,62 euro al 5%.
Esempio con 85.000 euro di compensi
Il reddito forfettario è 66.300 euro. I contributi indicativi sono circa 17.284,41 euro. La base dopo i contributi è circa 49.016 euro; l’imposta risulta circa 7.352,34 euro al 15% oppure 2.450,78 euro al 5%.
Gli esempi non includono altri effetti personali
Le simulazioni assumono un professionista senza altra previdenza obbligatoria e semplificano il momento di deduzione dei contributi. Contributi effettivamente versati nell’anno, acconti, apertura in corso d’anno, altra copertura previdenziale e condizioni personali possono cambiare l’importo finale.
Scenario B: certificatore con cassa professionale
Se il certificatore opera come professionista soggetto alla cassa della propria categoria, il calcolo cambia. Si determina sempre il reddito con il coefficiente fiscale applicabile, ma i contributi previdenziali devono essere calcolati secondo le regole della cassa. I contributi obbligatori deducibili effettivamente versati riducono poi la base dell’imposta sostitutiva.
Contributo soggettivo e contributo integrativo non vanno confusi
Le casse professionali possono prevedere contributi soggettivi, integrativi, maternità e minimi con regole proprie. Non tutte le componenti hanno lo stesso trattamento fiscale. Per questo non è corretto sostituire la Gestione Separata con una percentuale generica di cassa: occorre usare le regole della categoria professionale concreta.
Il 22% di costi presunti è sufficiente?
Con coefficiente 78%, il regime riconosce implicitamente costi pari al 22% dei compensi. Un certificatore che sostiene software, polizze, formazione, auto e strumentazione deve confrontare questa percentuale con i costi reali. Se le spese sono stabilmente molto più elevate, il confronto con il regime ordinario diventa importante.
IVA sugli acquisti e costo effettivo degli strumenti
Nel regime forfettario l’IVA pagata su software, computer, strumenti, assicurazioni imponibili e altri acquisti non viene normalmente portata in detrazione come nel regime IVA ordinario. Quando si valuta il costo reale di una nuova licenza software o di attrezzatura professionale va quindi considerato l’esborso complessivo, non soltanto l’imponibile indicato in fattura.
Acconti e incassi per incarichi tecnici
Se il cliente versa un acconto all’accettazione dell’incarico e il saldo dopo il deposito dell’APE, nel forfettario conta il momento dell’effettivo incasso. A cavallo dell’anno questa differenza può spostare parte dei compensi da un periodo fiscale all’altro. Un semplice prospetto degli incassi aiuta a controllare soglie, contributi e imposta.
Compensi incassati e soglie del forfettario
Per il professionista conta il principio di cassa. Il compenso concorre al reddito nell’anno in cui viene incassato. Questo è rilevante anche per controllare la soglia ordinaria del forfettario e le regole applicabili quando i compensi crescono verso i limiti previsti dalla normativa.
Guide collegate
Approfondisci il regime forfettario per certificatori energetici, l’apertura della Partita IVA, il codice ATECO e la pagina sul commercialista. Per i dati della Gestione Separata si fa riferimento alla documentazione INPS 2026.
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