Il calcolo delle tasse di un falegname in regime forfettario parte dai ricavi incassati, applica il coefficiente di redditività del 67% quando coerente con il codice ATECO utilizzato, considera i contributi INPS Artigiani e determina infine l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.
Nel 2026 non basta quindi applicare una percentuale al fatturato. Per stimare quanto mettere da parte bisogna distinguere reddito forfettario, contributi previdenziali, imposta sostitutiva e costi reali del laboratorio, che nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
Formula per calcolare tasse e contributi del falegname
- Ricavi incassati × 67% = reddito forfettario lordo, quando il coefficiente è quello corretto per il codice utilizzato.
- Si determinano i contributi INPS Artigiani dovuti.
- I contributi previdenziali obbligatori effettivamente deducibili riducono il reddito fiscale.
- Sul risultato si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.
Prima del calcolo va quindi verificato il codice ATECO. Produzione di mobili, falegnameria per l’edilizia e posa possono avere codici diversi: la guida sul codice ATECO del falegname approfondisce le differenze.
INPS Artigiani 2026: minimale e aliquote
Per il 2026 l’INPS indica per gli artigiani un’aliquota pensionistica ordinaria del 24%. Il reddito minimale annuo è pari a 18.808 euro e il contributo minimo ordinario del titolare è pari a 4.521,36 euro.
Sulla quota di reddito d’impresa che supera il minimale si applica il 24% fino alla prima fascia di reddito pensionabile, pari nel 2026 a 56.224 euro. Sulla quota eccedente questa soglia l’aliquota degli artigiani sale al 25%, entro i massimali contributivi previsti.
Con un coefficiente del 67%, la soglia previdenziale di 56.224 euro viene raggiunta solo quando i ricavi sono vicini al limite massimo del forfettario. Per questo negli esempi da 20.000 a 80.000 euro l’intero reddito eccedente il minimale resta nella fascia al 24%.
Esempio con 16.000 euro di ricavi
Con 16.000 euro di ricavi, il 67% produce un reddito forfettario lordo di 10.720 euro, inferiore al minimale INPS di 18.808 euro. In un anno intero di iscrizione, nell’esempio ordinario resta comunque il contributo minimo di 4.521,36 euro.
Ipotizzando, solo per semplificare la simulazione, che i 4.521,36 euro siano interamente deducibili nello stesso periodo fiscale, il reddito su cui applicare l’imposta diventa 6.198,64 euro. L’imposta sostitutiva è circa 929,80 euro al 15% oppure 309,93 euro al 5%.
Esempi 2026 con 20.000, 30.000, 35.000, 50.000 e 80.000 euro
La tabella usa la contribuzione INPS ordinaria e assume, per semplicità, che i contributi indicati siano deducibili nel calcolo dell’imposta dello stesso periodo. Nella dichiarazione reale bisogna invece usare i contributi effettivamente versati e deducibili.
| Ricavi | Reddito 67% | INPS stimata | Imposta 15% | Imposta 5% |
|---|---|---|---|---|
| 20.000 € | 13.400 € | 4.521,36 € | 1.331,80 € | 443,93 € |
| 30.000 € | 20.100 € | 4.831,44 € | 2.290,28 € | 763,43 € |
| 35.000 € | 23.450 € | 5.635,44 € | 2.672,18 € | 890,73 € |
| 50.000 € | 33.500 € | 8.047,44 € | 3.817,88 € | 1.272,63 € |
| 80.000 € | 53.600 € | 12.871,44 € | 6.109,28 € | 2.036,43 € |
Gli importi sono simulazioni orientative. Mesi di iscrizione, riduzioni contributive, acconti, versamenti effettivi e situazione personale possono modificare il risultato reale.
Cosa succede vicino a 85.000 euro di ricavi
Con 85.000 euro di ricavi e coefficiente 67%, il reddito forfettario lordo è pari a 56.950 euro. In questo caso una piccola parte del reddito previdenziale supera la fascia di 56.224 euro e viene quindi calcolata al 25%.
Nell’esempio ordinario la contribuzione stimata è circa 13.682,70 euro. Ipotizzando la stessa semplificazione sulla deducibilità, l’imposta sostitutiva sarebbe circa 6.490,10 euro al 15% oppure 2.163,37 euro al 5%.
Quanto incidono INPS e imposta al 15%
Sommando contributi INPS stimati e imposta sostitutiva al 15%, negli esempi sopra l’esborso teorico è circa 5.853 euro su 20.000 euro di ricavi, 7.122 euro su 30.000, 8.308 euro su 35.000, 11.865 euro su 50.000 e 18.981 euro su 80.000.
Questi importi non rappresentano il vero “netto” del falegname, perché legno, pannelli, ferramenta, colle, vernici, trasporto, macchinari, affitto del laboratorio e altri costi continuano a incidere economicamente anche se nel forfettario non vengono dedotti analiticamente.
Riduzione INPS del 35%
Gli artigiani che applicano il regime forfettario possono accedere, quando ne ricorrono i requisiti, al regime previdenziale agevolato con riduzione del 35% della contribuzione dovuta.
La riduzione non va inserita automaticamente in ogni simulazione: bisogna verificare il diritto all’agevolazione e la corretta gestione dell’opzione. Contributi inferiori significano inoltre una minore deduzione fiscale e possono incidere sull’accredito previdenziale.
Riduzione INPS 35% e imposta al 5% non sono la stessa cosa
La riduzione contributiva INPS del 35% riguarda la previdenza degli artigiani forfettari; l’imposta sostitutiva al 5% riguarda invece le nuove attività che rispettano tutte le condizioni previste dalla normativa fiscale.
Un falegname può quindi avere l’imposta al 15% con riduzione INPS oppure il 5% senza avere automaticamente diritto allo sconto contributivo.
Contributi maturati e contributi effettivamente versati
Nel calcolo fiscale bisogna distinguere i contributi che maturano sul reddito dell’anno dai contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati e deducibili. Le due grandezze possono non coincidere perché i versamenti seguono scadenze, saldo, acconti e conguagli.
Per questo gli esempi servono soprattutto per programmare la liquidità, mentre la dichiarazione dei redditi deve utilizzare i dati reali dei versamenti.
Quadro RR, saldo e acconti
Per gli artigiani, la contribuzione sul minimale e quella sulla quota eccedente seguono regole differenti. Nella dichiarazione dei redditi il Quadro RR serve a determinare e riepilogare i contributi dovuti sul reddito d’impresa.
Nello stesso periodo possono concentrarsi saldo e acconti. Per questo gli F24 possono risultare più alti della sola imposta riferibile all’anno appena chiuso.
Simulatore INPS 2026 per artigiani
Dal luglio 2026 l’INPS mette a disposizione un simulatore dei contributi per artigiani e commercianti, accessibile anche senza credenziali.
Lo strumento consente di simulare la contribuzione dovuta in base al reddito, ai mesi di attività e al regime contributivo, compreso il regime forfettario. Il risultato è indicativo e non certificativo, ma è utile per confrontare una stima manuale con i parametri INPS correnti.
Materiali e reddito fiscale: il punto critico
Con coefficiente 67%, il sistema presume costi pari al 33% dei ricavi. Per un falegname questa percentuale può essere più o meno vicina alla realtà a seconda del peso di legno, pannelli, ferramenta, vetri, vernici, componenti e lavorazioni affidate a terzi.
Con 50.000 euro di ricavi, per esempio, il reddito forfettario lordo è 33.500 euro: il sistema presume quindi 16.500 euro di costi. Se i costi effettivi sono molto più alti, il margine reale può essere inferiore a quello implicito nel calcolo fiscale.
Macchinari e investimenti nel laboratorio
Seghe, pialle, frese, sistemi di aspirazione, utensili, CNC e altri investimenti possono incidere molto sulla convenienza economica. Nel forfettario non vengono ammortizzati o dedotti analiticamente come in un regime ordinario.
Un anno con forti investimenti può quindi avere un utile reale molto più basso del reddito fiscale calcolato con il coefficiente del 67%.
Commesse su misura, acconti e liquidità
Le commesse su misura richiedono spesso acquisti anticipati di materiali prima della consegna finale. Se il cliente versa un acconto, è utile distinguere le somme già incassate da quelle destinate a materiali, lavorazioni esterne e imposte.
Due commesse con lo stesso prezzo possono avere una redditività reale molto diversa se cambiano qualità del legno, quantità di ferramenta, ore di lavorazione, trasporto e montaggio.
Reddito fiscale e utile reale non coincidono
Il reddito forfettario è una grandezza fiscale ottenuta applicando il coefficiente ai ricavi. L’utile reale del laboratorio dipende invece da tutti i costi effettivi: materiali, ferramenta, trasporto, lavorazioni esterne, affitto, energia, manutenzione e macchinari.
Per questo una commessa con un acconto elevato può aumentare gli incassi fiscali dell’anno senza rappresentare interamente margine disponibile. Conviene tenere separati il controllo fiscale e quello gestionale della singola commessa, soprattutto quando materiali e lavorazioni vengono sostenuti prima del saldo finale.
Quanto accantonare durante l’anno
Non esiste una percentuale universale valida per ogni falegnameria. L’accantonamento dipende da ricavi, aliquota fiscale, eventuale riduzione INPS, mesi di attività, acconti e situazione personale.
È utile aggiornare la stima almeno trimestralmente usando gli incassi effettivi e i contributi già pagati, tenendo separata la liquidità necessaria per materiali e commesse in corso.
Prima del calcolo: controllare codice ATECO e forfettario
Il calcolo ha senso solo se il coefficiente del 67% è coerente con il codice utilizzato e il falegname può applicare il regime forfettario. Nel 2026 il limite ordinario è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi; il superamento di 100.000 euro produce gli effetti immediati di uscita previsti dalla normativa.
Requisiti, convenienza e costi reali sono approfonditi nella guida sul regime forfettario per falegnami. Se devi ancora iniziare l’attività trovi i passaggi nella guida su come aprire la Partita IVA da falegname.
Quando rifare il calcolo
La simulazione va aggiornata quando aumentano gli incassi, cambiano i costi dei materiali, vengono acquistati nuovi macchinari, cambia l’attività prevalente o ci si avvicina alle soglie del regime.
Per la gestione continuativa di imposte, contributi e scadenze puoi consultare anche la guida sul commercialista per falegnami.
Domande frequenti sul calcolo tasse del falegname
Il 24% INPS si applica al fatturato?
No. Il calcolo previdenziale parte dal reddito d’impresa e tiene conto del minimale. Nel 2026 il 24% si applica fino alla fascia di 56.224 euro e il 25% sulla quota superiore, entro i limiti previsti.
Il coefficiente del falegname è sempre 67%?
No. Il 67% è il riferimento tipico per molte attività artigiane di produzione, ma va verificato sul codice ATECO effettivamente utilizzato, soprattutto quando prevale la posa o un’attività diversa.
Il 5% vale automaticamente nei primi cinque anni?
No. L’aliquota ridotta richiede tutte le condizioni previste per una nuova attività. Se non ricorrono, si applica normalmente il 15%.
La riduzione INPS del 35% è automatica?
No. È un regime previdenziale agevolato che richiede i presupposti previsti e la corretta gestione dell’opzione.
Gli esempi coincidono con la dichiarazione reale?
No. Sono simulazioni orientative. Il risultato effettivo dipende dai contributi realmente versati e deducibili, dai mesi di attività, dagli acconti, dalle agevolazioni e dalla situazione personale.
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Caterina
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