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Come diventare Energy Manager 2026: requisiti, EGE e nomina

Guide Fiscali·Aggiornato il 4 Settembre 2026

Come diventare Energy Manager nel 2026? La risposta dipende da cosa si intende per Energy Manager: la figura nominata ai sensi della Legge 10/1991 è un ruolo all’interno di un’organizzazione, non una professione con albo nazionale o esame di Stato. Per lavorare come consulente esterno servono però competenze reali di gestione dell’energia e, in molti casi, la certificazione EGE rappresenta una qualificazione importante.

Argomenti del post

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  • Chi è l’Energy Manager secondo la legge
  • Serve una laurea per diventare Energy Manager?
  • Quale formazione è utile
  • Energy Manager ed EGE: la differenza
  • La certificazione EGE è obbligatoria?
  • Quando la nomina è obbligatoria
  • Energy Manager interno o consulente esterno
  • Cosa deve saper fare un Energy Manager
  • Come iniziare a lavorare come consulente esterno
  • Serve un albo degli Energy Manager?
  • Percorso pratico in sei passaggi
  • In sintesi

Chi è l’Energy Manager secondo la legge

L’articolo 19 della Legge 10/1991 definisce il “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”. Il suo compito è individuare azioni, interventi e procedure per promuovere l’uso razionale dell’energia, predisporre bilanci energetici e fornire i dati richiesti dalla normativa.

Nelle grandi organizzazioni l’Energy Manager può essere una figura interna con responsabilità manageriali; nelle realtà più piccole può essere un consulente esterno. La FIRE sottolinea proprio questa differenza e raccomanda in particolare l’EGE certificato quando l’incarico è esterno e più tecnico.

Serve una laurea per diventare Energy Manager?

No: ai fini della nomina prevista dall’articolo 19 non esiste un titolo di studio obbligatorio stabilito a livello nazionale. La FIRE chiarisce che non sono formalmente richiesti uno specifico titolo, un corso, un esame o un tirocinio per essere nominati Energy Manager.

Questo non significa che chiunque possa svolgere efficacemente il ruolo senza competenze. Nella pratica servono conoscenze tecniche, economiche e gestionali: analisi dei consumi, indicatori energetici, valutazione degli investimenti, normativa, contratti di fornitura, sistemi di monitoraggio e capacità di dialogare con direzione, manutenzione e produzione.

Quale formazione è utile

I percorsi più frequenti partono da ingegneria energetica, meccanica, elettrica, gestionale, ambientale o da altre discipline tecniche, ma la legge non impone una laurea specifica per la nomina. Corsi e master in energy management possono essere utili per costruire competenze trasversali, ma non devono essere presentati come “abilitazioni” obbligatorie alla funzione.

La FIRE evidenzia che formazione ed esperienza, pur non essendo requisiti formali di nomina, diventano essenziali nella pratica quotidiana. Per un consulente esterno l’esperienza sul campo è particolarmente importante, perché deve essere in grado di entrare rapidamente nei processi energetici del cliente.

Energy Manager ed EGE: la differenza

L’Energy Manager è un ruolo; l’EGE – Esperto in Gestione dell’Energia è una qualifica professionale. L’Accredia collega la certificazione EGE alla norma UNI CEI 11339 e al D.Lgs. 102/2014. La certificazione viene rilasciata da organismi accreditati sulla base dei requisiti previsti dallo schema applicabile.

La FIRE chiarisce che possono verificarsi tutti e tre i casi: Energy Manager che è anche EGE, Energy Manager non EGE ed EGE che non ricopre alcuna nomina di Energy Manager. Non sono quindi due denominazioni intercambiabili.

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La certificazione EGE è obbligatoria?

Non per la semplice nomina ai sensi della Legge 10/1991. Per essere nominati Energy Manager non sono previsti obblighi generali di corsi, esami o certificazioni. La certificazione EGE può però essere richiesta in specifici affidamenti o diventare necessaria per determinate attività regolamentate.

Un esempio riguarda le diagnosi energetiche obbligatorie disciplinate dal D.Lgs. 102/2014, come modificato, per le quali sono previsti soggetti certificati secondo gli schemi applicabili. Per questo chi vuole offrire diagnosi, servizi avanzati di energy management o partecipare a determinati bandi deve verificare requisiti ulteriori rispetto alla sola nomina.

Quando la nomina è obbligatoria

La Legge 10/1991 prevede l’obbligo per i soggetti che nell’anno precedente hanno avuto consumi superiori a 10.000 tep nel settore industriale oppure a 1.000 tep nei settori civile, terziario e trasporti. La nomina va comunicata entro il 30 aprile di ogni anno.

Nel 2026 la FIRE continua a gestire le nomine tramite la piattaforma NEMO per conto del Ministero. Anche i soggetti non obbligati possono effettuare una nomina volontaria; per il primo anno la scadenza del 30 aprile non si applica ai soggetti volontari, mentre vale per le nomine successive.

Energy Manager interno o consulente esterno

Un Energy Manager interno conosce direttamente impianti, processi, persone e strategie dell’organizzazione. Nelle realtà complesse può avere un ruolo manageriale e guidare un team tecnico. Il consulente esterno lavora invece su incarico e deve acquisire rapidamente dati, struttura dei consumi e obiettivi del cliente.

Per l’esterno diventano particolarmente importanti esperienza dimostrabile, indipendenza professionale, assicurazione, capacità di analisi e chiarezza contrattuale. La certificazione EGE è spesso un elemento qualificante perché documenta competenze ed esperienza secondo uno schema di terza parte.

Cosa deve saper fare un Energy Manager

  • costruire e leggere bilanci energetici;
  • monitorare consumi, costi e indicatori di prestazione;
  • individuare sprechi e opportunità di efficientamento;
  • valutare economicamente investimenti e tempi di ritorno;
  • coordinare interventi su impianti, processi e comportamenti;
  • conoscere normativa, incentivi e sistemi di gestione dell’energia;
  • dialogare con direzione, tecnici, acquisti e fornitori;
  • misurare e verificare i risultati degli interventi.

Come iniziare a lavorare come consulente esterno

Chi vuole lavorare in autonomia deve aggiungere alla preparazione tecnica anche l’impostazione fiscale. La consulenza energetica è normalmente collegata al codice 74.99.32. La guida su come aprire la Partita IVA da Energy Manager approfondisce apertura, costi e previdenza; la guida sul codice ATECO Energy Manager chiarisce invece quando usare 74.99.32 e come distinguere consulenza, progettazione e altre attività.

Se il professionista è ingegnere o architetto, deve inoltre verificare se l’attività energetica è connessa alla professione tecnica e quindi quale previdenza si applica. Per i professionisti senza Cassa il riferimento ordinario è invece la Gestione Separata INPS. Chi possiede i requisiti fiscali può poi valutare il regime forfettario per Energy Manager e confrontarlo con i costi reali dell’attività.

Serve un albo degli Energy Manager?

No. La FIRE specifica che non esiste a livello nazionale un albo degli Energy Manager. Esiste invece l’elenco annuale dei nominati ai sensi della Legge 10/1991. Anche questo punto va distinto dalla banca dati dei professionisti EGE certificati, che riguarda una qualifica diversa.

Percorso pratico in sei passaggi

  1. acquisire una solida base tecnica, economica e gestionale sull’energia;
  2. fare esperienza su consumi, diagnosi, monitoraggio e progetti di efficienza;
  3. valutare formazione specialistica e, quando utile, la certificazione EGE;
  4. distinguere i servizi che si possono offrire autonomamente da quelli che richiedono ulteriori abilitazioni;
  5. se si lavora come consulente, aprire la Partita IVA e scegliere ATECO e previdenza corretti;
  6. costruire referenze professionali e candidarsi a incarichi interni o esterni di energy management.

In sintesi

Per diventare Energy Manager non esiste un esame di Stato o un percorso formativo obbligatorio previsto dalla Legge 10/1991. Servono però competenze ed esperienza adeguate. L’EGE è una qualifica distinta e certificabile che può rafforzare il profilo ed è importante per specifiche attività. Chi sceglie la libera professione deve infine impostare correttamente Partita IVA, ATECO 74.99.32 e previdenza.

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