Come viene tassata la NASpI anticipata? L’INPS applica le trattenute IRPEF previste dalla normativa vigente, perché la prestazione mantiene natura previdenziale e fiscale distinta dai ricavi della nuova attività. Dal 2026 il tema va letto insieme alla nuova modalità di pagamento: il 70% dell’importo complessivo viene liquidato con la prima rata e il restante 30% in un momento successivo.
La NASpI anticipata non diventa fatturato della Partita IVA, non va assoggettata all’imposta sostitutiva del regime forfettario e non entra nel coefficiente di redditività. Esiste inoltre un’importante eccezione fiscale per chi destina la prestazione alla sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nei casi previsti dalla legge.
La NASpI anticipata è soggetta a IRPEF?
Sì, nella disciplina ordinaria l’INPS indica espressamente che l’indennità NASpI erogata in forma anticipata è soggetta alle trattenute IRPEF. L’Istituto opera come sostituto d’imposta e applica la tassazione alla prestazione secondo le regole vigenti.
Questo significa che l’importo lordo riconosciuto come anticipazione e la somma effettivamente accreditata sul conto non coincidono necessariamente. Per capire quanto spetta prima delle trattenute puoi consultare la guida su come si calcola la NASpI anticipata.
Dal 2026 la tassazione si applica alle due rate
Per le domande presentate dal 1° gennaio 2026, l’anticipazione viene pagata in due momenti: 70% in fase di liquidazione della domanda e 30% successivo. La suddivisione modifica il calendario degli accrediti, non trasforma il secondo 30% in un reddito diverso dal primo.
L’INPS conferma sia la ripartizione 70/30 sia l’applicazione delle trattenute IRPEF. Per la gestione della liquidità conviene quindi distinguere sempre importo complessivo lordo, prima rata lorda, seconda rata lorda e accrediti netti.
Esempio: 12.000 euro di anticipazione lorda
Se l’importo complessivo lordo determinato dall’INPS è 12.000 euro, la prima rata teorica lorda del 70% è 8.400 euro e la seconda del 30% è 3.600 euro. Questi numeri descrivono la ripartizione previdenziale della prestazione, non il netto bancario: l’INPS applicherà le trattenute fiscali pertinenti.
Per questo un business plan non dovrebbe considerare 8.400 euro come disponibilità netta certa senza leggere il prospetto di liquidazione. L’importo realmente spendibile dopo l’accredito può essere inferiore.
La NASpI anticipata entra nel fatturato della Partita IVA?
No. La NASpI anticipata non è il corrispettivo di una fattura emessa a un cliente e non rappresenta un ricavo o compenso prodotto dalla nuova attività. Di conseguenza non va sommata al fatturato professionale come se fosse una vendita o una consulenza.
Questa distinzione è fondamentale per chi usa l’anticipo per mettersi in proprio: l’accredito INPS e gli incassi della Partita IVA devono essere trattati come componenti di natura diversa. Il percorso operativo è spiegato nella guida sulla NASpI anticipata per aprire Partita IVA.
NASpI anticipata e regime forfettario
Se la nuova attività applica il regime forfettario, l’anticipazione NASpI non viene assoggettata all’imposta sostitutiva del 5% o del 15%. Quelle aliquote riguardano il reddito forfettario derivante dai ricavi o compensi dell’attività, determinato con il coefficiente di redditività e le regole previste dalla legge.
Non bisogna quindi prendere l’importo NASpI, applicare il coefficiente ATECO e poi calcolare l’imposta sostitutiva. La prestazione segue la propria tassazione IRPEF gestita dall’INPS.
La NASpI anticipata conta nel limite del regime forfettario?
Non essendo un ricavo o compenso dell’attività, la NASpI anticipata non va conteggiata come fatturato professionale ai fini del limite di ricavi e compensi del regime forfettario. Naturalmente restano da verificare separatamente tutte le altre condizioni di accesso e permanenza nel regime.
Come compare nella dichiarazione dei redditi
L’INPS, come sostituto d’imposta, certifica le somme erogate e le ritenute operate. Il contribuente deve quindi controllare la Certificazione Unica e i dati presenti nella dichiarazione, soprattutto nell’anno in cui riceve le rate della NASpI anticipata.
Dal 2026 le due rate possono rendere ancora più importante verificare in quale periodo d’imposta sono state effettivamente corrisposte. Non va dato per scontato che entrambe siano materialmente incassate nello stesso momento: la seconda è collegata al termine teorico della prestazione e al limite massimo di sei mesi dalla domanda.
Certificazione Unica INPS: cosa controllare
Dopo l’anno di erogazione è utile confrontare la Certificazione Unica INPS con i prospetti delle rate ricevute. Controlla che le somme certificate e le ritenute siano coerenti con gli accrediti e conserva i documenti insieme alla ricevuta della domanda. Se nello stesso anno hai avuto anche un datore di lavoro, le diverse CU devono essere considerate congiuntamente nella dichiarazione.
Per chi ha aperto una Partita IVA, questa verifica non va confusa con la contabilità dell’attività: fatture e corrispettivi restano separati dalla certificazione della prestazione INPS. Una corretta separazione documentale riduce il rischio di conteggiare due volte somme che hanno natura diversa.
IRPEF trattenuta e imposta finale non sono sempre la stessa cosa
La trattenuta applicata dall’INPS durante l’erogazione non va letta isolatamente come il costo fiscale definitivo dell’intero anno. La dichiarazione tiene conto del complesso dei redditi, delle ritenute già operate, delle detrazioni e delle altre componenti rilevanti. Per questo può emergere un saldo a debito oppure un credito.
Chi nello stesso anno passa dal lavoro dipendente alla NASpI e poi apre una Partita IVA può avere più certificazioni e più componenti fiscali da coordinare. È utile conservare CU del datore di lavoro, CU INPS e documentazione della nuova attività separatamente.
Esenzione IRPEF per la quota di cooperativa
Esiste un’eccezione espressamente prevista dalla legge: la NASpI anticipata destinata alla sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha a oggetto la prestazione lavorativa del socio può essere non imponibile ai fini IRPEF, se sono rispettate le condizioni e gli adempimenti previsti.
La circolare INPS n. 178/2021 disciplina la documentazione necessaria per ottenere l’esenzione. Non basta quindi dichiarare genericamente che il denaro sarà investito in una cooperativa.
Quali documenti servono per l’esenzione cooperativa
Tra gli elementi indicati dall’INPS rientrano l’attestazione dell’iscrizione della cooperativa al Registro delle imprese e all’Albo nazionale delle società cooperative, la documentazione relativa all’iscrizione del richiedente tra i soci e all’attività assegnata, oltre alla dichiarazione sostitutiva con cui il beneficiario attesta di destinare l’intero importo percepito al capitale sociale nei termini previsti.
In assenza della documentazione richiesta, la domanda di anticipazione può essere comunque istruita, ma l’esenzione fiscale non viene riconosciuta e le somme restano soggette alla tassazione ordinaria prevista per l’anticipazione. La checklist completa degli allegati è nella guida ai documenti NASpI anticipata.
Contributi previdenziali sulla NASpI anticipata
La NASpI anticipata non è un compenso professionale su cui calcolare i contributi della nuova Partita IVA. Inoltre, al beneficiario che opta per l’anticipazione non spetta la contribuzione figurativa per il periodo corrispondente alla prestazione anticipata, come indicato dall’INPS.
I contributi dovuti dalla nuova attività seguono invece le regole della relativa gestione previdenziale: Gestione Separata, Artigiani e Commercianti oppure cassa professionale, a seconda del lavoro svolto.
Restituzione della NASpI: cosa succede alle somme già tassate
Se interviene una situazione che comporta la restituzione dell’anticipazione, il problema fiscale va gestito insieme alla restituzione della prestazione e alla documentazione delle somme già assoggettate a ritenuta. Non è opportuno compensare autonomamente importi fiscali senza seguire le comunicazioni INPS e le regole dichiarative applicabili.
Per i casi di rioccupazione e cause sopravvenute non imputabili al lavoratore consulta la guida sulla restituzione parziale della NASpI anticipata.
Checklist fiscale dopo l’accredito
- controlla il lordo riconosciuto dall’INPS;
- separa prima rata 70% e seconda rata 30%;
- verifica le ritenute indicate nei prospetti;
- non registrare la NASpI come fatturato della Partita IVA;
- non applicare l’imposta sostitutiva forfettaria all’anticipazione;
- controlla la Certificazione Unica INPS;
- conserva eventuale documentazione per l’esenzione cooperativa;
- coordina CU del datore, CU INPS e reddito della nuova attività nella dichiarazione.
Domande frequenti sulla tassazione
La NASpI anticipata è tassata?
Sì, nella disciplina ordinaria l’INPS applica le trattenute IRPEF previste.
Se apro in forfettario pago il 5% o 15% sulla NASpI?
No. L’imposta sostitutiva riguarda il reddito dell’attività forfettaria, non la prestazione previdenziale NASpI.
La NASpI anticipata conta nel fatturato?
No, non è un ricavo o compenso fatturato della nuova attività.
Il 70% e il 30% hanno tassazioni diverse?
Sono due rate della stessa prestazione. La tassazione va verificata nei prospetti INPS e nella CU relativa alle somme effettivamente erogate.
Quando la NASpI anticipata è esente da IRPEF?
Nei casi previsti per la sottoscrizione di capitale sociale di una cooperativa con rapporto mutualistico di lavoro, se vengono rispettati requisiti e adempimenti specifici.
Sull’anticipo pago anche i contributi della Partita IVA?
No. I contributi della nuova attività si calcolano secondo la sua gestione previdenziale e non trasformano la NASpI in compenso professionale.
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