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Commercialista fundraiser 2026: ATECO, INPS, ETS e success fee

Aggiornato il 6 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Commercialista fundraiser 2026: ATECO, INPS, ETS e success fee

Un commercialista per fundraiser nel 2026 deve distinguere il compenso del professionista dalle somme raccolte per l’ente, verificare il corretto ATECO 82.99.99, l’inquadramento previdenziale e la struttura dei contratti. Il fundraiser può lavorare con associazioni, fondazioni, ETS, enti culturali, università o organizzazioni internazionali e utilizzare fee fisse, retainer e componenti variabili. La gestione fiscale deve quindi coordinare fatturazione, flussi di denaro, campagne digitali e attività secondarie.

Argomenti del post

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  • ATECO 82.99.99 per organizzazione di raccolta fondi
  • Regime forfettario e coefficiente 67%
  • Donazioni dell’ente e fatturato del fundraiser
  • ETS, trasparenza e rendicontazione della raccolta
  • Gestione Separata INPS nell’ipotesi professionale
  • Quando verificare la Gestione Commercianti
  • Fee fissa, retainer e success fee
  • Advertising e costi anticipati
  • Donazioni e sponsorizzazioni
  • Digital fundraising e attività secondarie
  • Clienti esteri e organizzazioni internazionali
  • Esempio di pianificazione con 50.000 euro
  • Quando confrontare il forfettario con il regime ordinario
  • Controlli da fare durante l’anno
  • Guide collegate
  • Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita

ATECO 82.99.99 per organizzazione di raccolta fondi

Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono espressamente nel 82.99.99 l’organizzazione di raccolta fondi svolta per conto terzi su base remunerativa o contrattuale. Per il fundraiser che progetta campagne, gestisce sostenitori e supporta l’ente nella raccolta questo è il riferimento principale. Il commercialista deve verificare che eventuali servizi autonomi di advertising, eventi o consulenza gestionale non siano diventati attività prevalenti diverse.

Regime forfettario e coefficiente 67%

Con 50.000 euro di compensi e coefficiente 67%, il reddito lordo forfettario è 33.500 euro. Il restante 33% rappresenta costi presunti. CRM, software, advertising, eventi, formazione, trasferte e collaboratori non vengono dedotti analiticamente. Il commercialista dovrebbe confrontare ogni anno la quota presunta con i costi reali del professionista.

Donazioni dell’ente e fatturato del fundraiser

Il punto più delicato è separare le somme destinate al beneficiario dal compenso del fundraiser. Donazioni, lasciti ed erogazioni liberali dell’ente non sono ricavi del professionista. Il commercialista dovrebbe verificare mandato, conto di accredito, piattaforme utilizzate e documentazione dei flussi per evitare che denaro movimentato per conto del committente venga confuso con fatturato proprio.

ETS, trasparenza e rendicontazione della raccolta

Quando il cliente è un ente del Terzo settore, le Linee guida del Ministero del Lavoro sulla raccolta fondi degli ETS richiamano i principi di verità, trasparenza e correttezza. Il fundraiser può supportare la campagna, ma l’ente resta responsabile dei propri obblighi. Il commercialista del professionista deve soprattutto assicurarsi che il contratto distingua chiaramente servizio reso, costi sostenuti e somme raccolte.

Gestione Separata INPS nell’ipotesi professionale

Per il fundraiser che opera personalmente come libero professionista, il riferimento previdenziale da verificare è normalmente la Gestione Separata INPS. La Circolare INPS n. 8/2026 prevede il 26,07% per chi non ha altra previdenza obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove.

Quando verificare la Gestione Commercianti

Se l’attività diventa una struttura organizzata di servizi con dipendenti, operatori, call center, eventi e una vera organizzazione imprenditoriale, può essere necessario un diverso inquadramento. Il commercialista deve qualificare la natura concreta del lavoro e non scegliere la gestione INPS soltanto in base al codice ATECO.

Fee fissa, retainer e success fee

Il contratto può prevedere compenso fisso, retainer mensile, fee di progetto e componente variabile. Il commercialista dovrebbe verificare come viene calcolata la success fee, quando matura e quando viene incassata. Nel lavoro autonomo forfettario il principio di cassa rende importante distinguere il momento in cui nasce il diritto contrattuale dal momento in cui il pagamento viene effettivamente ricevuto.

Advertising e costi anticipati

Una campagna può richiedere budget pubblicitario, piattaforme, creatività e servizi esterni. Se tali costi vengono pagati direttamente dall’ente, il fundraiser fattura soprattutto la propria fee. Se invece il professionista anticipa i costi e li incorpora nel corrispettivo, il margine effettivo può ridursi e il 33% di costi presunti può diventare meno favorevole.

Donazioni e sponsorizzazioni

Il commercialista dovrebbe ricordare al fundraiser che una sponsorizzazione con controprestazione non è automaticamente un’erogazione liberale. Anche se la qualificazione fiscale dell’entrata riguarda il cliente, il professionista deve impostare contratti e materiali della campagna in modo coerente, evitando di presentare come donazione un rapporto commerciale.

Digital fundraising e attività secondarie

Se il fundraiser vende autonomamente advertising, gestione social, organizzazione eventi, grafica o consulenza manageriale, il commercialista deve verificare l’aggiunta di codici ATECO specifici. Un’attività accessoria dentro una campagna non richiede automaticamente un secondo codice; una linea di ricavo autonoma e continuativa sì.

Clienti esteri e organizzazioni internazionali

ONG, fondazioni e organizzazioni straniere possono affidare incarichi a fundraiser italiani. Il commercialista deve gestire correttamente fatture UE ed extra-UE, territorialità IVA, incassi in valuta e acquisti di SaaS o servizi digitali esteri. Il regime forfettario non elimina gli adempimenti transfrontalieri.

Esempio di pianificazione con 50.000 euro

Con 50.000 euro di compensi il reddito lordo al 67% è 33.500 euro. Con Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 8.733,45 euro. I contributi obbligatori effettivamente deducibili riducono la base fiscale; nella simulazione al 15% l’imposta indicativa è circa 3.714,98 euro.

Quando confrontare il forfettario con il regime ordinario

Il confronto diventa importante quando il fundraiser anticipa advertising, utilizza collaboratori, organizza eventi o sostiene costi superiori al 33% dei compensi. Una simulazione annuale consente di verificare se il regime resta conveniente prima dell’anno successivo.

Controlli da fare durante l’anno

  • compensi effettivamente incassati;
  • separazione tra fee e donazioni dell’ente;
  • coerenza tra servizi e ATECO 82.99.99;
  • Gestione Separata o eventuale natura d’impresa;
  • success fee maturate e incassate;
  • costi reali rispetto al 33% presunto;
  • clienti e software esteri;
  • eventuali attività secondarie autonome.

Guide collegate

Consulta il regime forfettario fundraiser, l’apertura della Partita IVA, il codice ATECO e il calcolo di tasse e contributi.

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