Il regime forfettario per fundraiser nel 2026 può essere applicato a chi organizza attività di raccolta fondi per conto di enti, associazioni, fondazioni, organizzazioni non profit o imprese, quando ricorrono i requisiti del regime. ATECO 2025 offre un riferimento specifico: 82.99.99 – Tutti gli altri servizi vari di supporto alle imprese n.c.a., che nelle note ISTAT include espressamente l’organizzazione di raccolta fondi su base remunerativa o contrattuale per conto terzi. Il coefficiente di redditività è del 67%.
ATECO 82.99.99: il riferimento per il fundraiser
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 collocano nel 82.99.99 l’organizzazione di raccolta fondi svolta per conto terzi. È il caso del professionista che progetta campagne, individua donatori, coordina strumenti e canali di raccolta, prepara materiali, segue relazioni con sostenitori e supporta l’ente committente nella strategia di fundraising. Il codice non va confuso con attività finanziarie o con crowdfunding basato su investimenti, che appartengono a discipline diverse.
Fundraiser e raccolta fondi dell’ente: due soggetti distinti
Il fundraiser presta un servizio professionale e fattura il proprio compenso. Le donazioni raccolte appartengono invece all’ente beneficiario e non devono essere confuse con il fatturato del professionista. Contratti, flussi di pagamento e rendicontazione dovrebbero mantenere questa distinzione in modo chiaro, soprattutto quando il fundraiser utilizza piattaforme, CRM o strumenti di pagamento collegati alla campagna.
Enti del Terzo settore e principi della raccolta fondi
Quando il committente è un ente del Terzo settore, le Linee guida del Ministero del Lavoro sulla raccolta fondi degli ETS, adottate ai sensi dell’articolo 7 del Codice del Terzo settore, richiamano i principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con sostenitori e pubblico. Il fundraiser deve quindi costruire campagne coerenti con il mandato dell’ente, senza confondere il proprio ruolo professionale con quello del soggetto che riceve le erogazioni.
Donazioni, sponsorizzazioni e corrispettivi non sono la stessa cosa
Una donazione senza controprestazione è diversa da una sponsorizzazione o da un accordo commerciale. Se una società versa denaro in cambio di visibilità, servizi o altre prestazioni, il rapporto non va trattato automaticamente come erogazione liberale. Il fundraiser può supportare la campagna, ma deve aiutare il committente a distinguere correttamente le diverse entrate e a predisporre documentazione coerente.
Corporate fundraising e partnership con imprese
Il fundraiser può sviluppare relazioni con aziende, fondazioni d’impresa e partner istituzionali. In questi casi è utile distinguere erogazioni liberali, sponsorizzazioni, cause related marketing e accordi con controprestazioni. La distinzione incide soprattutto sul trattamento dell’entrata in capo all’ente, ma anche il contratto del fundraiser dovrebbe descrivere in modo chiaro il servizio reso e il criterio con cui viene calcolato il compenso.
Coefficiente di redditività del 67%
Nel regime forfettario il 82.99.99 utilizza un coefficiente di redditività del 67%. Con 40.000 euro di compensi, il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Il restante 33% rappresenta costi presunti: CRM, software di email marketing, piattaforme, grafica, trasferte, eventi, consulenze e formazione non vengono dedotti analiticamente.
Gestione Separata o Gestione Commercianti?
La previdenza dipende da come l’attività viene svolta. Un fundraiser che presta personalmente consulenza e organizzazione di campagne come lavoratore autonomo può dover verificare la Gestione Separata INPS. Un’attività organizzata come impresa di servizi, iscritta al Registro Imprese e dotata di struttura commerciale, può invece richiedere la Gestione Commercianti. Il codice ATECO, da solo, non risolve il tema previdenziale.
Aliquote Gestione Separata 2026
Nell’ipotesi professionale, la Circolare INPS n. 8/2026 prevede il 26,07% per chi non è assicurato presso altra forma obbligatoria e il 24% per pensionati o soggetti già assicurati altrove. Se la posizione reale è invece commerciale, il calcolo contributivo segue regole differenti e non vanno riutilizzati automaticamente gli esempi della Gestione Separata.
Compenso fisso, fee di progetto e success fee
Il fundraiser può essere remunerato con compenso fisso, fee di progetto, retainer mensile o componente variabile legata ai risultati. Una success fee non trasforma automaticamente il servizio in intermediazione finanziaria, ma il contratto dovrebbe specificare base di calcolo, periodo di riferimento, donazioni escluse, eventuali rinnovi e momento di maturazione del compenso. È importante evitare formule che rendano poco trasparente il costo della raccolta per l’ente.
Digital fundraising e piattaforme online
Campagne email, landing page, social advertising, peer-to-peer fundraising e piattaforme di donazione sono strumenti comuni. Se il fundraiser vende anche advertising o sviluppo tecnico come servizi autonomi, può essere necessario verificare codici aggiuntivi. Se invece questi strumenti sono parte del progetto di raccolta fondi, restano normalmente funzionali al servizio principale.
Clienti esteri e campagne internazionali
Fondazioni, ONG e organizzazioni internazionali possono affidare incarichi a fundraiser italiani. Fatture verso clienti UE ed extra-UE e acquisti di software esteri richiedono una gestione corretta della territorialità IVA e degli adempimenti collegati. Il regime forfettario non elimina queste regole.
Esempio con 40.000 euro di compensi
Con 40.000 euro di compensi e coefficiente 67%, il reddito lordo forfettario è 26.800 euro. Nell’ipotesi di Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sono circa 6.986,76 euro. I contributi obbligatori effettivamente deducibili riducono poi la base dell’imposta sostitutiva del 15% o, quando spettante, del 5%.
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