Commercialista procacciatore affari

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commercialista procacciatore affari

Tra i lavori autonomi, quella del procacciatore d’affari è un attività molto diffusa soprattutto tra i giovani.

Un buon commercialista procacciatore affari, deve informare il cliente su tutti gli aspetti fiscali che assumono una particolare rilevanza quando si deve iniziare questa attività ed aprire una partita Iva.

Dopo una breve introduzione, vediamo il codice ATECO adatto per aprire la partita Iva, la Cassa di Previdenza di riferimento e le tasse che si devono pagare.

Se hai domande, lascia un tuo commento alla fine dell’articolo.

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Commercialista procacciatore affari

Iniziamo gettando uno sguardo al profilo lavorativo.
Il procacciatore d’affari, non deve assolutamente essere scambiato per l’agente di commercio, nonostante ci sono molte cose in comune.

Un procacciatore d’affari ha il compito di far conoscere due parti affinché possano concludere un affare fra loro.
Spesso per l’imprenditore è vantaggioso assumere un procacciatore perché costa sensibilmente meno rispetto ad un agente.

I costi da sostenere sono minori e si corrisponde una provvigione in relazione al bene o servizio venduto.
A differenza dell’agente di commercio il procacciatore non è legato a nessun contratto di esclusiva e dunque può lavorare per più aziende.

Più avanti, dopo gli aspetti fiscali più importanti ritorniamo su questo concetto in modo più approfondito.

Aprire partita Iva come procacciatore

La domanda più frequente che ci sentiamo rivolgere è se sia necessario aprire una partita Iva per svolgere questa attività.
La risposta è molto semplice, dipende dalla continuità con cui viene svolta l’attività di procacciatore d’affari.

Nel caso l’attività non sia abituale, sarà sufficiente il proprio codice fiscale e non si dovrà aprire partita Iva, a patto che il fatturato non superi i 5.000 €.
Se invece l’attività è abituale e continuativa, allora l’iscrizione al Registro delle Imprese e l’apertura della partita Iva diventano obbligatorie.

Vediamo come procedere in modo semplice. Compila ed inoltra il modello AA9-12 con una delle seguenti modalità:

  • telematicamente, attraverso gli strumenti di un consulente fiscale come regimeminimi.com;
  • cartacea, direttamente alla sede territoriale dell’Agenzia delle Entrate;
  • tramite raccomandata A/R

All’interno del modello AA9-12, indica oltre ai tuoi dati personali, alcuni dati specifici come la scelta della sede della propria attività, il codice Ateco corretto ed il regime fiscale adottato.

Il codice ATECO più adatto è il 46.19.02 che corrisponde a Procacciatori d’affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno.

Ma l’aspetto fondamentale che un commercialista procacciatore affari, deve farti presente è che esiste un regime agevolato che ti offre una serie di vantaggi molto importanti.
Vediamo di cosa stiamo parlando nella sezione successiva.

Regime forfettario e procacciatore d’affari

Oggi grazie all’introduzione del regime forfettario, introdotto con la Legge n. 190/2014 che normalmente chiamiamo la finanziaria 2015, tutto questo è possibile.
Con il regime forfettario, se possiedi i requisiti per adottarlo, pagherai solo il 15% di imposta sostitutiva sul reddito imponibile.

Attenzione, il reddito imponibile non è il ricavo totale ossia il tuo fatturato.
Il reddito imponibile, viene calcolato grazie ad un coefficiente di redditività in maniera forfettaria.

Una tabella ministeriale, stabilisce a seconda dell’attività, il limite dei ricavi / compensi ed il relativo coefficiente di redditività, con cui calcolare il tuo reddito imponibile.
Su questo verrà applicata l’aliquota dell’imposta sostitutiva per calcolare le tasse da pagare.

L’aliquota prevista per il regime forfettario è del 15%.
S possiedi determinati requisiti, diventa addirittura del 5% per i primi cinque anni di attività.

Nel caso in cui si voglia adottare il regime forfettario, è necessario valutare alcuni requisiti da rispettare.
Per maggiori informazioni puoi leggere:
Limiti volume affari regime forfettario
Guida completa al regime forfettario.

Ti ricordiamo che il forfettario è un regime naturale, questo significa che viene adottato automaticamente da tutti coloro che rispettano i requisiti richiesti.

Per il procacciatore d’affari, il limite di fatturato è pari a 65.000 €.

Il coefficiente di redditività e del 62%.

La previdenza del procacciatore d’affari

Il procacciatore d’affari è soggetto, ai fini previdenziali, alla Gestione INPS commercianti mentre, ribadiamo, non è soggetto ad ENASARCO.
Per determinare i contributi da versare è necessario considerare la soglia di 15.548 €.

Tutti coloro che hanno un reddito uguale o inferiore i versamenti minimi sono pari a 3.682,99 €, che mensilmente corrispondono a 306,92 €.
Chi percepisce un reddito superiore a 15.548 € deve versare anche il 23,64% calcolato sulla parte eccedente.
Per l’anno in corso, il massimale riferito al reddito entro il quale sono dovuti i contributi IVS è di 76.872 €.

Differenza tra procacciatore d’affari e agente di commercio

Abbiamo visto gli aspetti più importanti che un commercialista procacciatore affari, deve far presente al cliente.
Il procacciamento d’affari ed il contratto di agenzia sono due contratti distinti che però, allo stesso tempo, presentano diverse affinità.

Il contratto di agenzia ha maggiori tutele a favore dell’agente e maggiori oneri per l’imprenditore.
L’affinità principale consiste nel fatto che al contratto di procacciamento di affari si applicano le stesse disposizioni relative al contratto di agenzia.
Mentre la differenza verte soprattutto sul rapporto meno stringente che il procacciatore ha nei confronti del preponente rispetto al rappresentante.

Con il contratto di agenzia, l’agente si obbliga a promuovere la conclusione di contratti in una determinata sfera territoriale per conto dell’altra parte (art. 1742 c.c.).
Invece nel procacciamento d’affari, il procacciatore non assume alcuna obbligazione rispetto allo svolgimento dell’attività, visto che ha soltanto la facoltà di segnalare opportunità commerciali al preponente.

La disuguaglianza riguarda, in altre parole, il fatto che il rapporto di procacciamento risulta priva di vincoli di stabilità rispetto al committente.
Il vincolo di stabilità è da relazionare con l’occasionalità e l’episodicità.
In tal senso si sono espressi i giudici di legittimità in più occasioni, come ad esempio la Cass. Civ. Sez. Lav. 13629/2005, Cass. Civ. Sez. Lav., 9686/2009; Cass. Civ. Sez. Lav.,12776/2012.

Al procacciatore non applica la disciplina di cui agli art. 1750 e 1751 c.c., per cui a lui non applicano l’istituto di indennità di preavviso e di fine rapporto.
Le conseguenze in tema previdenziale tra procacciatore d’affari e agente di commercio sono notevoli.
Il procacciatore di affari non è tenuto a corrispondere all’ENASARCO.

Un saluto – Team regimeminimi.com

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10 Comments

  1. Avatar ANDREA CASAGRANDE 23 Gennaio 2019
    • Sysadmin Staff 24 Gennaio 2019
  2. Avatar Emiliano Forte 24 Gennaio 2019
    • Sysadmin Staff 24 Gennaio 2019
      • Avatar Emiliano Forte 24 Gennaio 2019
        • Sysadmin Staff 24 Gennaio 2019
          • Avatar Emiliano Forte 29 Gennaio 2019
            • Sysadmin Staff 29 Gennaio 2019
  3. Avatar Chiara Tammaro 1 Febbraio 2019
    • Sysadmin Staff 4 Febbraio 2019

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