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Quanto costa il regime forfettario: tasse, INPS e spese reali

Aggiornato il 11 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Quanto costa il regime forfettario: tasse, INPS e spese reali

Il costo del regime forfettario non è una percentuale unica sul fatturato. Per sapere quanto paghi davvero devi sommare imposta sostitutiva, contributi previdenziali e costi amministrativi legati al tipo di attività. Un libero professionista, un artigiano e un commerciante possono avere lo stesso fatturato ma costi molto diversi.

Nel 2026 l’imposta sostitutiva resta al 15%, oppure al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando ricorrono i requisiti per la nuova attività. I contributi cambiano invece in base alla previdenza: Gestione Separata, Artigiani e Commercianti o Cassa professionale.

Le tre voci che determinano il costo del forfettario

  1. imposta sostitutiva del 15% o del 5%;
  2. contributi previdenziali INPS o Cassa;
  3. costi di gestione come commercialista, software, Camera di Commercio, PEC, firma digitale o INAIL quando richiesti.

È utile separare queste voci perché non tutte dipendono dal regime fiscale. Ad esempio il diritto camerale dipende dall’iscrizione al Registro Imprese, mentre l’imposta sostitutiva dipende dal reddito forfettario.

Come si calcola l’imposta nel regime forfettario

Il punto di partenza sono i ricavi o compensi incassati. A questi si applica il coefficiente di redditività collegato al codice ATECO. Il risultato è il reddito forfettario lordo. Da questo si deducono i contributi previdenziali versati e si ottiene la base su cui applicare l’imposta sostitutiva.

Imponibile fiscale = ricavi × coefficiente di redditività − contributi previdenziali deducibili

Sull’imponibile si applica il 15%, oppure il 5% se l’attività può beneficiare dell’aliquota start-up. Per i dettagli puoi usare la guida su reddito imponibile Partita IVA.

Quanto costa il forfettario per un professionista senza Cassa

Il libero professionista senza Cassa obbligatoria è normalmente iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 l’aliquota complessiva ordinaria per il professionista privo di altra copertura è del 26,07% sul reddito previdenziale; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra gestione obbligatoria è normalmente del 24%.

La Gestione Separata non prevede contributi minimi fissi annuali. Questo significa che con reddito basso anche i contributi diminuiscono. Per contro, se i versamenti restano sotto la soglia utile per l’anno pieno, l’accredito pensionistico può essere inferiore a dodici mesi.

Esempio professionista: 30.000 euro di compensi

Consideriamo un professionista con coefficiente del 78%, Gestione Separata al 26,07% e imposta sostitutiva al 15%.

  • compensi: 30.000 euro;
  • reddito forfettario: 23.400 euro;
  • contributi INPS stimati: circa 6.100,38 euro;
  • imponibile dopo contributi: circa 17.299,62 euro;
  • imposta sostitutiva al 15%: circa 2.594,94 euro;
  • tasse + contributi: circa 8.695,32 euro.

Con aliquota del 5%, se spettante, l’imposta scenderebbe a circa 864,98 euro e il totale contributi + imposta a circa 6.965,36 euro. Il calcolo non comprende commercialista, software o altri costi dell’attività.

Quanto costa il forfettario per un artigiano

Un artigiano iscritto alla relativa gestione INPS paga contributi sul minimale anche con reddito basso. Nel 2026 il contributo minimo annuo è di circa 4.521,36 euro. Sul reddito che supera il minimale si applicano poi le aliquote contributive previste per la gestione.

Se aderisce al regime contributivo agevolato previsto per i forfettari può ottenere una riduzione del 35% dei contributi, ma la riduzione può incidere sull’anzianità pensionistica accreditata. Non va quindi valutata come semplice sconto senza conseguenze previdenziali.

Quanto costa il forfettario per un commerciante

Per il commerciante la logica è simile, ma l’aliquota è leggermente più alta per la contribuzione aggiuntiva destinata all’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale. Nel 2026 il contributo minimo annuo è di circa 4.611,64 euro.

A questi costi vanno normalmente aggiunti diritto camerale, PEC e gli altri oneri connessi alla ditta individuale. Se l’attività richiede SCIA, autorizzazioni o INAIL, il costo di gestione aumenta ulteriormente.

Professionista con Cassa previdenziale

Avvocati, ingegneri, psicologi, medici, commercialisti e altri professionisti ordinistici possono avere una Cassa autonoma. In questi casi il costo previdenziale non si calcola con le aliquote della Gestione Separata: valgono contributi soggettivi, integrativi, minimi e agevolazioni previsti dal regolamento della Cassa.

Per sapere il costo reale del forfettario è quindi necessario aggiungere al calcolo fiscale la contribuzione specifica dell’ente previdenziale di categoria.

Commercialista e software: quanto incidono

Il forfettario ha una contabilità più semplice rispetto all’ordinario, ma non significa che il costo di gestione sia nullo. Possono esserci compensi per dichiarazione dei redditi, F24, gestione previdenziale, comunicazioni, consulenza e fatturazione elettronica.

Il costo dipende dal servizio scelto e dalla complessità dell’attività. Per una ditta con operazioni estere, dipendenti o più attività, la gestione può essere più impegnativa di quella di un professionista con pochi clienti italiani.

Nel forfettario quali spese si possono scaricare?

Nel regime forfettario i costi dell’attività non vengono normalmente dedotti uno per uno dal reddito. La legge presume una quota di costi attraverso il coefficiente di redditività. I contributi previdenziali obbligatori versati restano invece deducibili secondo le regole previste.

Questo è uno dei motivi per cui un’attività con spese reali molto elevate può trovare più conveniente il regime ordinario. La guida su spese deducibili nel forfettario approfondisce le eccezioni e le detrazioni personali.

Quanto bisogna accantonare ogni mese

Il modo più prudente per gestire il forfettario è separare una quota degli incassi destinata a imposte e contributi. La percentuale cambia molto tra professionisti, artigiani e commercianti, quindi non esiste un “30% per tutti”.

Per costruire una riserva mensile puoi partire dal costo mensile della Partita IVA e verificare le scadenze nel calendario fiscale del forfettario.

Il 5% rende il forfettario sempre conveniente?

L’aliquota del 5% riduce molto l’imposta sostitutiva, ma non riduce automaticamente i contributi previdenziali. In molti casi, soprattutto per chi versa alla Gestione Separata, i contributi restano la voce più importante del costo totale.

È quindi sbagliato dire che una Partita IVA “costa il 5%”: il 5% riguarda solo l’imposta sostitutiva e solo se ricorrono i requisiti di legge.

Quando il regime ordinario può costare meno

Il regime ordinario può diventare più conveniente quando l’attività sostiene costi elevati e deducibili, ha molta IVA sugli acquisti da recuperare oppure beneficia di detrazioni IRPEF che nel forfettario non trovano capienza nell’imposta sostitutiva.

Per questo la scelta va fatta confrontando scenari reali. La pagina su forfettario o ordinario analizza le differenze senza assumere che il regime agevolato sia sempre migliore.

Fonti ufficiali

Le regole fiscali del regime forfettario derivano dalla legge 190/2014, articolo 1, commi 54 e seguenti. Per la previdenza 2026 i riferimenti sono la Gestione Separata INPS 2026 e la circolare INPS n. 14/2026 per Artigiani e Commercianti.

Domande frequenti

Quanto costa all’anno il regime forfettario?

Dipende da reddito, coefficiente ATECO, previdenza e costi di gestione. Non esiste un importo fisso uguale per tutti.

Il forfettario costa solo il 15%?

No. Il 15% è l’imposta sostitutiva sull’imponibile fiscale; vanno aggiunti contributi previdenziali e costi dell’attività.

Con il 5% pago meno INPS?

No. L’aliquota del 5% riguarda l’imposta sostitutiva e non riduce di per sé l’aliquota previdenziale.

Chi paga meno contributi nel forfettario?

Dipende dalla gestione obbligatoria. La Gestione Separata non ha contributi fissi, mentre Artigiani e Commercianti hanno un minimale annuale con possibile riduzione del 35%.

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