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Differenza tra fatturato, reddito e incassato con Partita IVA

Aggiornato il 10 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Differenza tra fatturato, reddito e incassato con Partita IVA

Fatturato, incassato e reddito non sono la stessa cosa. Con una Partita IVA puoi aver emesso 40.000 euro di fatture, averne incassati 30.000 e avere un reddito fiscale ancora diverso. Capire quale numero stai guardando è essenziale per non sbagliare tasse, soglie del regime forfettario, dichiarazione e valutazione del guadagno reale.

La differenza dipende anche dal regime fiscale e dal tipo di attività. Per un professionista prevale normalmente il principio di cassa: conta ciò che viene percepito nel periodo d’imposta. Nel forfettario agli incassi si applica poi il coefficiente di redditività. Per un’impresa in contabilità ordinaria, invece, il reddito segue principalmente il criterio di competenza.

Fatturato, incassato e reddito: risposta rapida

ValoreChe cosa misuraQuando conta
FatturatoIn pratica, il valore delle fatture emesse nel periodo, normalmente considerato senza IVAServe per leggere l’attività e si collega agli adempimenti IVA, ma non coincide automaticamente col reddito
IncassatoQuanto hai effettivamente ricevuto dai clientiÈ decisivo nei regimi basati sul principio di cassa e nel forfettario
RedditoRisultato fiscale determinato secondo le regole del regimeServe per calcolare imposte e, in molti casi, contributi
Netto disponibileQuanto resta dopo imposte, contributi e costi realiServe per capire il guadagno economico, non la sola base fiscale

Se cerchi il dato da indicare in dichiarazione o da usare come base fiscale, consulta anche la guida sul reddito imponibile della Partita IVA. Se vuoi invece ricostruire il reddito prodotto nell’intero anno, trovi la guida sul reddito annuo della Partita IVA.

Che cosa si intende per fatturato

“Fatturato” è un termine molto usato nel linguaggio comune, ma non va trattato come sinonimo automatico di reddito o di volume d’affari IVA. In pratica viene spesso usato per indicare il totale degli importi documentati con fattura in un determinato periodo, senza considerare l’IVA come ricavo proprio del contribuente.

Il volume d’affari è invece una nozione tecnica IVA e segue la disciplina specifica delle operazioni registrate o soggette a registrazione. La normativa IVA è stata riordinata dal Testo unico IVA approvato con D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10. La distinzione concettuale resta fondamentale: un dato IVA non è automaticamente il reddito su cui paghi le imposte dirette.

Che cosa significa incassato

L’incassato è il denaro che hai effettivamente ricevuto dal cliente. Se emetti una fattura da 5.000 euro a dicembre ma il cliente ti paga a gennaio, a fine dicembre il fatturato può già includere quella fattura mentre l’incassato no.

Per i professionisti il TUIR, articolo 54, determina il reddito di lavoro autonomo considerando in linea generale le somme e i valori percepiti nel periodo d’imposta e le spese sostenute secondo le regole applicabili. È il principio di cassa.

La data rilevante non è quindi sempre quella riportata in fattura. Bonifico, carta, POS, assegno e compensazione possono richiedere di individuare correttamente il momento in cui il pagamento si considera percepito. A cavallo d’anno questo può spostare il reddito da un periodo d’imposta all’altro.

Che cosa si intende per reddito con Partita IVA

Il reddito è il risultato fiscale dell’attività, determinato secondo il regime applicato. Non si ottiene sempre con la stessa formula. Nel regime ordinario di un professionista si considerano compensi e costi fiscalmente rilevanti; nel forfettario si applica invece il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti.

Per questo due soggetti con lo stesso fatturato possono avere redditi completamente diversi. Cambiano incassi effettivi, costi, coefficiente ATECO, contributi previdenziali e criteri temporali del regime.

Esempio: 40.000 euro fatturati ma solo 30.000 incassati

Immaginiamo un professionista che nell’anno emetta fatture per complessivi 40.000 euro ma al 31 dicembre abbia ricevuto pagamenti soltanto per 30.000 euro. I restanti 10.000 euro vengono incassati nell’anno successivo.

DatoImporto nell’anno
Fatture emesse40.000 €
Incassi ricevuti30.000 €
Crediti ancora da incassare10.000 €

Per un professionista che applica il principio di cassa, quei 10.000 euro non entrano normalmente nello stesso reddito annuale soltanto perché la fattura è già stata emessa. Entreranno quando il compenso verrà percepito, salvo regole specifiche applicabili al caso concreto.

Su RM esiste anche una guida specifica sul caso pratico della fattura emessa ma non incassata nel regime forfettario.

Nel regime forfettario conta l’incassato, poi si applica il coefficiente

La Legge 190/2014 stabilisce che il reddito imponibile del forfettario si determina applicando ai ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività collegato all’attività esercitata.

Riprendiamo l’esempio precedente: 40.000 euro di fatture emesse, ma 30.000 euro effettivamente incassati. Se il contribuente è un professionista con coefficiente di redditività del 78%, il reddito forfettario lordo dell’anno è:

30.000 × 78% = 23.400 euro.

I 40.000 euro fatturati non diventano quindi automaticamente il reddito fiscale e neppure la base dell’imposta sostitutiva. Dopo la determinazione del reddito forfettario vanno considerate le deduzioni previste, in particolare i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili.

Per il calcolo completo puoi usare il nostro calcolatore del regime forfettario.

Fatturato e soglie del regime forfettario: attenzione al numero giusto

Nel linguaggio comune si sente spesso dire “limite di fatturato del forfettario”. Tecnicamente, però, per verificare le soglie del regime bisogna guardare ai ricavi conseguiti o compensi percepiti secondo le regole del regime, non limitarsi alla somma meccanica delle fatture emesse.

Nel quadro vigente, la soglia ordinaria è 85.000 euro e il superamento di 100.000 euro comporta conseguenze immediate previste dalla disciplina del regime. Per i casi specifici puoi leggere cosa succede superando 85.000 euro e cosa succede oltre 100.000 euro.

Professionista ordinario: fatturato, incassi e reddito possono essere tre numeri diversi

Supponiamo che il professionista dell’esempio abbia fatturato 40.000 euro, incassato 30.000 euro e sostenuto nell’anno 8.000 euro di costi deducibili pagati. In una simulazione molto semplificata del reddito professionale, prima di ulteriori regole fiscali e previdenziali, avremo:

PassaggioImporto
Fatturato dell’anno40.000 €
Compensi percepiti30.000 €
Costi pagati deducibili nell’esempio8.000 €
Reddito professionale semplificato22.000 €

Il fatturato è quindi 40.000 euro, l’incassato 30.000 euro e il reddito dell’attività, nell’esempio, 22.000 euro. Nessuno di questi tre valori coincide automaticamente con il netto che rimarrà sul conto dopo IRPEF, contributi, addizionali e costi non deducibili.

Impresa in contabilità ordinaria: l’incasso non decide da solo il reddito

Per un’impresa in contabilità ordinaria il ragionamento cambia. In generale il reddito d’impresa segue il principio di competenza: ricavi e costi rilevano nel periodo in cui maturano secondo le regole fiscali, anche se l’incasso o il pagamento avvengono in un momento diverso.

Questo significa che una vendita di competenza dell’anno può contribuire al reddito anche se il cliente non ha ancora pagato. Per questo non bisogna applicare automaticamente la logica del professionista a commercianti, artigiani o imprese con regimi contabili diversi.

Fattura di dicembre pagata a gennaio: quale anno conta?

È il caso che rende immediata la differenza. Un professionista emette una fattura da 3.000 euro il 20 dicembre e riceve il bonifico il 5 gennaio dell’anno successivo.

  • Fatturato: la fattura è stata emessa a dicembre.
  • Incassato: il pagamento arriva a gennaio.
  • Reddito del professionista per cassa: il compenso rileva normalmente nell’anno dell’incasso.
  • Impresa per competenza: il risultato può essere diverso e dipendere dal periodo di competenza del ricavo.

È quindi possibile che la stessa operazione appartenga a un anno dal punto di vista della fatturazione e a quello successivo dal punto di vista del reddito del professionista.

Acconti, proforma e note di credito: come cambiano i tre valori

Un acconto incassato può avere rilevanza fiscale nel momento in cui viene percepito e, quando viene fatturato, entra anche nella documentazione dell’operazione. Una proforma non è invece una fattura fiscale: serve come documento preliminare e non va confusa con una fattura emessa.

Le note di credito rettificano in tutto o in parte una fattura già emessa. Anche qui bisogna distinguere l’effetto sulla documentazione IVA dall’effetto sul reddito e sull’incasso effettivo. Se il cliente non aveva ancora pagato, una nota di credito può semplicemente ridurre la somma che verrà incassata; se aveva già pagato, può essere necessario anche un rimborso.

Quale numero devi guardare?

DomandaDato principale da controllare
Quanto ho fatturato?Fatture e documenti emessi nel periodo
Quanto mi hanno realmente pagato?Incassi
Su quale risultato calcolo le imposte?Reddito determinato secondo il regime
Quanto mi resta davvero?Netto dopo imposte, contributi e costi reali
Sto superando la soglia del forfettario?Ricavi/compensi rilevanti secondo le regole del regime

Se l’obiettivo è capire quanto resta effettivamente disponibile, il passaggio successivo è il calcolo del netto della Partita IVA.

Errori frequenti quando si confondono fatturato, reddito e incassato

  • Usare il fatturato come se fosse automaticamente reddito imponibile.
  • Considerare una fattura emessa ma non pagata come denaro già incassato.
  • Applicare il principio di cassa a qualsiasi impresa.
  • Usare il totale del bonifico senza distinguere IVA, ritenute o altre voci.
  • Confondere ricavi o compensi del forfettario con reddito dopo coefficiente.
  • Usare i costi reali per abbattere analiticamente il reddito del forfettario.
  • Controllare le soglie del regime solo sommando le fatture emesse.
  • Confondere reddito fiscale e utile economico realmente disponibile.

Domande frequenti

Fatturato e incassato sono la stessa cosa?

No. Puoi emettere una fattura oggi e ricevere il pagamento settimane o mesi dopo. Nel frattempo quella somma può essere fatturata ma non ancora incassata.

Il reddito è uguale all’incassato?

No. L’incassato è il punto di partenza in molti regimi, ma il reddito si determina applicando le regole fiscali: costi deducibili in ordinario oppure coefficiente di redditività nel forfettario.

Nel forfettario conta il fatturato o l’incassato?

Per la determinazione del reddito e per le soglie del regime contano ricavi conseguiti o compensi percepiti secondo le regole applicabili. Per un professionista forfettario è quindi centrale il principio di cassa.

Una fattura non pagata entra nel reddito del professionista?

In linea generale, per il professionista che applica il principio di cassa il compenso rileva quando viene percepito, non soltanto perché la fattura è stata emessa.

Il fatturato comprende l’IVA?

Nel linguaggio gestionale il fatturato viene normalmente letto al netto dell’IVA, perché l’imposta addebitata al cliente non costituisce un ricavo proprio. Il volume d’affari IVA è comunque una nozione tecnica distinta che va determinata secondo la disciplina IVA.

Qual è la differenza tra reddito e netto disponibile?

Il reddito è una grandezza fiscale. Il netto disponibile è quanto resta economicamente dopo imposte, contributi e costi reali dell’attività.

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