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Fattura non pagata: sollecito, interessi, diffida e recupero del credito

Aggiornato il 10 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Fattura non pagata: sollecito, interessi, diffida e recupero del credito

Una fattura non pagata non è soltanto un problema fiscale: è soprattutto un credito da gestire e, se necessario, da recuperare. Per un professionista o un titolare di Partita IVA la sequenza corretta è normalmente questa: verificare la scadenza e la documentazione, inviare un sollecito chiaro, formalizzare la richiesta con strumenti tracciabili se il ritardo continua e valutare poi il recupero stragiudiziale o giudiziale in base all’importo, alle prove disponibili e alla solvibilità del cliente.

Nel regime forfettario va inoltre tenuto separato il piano fiscale. Una fattura emessa ma non ancora incassata, nei casi regolati dal principio di cassa, non produce lo stesso effetto di un compenso effettivamente ricevuto. Questo però non elimina il credito e non significa che convenga aspettare mesi senza intervenire.

In questa guida vediamo cosa fare dalla prima scadenza fino all’eventuale decreto ingiuntivo, come funzionano gli interessi di mora nelle transazioni commerciali, quali documenti conservare e quali cautele usare quando il cliente è un consumatore anziché un’impresa.

Fattura scaduta e credito insoluto: non sono la stessa cosa

Il giorno successivo alla scadenza una fattura può essere tecnicamente in ritardo, ma non ogni ritardo richiede subito un avvocato. Un pagamento può slittare per un errore amministrativo, per una fattura finita nel flusso sbagliato, per la mancata registrazione dell’IBAN oppure per una contestazione sulla prestazione.

Prima di parlare di credito difficilmente recuperabile conviene capire perché il cliente non sta pagando. La risposta cambia la strategia: un cliente che conferma il debito ma chiede dieci giorni ha un profilo diverso da chi contesta il lavoro, non risponde più o manifesta evidenti problemi di liquidità.

Se il tuo dubbio riguarda invece esclusivamente il limite del regime agevolato, abbiamo una guida separata su fattura non pagata e soglia di 85.000 euro nel forfettario. Qui il focus è il recupero effettivo del denaro.

Prima del sollecito controlla scadenza, importo e contestazioni

Un sollecito efficace parte da dati corretti. Prima di scrivere al cliente verifica almeno questi elementi:

  • numero e data della fattura;
  • importo residuo realmente dovuto, al netto di eventuali acconti o pagamenti parziali;
  • data di scadenza concordata nel contratto, preventivo, ordine o fattura;
  • coordinate e modalità di pagamento comunicate al cliente;
  • eventuali contestazioni già ricevute sulla prestazione o sulla fornitura;
  • corretta identità del debitore, soprattutto nei gruppi societari o quando ordine e fattura coinvolgono soggetti diversi.

Se esiste una contestazione concreta, ignorarla e limitarsi a ripetere “la fattura è scaduta” può peggiorare la posizione. Occorre prima ricostruire cosa era stato pattuito, cosa è stato consegnato e se il cliente ha accettato o utilizzato il lavoro.

Quali documenti servono per dimostrare il credito

La fattura è importante, ma nei rapporti contestati è prudente conservare l’intera storia del rapporto. Una buona pratica è creare per ogni cliente un fascicolo digitale con:

  • contratto o lettera d’incarico;
  • preventivo accettato e ordine del cliente;
  • email o PEC che confermano prezzo, attività e scadenze;
  • documenti di consegna, report, verbali, file o altre prove della prestazione;
  • fattura elettronica e relativa documentazione di trasmissione;
  • estratti conto o prove dei pagamenti parziali;
  • eventuali messaggi con cui il cliente riconosce il debito o promette il pagamento.

Il Tribunale di Milano ricorda che il decreto ingiuntivo richiede un credito esigibile e una prova scritta. La prassi ministeriale sulla fattura elettronica riconosce inoltre al duplicato informatico trasmesso tramite Sistema di Interscambio un ruolo importante nella procedura monitoria. Se però il debitore contesta il rapporto, contratto, corrispondenza e prova della prestazione diventano particolarmente rilevanti.

Per prevenire questi problemi è utile partire da condizioni chiare prima dell’incarico. Nella guida al contratto tra professionista e cliente trovi le clausole più utili su oggetto, revisioni, pagamento e sospensione del lavoro.

Come recuperare una fattura non pagata: la sequenza pratica

Non esiste una sequenza obbligatoria identica per ogni credito, ma per molti rapporti professionali è ragionevole aumentare gradualmente il livello di formalità.

1. Promemoria bonario subito dopo la scadenza

Un primo messaggio può essere breve e neutro: numero della fattura, importo, data di scadenza e richiesta di verificare il pagamento. È utile allegare nuovamente la fattura e indicare l’IBAN. Se il cliente segnala una data precisa di pagamento, chiedi che la conferma resti scritta.

2. Sollecito scritto con una nuova data

Se il promemoria non basta, il secondo sollecito dovrebbe essere più preciso. Indica l’importo ancora dovuto, la scadenza originaria, i precedenti contatti e un termine ragionevole entro cui attendi il saldo. Evita formule aggressive che non sei disposto a sostenere con azioni successive.

3. PEC, raccomandata o messa in mora

Quando il ritardo continua o l’importo è significativo, è opportuno passare a una comunicazione tracciabile. Una richiesta formale può essere inviata tramite PEC o raccomandata, indicando con precisione il credito, il titolo da cui deriva, il termine richiesto per il pagamento e le conseguenze del mancato adempimento.

Una vera messa in mora o una diffida con effetti giuridici specifici non dovrebbe essere trattata come un semplice modello da copiare: forma e contenuto devono essere coerenti con il rapporto concreto. Per importi rilevanti, contestazioni o situazioni vicine alla prescrizione è preferibile far verificare il testo da un professionista legale.

Interessi di mora nelle fatture B2B: quando scattano

Per le transazioni commerciali tra imprese o professionisti e per quelle con la Pubblica Amministrazione si applica, quando ricorrono i presupposti, il decreto legislativo 231/2002. La disciplina prevede interessi moratori che, in linea generale, decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento senza che sia necessario un sollecito preventivo, salvo i casi e le eccezioni previsti dalla legge.

Il meccanismo non va applicato automaticamente ai clienti consumatori: il decreto riguarda le transazioni commerciali nel proprio ambito soggettivo. Nei rapporti B2C vanno considerate le regole civilistiche e di tutela del consumatore.

Quanto sono gli interessi nel secondo semestre 2026?

Il MEF ha comunicato per il periodo 1° luglio-31 dicembre 2026 un tasso di riferimento del 2,40%. Aggiungendo gli otto punti percentuali previsti dalla disciplina, il tasso legale di mora nelle transazioni commerciali interessate è quindi 10,40%. Il dato è semestrale: per ritardi che attraversano periodi diversi bisogna applicare il tasso relativo a ciascun semestre. Il comunicato è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 163 del 16 luglio 2026.

I 40 euro per i costi di recupero

La stessa disciplina riconosce, nei casi in cui si applica, anche un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento dei costi di recupero, ferma restando la possibilità di chiedere ulteriori costi ragionevoli quando documentati e spettanti. Non è una “penale da aggiungere a ogni fattura” fuori dal campo del D.Lgs. 231/2002: prima va verificato che il rapporto rientri effettivamente nelle transazioni commerciali disciplinate dal decreto.

Piano di rientro: quando può essere meglio di una causa

Se il cliente riconosce il debito ma non riesce a pagare tutto subito, un piano di rientro può essere economicamente più conveniente di un contenzioso. L’accordo dovrebbe però essere scritto e sufficientemente preciso.

  • indica il debito residuo riconosciuto;
  • specifica numero, importo e data delle rate;
  • chiarisci come vengono trattati interessi e costi già maturati;
  • indica il metodo di pagamento;
  • prevedi cosa accade se una rata non viene rispettata;
  • evita accordi verbali quando la situazione è già diventata problematica.

Un riconoscimento scritto del debito può avere effetti giuridici importanti anche sulla prescrizione. Per questo il testo dell’accordo non dovrebbe essere improvvisato nei casi più delicati.

Posso sospendere il lavoro se il cliente non paga?

Se la collaborazione è ancora in corso, continuare a produrre lavoro mentre le fatture precedenti restano insolute aumenta il rischio economico. Una clausola contrattuale può prevedere, per esempio, che dopo un certo ritardo le attività vengano sospese e che le scadenze del progetto slittino di conseguenza.

Questo non significa che sia sempre corretto interrompere immediatamente qualsiasi servizio. La proporzionalità dell’intervento, la natura della prestazione e gli obblighi già assunti possono cambiare la valutazione. Nei servizi critici, nei rapporti con consumatori o quando la sospensione può produrre danni significativi è opportuno verificare la clausola prima di usarla.

La prevenzione parte anche dal preventivo: acconti e pagamenti per fasi riducono l’esposizione. Puoi approfondire nella guida su preventivo professionale, acconto e margine.

Decreto ingiuntivo: quando si può valutare

Se i tentativi stragiudiziali non funzionano, uno degli strumenti più utilizzati per crediti documentati è il decreto ingiuntivo. Il procedimento serve a chiedere al giudice un ordine di pagamento quando il credito presenta i requisiti previsti dal Codice di procedura civile e il creditore dispone di prova scritta idonea.

Prima di procedere conviene valutare non soltanto se “la fattura esiste”, ma se il credito è realmente determinato, esigibile e documentabile. Contratto, ordine, accettazione del preventivo, prova della consegna o del servizio, email e riconoscimenti del cliente possono diventare decisivi, soprattutto se il debitore propone opposizione.

La fattura elettronica è particolarmente utile perché il duplicato informatico transitato dal Sistema di Interscambio offre una documentazione strutturata dell’emissione. Ma l’eventuale opposizione apre un giudizio nel quale il creditore deve essere in grado di dimostrare il fondamento del proprio diritto, non soltanto l’esistenza del documento fiscale.

Prima di fare causa conviene verificare la solvibilità del debitore

Ottenere un titolo di pagamento e riuscire a incassare sono due cose diverse. Prima di sostenere costi legali può essere utile verificare se il debitore è ancora operativo, se ha avviato procedure di crisi o se esistono elementi che rendono il recupero realisticamente difficile.

Se nei confronti del debitore è stata aperta una procedura concorsuale o una liquidazione giudiziale, la strategia cambia: il recupero individuale può essere limitato e il credito può dover essere fatto valere nella procedura secondo le regole applicabili. In questi casi è meglio non continuare con solleciti standard e chiedere subito una verifica professionale.

Prescrizione della fattura: perché non conviene aspettare

Non esiste un termine unico da applicare alla cieca a ogni fattura. Per molti crediti contrattuali opera il termine ordinario previsto dal Codice civile, ma esistono prescrizioni più brevi e prescrizioni presuntive per determinate categorie, comprese alcune prestazioni professionali. Contano inoltre la natura del credito, la qualità delle parti, eventuali riconoscimenti del debito e gli atti che possono interrompere la prescrizione.

Una richiesta scritta formulata in modo idoneo può avere effetti interruttivi, ma non è prudente affidarsi a un messaggio informale inviato all’ultimo momento. Se il credito è vecchio o vicino a un possibile termine di prescrizione, la verifica legale dovrebbe precedere qualsiasi ulteriore attesa.

Fattura non pagata nel forfettario: cosa succede alle tasse

Nel regime forfettario il reddito è determinato applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi rilevanti secondo le regole del regime. Per i compensi soggetti al principio di cassa, il momento dell’incasso è quindi decisivo: emettere una fattura non significa automaticamente aver incassato quel compenso.

Se una fattura rimane insoluta a fine anno e viene recuperata l’anno successivo, occorre considerare il momento in cui il denaro viene effettivamente percepito secondo la disciplina applicabile. Questo può incidere anche sul controllo delle soglie annuali.

Per evitare di confondere fatturato, reddito e disponibilità sul conto puoi leggere differenza tra fatturato, reddito e incassato con Partita IVA.

Come ridurre il rischio di nuove fatture insolute

Il recupero del credito è importante, ma la gestione migliore resta quella che riduce l’esposizione prima che nasca il problema.

  • usa un contratto o un preventivo accettato con oggetto e scadenze chiare;
  • chiedi un acconto quando il progetto assorbe molto tempo o comporta costi iniziali;
  • per lavori lunghi preferisci pagamenti per fasi invece di un unico saldo finale;
  • invia promemoria prima della scadenza, non soltanto dopo;
  • non accumulare nuovi lavori quando esistono già più fatture scadute;
  • conserva sempre prova dell’accettazione e della consegna;
  • per incarichi importanti verifica l’affidabilità del cliente prima di concentrare su di lui una parte eccessiva del tuo fatturato.

Se l’acconto viene ricevuto prima dell’emissione della fattura, puoi verificare anche la guida dedicata a acconto prima della fattura nel forfettario.

Domande frequenti sulle fatture non pagate

Dopo quanti giorni posso sollecitare una fattura?

Puoi sollecitare il pagamento già dal momento in cui la scadenza concordata è trascorsa. Nei rapporti commerciali soggetti al D.Lgs. 231/2002 gli interessi moratori possono decorrere automaticamente secondo le regole del decreto, senza che il primo sollecito sia necessario per farli nascere.

Una PEC è obbligatoria per chiedere il pagamento?

Non per ogni semplice sollecito. La PEC è però molto utile quando vuoi dimostrare data e contenuto della comunicazione. Se devi produrre effetti giuridici specifici, interrompere una prescrizione o preparare un’azione legale, forma e contenuto della comunicazione vanno valutati con maggiore attenzione.

Posso chiedere interessi su una fattura non pagata?

Sì, ma il regime applicabile dipende dal rapporto. Nelle transazioni commerciali rientranti nel D.Lgs. 231/2002 opera la disciplina speciale sugli interessi moratori. Nei rapporti con consumatori non va applicata automaticamente la stessa regola.

La fattura elettronica basta per ottenere un decreto ingiuntivo?

Può costituire una prova scritta importante ai fini della procedura monitoria, ma non è prudente basare tutto sulla sola fattura. Se il cliente contesta il rapporto o la prestazione, il creditore deve poter documentare anche la fonte del credito e il lavoro effettivamente svolto.

Nel forfettario pago tasse su una fattura che non ho incassato?

Per i compensi regolati dal principio di cassa conta il momento dell’effettiva percezione. La fattura non incassata va comunque conservata e gestita, ma non va confuso il documento emesso con il compenso effettivamente ricevuto.

Conviene sempre fare causa per una fattura insoluta?

No. Vanno confrontati importo del credito, qualità delle prove, costi del recupero, probabilità di contestazione e solvibilità del debitore. Per alcuni crediti un piano di rientro scritto o un accordo stragiudiziale può essere più efficace; per altri è necessario procedere rapidamente in giudizio.

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