NASpI e Partita IVA possono essere compatibili, anche quando l’attività è in regime forfettario. La regola decisiva non è il limite di 85.000 euro del forfettario, ma il reddito annuo presunto derivante dall’attività autonoma e la corretta comunicazione all’INPS.
Nel 2026, per mantenere la NASpI mensile mentre svolgi lavoro autonomo, il reddito annuo previsto deve rientrare nel limite indicato dall’INPS per la conservazione della prestazione. La scheda ufficiale NASpI indica attualmente 5.500 euro. Se ricorrono le condizioni, l’indennità non viene necessariamente azzerata: viene ridotta in funzione del reddito previsto.
NASpI e Partita IVA possono coesistere?
Sì. L’articolo 10 del decreto legislativo 22/2015 consente di mantenere la NASpI in presenza di attività lavorativa autonoma, purché siano rispettati il limite reddituale e gli obblighi di comunicazione all’INPS.
La compatibilità riguarda sia una Partita IVA aperta dopo l’inizio della NASpI sia un’attività già esistente quando termina il rapporto di lavoro dipendente che dà diritto all’indennità. Cambiano però i termini da cui decorre l’obbligo di comunicazione.
Il limite di reddito non è il limite del forfettario
Una delle confusioni più frequenti è usare la soglia di accesso al regime forfettario per capire se la NASpI continua a spettare. Sono due regole diverse.
- 85.000 euro: soglia fiscale del regime forfettario;
- 5.500 euro: limite di reddito autonomo indicato dalla scheda INPS NASpI per la compatibilità della prestazione mensile ridotta.
Puoi quindi essere perfettamente dentro il forfettario ma superare il limite che consente di mantenere la NASpI mensile. Il fatto che l’attività resti fiscalmente forfettaria non garantisce da solo il diritto all’indennità.
Quale reddito bisogna comunicare all’INPS
L’INPS richiede il reddito annuo presunto che prevedi di ottenere dall’attività autonoma. Non va quindi comunicato automaticamente il fatturato lordo o il totale delle fatture emesse senza distinguere il reddito.
Nel regime forfettario fatturato, incassato e reddito fiscale sono concetti diversi. Per evitare errori puoi partire dalla guida su fatturato, reddito e incassato. Nella comunicazione NASpI è importante stimare in modo ragionevole il reddito dell’anno e aggiornarlo quando necessario.
Quanto viene ridotta la NASpI con Partita IVA
Quando l’attività autonoma è compatibile, la NASpI viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo compreso tra l’inizio dell’attività e la fine dell’indennità oppure, se precedente, la fine dell’anno.
Questo significa che la riduzione non consiste semplicemente nel sottrarre l’80% del reddito annuo da una singola mensilità. L’INPS distribuisce l’effetto sul periodo interessato e ricalcola poi la posizione sulla base dei dati reddituali effettivi.
Esempio di riduzione con reddito presunto
Supponiamo un reddito autonomo presunto di 3.000 euro per un’attività iniziata mentre restano ancora diversi mesi di NASpI. L’importo teorico da considerare per la riduzione è l’80% di 3.000 euro, cioè 2.400 euro, da rapportare al periodo rilevante secondo le regole INPS.
Non è quindi corretto calcolare il nuovo assegno mensile dividendo sempre 2.400 euro per dodici. Il periodo di attività e la durata residua della NASpI possono essere diversi dall’intero anno.
Quando comunicare la Partita IVA all’INPS
Se inizi l’attività autonoma durante la NASpI, devi comunicare all’INPS il reddito annuo previsto entro un mese dall’inizio dell’attività. Se la Partita IVA era già attiva quando hai presentato la domanda di disoccupazione, la comunicazione va resa entro un mese dalla domanda.
Il reddito va dichiarato anche quando prevedi che sia pari a zero. Per una Partita IVA già esistente è quindi rischioso assumere che l’assenza di fatturato elimini automaticamente l’obbligo di comunicazione.
Come si comunica il reddito: NASpI-Com
La comunicazione può essere resa nelle modalità previste dall’INPS, anche tramite il servizio NASpI-Com. Nel flusso telematico vanno indicati l’avvio o la presenza dell’attività e il reddito annuo presunto.
La dichiarazione reddituale deve essere aggiornata secondo le istruzioni INPS. La pagina ufficiale ricorda inoltre che il reddito previsto deve essere rinnovato ogni anno quando la NASpI prosegue su più anni solari.
Partita IVA già aperta prima della disoccupazione
Se avevi già una Partita IVA quando eri dipendente, non significa che la NASpI sia automaticamente esclusa. Devi però dichiarare l’attività e il reddito previsto quando presenti la domanda o entro il termine previsto.
Anche una Partita IVA formalmente attiva ma con reddito presunto zero va gestita correttamente nella domanda o nella comunicazione successiva. L’INPS può infatti rilevare l’esistenza della posizione fiscale e chiedere chiarimenti.
NASpI mensile e NASpI anticipata: differenza fondamentale
Con la NASpI mensile continui a ricevere l’indennità periodo per periodo, eventualmente ridotta per il reddito autonomo. Con la NASpI anticipata, invece, chiedi in un’unica soluzione l’importo residuo per avviare o sviluppare un’attività autonoma, impresa individuale o altra iniziativa ammessa.
RM ha un cluster specifico sulla NASpI anticipata e una guida dedicata alla NASpI anticipata per aprire Partita IVA. Questa pagina riguarda invece il mantenimento della prestazione mensile.
Cosa succede se il reddito effettivo cambia
Il reddito comunicato inizialmente è presunto. Se durante l’anno la situazione cambia in modo significativo è prudente aggiornare la comunicazione con gli strumenti INPS previsti, perché la riduzione viene comunque ricalcolata sulla base del reddito effettivo.
Sottostimare intenzionalmente il reddito può generare recuperi di somme successivi. L’obiettivo della comunicazione non è “restare sotto una soglia sulla carta”, ma fornire una previsione attendibile dell’attività autonoma.
Quando si rischia la decadenza dalla NASpI
Il rischio principale è omettere le comunicazioni richieste o non rispettare le condizioni reddituali previste. L’INPS può sospendere o far decadere la prestazione e recuperare somme non spettanti quando emergono redditi o attività incompatibili non correttamente dichiarati.
Per questo, prima di aprire o riattivare un’attività durante la NASpI, conviene verificare separatamente: reddito previsto, data di avvio, durata residua della prestazione e scelta tra cumulo mensile e anticipo.
Forfettario al 5% e NASpI: cambia qualcosa?
L’aliquota fiscale del 5% non modifica da sola le regole NASpI. Il 5% riguarda l’imposta sostitutiva del regime forfettario; l’INPS guarda invece il reddito annuo rilevante ai fini della compatibilità con la prestazione.
Lo stesso vale per l’aliquota del 15%: non determina automaticamente né la conservazione né la perdita della NASpI.
Checklist prima di aprire Partita IVA durante la NASpI
- verifica quanti mesi di NASpI ti restano;
- stima il reddito autonomo dell’anno;
- non confondere reddito e fatturato;
- controlla il limite reddituale INPS aggiornato;
- comunica attività e reddito entro i termini;
- valuta se mantenere la NASpI mensile ridotta o chiedere l’anticipo;
- aggiorna la previsione se il reddito cambia sensibilmente.
Fonti ufficiali
La fonte operativa principale è la scheda INPS NASpI: indennità mensile di disoccupazione, che indica il limite reddituale, la riduzione dell’80% e gli obblighi di comunicazione. Il riferimento normativo è il decreto legislativo 22/2015, in particolare l’articolo 10 sul lavoro autonomo durante la NASpI.
Domande frequenti
Posso prendere NASpI e avere Partita IVA?
Sì, se il reddito autonomo rientra nei limiti previsti e comunichi correttamente attività e reddito all’INPS.
Qual è il limite di reddito per NASpI e lavoro autonomo?
La scheda INPS aggiornata indica attualmente 5.500 euro annui per l’attività autonoma compatibile con NASpI ridotta.
Se sono forfettario posso fatturare fino a 85.000 euro e prendere NASpI?
No: 85.000 euro è la soglia fiscale del forfettario e non il limite di compatibilità NASpI.
Se prevedo reddito zero devo comunicarlo?
Sì, per una Partita IVA attiva l’INPS richiede la dichiarazione del reddito presunto anche se pari a zero.
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