Puoi avere contemporaneamente una Partita IVA e un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.). Le due attività sono compatibili in linea generale, ma vanno separati correttamente tre piani: rapporto contrattuale, accesso al regime forfettario e contribuzione INPS.
Nel 2026 i redditi da co.co.co. rientrano tra i redditi assimilati al lavoro dipendente e concorrono alla soglia di 35.000 euro prevista per l’accesso o la permanenza nel regime forfettario, salvo le eccezioni previste quando il rapporto è cessato. Per il quadro generale vedi secondo lavoro e Partita IVA.
Partita IVA e co.co.co.: compatibilità
Avere una collaborazione coordinata e continuativa non impedisce, di per sé, di svolgere anche un’attività autonoma abituale con Partita IVA. Le due attività devono però essere realmente distinte e compatibili con eventuali obblighi di esclusiva, non concorrenza, riservatezza e correttezza previsti dal contratto.
È importante anche evitare che la Partita IVA venga usata per fatturare attività che, nei fatti, riproducono lo stesso rapporto di collaborazione in modo artificioso.
Regime forfettario e soglia 35.000 euro
La Legge 190/2014 esclude dal regime forfettario chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati oltre la soglia prevista. Le co.co.co. rientrano tra i redditi assimilati disciplinati dall’articolo 50 del TUIR.
Per il 2026 la legge di bilancio ha esteso anche a quest’anno l’innalzamento della soglia da 30.000 a 35.000 euro. Perciò, ai fini del forfettario 2026, il compenso co.co.co. dell’anno precedente va considerato nella verifica. Per la regola completa consulta limite reddito dipendente nel regime forfettario 2026.
Se il rapporto co.co.co. è cessato
La stessa norma stabilisce che la verifica della soglia dei redditi da lavoro dipendente e assimilati è irrilevante quando il rapporto di lavoro è cessato secondo le condizioni previste. Il caso va valutato sul rapporto concreto e sul momento della cessazione.
Non bisogna quindi applicare automaticamente la soglia di 35.000 euro a un rapporto terminato senza verificare l’eccezione normativa.
Co.co.co. e limite di 85.000 euro
Il compenso della co.co.co. non si somma automaticamente agli incassi della Partita IVA per verificare il limite di 85.000 euro dei ricavi o compensi del regime forfettario. Quella soglia riguarda i ricavi e compensi dell’attività in regime forfettario.
Il reddito co.co.co. rileva invece per la distinta causa ostativa dei redditi da lavoro dipendente e assimilati, che nel 2026 ha soglia 35.000 euro.
Tassazione dei due redditi
Il compenso da co.co.co. segue la disciplina dei redditi assimilati al lavoro dipendente: il committente opera le ritenute previste e rilascia la Certificazione Unica. Il reddito della Partita IVA segue invece il regime fiscale scelto.
Se sei in regime forfettario, il reddito autonomo viene determinato applicando il coefficiente di redditività agli incassi e poi l’imposta sostitutiva del 5% o del 15%, quando spettante. Se sei in ordinario, il reddito autonomo confluisce nell’IRPEF secondo le regole applicabili.
Aliquota forfettaria al 5%
La presenza di una co.co.co. non impedisce automaticamente l’aliquota del 5%. Va però verificato che la nuova attività autonoma non costituisca una mera prosecuzione del lavoro svolto in precedenza come dipendente o collaboratore, secondo i requisiti previsti per l’agevolazione start-up.
Se attività, clienti, modalità operative e organizzazione sono sostanzialmente le stesse, serve una valutazione più prudente.
Contributi INPS: co.co.co. e attività professionale
Contributi sulla co.co.co.
La co.co.co. è normalmente soggetta alla Gestione Separata INPS. Per i collaboratori l’onere contributivo viene ripartito tra committente e collaboratore secondo le percentuali fissate dall’INPS: il committente versa l’intero contributo e trattiene al collaboratore la quota a suo carico.
L’INPS, con la circolare sulle aliquote 2026, distingue espressamente parasubordinati/committenti e liberi professionisti.
Contributi sulla Partita IVA
La contribuzione della Partita IVA dipende dall’attività. Un professionista senza Cassa può essere iscritto alla Gestione Separata; artigiani e commercianti seguono le rispettive gestioni; i professionisti ordinistici devono verificare la propria Cassa.
Se co.co.co. e attività professionale confluiscono entrambe nella Gestione Separata, i due flussi contributivi restano gestiti secondo le rispettive regole: il committente versa sul compenso della collaborazione, mentre il professionista versa autonomamente i contributi sul reddito professionale. Non va quindi applicata automaticamente la formula “pago una volta sola”.
Per la panoramica completa consulta contributi INPS con lavoro dipendente e Partita IVA.
Stesso committente, ex datore e rischio di sovrapposizione
Fatturare allo stesso soggetto che ti paga anche come collaboratore non è automaticamente vietato, ma aumenta il rischio di sovrapporre attività che dovrebbero essere gestite nello stesso rapporto. Occorre distinguere oggetto, autonomia, organizzazione e modalità di svolgimento delle prestazioni.
Per il regime forfettario bisogna inoltre verificare la causa ostativa relativa all’attività svolta prevalentemente verso datori di lavoro attuali o dei due precedenti periodi d’imposta quando la fattispecie concreta è riconducibile alla norma. Se il rapporto è assimilabile a quello con un datore o ex datore, consulta anche fatturare all’ex datore nel forfettario.
Contratto, esclusiva e non concorrenza
Prima di aprire la Partita IVA è utile rileggere il contratto co.co.co. per verificare eventuali clausole di esclusiva, divieti di concorrenza, obblighi di autorizzazione o riservatezza. Una compatibilità fiscale non rende automaticamente lecita una violazione contrattuale.
Le attività dovrebbero essere descritte e organizzate in modo coerente con la loro natura effettiva: usare una fattura per compensare prestazioni che appartengono in realtà alla collaborazione può creare problemi fiscali, previdenziali e lavoristici.
Esempio pratico ed errori da evitare
Nel 2025 percepisci 24.000 euro da co.co.co. e nel 2026 vuoi svolgere anche consulenza con Partita IVA. Il reddito assimilato resta sotto 35.000 euro, quindi questa specifica causa ostativa non ti esclude dal forfettario 2026. Dovrai comunque verificare tutti gli altri requisiti e la compatibilità con il contratto.
Se nel 2025 il reddito co.co.co. fosse 38.000 euro e il rapporto non fosse cessato secondo le condizioni rilevanti, il limite sarebbe invece superato.
- non considerare co.co.co. e Partita IVA incompatibili in assoluto;
- ricordare che la co.co.co. è reddito assimilato al lavoro dipendente;
- non usare ancora 30.000 euro come soglia 2026;
- non sommare la co.co.co. agli 85.000 euro come se fosse fatturato della Partita IVA;
- non presumere che un solo versamento INPS copra automaticamente entrambi i redditi;
- non fatturare allo stesso committente senza distinguere realmente le attività;
- controllare clausole di esclusiva o non concorrenza.
Domande frequenti
Posso avere co.co.co. e Partita IVA insieme?
Sì, in linea generale, se i rapporti sono realmente distinti e compatibili con gli obblighi contrattuali.
La co.co.co. conta per il limite del forfettario?
Sì, come reddito assimilato al lavoro dipendente rileva per la soglia specifica, pari a 35.000 euro nel 2026.
La co.co.co. si somma agli 85.000 euro?
Non come ricavo o compenso della Partita IVA; rileva invece per la separata causa ostativa sui redditi dipendenti e assimilati.
Pago due volte la Gestione Separata?
I redditi da collaborazione e quelli professionali seguono obblighi contributivi distinti anche quando confluiscono nella stessa Gestione Separata. Il calcolo va effettuato secondo le regole INPS applicabili ai due rapporti.
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