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Secondo lavoro e Partita IVA: regime forfettario, lavoro dipendente e INPS

Aggiornato il 11 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Secondo lavoro e Partita IVA: regime forfettario, lavoro dipendente e INPS

Regime forfettario e lavoro dipendente possono convivere. Un lavoratore dipendente può aprire una Partita IVA e svolgere un secondo lavoro autonomo, ma la possibilità di utilizzare il regime forfettario dipende da alcune verifiche precise: reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente, rapporti con il datore di lavoro, natura pubblica o privata dell’impiego e inquadramento previdenziale della nuova attività.

Nel 2026 il limite relativo ai redditi di lavoro dipendente e assimilati è pari a 35.000 euro. Superare questa soglia non vieta di aprire Partita IVA: in linea generale impedisce di applicare il regime forfettario, salvo le eccezioni previste dalla norma. Chi non può utilizzare il forfettario può comunque valutare l’apertura della Partita IVA in regime ordinario.

Per approfondire i singoli casi puoi consultare le guide su come aprire Partita IVA da lavoratore dipendente, part-time e Partita IVA, dipendente pubblico e Partita IVA, Partita IVA e co.co.co., contributi INPS con lavoro dipendente e Partita IVA, fatturazione verso datore o ex datore e limite di 35.000 euro nel forfettario 2026.

Si può avere un lavoro dipendente e una Partita IVA?

Sì. Nel settore privato non esiste un divieto fiscale generale che impedisca a un dipendente di svolgere anche un’attività autonoma con Partita IVA. Bisogna però separare due domande diverse: posso aprire Partita IVA? e posso usare il regime forfettario?

  • La possibilità di aprire Partita IVA riguarda la compatibilità del secondo lavoro con il rapporto di lavoro e con le regole professionali applicabili.
  • La possibilità di usare il forfettario dipende invece dai requisiti e dalle cause di esclusione previste dalla legge 190/2014.
  • La previdenza dipende dalla natura dell’attività autonoma: professionista, artigiano, commerciante o professionista con Cassa.

Per questo un dipendente può essere autorizzato ad aprire Partita IVA ma non avere i requisiti per il forfettario, oppure può avere i requisiti fiscali ma dover prima verificare un vincolo contrattuale con il datore di lavoro.

Limite di 35.000 euro: come funziona nel 2026

La causa di esclusione prevista dall’articolo 1, comma 57, lettera d-ter), della legge 190/2014 guarda ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente. Per gli anni 2025 e 2026 il limite è stato elevato da 30.000 a 35.000 euro. Il testo vigente è consultabile nella legge di bilancio aggiornata.

Non bisogna confondere questo valore con la RAL indicata nel contratto o con lo stipendio netto ricevuto sul conto. La verifica va effettuata sul reddito fiscalmente rilevante risultante dalla documentazione dell’anno precedente, normalmente a partire dalla Certificazione Unica e dagli altri redditi assimilati eventualmente percepiti.

Se guadagno più di 35.000 euro da dipendente posso aprire Partita IVA?

Sì. Il superamento dei 35.000 euro non è un divieto all’apertura della Partita IVA. Se il rapporto di lavoro è compatibile con il secondo lavoro, si può aprire la posizione fiscale ma, in presenza della causa d-ter, il regime forfettario non è utilizzabile per quell’anno e occorre valutare il regime ordinario.

Se il rapporto di lavoro è cessato?

La stessa norma prevede che la verifica della soglia non rilevi quando il rapporto di lavoro è cessato, secondo le condizioni previste dalla disciplina vigente. È quindi importante non applicare meccanicamente il limite a chi ha perso o lasciato il lavoro: bisogna verificare lo stato effettivo del rapporto e le altre cause di esclusione.

Per una lettura completa di soglie e cause ostative puoi consultare la nostra guida al regime forfettario.

Secondo lavoro per un dipendente privato: cosa controllare

Per un dipendente privato la Partita IVA è generalmente compatibile con il rapporto di lavoro, ma il contratto individuale, il CCNL e le modalità concrete della nuova attività devono essere controllati. L’articolo 2105 del Codice civile impone al lavoratore un obbligo di fedeltà: non può trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro né divulgare o utilizzare informazioni aziendali in modo pregiudizievole.

  • controlla eventuali clausole di esclusiva o incompatibilità;
  • verifica se la nuova attività è in concorrenza con quella del datore;
  • non utilizzare clienti, database, strumenti o informazioni riservate dell’azienda;
  • mantieni separati orari, mezzi e organizzazione del lavoro autonomo;
  • verifica eventuali regole professionali o autorizzazioni specifiche del settore.

Dipendente pubblico e Partita IVA: regole più restrittive

Per i dipendenti pubblici la verifica è più delicata. L’articolo 53 del decreto legislativo 165/2001 disciplina incompatibilità, cumulo di impieghi e incarichi. In molti rapporti a tempo pieno opera un regime di esclusività, mentre esistono eccezioni e discipline particolari, per esempio in alcune situazioni di part-time o per incarichi espressamente consentiti.

Per un dipendente pubblico non è prudente aprire Partita IVA basandosi soltanto sui requisiti fiscali del forfettario. Prima va verificata la compatibilità con il proprio rapporto di pubblico impiego e, quando richiesta, l’autorizzazione dell’amministrazione. Regole specifiche possono inoltre cambiare tra comparti e professioni.

Fatturare al proprio datore di lavoro: quando il forfettario può essere escluso

Un’altra causa di esclusione importante riguarda l’attività svolta prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di datori con cui sono intercorsi rapporti nei due periodi d’imposta precedenti, nonché di soggetti a essi riconducibili secondo la norma.

La parola chiave è “prevalentemente”. Una singola fattura al datore o all’ex datore non determina da sola, in ogni situazione, l’esclusione automatica. Bisogna verificare come si distribuisce realmente il fatturato nell’anno e se il rapporto rientra nella causa ostativa prevista dal comma 57, lettera d-bis).

Quando il rapporto con un solo cliente assume caratteristiche vicine a un rapporto subordinato, entra in gioco un tema distinto: la corretta qualificazione del lavoro. Lo approfondiamo nella guida sulla Partita IVA con un solo cliente e monocommittenza.

Contributi INPS: 24% o 26,07% per chi è anche dipendente?

Se il secondo lavoro è una libera professione senza Cassa e richiede l’iscrizione alla Gestione Separata, il fatto di essere già lavoratore dipendente può cambiare l’aliquota previdenziale. La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 conferma:

  • 26,07% per i professionisti della Gestione Separata non assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria;
  • 24% per i titolari di reddito autonomo già pensionati o assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria, come normalmente accade al lavoratore dipendente.

Questa regola riguarda i professionisti iscritti alla Gestione Separata. Non va estesa automaticamente a chi apre un’attività artigiana o commerciale: in quel caso bisogna verificare l’eventuale iscrizione alla Gestione Artigiani o Commercianti, il requisito dell’abitualità e della prevalenza e la situazione concreta del contribuente.

Per approfondire le diverse gestioni puoi leggere la guida ai contributi INPS nel regime forfettario.

Imposta al 5% o al 15% se ho già un lavoro dipendente?

Avere un lavoro dipendente non significa automaticamente perdere l’aliquota agevolata del 5%. Per applicarla devono però ricorrere tutte le condizioni previste per le nuove attività. Tra queste è importante verificare che la nuova attività non costituisca, salvo le eccezioni previste, una mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo svolto in precedenza.

Un dipendente che apre una Partita IVA per un’attività realmente nuova si trova in una situazione diversa da chi lascia un impiego e continua sostanzialmente a svolgere la stessa attività per gli stessi soggetti. La causa relativa al datore o ex datore va verificata separatamente: aliquota del 5% e accesso al forfettario sono due controlli distinti.

Forfettario o regime ordinario per il secondo lavoro?

Per chi ha già uno stipendio il forfettario può essere interessante perché il reddito della Partita IVA è assoggettato a imposta sostitutiva secondo le regole del regime. Ma non è sempre la scelta possibile o più conveniente.

  • Se il reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente supera la soglia applicabile e il rapporto non è cessato, il forfettario può essere precluso.
  • Se la nuova attività ha costi reali elevati, il regime ordinario può meritare un confronto.
  • Se il lavoro autonomo è professionale e il dipendente è già assicurato obbligatoriamente, la Gestione Separata può applicare il 24% anziché il 26,07%.
  • Se l’attività viene svolta soprattutto per il datore o ex datore, va controllata la specifica causa ostativa.

Per confrontare i due sistemi trovi una guida dedicata a regime forfettario o ordinario: quando conviene.

Secondo lavoro occasionale o Partita IVA?

Non ogni secondo lavoro richiede automaticamente una Partita IVA, ma non esiste neppure la regola secondo cui “sotto 5.000 euro si può sempre lavorare occasionalmente”. Il discrimine principale è l’abitualità dell’attività. I 5.000 euro hanno soprattutto rilevanza previdenziale per il lavoro autonomo occasionale e non sono una soglia fiscale universale per l’apertura della Partita IVA.

Se il lavoro è realmente episodico e non professionale può essere necessario valutare il lavoro autonomo occasionale. Se invece viene svolto con continuità, organizzazione e abitualità, la Partita IVA può essere necessaria anche con ricavi modesti. Per i casi concreti consulta prestazione occasionale e regime forfettario e dipendente e lavoro occasionale.

Tre casi pratici

Dipendente privato con 28.000 euro e attività freelance diversa

Un dipendente privato ha percepito nell’anno precedente 28.000 euro di reddito da lavoro dipendente e vuole avviare un’attività freelance non concorrente con il datore. La soglia d-ter non blocca il forfettario. Restano da controllare contratto di lavoro, altre cause ostative e requisiti generali. Se l’attività è professionale senza Cassa e il dipendente è già assicurato obbligatoriamente, la Gestione Separata può applicare l’aliquota del 24%.

Dipendente con 42.000 euro che vuole fare consulenze

Se il rapporto di lavoro è ancora in essere e nell’anno precedente il reddito dipendente rilevante è stato 42.000 euro, il superamento della soglia 2026 di 35.000 euro preclude in linea generale il forfettario. Ciò non impedisce di aprire Partita IVA: bisogna valutare il regime ordinario e la compatibilità del secondo lavoro con il contratto.

Dipendente che fattura soprattutto al proprio datore

Se il lavoratore apre Partita IVA e la maggior parte dell’attività viene svolta verso il datore attuale o un ex datore rientrante nel periodo considerato dalla norma, bisogna verificare la causa ostativa d-bis. Se inoltre modalità, orari e organizzazione sono sostanzialmente quelli del rapporto subordinato, va valutata anche la corretta qualificazione del rapporto e non solo il regime fiscale scelto.

Checklist prima di aprire Partita IVA come secondo lavoro

  • Verifica il reddito da lavoro dipendente e assimilato dell’anno precedente.
  • Controlla se il rapporto di lavoro è ancora in essere o è cessato.
  • Leggi contratto individuale e CCNL per eventuali incompatibilità o esclusiva.
  • Se sei dipendente pubblico, verifica prima le regole del tuo ente e l’eventuale autorizzazione.
  • Controlla se fatturerai prevalentemente al datore o a un ex datore recente.
  • Individua correttamente la gestione previdenziale della nuova attività.
  • Verifica separatamente i requisiti per l’aliquota del 5%.
  • Confronta forfettario e ordinario se hai costi elevati o non rientri nella soglia.
  • Non usare la soglia dei 5.000 euro come regola per decidere se serve Partita IVA.

Domande frequenti su lavoro dipendente e regime forfettario

Un dipendente può aprire Partita IVA forfettaria?

Sì, se il secondo lavoro è compatibile con il rapporto di lavoro e sono rispettati i requisiti del regime forfettario, comprese le cause di esclusione relative al reddito da lavoro dipendente e al datore o ex datore.

Nel 2026 qual è il limite del reddito da lavoro dipendente?

Per il 2026 il limite previsto dalla causa d-ter è 35.000 euro di redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente. La verifica non va confusa con la RAL o con lo stipendio netto.

Se supero 35.000 euro non posso aprire Partita IVA?

Puoi aprirla se il rapporto di lavoro lo consente. Il superamento della soglia incide sulla possibilità di utilizzare il regime forfettario, non sul diritto fiscale generale ad avere una Partita IVA.

Un dipendente paga INPS anche sulla Partita IVA?

Dipende dall’attività. Un professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata e già coperto da previdenza obbligatoria come dipendente applica nel 2026 il 24%. Artigiani, commercianti e professionisti con Cassa seguono regole differenti.

Posso fatturare al mio datore di lavoro?

La fatturazione non è vietata in assoluto, ma se l’attività è svolta prevalentemente verso il datore attuale o determinati ex datori può operare una causa di esclusione dal forfettario. Va inoltre verificata la reale autonomia del rapporto.

Il lavoro dipendente impedisce l’imposta al 5%?

Non automaticamente. Occorre verificare tutti i requisiti previsti per le nuove attività, compresa l’assenza di una mera prosecuzione di attività svolte in precedenza nei casi disciplinati dalla legge.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Samanta dice

    10 Agosto 2017 alle 09:37

    Buongiorno, non mi è ben chiara una cosa…sono lavoratrice dipendente presso una società di servizi codice ateco 63.11.1 e vorrei aprire una attività di ristorazione e asporto 56.10.20. Il mio reddito (imponibile fiscale) è di poco superiore ai 30.000 euro ma il commercialista mi dice che posso accedere al regime forfettario comunque perchè relative ad un’altra attività che non è la stessa per la quale chiederei l’agevolazione. E’ corretto? Leggendo I vari articoli non si parla mai di superamento del minimo per lo stesso tipo di attività ma solo di reddito da lavoro dipendente.Grazie, Samanta

    • Staff dice

      11 Agosto 2017 alle 12:37

      Buongiorno Samanta, nella normativa non si fa riferimento alla tipologia di attività svolta come dipendente. Se al 31/12 dell’anno precedente l’apertura della partita Iva si è percepito un reddito da lavoratore dipendente superiore ai 30.000€, non può essere applicato il regime forfettario, indipendentemente dal codice Ateco del datore di lavoro.
      Cordiali saluti.

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