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Home > Guide Fiscali > Più codici ATECO con la stessa Partita IVA: coefficienti, INPS e soglie

Più codici ATECO con la stessa Partita IVA: coefficienti, INPS e soglie

Aggiornato il 6 Ottobre 2026

Puoi avere più codici ATECO con la stessa Partita IVA se svolgi realmente più attività economiche. Non serve aprire una nuova Partita IVA per ogni attività: si mantiene una sola posizione fiscale e si indicano un’attività principale e, quando necessario, una o più attività secondarie.

La parte delicata nasce nel regime forfettario. Se le attività appartengono a gruppi con coefficienti di redditività diversi, i relativi ricavi o compensi devono essere separati; la soglia del regime resta unica e l’inquadramento previdenziale va verificato in base alla natura concreta delle attività, non semplicemente contando quanti codici ATECO sono presenti.

1. Più codici ATECO con una sola Partita IVA: la regola base

Il codice ATECO descrive l’attività economica; la Partita IVA identifica il contribuente. È quindi normale che una stessa posizione IVA possa contenere più codici quando la persona svolge attività differenti.

Una sola Partita IVA

Il professionista o l’imprenditore individuale non apre un nuovo numero IVA per ogni attività aggiuntiva. La nuova attività viene comunicata come variazione della posizione esistente.

Codici solo per attività effettive

Aggiungere codici “preventivamente” o scegliere un codice solo perché ha un coefficiente più favorevole è una pratica da evitare. Il codice deve rappresentare ciò che viene realmente svolto.

2. Attività principale e attività secondarie

Quando esistono più attività, una viene individuata come principale e le altre come secondarie.

Cosa significa principale

L’attività principale è quella che assume il ruolo prevalente nella posizione. Questo dato ha rilevanza anagrafica e amministrativa, ma non autorizza a trattare tutte le attività secondarie come se avessero lo stesso coefficiente fiscale.

Quando cambia la prevalenza

Se con il tempo la seconda attività diventa quella economicamente prevalente, può essere necessario aggiornare i dati. La guida su codice ATECO principale e secondario approfondisce proprio questo passaggio.

3. Quando aggiungere davvero un secondo codice

Il secondo codice serve quando la nuova attività non rientra già nelle inclusioni e nella descrizione del codice esistente.

Consulenza più vendita di prodotti

Se un consulente inizia anche un’attività organizzata di vendita online, l’e-commerce può richiedere un codice autonomo perché non è semplicemente una modalità accessoria della consulenza.

Attività simili ma già comprese nello stesso codice

Se due servizi sono già descritti dallo stesso codice ATECO, un secondo codice può essere superfluo. Prima della variazione è quindi utile leggere note esplicative, inclusioni ed esclusioni di ATECO 2025.

4. Come aggiungere o modificare il codice ATECO

La procedura cambia in base al tipo di soggetto.

Lavoratore autonomo o professionista

Per imprese individuali e lavoratori autonomi la variazione ai fini IVA viene gestita con i modelli anagrafici dell’Agenzia delle Entrate utilizzati per inizio attività, variazione dati e cessazione.

Ditta individuale iscritta al Registro Imprese

Per l’impresa la variazione deve essere coordinata con Registro Imprese e Comunicazione Unica e, se necessario, con INPS, INAIL e SUAP.

La procedura pratica è spiegata nella guida su come aggiungere un codice ATECO.

5. Più codici ATECO e regime forfettario

Il regime forfettario consente la presenza di più attività, ma il reddito deve essere determinato con il coefficiente corretto per ciascun gruppo fiscale.

Il numero dei codici non crea più regimi

Non esistono “due forfettari” dentro la stessa Partita IVA. Esiste una sola posizione, una sola verifica delle soglie e un reddito complessivo che può derivare da più componenti calcolate separatamente.

Il coefficiente segue il gruppo fiscale

Nel 2026 i coefficienti restano quelli storici. ATECO 2025 serve a classificare l’attività, mentre la disciplina transitoria continua a collegare i nuovi codici ai gruppi della tabella fiscale vigente.

6. Se i codici hanno lo stesso coefficiente

Quando più attività ricadono nello stesso gruppo merceologico, il coefficiente è comune.

Esempio

Due attività professionali entrambe ricondotte al gruppo del 78% possono essere trattate con la stessa percentuale fiscale, pur mantenendo codici differenti.

Stesso coefficiente non significa stessa previdenza

La percentuale fiscale non determina da sola la gestione contributiva. Due attività al 78% possono avere obblighi previdenziali diversi se una è soggetta a Cassa autonoma e l’altra alla Gestione Separata.

7. Se i coefficienti sono diversi

Quando le attività appartengono a gruppi differenti, gli incassi devono essere distinguibili.

Esempio 78% e 40%

30.000 euro di compensi da consulenza al 78% producono 23.400 euro di reddito forfettario lordo. 20.000 euro di ricavi da commercio al 40% producono 8.000 euro. Il totale è 31.400 euro.

Non usare il coefficiente dell’attività prevalente su tutto

La prevalenza anagrafica non consente di applicare un solo coefficiente quando i gruppi sono diversi.

Per la tabella completa consulta la guida ai coefficienti di redditività 2026 e ATECO 2025.

8. Quadro LM con più attività

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate distinguono le attività appartenenti allo stesso gruppo da quelle appartenenti a gruppi diversi.

Stesso gruppo merceologico

Se più codici ricadono nello stesso gruppo, può essere indicato il codice dell’attività prevalente e il coefficiente comune può essere applicato ai componenti positivi del gruppo.

Gruppi diversi

Se invece i gruppi fiscali sono differenti, ricavi e compensi devono essere ripartiti tra righi distinti del Quadro LM.

Precompilata da controllare

La precompilazione non sostituisce la verifica: l’Agenzia segnala che le informazioni disponibili non consentono sempre di attribuire automaticamente ogni incasso alla singola attività. Il contribuente deve quindi controllare e correggere la ripartizione quando necessario.

9. Soglia di 85.000 e 100.000 euro

La soglia del regime forfettario non si moltiplica per il numero dei codici.

Esempio

Se incassi 55.000 euro dalla prima attività e 25.000 dalla seconda, il totale è 80.000 euro. Se incassi 60.000 e 30.000 euro, il totale è 90.000 euro: la verifica si fa sulla posizione complessiva.

Anche i 100.000 euro sono complessivi

La soglia che può determinare l’uscita immediata dal regime non si applica separatamente a ciascun codice.

10. Più codici ATECO e INPS

La previdenza è uno dei punti che richiede più attenzione.

Professionista senza Cassa

Una attività professionale può comportare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS.

Attività artigiana o commerciale

Una seconda attività d’impresa può richiedere l’iscrizione alle gestioni Artigiani o Commercianti. Le regole vanno valutate sulla base dell’attività effettivamente esercitata.

Posizioni contributive diverse possono coesistere

L’INPS gestisce separatamente nel Quadro RR le contribuzioni di Artigiani e Commercianti e quelle dei professionisti della Gestione Separata. La presenza di due codici non genera automaticamente una doppia contribuzione, ma attività con inquadramenti realmente diversi possono richiedere verifiche distinte.

11. Fatture, incassi e contabilità interna

Più codici non impongono automaticamente una numerazione diversa delle fatture.

Numerazione unica possibile

Le fatture possono mantenere una numerazione progressiva unica, purché siano emesse correttamente.

Serve distinguere gli incassi

Se i coefficienti sono differenti, è però essenziale sapere quale attività ha generato ciascun incasso. È utile creare categorie interne nel software di fatturazione o un prospetto separato.

Descrizione della prestazione

Una descrizione precisa in fattura aiuta a collegare l’operazione al codice e al gruppo fiscale corretto.

12. ATECO 2025: cosa controllare nel 2026

ATECO 2025 è in vigore dal 1 gennaio 2025 ed è utilizzato operativamente dal 1 aprile 2025. L’ISTAT ha aggiornato nel luglio 2026 le relazioni di corrispondenza senza modificare struttura, livelli e descrizioni della classificazione.

Non copiare vecchi codici

Quando aggiungi una nuova attività devi verificare il codice ATECO 2025 corrente e le relative note.

Il codice non si sceglie per il coefficiente

Un coefficiente fiscale più basso non è una ragione valida per classificare l’attività in un codice che non la descrive realmente.

Tavole di raccordo

Le tavole ISTAT sono particolarmente utili quando un nuovo codice deriva da vecchie voci accorpate o suddivise.

13. Checklist finale e fonti ufficiali

Quando il secondo codice non è necessario

Prima di aggiungere un nuovo codice bisogna chiedersi se la nuova prestazione sia davvero distinta. Le note ATECO 2025 possono già ricomprendere attività accessorie o modalità operative che, a prima vista, sembrano richiedere un codice separato. Aggiungere codici inutili rende più complessa la posizione senza creare alcun vantaggio fiscale.

Quando invece il secondo codice è consigliabile

Se la nuova attività ha propri clienti, genera ricavi riconoscibili, appartiene a un diverso settore economico o comporta obblighi differenti, il secondo codice diventa importante per descrivere correttamente la posizione e applicare il trattamento fiscale e previdenziale coerente.

Attività aggiunta durante l’anno

Se una seconda attività parte a metà anno, la soglia del regime non viene riproporzionata per ciascun codice. I ricavi e compensi continuano a essere verificati complessivamente sulla stessa Partita IVA. Gli incassi della nuova attività, però, devono essere attribuiti al relativo gruppo di redditività dal momento in cui l’attività viene effettivamente svolta.

Più attività e principio di cassa

Nel forfettario conta ciò che viene incassato. Se una fattura relativa alla seconda attività viene emessa a dicembre ma pagata a gennaio, l’importo rileva nel nuovo anno secondo il principio di cassa. Questo aspetto è importante quando si devono ripartire gli incassi tra gruppi con coefficienti diversi.

Contabilità interna anche senza contabilità ordinaria

Il forfettario non richiede una contabilità analitica come il regime ordinario, ma una Partita IVA multiattività ha comunque bisogno di un prospetto interno ordinato. Separare per attività fatture, incassi, note di credito e rimborsi consente di compilare correttamente il Quadro LM e verificare la soglia complessiva.

Cosa cambia se una attività diventa prevalente

Se nel tempo la seconda attività diventa la principale, può essere necessario aggiornare la posizione anagrafica o camerale. Questo non cancella automaticamente gli altri codici: la decisione dipende da quali attività continui realmente a esercitare. Se una attività cessa, il relativo codice va rimosso con la procedura appropriata.

Professionista che apre anche una ditta individuale

Una persona può trovarsi a svolgere contemporaneamente attività professionale e attività d’impresa con la stessa Partita IVA, ma gli adempimenti aumentano. La parte imprenditoriale può richiedere Registro Imprese, ComUnica, INPS Artigiani o Commercianti e, a seconda del settore, INAIL o SCIA. Il secondo codice, quindi, può avere effetti molto più ampi del solo coefficiente fiscale.

Controllo finale prima di Redditi PF

Prima della dichiarazione confronta i codici presenti in anagrafe, le attività realmente svolte, gli incassi per ciascun gruppo, il coefficiente applicato e le posizioni previdenziali. Se la precompilata concentra tutti gli importi in un solo rigo LM ma le attività appartengono a gruppi diversi, la ripartizione va corretta.

  1. elenca tutte le attività realmente svolte;
  2. verifica se il codice attuale le comprende già;
  3. individua i codici ATECO 2025 corretti;
  4. definisci attività principale e secondarie;
  5. controlla i coefficienti di redditività;
  6. se i gruppi sono diversi, separa gli incassi;
  7. verifica la soglia complessiva del forfettario;
  8. controlla INPS, Cassa, Registro Imprese, INAIL e SUAP;
  9. presenta la variazione attraverso il canale corretto;
  10. ricontrolla Quadro LM e Quadro RR a fine anno.

Tre controlli pratici prima di chiudere l’anno

Primo: riconcilia gli incassi effettivi per ciascuna attività, perché nel forfettario vale il principio di cassa. La guida sul principio di cassa nel regime forfettario aiuta a capire in quale anno rileva ogni pagamento. Secondo: somma gli incassi delle attività per verificare le soglie complessive, confrontandoli con il calcolo del fatturato nel regime forfettario. Terzo: controlla che il codice principale rappresenti ancora l’attività prevalente e, se necessario, valuta la procedura per cambiare codice ATECO.

Se una delle attività cessa

La cessazione della sola attività secondaria non chiude la Partita IVA se l’attività principale continua. Va però aggiornata la posizione eliminando il codice non più utilizzato e verificando gli effetti presso Registro Imprese o enti previdenziali quando coinvolti. Mantenere codici riferiti ad attività ormai cessate può rendere meno leggibile la posizione e complicare i controlli futuri.

Agenzia delle Entrate – Quadro LM

La gestione fiscale delle attività multiple è descritta nelle istruzioni ufficiali del Quadro LM.

Agenzia Entrate – variazione attività IVA

I modelli anagrafici per imprese individuali e lavoratori autonomi coprono anche le variazioni dei dati della Partita IVA: modelli anagrafici IVA.

ISTAT – ATECO 2025

Codici, note esplicative e tavole di raccordo sono disponibili nella pagina istituzionale ATECO 2025.

INPS – Quadro RR 2026

L’INPS distingue gli adempimenti di Artigiani, Commercianti e professionisti della Gestione Separata nel modello Redditi PF: indicazioni Quadro RR 2026.

In sintesi: avere più codici ATECO è perfettamente compatibile con una sola Partita IVA, ma richiede ordine: attività principale e secondarie, coefficienti corretti, incassi separabili quando i gruppi differiscono e verifica previdenziale coerente con ciò che fai davvero.

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