Nel regime forfettario il “fatturato” non va calcolato limitandosi a sommare le fatture emesse. Per verificare correttamente il regime bisogna distinguere fatture, incassi, ricavi o compensi fiscalmente rilevanti e reddito determinato con il coefficiente di redditività. Sono grandezze diverse e servono a rispondere a domande diverse.
La disciplina del forfettario usa infatti le espressioni ricavi e compensi, non il generico “fatturato”. La Legge 190/2014 prevede, tra l’altro, la soglia ordinaria di 85.000 euro e stabilisce che il reddito imponibile si determina applicando ai ricavi o compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto per l’attività.
Calcolo fatturato regime forfettario: risposta rapida
| Domanda | Dato da guardare |
|---|---|
| Quanto ho documentato nell’anno? | Fatture e, quando previsti, corrispettivi |
| Quanto ho realmente incassato? | Pagamenti effettivamente percepiti |
| Sto rispettando il limite del forfettario? | Ricavi o compensi rilevanti secondo le regole del regime |
| Qual è il mio reddito forfettario? | Ricavi/compensi rilevanti × coefficiente di redditività |
| Quanto pagherò di imposta? | Reddito dopo le deduzioni ammesse × 5% o 15% |
Se vuoi prima chiarire il significato generale di fatturato, trovi la guida su fatturato e Partita IVA. Se invece il dubbio è la differenza fra documenti emessi, somme ricevute e reddito, leggi fatturato, reddito e incassato.
Perché nel forfettario “fatturato” è una parola imprecisa
Nel linguaggio comune si parla spesso di “limite di fatturato del forfettario”. È una scorciatoia comprensibile, ma fiscalmente può essere fuorviante. La normativa distingue infatti tra ricavi conseguiti e compensi percepiti e disciplina separatamente la determinazione del reddito.
Inoltre non tutte le attività certificano le operazioni esclusivamente con fattura. Un commerciante può avere corrispettivi telematici, mentre un professionista lavora normalmente con fatture. Per questo il totale delle sole fatture può non rappresentare l’intero volume economico rilevante dell’attività.
Fatture emesse e somme incassate possono essere diverse
Il caso più semplice è una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio. Al 31 dicembre il documento esiste, ma il cliente non ha ancora versato il corrispettivo. Nel lavoro autonomo e nella determinazione del reddito forfettario il momento della percezione è centrale: una fattura non pagata non equivale automaticamente a un compenso già percepito.
Per questo è utile tenere due conteggi distinti durante l’anno: documenti emessi e incassi effettivi. Se i clienti pagano con ritardo, la distanza fra i due valori può essere significativa.
RM ha una guida dedicata al caso della fattura non pagata e limite di 85.000 euro.
Come controllare la soglia di 85.000 euro
La soglia ordinaria per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario è attualmente pari a 85.000 euro. Il comma 54 della Legge 190/2014 richiede che, nell’anno precedente, i ricavi conseguiti o i compensi percepiti, ragguagliati ad anno nei casi previsti, non superino tale importo.
Quindi il controllo non dovrebbe consistere in una semplice esportazione del totale fatture dal gestionale. Devi verificare che il dato utilizzato corrisponda ai ricavi o compensi rilevanti per la tua posizione e che comprenda tutte le attività esercitate che concorrono al limite.
- ricostruisci ricavi e compensi dell’anno;
- verifica gli incassi a cavallo d’anno;
- non confondere IVA o somme riscosse per conto di terzi con ricavi propri;
- considera eventuali corrispettivi oltre alle fatture;
- controlla separatamente le voci particolari che possono concorrere al limite;
- confronta il risultato con la soglia applicabile al regime.
Se il risultato supera 85.000 euro ma non supera 100.000 euro, le conseguenze non sono le stesse del superamento della soglia superiore. Il caso è approfondito nella guida supero 85.000 euro nel forfettario: quando esco?.
Oltre 100.000 euro il controllo diventa immediato
La disciplina prevede una regola più severa quando i ricavi o compensi percepiti superano 100.000 euro nel corso dell’anno. In questo caso il regime cessa di avere applicazione nello stesso anno, con le conseguenze fiscali previste dalla legge. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito inoltre che il limite di 100.000 euro non viene ragguagliato alla frazione d’anno di attività.
Per le conseguenze operative, compreso il momento da cui torna l’IVA, puoi consultare superamento di 100.000 euro e applicazione dell’IVA.
Dal fatturato al reddito: entra in gioco il coefficiente di redditività
Una volta individuati i ricavi o compensi fiscalmente rilevanti, il forfettario non sottrae i costi reali uno per uno. Il comma 64 della Legge 190/2014 prevede l’applicazione del coefficiente di redditività collegato al codice ATECO.
La formula di base è:
Ricavi o compensi rilevanti × coefficiente di redditività = reddito forfettario lordo.
Da questo reddito possono poi essere dedotti i contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili secondo le regole applicabili. Sul risultato si calcola l’imposta sostitutiva del 5% oppure del 15%.
La pagina dell’Agenzia delle Entrate sul Quadro LM è il riferimento dichiarativo per il reddito prodotto in regime forfettario.
Esempio: professionista con 50.000 euro di compensi
Un professionista con coefficiente di redditività del 78% e 50.000 euro di compensi rilevanti determina un reddito forfettario lordo pari a:
50.000 × 78% = 39.000 euro.
Quindi 50.000 euro non sono né il reddito imponibile finale né il netto che resta sul conto. Il primo viene determinato applicando le regole del regime e le deduzioni ammesse; il secondo richiede anche di sottrarre imposte, contributi e costi reali. Per la distinzione fiscale puoi leggere reddito imponibile Partita IVA.
Esempio: commerciante con coefficiente 40%
Se un commerciante ha 50.000 euro di ricavi rilevanti e coefficiente 40%, il reddito forfettario lordo è pari a 20.000 euro. Questo mostra perché due attività con lo stesso livello di ricavi possono avere un reddito fiscale completamente diverso.
Fatturato alto non significa automaticamente reddito alto
Nel forfettario il rapporto fra ricavi e reddito è stabilito dal coefficiente e non dai costi effettivamente sostenuti. Un’attività con coefficiente 78% presume fiscalmente costi pari al 22% dei ricavi; una con coefficiente 40% presume costi pari al 60%.
Questo non significa che quelle percentuali corrispondano ai costi reali. Se spendi più della quota forfettaria, il reddito fiscale non si riduce per questo motivo; se spendi meno, non aumenta. È una delle differenze fondamentali rispetto al regime ordinario.
Più attività con la stessa Partita IVA: il controllo va fatto complessivamente
Se eserciti più attività con la stessa Partita IVA, non puoi verificare la soglia di accesso o permanenza guardando una sola attività isolatamente. I ricavi e compensi rilevanti devono essere considerati nel loro insieme ai fini del limite del regime.
La determinazione del reddito richiede poi di applicare correttamente i coefficienti previsti per le attività esercitate secondo le istruzioni dichiarative. Per questo è utile mantenere una contabilità gestionale separata per attività anche se il regime fiscale è semplificato.
Cosa non devi sommare alla cieca nel “fatturato forfettario”
- IVA: normalmente il forfettario non la addebita sulle operazioni interne ordinarie, ma il tema cambia in operazioni particolari.
- Fatture non incassate: non vanno trattate automaticamente come compensi percepiti.
- Rimborsi e anticipazioni: bisogna distinguere le somme che costituiscono ricavo o compenso dalle anticipazioni escluse secondo i requisiti fiscali.
- Corrispettivi: nelle attività che li certificano vanno considerati insieme agli altri ricavi rilevanti.
- Note di credito: possono rettificare operazioni già documentate e vanno riconciliate correttamente.
- Voci accessorie: alcune somme riaddebitate al cliente possono avere un trattamento specifico e non vanno classificate solo in base al nome usato in fattura.
Per esempio, RM tratta separatamente il caso del bollo da 2 euro riaddebitato e limite di 85.000 euro.
Come monitorare il limite durante l’anno
Il controllo migliore non si fa soltanto a dicembre. Conviene mantenere un prospetto aggiornato almeno mensilmente con documenti emessi, incassi, corrispettivi, note di credito e ricavi o compensi rilevanti ai fini del regime.
| Controllo | Perché serve |
|---|---|
| Fatture emesse | Verificare quanto è stato documentato |
| Incassi ricevuti | Ricostruire il dato fiscalmente rilevante nei casi di cassa |
| Crediti aperti | Individuare fatture non ancora incassate |
| Corrispettivi | Non perdere ricavi non documentati con fattura |
| Note di credito | Rettificare correttamente le operazioni |
| Progressivo ricavi/compensi | Controllare distanza da 85.000 e 100.000 euro |
Quando ti avvicini alle soglie, il controllo deve diventare più frequente perché una differenza di pochi incassi può cambiare il regime applicabile. Per il calcolo delle imposte puoi usare il nostro calcolatore del regime forfettario.
Errori frequenti nel calcolo del fatturato forfettario
- Sommare solo le fatture e ignorare i corrispettivi.
- Confondere fatturato con incassato.
- Confondere ricavi o compensi con reddito imponibile.
- Applicare il coefficiente di redditività per verificare la soglia di 85.000 euro: il coefficiente serve a determinare il reddito, non a ridurre il limite dei ricavi o compensi.
- Sottrarre i costi reali dal totale per verificare la soglia.
- Ignorare le operazioni a cavallo d’anno.
- Verificare separatamente due attività quando ai fini del limite vanno considerate complessivamente.
- Confondere il superamento di 85.000 euro con quello di 100.000 euro.
Domande frequenti sul calcolo del fatturato nel forfettario
Come si calcola il fatturato nel regime forfettario?
Non basta sommare le fatture emesse. Bisogna ricostruire ricavi o compensi rilevanti secondo le regole del regime, considerando anche incassi, corrispettivi, rettifiche e operazioni a cavallo d’anno.
Il coefficiente di redditività riduce la soglia di 85.000 euro?
No. Il coefficiente serve a determinare il reddito imponibile. La soglia del regime si verifica sui ricavi o compensi rilevanti prima di applicare il coefficiente.
Una fattura emessa ma non incassata conta nel forfettario?
Per i compensi soggetti al principio di cassa è decisivo il momento della percezione. Il caso concreto va però letto in base alla natura dell’attività e alla regola applicabile ai ricavi o compensi.
Se supero 85.000 euro esco subito dal forfettario?
Non necessariamente. Il superamento di 85.000 euro e quello di 100.000 euro hanno conseguenze diverse. Oltre 100.000 euro la cessazione del regime opera nello stesso anno secondo la disciplina vigente.
I costi reali riducono il fatturato utile per la soglia?
No. I costi reali non vengono sottratti dai ricavi o compensi per verificare la soglia. Nel forfettario incidono economicamente sul guadagno, mentre fiscalmente il reddito viene determinato tramite coefficiente di redditività.
Dove trovo il calcolo del reddito forfettario in dichiarazione?
Nel modello Redditi PF il riferimento è il Quadro LM, dedicato anche alla determinazione del reddito prodotto in regime forfettario.
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