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Codice ATECO principale e secondario: come scegliere l’attività prevalente

Aggiornato il 10 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Codice ATECO principale e secondario: come scegliere l’attività prevalente

Quando una Partita IVA esercita più attività, occorre distinguere il codice ATECO principale dai codici secondari. Il codice principale identifica l’attività prevalente della posizione; i codici secondari descrivono le altre attività effettivamente esercitate. La scelta non va fatta in base al coefficiente fiscale più conveniente né al servizio che in un singolo mese ha prodotto più fatture.

La distinzione serve soprattutto a rappresentare correttamente l’attività verso Agenzia delle Entrate, Registro Imprese e altri enti. Nel regime forfettario, inoltre, essere “secondaria” non rende fiscalmente irrilevante un’attività: se appartiene a un gruppo con un coefficiente di redditività diverso, i relativi ricavi o compensi devono restare distinguibili.

Che cos’è il codice ATECO principale

Il codice ATECO principale è quello associato all’attività che assume carattere prevalente nella posizione economica del contribuente o dell’impresa. Serve a descrivere quale attività rappresenta il nucleo principale dell’attività esercitata, mentre gli altri codici registrano attività ulteriori.

Non va confuso con un’autorizzazione né con il regime fiscale. ATECO è una classificazione statistico-amministrativa dell’attività economica: la presenza di un determinato codice può avere conseguenze fiscali, previdenziali e camerali, ma non sostituisce eventuali requisiti professionali, iscrizioni o SCIA.

Che cos’è un codice ATECO secondario

Un codice secondario identifica un’altra attività realmente svolta dalla stessa Partita IVA senza sostituire quella principale. Può essere necessario, per esempio, quando un consulente svolge anche formazione, un artigiano affianca commercio alla produzione oppure un’impresa aggiunge un servizio diverso da quello originario.

Il codice secondario non è un codice “facoltativo” da aggiungere per coprire qualsiasi attività futura. Se un’attività non viene esercitata, inserirla preventivamente può complicare l’inquadramento e generare controlli inutili su INPS, Registro Imprese, INAIL o SUAP.

Come capire qual è l’attività prevalente

La prevalenza va valutata sulla realtà economica dell’attività, non soltanto sul nome usato commercialmente. Quando ci sono più attività bisogna osservare in modo coerente ricavi, organizzazione, attività effettivamente svolta e criteri richiesti dalla pratica o dall’ente interessato.

  • quale attività genera stabilmente la parte principale dell’attività economica;
  • quale attività occupa il ruolo centrale nell’organizzazione;
  • quali attività sono realmente autonome e richiedono un proprio codice;
  • se la prevalenza è cambiata rispetto a quanto dichiarato in precedenza;
  • se gli enti coinvolti richiedono l’aggiornamento dell’attività principale.

Una variazione temporanea del fatturato non rende automaticamente secondaria l’attività principale. Se però il modello di business cambia stabilmente, può essere necessario aggiornare anche la posizione.

Principale e secondario non significano “più importante” e “irrilevante”

Il codice secondario continua a produrre effetti propri. Se richiede una diversa gestione previdenziale, una SCIA, un’iscrizione camerale o appartiene a un gruppo con un diverso coefficiente di redditività, questi aspetti non vengono cancellati dal fatto che l’attività sia secondaria.

Per la domanda più generale su come svolgere più attività con una sola Partita IVA puoi consultare la guida già dedicata a una Partita IVA per due o più attività. Qui il focus è invece soltanto su come distinguere correttamente attività principale e secondarie.

Quando bisogna cambiare l’attività principale

Se l’attività che prima era secondaria diventa stabilmente quella prevalente, oppure se l’attività principale viene cessata, la posizione può richiedere una variazione. Non significa aprire una nuova Partita IVA: normalmente si aggiorna quella esistente.

Per il percorso operativo puoi vedere come cambiare codice ATECO. Se invece mantieni l’attività principale e ne inizi una nuova, il caso tipico è quello spiegato nella guida su come aggiungere un codice ATECO.

ATECO 2025: usa la classificazione vigente

Nel 2026 il riferimento operativo è ATECO 2025. L’ISTAT conferma che la classificazione è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è utilizzata operativamente dal 1° aprile 2025. Prima di decidere quale codice sia principale o secondario bisogna quindi individuare le voci correnti e leggere le relative descrizioni, inclusioni ed esclusioni.

La guida su come scegliere il codice ATECO approfondisce il metodo per partire dall’attività reale senza scegliere la classificazione in base a convenienza fiscale o previdenziale.

Codice principale e regime forfettario

Nel regime forfettario il codice principale non attribuisce automaticamente il proprio coefficiente a tutte le altre attività. La determinazione del reddito dipende dal gruppo di redditività a cui appartengono le attività effettivamente esercitate.

Se più attività ricadono nello stesso gruppo di redditività, la gestione dichiarativa è più semplice perché condividono lo stesso coefficiente. Se invece appartengono a gruppi differenti, i relativi ricavi o compensi devono essere distinguibili per applicare le percentuali corrette.

L’Agenzia delle Entrate nel quadro LM disciplina la determinazione del reddito forfettario in base ai gruppi di attività e ai relativi coefficienti. Per questo non bisogna usare il concetto di “prevalente” per appiattire attività fiscalmente diverse.

Esempio: attività principale al 78% e secondaria al 40%

Supponiamo che l’attività principale sia una consulenza appartenente al gruppo con coefficiente del 78% e che l’attività secondaria sia commercio appartenente al gruppo del 40%. Se i ricavi sono 30.000 euro per la consulenza e 10.000 euro per il commercio, il reddito forfettario iniziale non si calcola applicando il 78% a tutti i 40.000 euro.

  • 30.000 × 78% = 23.400 euro;
  • 10.000 × 40% = 4.000 euro;
  • reddito forfettario iniziale complessivo = 27.400 euro.

La prevalenza descrive l’attività principale, ma il coefficiente della secondaria continua a rilevare. Per approfondire puoi confrontare le guide al coefficiente 78% e al coefficiente 40%.

L’attività secondaria conta per il limite del forfettario?

Sì. La presenza di attività principale e secondarie non crea soglie indipendenti. I ricavi e compensi rilevanti delle diverse attività devono essere considerati complessivamente per verificare i limiti previsti dal regime.

Quindi non è possibile considerare separatamente ogni codice ATECO come se avesse un proprio limite. La classificazione delle attività serve a determinarne il trattamento, non a moltiplicare le soglie della stessa Partita IVA.

Codice principale e INPS

Anche sul piano previdenziale non è corretto presumere che l’attività principale assorba sempre quella secondaria. Un professionista può avere una posizione diversa da un’attività artigiana o commerciale; quando coesistono attività soggette a regole differenti, l’inquadramento deve essere verificato sulla situazione concreta.

Il codice principale è quindi un elemento dell’inquadramento, non una scorciatoia per decidere da solo quale gestione previdenziale si applichi a tutte le attività svolte.

Impresa: dove si comunica l’attività prevalente

Per le imprese iscritte al Registro Imprese, inizio, modifica e cessazione dell’attività economica vengono comunicati telematicamente alla Camera di Commercio competente. Il Registro Imprese indica espressamente la necessità di aggiornare l’attività economica svolta presso sede e localizzazioni.

Quando cambia l’attività prevalente o ne viene aggiunta una nuova, la pratica deve descrivere correttamente la situazione risultante. La guida su Comunicazione Unica e DIRE per il codice ATECO approfondisce il percorso camerale.

Professionista: principale e secondarie nella posizione IVA

Per un lavoratore autonomo non iscritto al Registro Imprese, le variazioni della posizione IVA vengono normalmente comunicate tramite il modello anagrafico dell’Agenzia delle Entrate. Se il professionista svolge più attività, la dichiarazione deve rappresentare quelle effettivamente esercitate e la relativa prevalenza.

Se una nuova attività assume natura d’impresa, però, non basta ragionare come se fosse soltanto un codice professionale aggiuntivo: possono entrare in gioco Registro Imprese, INPS, INAIL o SUAP.

Errori frequenti su codice principale e secondario

  • scegliere come principale il codice con coefficiente di redditività più basso;
  • considerare irrilevanti fiscalmente i ricavi dell’attività secondaria;
  • cambiare attività principale per una fluttuazione temporanea del fatturato;
  • mantenere come principale un’attività cessata o ormai stabilmente marginale senza verificare la posizione;
  • aggiungere codici secondari per attività che non vengono realmente esercitate;
  • pensare che il codice principale determini da solo INPS, INAIL o autorizzazioni;
  • utilizzare vecchie voci ATECO senza controllare ATECO 2025.

Checklist per scegliere principale e secondari

  1. elenca le attività realmente esercitate;
  2. verifica quali richiedono codici distinti;
  3. individua le voci corrette in ATECO 2025;
  4. stabilisci quale attività è realmente prevalente;
  5. controlla se la prevalenza è stabile o soltanto temporanea;
  6. verifica i coefficienti del forfettario;
  7. controlla previdenza e obblighi amministrativi;
  8. aggiorna la posizione quando cambia realmente l’attività principale;
  9. mantieni una distinzione chiara dei ricavi delle attività con trattamenti differenti.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra codice ATECO principale e secondario?

Il principale identifica l’attività prevalente; i secondari descrivono ulteriori attività realmente esercitate dalla stessa Partita IVA.

Come si decide quale codice è principale?

Va individuata l’attività concretamente prevalente nella posizione economica, valutando in modo coerente la realtà dell’attività e i criteri richiesti dalla pratica o dall’ente interessato.

Un codice secondario può avere un coefficiente diverso?

Sì. In quel caso i ricavi o compensi devono restare distinguibili per applicare al relativo gruppo il coefficiente corretto.

Se la secondaria diventa prevalente devo cambiare Partita IVA?

No. Normalmente si aggiorna la posizione esistente indicando correttamente la nuova prevalenza e le attività che continuano a essere esercitate.

Il codice principale decide da solo quale INPS pago?

No. La previdenza dipende dalla natura concreta delle attività e dalle regole delle gestioni applicabili.

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