Il regime forfettario per content creator nel 2026 può essere adatto a chi produce contenuti digitali in modo abituale, ma non esiste un unico codice ATECO o una sola gestione INPS valida per tutti. La classificazione dipende dal contenuto prodotto, dal modo in cui viene monetizzato e da come è organizzata l’attività.
ATECO 2025 distingue in modo esplicito i creatori di contenuti non video, i video content creator e l’influencer marketing. Anche l’INPS, con la Circolare 44/2025, definisce il content creator come una macro-categoria che può comprendere YouTuber, streamer, podcaster, instagrammer, tiktoker, blogger e vlogger. Per questo l’inquadramento va costruito sull’attività reale, non sul nome professionale.
Quale codice ATECO usa un content creator?
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 chiariscono una distinzione che molte guide online ancora non applicano correttamente:
- 58.19.00 per creatori di contenuti anche digitali che pubblicano contenuti non video, come testi, fotografie e altri contenuti editoriali;
- 59.11.00 per video content creator e per la pubblicazione di contenuti che includono video;
- 73.11.03 per attività di influencer marketing, cioè campagne di marketing basate sul coinvolgimento dell’influencer;
- 90.20.09 può diventare rilevante in specifiche prestazioni performative o artistiche, ad esempio quando l’influencer compare in vlog con una vera prestazione riconducibile allo spettacolo.
Content creator e influencer non sono sinonimi fiscali
Un creator può guadagnare pubblicando contenuti propri senza condurre campagne di influencer marketing. Al contrario, un influencer può essere pagato da un brand per una campagna promozionale. ATECO 2025 separa proprio questi casi: il 73.11.03 esclude espressamente i content creator non video e video, rinviandoli rispettivamente al 58.19.00 e al 59.11.00.
Creator, UGC creator e social media manager: cosa cambia
La parola creator viene usata anche per attività diverse. Un UGC creator può essere pagato per produrre contenuti che il brand pubblicherà sui propri canali, mentre un social media manager pianifica e gestisce la presenza digitale del cliente. Se il lavoro consiste soprattutto nella pianificazione di campagne social o nella consulenza marketing, ATECO 2025 rinvia ad attività pubblicitarie diverse dalla semplice pubblicazione dei propri contenuti. Prima di scegliere il codice bisogna quindi chiedersi chi pubblica il contenuto, per quale finalità e che cosa compra davvero il cliente.
Coefficienti di redditività: 67% o 78%
Nel regime forfettario il coefficiente cambia in base all’attività. Per i principali inquadramenti editoriali/video considerati qui, 58.19.00 e 59.11.00 hanno coefficiente di riferimento del 67%; per l’influencer marketing 73.11.03 il riferimento è il 78%. Nel 2026 il coefficiente va ancora applicato secondo la disciplina transitoria che collega ATECO 2025 ai coefficienti dell’Allegato 4 della legge 190/2014.
Se il creator svolge più attività con coefficienti differenti, i ricavi devono essere distinti per attività: non è corretto applicare un’unica percentuale a tutti gli incassi solo perché arrivano dalle stesse piattaforme.
Quando serve la Partita IVA
La Partita IVA dipende dall’abitualità dell’attività, non dalla soglia di 5.000 euro. L’INPS indica tra gli elementi dell’attività abituale proprio la presenza della Partita IVA, la fatturazione ricorrente, il reddito dichiarato in modo abituale e i costi sostenuti per svolgere professionalmente l’attività.
Gestione Separata per il creator professionista
Quando prevale il lavoro personale e intellettuale, senza un’organizzazione d’impresa, l’INPS riconduce l’attività abituale libero-professionale alla Gestione Separata. Per il 2026 l’aliquota dei professionisti senza altra copertura obbligatoria è del 26,07%; per pensionati o soggetti già assicurati presso altra gestione obbligatoria è del 24%.
Quando può servire la Gestione Commercianti
Se gli elementi organizzativi e i mezzi di produzione prevalgono sul lavoro personale, l’INPS può qualificare l’attività come impresa commerciale. La Circolare 44/2025 cita, tra gli esempi, la vendita di video e la gestione di banner pubblicitari. In questi casi entrano in gioco iscrizione alla Camera di Commercio e Gestione Commercianti, con contributi minimi e contribuzione sul reddito secondo le regole della gestione.
Quando entra in gioco il FPLS
Il terzo possibile inquadramento è il Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo. Può applicarsi quando un creator svolge per un brand o un’agenzia una prestazione remunerata realmente riconducibile alle categorie dello spettacolo, per esempio come attore di audiovisivi, regista, indossatore o fotomodello. Il semplice endorsement o la presenza di un’inserzione nei propri contenuti non fanno invece scattare automaticamente il FPLS.
Per approfondire questa distinzione puoi consultare la guida sui contributi INPS per YouTuber e content creator.
Come vengono monetizzati i contenuti
Il creator può incassare da piattaforme, pubblicità, sponsorizzazioni, abbonamenti, donazioni, affiliazioni, vendita di prodotti, corsi o servizi. La fonte del pagamento non basta a determinare il codice: occorre capire cosa viene remunerato. La monetizzazione di un video proprio, una campagna per un brand e la vendita di merchandising sono attività economicamente diverse.
| Ricavo | Domanda da fare | Possibile effetto |
|---|---|---|
| Monetizzazione piattaforma | Che contenuto viene prodotto? | ATECO editoriale/video |
| Sponsorizzazione | È campagna marketing o inserimento accessorio? | Possibile attività pubblicitaria o FPLS |
| Affiliazione | È accessoria o attività commerciale organizzata? | Da valutare separatamente |
| Vendita prodotti | Esiste commercio abituale? | Possibile impresa/Commercianti |
| Abbonamenti e membership | Cosa riceve l’utente? | Segue la natura del servizio/contenuto |
Brand deal: non tutte le sponsorizzazioni sono uguali
Un brand può pagare il creator per citare un prodotto, realizzare un video secondo un brief, comparire come testimonial, produrre UGC senza pubblicarlo sui propri canali oppure concedere l’uso della propria immagine. Questi contratti non vanno trattati in modo indistinto. La Circolare INPS 44/2025 è particolarmente importante perché collega il FPLS alla prestazione concretamente resa e alle categorie dello spettacolo, non alla semplice presenza di una finalità commerciale.
Piattaforme estere e fatturazione
Molte piattaforme e network pubblicitari hanno sede fuori dall’Italia. Prima di emettere fattura bisogna identificare il soggetto che paga e verificare le regole IVA applicabili ai servizi resi a clienti UE o extra-UE. Il regime forfettario semplifica il calcolo del reddito, ma non rende irrilevanti territorialità IVA, eventuale iscrizione VIES e corretta documentazione delle operazioni estere.
Diritti sui contenuti, immagine e riutilizzo
Nei contratti con brand e piattaforme è utile distinguere compenso per la produzione, compenso per la pubblicazione e diritti di riutilizzo del contenuto o dell’immagine. La stessa attenzione vale per l’uso dei contenuti in campagne successive o per sistemi di intelligenza artificiale. La denominazione contrattuale non basta da sola a decidere il trattamento fiscale: conta la sostanza economica della prestazione.
YouTuber, podcaster e streamer restano attività specifiche
Questa guida serve a chi si definisce genericamente content creator o lavora su più formati. Se l’attività è chiaramente verticale, è più utile approfondire la guida dedicata: YouTuber, podcaster o streamer. Lo stesso vale per chi svolge principalmente influencer marketing.
Limiti del forfettario nel 2026
Il limite ordinario resta pari a 85.000 euro di ricavi o compensi. Se si supera questa soglia senza oltrepassare 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo; oltre 100.000 euro opera la fuoriuscita immediata secondo le regole vigenti. Se la stessa Partita IVA comprende più attività, la soglia si verifica sul totale rilevante e non separatamente per ogni codice.
Imposta al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può spettare nel periodo iniziale quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività. Non basta aprire una nuova Partita IVA o cambiare piattaforma: va verificata anche l’eventuale prosecuzione di un’attività già svolta.
Quando il forfettario può essere meno conveniente
Attrezzatura video, computer, software, set, collaboratori, advertising, trasferte e produzione possono generare costi reali elevati. Nel forfettario non vengono dedotti analiticamente. Prima di scegliere il regime conviene quindi confrontare il coefficiente applicabile con la struttura reale dei costi e con l’eventuale passaggio da lavoro personale a organizzazione d’impresa.
Guide collegate
Approfondisci come aprire la Partita IVA da content creator, il codice ATECO corretto, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per content creator.
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