Hai un vecchio credito INPS che non riesci più a utilizzare normalmente in compensazione? Nel 2026 non tutti i crediti contributivi possono continuare a essere riportati nel quadro RR o usati in F24. Quando il credito supera i limiti temporali previsti dall’INPS, bisogna distinguere tra domanda di rimborso e, per Artigiani e Commercianti, compensazione contributiva o autoconguaglio.
La regola dipende dalla gestione previdenziale e dall’anno in cui il credito si è formato. Non basta quindi vedere un importo a credito nello storico: bisogna capire se può ancora transitare nel modello F24 oppure se deve essere recuperato attraverso una procedura telematica INPS.
Quando un credito INPS diventa vecchio nel 2026?
La circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 stabilisce quali crediti possono essere ancora esposti nel quadro RR di Redditi PF 2026 e quali invece devono essere gestiti fuori dalla dichiarazione.
Per Artigiani e Commercianti, i crediti riferiti ad anni d’imposta precedenti al 2023 non devono più essere esposti in dichiarazione. Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata, nel 2026 non possono più essere esposti i crediti riferiti ad anni precedenti al 2024.
Artigiani e Commercianti: crediti anteriori al 2023
Se un Artigiano o un Commerciante conserva un credito INPS riferito, per esempio, al 2022, non è corretto continuare a riportarlo nel quadro RR come se fosse un credito corrente.
Le istruzioni INPS prevedono in questi casi due possibili strade: domanda di rimborso oppure compensazione contributiva, chiamata anche autoconguaglio.
Che cos’è l’autoconguaglio INPS?
L’autoconguaglio è una compensazione effettuata all’interno della posizione contributiva. Non va confuso con la normale compensazione tramite modello F24 utilizzata per pagare altri contributi o tributi.
Per i vecchi crediti di Artigiani e Commercianti l’INPS prevede una specifica procedura telematica di rimborso e/o compensazione contributiva. Il credito viene quindi gestito attraverso il Cassetto previdenziale e non trascinato automaticamente nella dichiarazione successiva.
Dove si presenta la domanda di compensazione contributiva?
La domanda viene presentata online attraverso i servizi INPS. La pagina dedicata alla compensazione contributiva per Artigiani e Commercianti indica le modalità operative e i dati necessari.
Gestione Separata: crediti anteriori al 2024
Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata la regola è differente. Nel 2026 possono essere utilizzati in compensazione i crediti riferiti al 2024 o al 2025.
I crediti riferiti ad anni precedenti al 2024 non possono invece essere più esposti nel quadro RR. Per queste somme l’INPS prevede la sola richiesta di rimborso.
Il rimborso INPS è automatico?
No. Il fatto che il credito non possa più essere utilizzato normalmente in dichiarazione non comporta un accredito automatico sul conto corrente.
Per la Gestione Separata deve essere presentata una domanda telematica. L’INPS precisa inoltre che il rimborso viene erogato, in assenza di ulteriori debiti, dopo la liquidazione della dichiarazione e i controlli sulla posizione previdenziale.
Credito compensabile o credito da rimborsare?
- Artigiani e Commercianti, nuovo credito 2025: può essere utilizzato in F24 secondo le regole previste per Redditi PF 2026.
- Artigiani e Commercianti, residuo 2024: bisogna verificare quanto già compensato e l’eventuale quota residua.
- Artigiani e Commercianti, credito precedente al 2023: non va più esposto in dichiarazione; rimborso o autoconguaglio.
- Gestione Separata, credito 2024 o 2025: può essere utilizzato tramite F24.
- Gestione Separata, credito precedente al 2024: deve essere richiesto a rimborso.
Per l’utilizzo dei crediti ancora compensabili puoi consultare la guida sul credito INPS da Quadro RR 2026 e compensazione F24.
Esempio: credito INPS di un Commerciante del 2022
Un Commerciante scopre nel 2026 di avere ancora un credito INPS relativo al 2022. Non deve inserirlo nuovamente nel quadro RR come credito corrente.
Essendo riferito a un’annualità precedente al 2023, il credito deve essere gestito tramite domanda di rimborso oppure, se ne ricorrono le condizioni, attraverso la compensazione contributiva.
Esempio: credito 2023 di un professionista in Gestione Separata
Un professionista conserva un credito INPS riferito al 2023 e non ancora utilizzato. Nel 2026 quel credito non può più essere riportato nel quadro RR né trattato come un normale credito 2024 o 2025.
La procedura indicata dall’INPS è la domanda telematica di rimborso.
Cosa controllare prima di chiedere il rimborso
- gestione previdenziale alla quale appartiene il credito;
- anno esatto di formazione;
- versamento che ha generato l’eccedenza;
- F24 eventualmente già utilizzati in compensazione;
- credito residuo effettivamente disponibile;
- eventuali debiti contributivi ancora aperti;
- dichiarazioni dalle quali emerge il credito.
Credito INPS e Partita IVA chiusa
La chiusura della Partita IVA non cancella automaticamente un credito contributivo già maturato. Può però rendere meno utile una compensazione contributiva futura se non esiste più una posizione sulla quale effettuare il conguaglio.
Se invece il problema riguarda contributi pagati dopo la cessazione dell’attività, consulta la guida sulla deduzione dei contributi dopo la chiusura della Partita IVA.
Rimborso e tassazione non sono la stessa cosa
Recuperare materialmente un credito INPS e stabilire il suo trattamento fiscale sono due problemi distinti. Se il credito deriva da contributi che erano stati dedotti fiscalmente negli anni precedenti, l’eventuale rimborso può avere conseguenze dichiarative specifiche.
Per questo aspetto puoi consultare la guida su credito INPS, compensazione, rimborso e tassazione.
Domande frequenti
Un vecchio credito INPS può essere riportato per sempre?
No. Le istruzioni INPS stabiliscono limiti temporali precisi.
Un credito INPS del 2022 può stare nel Quadro RR 2026?
Per Artigiani e Commercianti no: i crediti riferiti ad anni precedenti al 2023 non devono essere esposti nel Quadro RR 2026. Per la Gestione Separata non possono essere esposti i crediti anteriori al 2024.
Rimborso e autoconguaglio sono la stessa cosa?
No. Il rimborso restituisce il credito al contribuente; l’autoconguaglio utilizza invece il credito all’interno della posizione contributiva.
In sintesi
Nel 2026 un vecchio credito INPS non può essere trascinato indefinitamente nel Quadro RR. Per Artigiani e Commercianti i crediti anteriori al 2023 vanno gestiti tramite rimborso o compensazione contributiva; per i professionisti della Gestione Separata i crediti anteriori al 2024 devono essere richiesti a rimborso.
Apri la Partita IVA o passa a Regimeminimi.com
Se stai iniziando una nuova attività oppure vuoi cambiare commercialista, raccontaci cosa ti serve.
- Apertura della Partita IVA
- Cambio commercialista
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
La richiesta di contatto è gratuita e senza impegno.
Quanto tempo può restare inutilizzato un credito INPS?
Il credito contributivo non deve essere considerato come una somma riportabile senza limiti da una dichiarazione all’altra. Ogni anno occorre verificare le istruzioni INPS applicabili alla gestione previdenziale interessata e all’annualità di formazione del credito.
Lasciare un credito inutilizzato per diversi anni senza controllarne la corretta modalità di recupero può quindi portare a indicarlo erroneamente nel Quadro RR quando, invece, dovrebbe essere richiesto a rimborso o gestito tramite compensazione contributiva.
Prima del rimborso INPS verifica eventuali debiti contributivi
La presenza di un credito non significa necessariamente che l’intero importo possa essere restituito immediatamente. L’INPS verifica la posizione contributiva e l’esistenza di eventuali somme ancora dovute. Per questo è utile controllare il proprio Cassetto previdenziale prima di presentare la domanda.