Per aprire la Partita IVA come Home Stager nel 2026 bisogna partire dai servizi realmente offerti, non dalla sola denominazione professionale. Se l’attività consiste soprattutto in allestimento, decorazione e valorizzazione estetica degli interni, il riferimento ATECO 2025 da valutare è 74.13.00 – Attività di progettazione di interni. Fotografia immobiliare, noleggio o vendita di arredi, mediazione, lavori e progettazione tecnica possono invece richiedere classificazioni e adempimenti differenti.
Aprire Partita IVA Home Stager: quadro rapido
| Passaggio | Cosa verificare |
|---|---|
| Abitualità | Se il servizio è svolto con continuità serve la Partita IVA, senza una soglia generale di 5.000 euro |
| ATECO | 74.13.00 se prevalgono decorazione, arredamento e allestimento degli interni |
| Forma dell’attività | Professione autonoma oppure attività con componenti commerciali/artigianali |
| Regime fiscale | Forfettario solo se sono rispettati tutti i requisiti |
| Previdenza | Gestione Separata solo se il profilo concreto resta quello del libero professionista senza altra gestione obbligatoria |
| Attività accessorie | Fotografia, noleggio, vendita, mediazione e lavori vanno analizzati separatamente quando autonomi e abituali |
Quando serve davvero la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma viene svolta in modo abituale, anche se il fatturato iniziale è basso. Il limite di 5.000 euro non è una soglia generale che consente di esercitare stabilmente una professione senza Partita IVA: quel valore viene spesso confuso con regole previdenziali applicabili a specifiche prestazioni occasionali.
Se l’Home Stager propone servizi in modo continuativo, acquisisce clienti, prepara preventivi, promuove la propria attività e organizza incarichi nel tempo, l’apertura va valutata fin dall’inizio. Anche pochi incarichi possono essere abituali se inseriti in un’attività professionale organizzata e destinata a proseguire.
Prima dell’apertura: descrivere esattamente i servizi
Prima di scegliere il codice ATECO conviene scrivere in modo concreto che cosa sarà venduto al cliente. Un incarico tipico può comprendere analisi degli ambienti, definizione dello stile, disposizione degli arredi, palette cromatica, selezione di tessili e complementi, preparazione degli spazi e coordinamento dell’allestimento.
Se nello stesso business entrano shooting fotografici autonomi, noleggio di mobili, vendita di complementi, piccoli lavori, progettazione tecnica o attività di intermediazione immobiliare, non bisogna nasconderli dentro una descrizione generica di Home Staging. Sono proprio queste differenze a determinare il corretto inquadramento fiscale e previdenziale.
Codice ATECO 74.13.00: quando è coerente
ATECO 2025 non contiene una voce denominata espressamente “Home Staging”. Le note ufficiali ISTAT del codice 74.13.00 – Attività di progettazione di interni comprendono però attività di decorazione degli interni, arredamento degli spazi, scelta di finiture, mobili e palette di colori. Per questo il codice è il riferimento principale da valutare quando il servizio reale consiste nella valorizzazione estetica degli ambienti.
Non è però un codice da applicare automaticamente a chiunque utilizzi il titolo di Home Stager. La guida dedicata al codice ATECO Home Stager approfondisce le differenze con fotografia, commercio, noleggio, mediazione e progettazione architettonica.
Vecchio codice 74.10.90: perché non va copiato dalle guide datate
Online sono ancora presenti molte guide che indicano il vecchio 74.10.90 “Altre attività di design”. Nel 2026 la classificazione da utilizzare è ATECO 2025. Il nuovo 74.13.00 è molto più specifico per i servizi riconducibili alla decorazione e progettazione degli interni e va quindi valutato sulla base dell’attività effettiva.
Home Stager come professionista e Legge 4/2013
Quando l’attività è intellettuale, non riservata e svolta professionalmente, può rientrare nel perimetro delle professioni non organizzate disciplinate dalla Legge 4/2013. Questo non crea però un albo professionale né autorizza a svolgere attività riservate ad altre professioni.
La regola pratica è semplice: l’Home Stager può occuparsi di valorizzazione, decorazione e allestimento, ma non deve presentare come propria una progettazione architettonica o tecnica riservata quando servono titoli, abilitazioni o pratiche specifiche.
Apertura come libero professionista
Quando il modello è quello del libero professionista puro, l’apertura fiscale viene effettuata presso l’Agenzia delle Entrate indicando attività, codice ATECO e regime prescelto. Per le persone fisiche il modello di riferimento è normalmente l’AA9/12. La data di inizio deve essere coerente con l’avvio effettivo dell’attività abituale.
Prima dell’invio conviene avere già chiarito: descrizione dell’attività, eventuali codici secondari, regime fiscale, posizione previdenziale e presenza di attività che potrebbero richiedere Registro Imprese o altri adempimenti.
Camera di Commercio: non è automatica per ogni Home Stager
La sola attività professionale di allestimento e consulenza non deve essere trasformata automaticamente in attività d’impresa. Se invece l’Home Stager vende abitualmente mobili o complementi, gestisce un vero noleggio organizzato, produce beni o svolge altre attività imprenditoriali, va verificata l’iscrizione al Registro Imprese e la relativa forma di esercizio.
SCIA e SUAP: quando possono entrare in gioco
Non esiste una SCIA “Home Stager” da presentare automaticamente solo perché si apre la Partita IVA. Eventuali pratiche SUAP dipendono dalle attività concrete: commercio, laboratorio, deposito aperto al pubblico, specifici servizi locali o altre attività soggette a disciplina amministrativa possono generare obblighi ulteriori.
Regime forfettario: quando è possibile
Il regime forfettario per Home Stager può essere utilizzato se sono rispettati tutti i requisiti della Legge 190/2014. Nel 2026 il limite ordinario resta 85.000 euro di ricavi o compensi; il superamento di 100.000 euro produce gli effetti di uscita immediata previsti dalla disciplina vigente.
Per il profilo professionale correttamente ricondotto alla divisione 74, il coefficiente di redditività è 78%. Questo significa che, su 30.000 euro di compensi professionali, il reddito lordo forfettario di partenza è 23.400 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Imposta al 15% o al 5%
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può spettare nel periodo agevolato iniziale solo se sono rispettate le condizioni previste per una nuova attività. Non basta essere al primo anno, avere meno di una certa età o utilizzare per la prima volta il codice ATECO.
Previdenza: quando può applicarsi la Gestione Separata
Per il libero professionista senza una cassa dedicata e senza un diverso obbligo previdenziale può trovare applicazione la Gestione Separata INPS. Non è però una conseguenza automatica del codice 74.13.00: se il modello assume caratteristiche commerciali, artigianali o d’impresa, l’inquadramento deve essere rivisto.
La circolare INPS n. 8/2026 indica per i professionisti iscritti alla Gestione Separata e privi di altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria il riferimento è il 24%.
Fatturazione dei servizi di Home Staging
La fattura dovrebbe descrivere in modo coerente il servizio realmente reso: consulenza e allestimento, studio degli ambienti, coordinamento della preparazione dell’immobile o altra prestazione effettiva. Se vengono addebitati noleggi, materiali, servizi fotografici o altri elementi, conviene distinguere chiaramente le diverse componenti quando hanno una propria rilevanza economica e fiscale.
Fotografia immobiliare
Scattare alcune fotografie finali come parte dell’incarico non significa necessariamente svolgere una seconda attività. Se però gli shooting vengono venduti separatamente, pubblicizzati come servizio autonomo e svolti abitualmente anche senza Home Staging, la fotografia va valutata come attività distinta.
Noleggio arredi e home staging con magazzino proprio
Un Home Stager può utilizzare mobili e complementi di proprietà per gli allestimenti. Se il cliente paga un vero corrispettivo di noleggio e il noleggio viene offerto stabilmente anche come servizio autonomo, l’attività non va assorbita automaticamente nel compenso professionale. Lo stesso vale per la gestione organizzata di un magazzino e della relativa logistica.
Vendita di arredi e complementi
La vendita abituale di mobili, tessili o complementi è attività commerciale. Se l’Home Stager compra prodotti per rivenderli ai clienti con un proprio margine, occorre distinguere il commercio dalla prestazione professionale e verificare codice, coefficiente, Registro Imprese e previdenza applicabili.
Mediazione immobiliare: attenzione alle provvigioni
L’Home Stager può collaborare con agenzie e proprietari, ma la valorizzazione dell’immobile non coincide con la mediazione. Se il compenso diventa una provvigione collegata alla conclusione della vendita o della locazione e il professionista mette in relazione le parti, entra in un ambito differente, soggetto a regole e requisiti propri.
Documenti da preparare prima di aprire
- descrizione precisa dei servizi che saranno fatturati;
- eventuali servizi autonomi di fotografia;
- eventuale noleggio o vendita di arredi;
- eventuali collaborazioni con agenzie immobiliari;
- previsione di ricavi o compensi;
- eventuale lavoro dipendente o altra previdenza;
- stima dei costi reali di arredi, trasporto, deposito, software e collaboratori;
- eventuali attività che richiedono pratiche amministrative specifiche.
Dopo l’apertura: controlli da non trascurare
Dopo l’apertura bisogna verificare periodicamente se il modello di business è rimasto quello iniziale. L’ingresso di vendite, noleggio, fotografia autonoma, collaboratori, deposito o altre attività può rendere necessario aggiornare il codice ATECO, l’inquadramento previdenziale o gli adempimenti amministrativi.
Per stimare imposta e contributi consulta il calcolo tasse Home Stager; per la gestione della posizione trovi anche la guida sul commercialista per Home Stager. Se svolgi più attività con la stessa posizione fiscale, è utile approfondire anche come gestire una Partita IVA per più attività.
Domande frequenti
Serve la Partita IVA sotto 5.000 euro?
Se l’attività è abituale, sì: non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di esercitare stabilmente senza Partita IVA.
L’Home Stager deve iscriversi sempre alla Camera di Commercio?
No. Per il profilo professionale puro non è un automatismo. L’iscrizione va verificata quando il modello comprende vere attività d’impresa, commercio, noleggio organizzato o altre componenti imprenditoriali.
Il codice ATECO è sempre 74.13.00?
È il riferimento principale da valutare quando prevalgono decorazione, arredamento e allestimento degli interni. Non è universale: attività diverse possono richiedere altri codici.
Posso vendere o noleggiare arredi con la stessa Partita IVA?
È possibile svolgere più attività con la stessa Partita IVA, ma quelle autonome e abituali devono essere classificate correttamente e possono modificare anche previdenza e adempimenti.
In sintesi
Aprire la Partita IVA come Home Stager nel 2026 significa definire prima il modello di attività. Il 74.13.00 è il riferimento da valutare per allestimento e decorazione degli interni, ma fotografia, noleggio, vendita, mediazione e lavori possono richiedere una struttura diversa. Solo dopo questa verifica è corretto scegliere forfettario, previdenza e procedure di apertura.
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