Il calcolo tasse Home Stager nel 2026 parte dall’attività effettivamente svolta. Se il reddito deriva soprattutto da servizi professionali di allestimento e decorazione degli interni correttamente ricondotti al codice 74.13.00, nel forfettario il coefficiente di riferimento è 78%. Su quel reddito si calcolano i contributi previdenziali effettivamente dovuti e, dopo la loro deduzione, l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante.
Calcolo tasse Home Stager 2026: formula rapida
| Passaggio | Formula |
|---|---|
| Reddito lordo forfettario | Compensi professionali × 78% |
| Contributi | Reddito forfettario × aliquota previdenziale applicabile |
| Base imposta | Reddito forfettario − contributi obbligatori deducibili |
| Imposta sostitutiva | Base imposta × 15% oppure 5% se spettante |
Questa formula vale solo se l’inquadramento di partenza è corretto. Se l’Home Stager svolge anche fotografia autonoma, noleggio di arredi, vendita di prodotti o altre attività, non bisogna applicare automaticamente lo stesso coefficiente a tutti i ricavi.
ATECO 74.13.00 e coefficiente del 78%
ATECO 2025 non contiene una voce denominata espressamente “Home Staging”. Le note ISTAT del codice 74.13.00 – Attività di progettazione di interni comprendono però decorazione degli interni, arredamento degli spazi, finiture, mobili e palette di colori. Quando il servizio reale è quello professionale di allestimento e valorizzazione estetica, questo è il riferimento principale da verificare.
Nel regime forfettario, per il profilo professionale della divisione 74 qui considerato, il coefficiente di redditività è 78%. Il coefficiente non è una tassa: serve a stabilire quale quota dei compensi forma il reddito fiscale prima dei contributi.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Ipotizziamo un Home Stager che fattura 30.000 euro esclusivamente per servizi professionali di allestimento e decorazione, utilizza il coefficiente del 78% e, nel caso concreto, è iscritto alla Gestione Separata con aliquota 26,07%.
- Reddito forfettario: 30.000 × 78% = 23.400 euro.
- Contributi stimati: 23.400 × 26,07% = circa 6.100 euro.
- Base dell’imposta: circa 17.300 euro.
- Imposta al 15%: circa 2.595 euro.
- Totale indicativo contributi + imposta: circa 8.695 euro.
Se spettasse l’imposta sostitutiva al 5%, sulla stessa base l’imposta sarebbe circa 865 euro. I contributi previdenziali non diventerebbero però automaticamente più bassi.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Con 50.000 euro di compensi professionali e gli stessi presupposti:
- Reddito forfettario: 50.000 × 78% = 39.000 euro.
- Contributi al 26,07%: circa 10.167 euro.
- Base dell’imposta: circa 28.833 euro.
- Imposta al 15%: circa 4.325 euro.
- Totale indicativo contributi + imposta: circa 14.492 euro.
Gli esempi mostrano il metodo e non sostituiscono il calcolo personale: contribuzione effettiva, acconti, crediti, altri redditi, attività secondarie e requisiti del 5% possono modificare il risultato.
Gestione Separata: 26,07% o 24% solo quando applicabile
Il codice ATECO non assegna automaticamente una gestione previdenziale. Nel profilo del libero professionista senza una cassa dedicata può trovare applicazione la Gestione Separata INPS; se l’attività comprende commercio, noleggio organizzato, produzione o altre componenti d’impresa, la posizione deve essere rivalutata.
Per il 2026 la circolare INPS n. 8/2026 indica per i professionisti iscritti alla Gestione Separata senza altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%; il 24% riguarda i casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria.
Il 5% non dipende dal primo anno
L’imposta sostitutiva ridotta al 5% non scatta automaticamente perché la Partita IVA è nuova. Occorre verificare le condizioni previste dalla disciplina del regime forfettario contenuta nella Legge 190/2014, compresa la reale novità dell’attività rispetto a eventuali attività precedenti.
Fotografia immobiliare: il calcolo può cambiare
Se le fotografie finali sono una parte accessoria dell’incarico di Home Staging, il loro trattamento va letto nel contesto della prestazione principale. Se invece gli shooting vengono venduti autonomamente e con continuità, possono costituire una seconda attività e il calcolo non deve partire automaticamente dal coefficiente del 78% del servizio di allestimento.
Noleggio arredi: non confonderlo con il compenso professionale
Possedere mobili e complementi da utilizzare nei progetti non trasforma automaticamente l’attività in noleggio. Se però il cliente paga un vero corrispettivo di noleggio e il servizio viene offerto stabilmente anche senza consulenza, quella componente deve essere classificata e calcolata secondo la propria attività effettiva.
Vendita di mobili e complementi
Lo stesso vale per la vendita. Se l’Home Stager compra beni per rivenderli ai clienti con un proprio margine, i relativi ricavi commerciali non vanno trattati automaticamente come compensi professionali di progettazione degli interni. In presenza di attività miste può essere necessario applicare coefficienti diversi alle diverse categorie di ricavi.
Costi reali: arredi, deposito, trasporto e collaboratori
Il settore può avere costi reali elevati: acquisto e manutenzione degli arredi, deposito, trasporto, montaggio, tessili, materiali di consumo, software, fotografia, trasferte e collaboratori. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti uno per uno. Per questo la convenienza del regime va valutata confrontando il margine reale con il reddito determinato tramite coefficiente.
Saldo e acconti: perché serve liquidità
Il costo fiscale annuale non coincide con quanto viene pagato in una singola scadenza. Saldo e acconti possono concentrare versamenti rilevanti in alcuni periodi dell’anno. Conviene quindi accantonare progressivamente una quota degli incassi invece di considerare disponibile tutto ciò che resta sul conto.
Quanto accantonare
Non esiste una percentuale universale. Negli esempi con coefficiente 78%, Gestione Separata al 26,07% e imposta al 15%, contributi e imposta rappresentano complessivamente poco meno del 30% dei compensi considerati. È solo un ordine di grandezza: aliquota al 5%, previdenza al 24%, attività miste o un diverso inquadramento cambiano il risultato.
Prima di usare un simulatore
Prima di fare simulazioni verifica il codice ATECO Home Stager e la previdenza applicabile. Puoi poi utilizzare il calcolatore del regime forfettario e confrontare il risultato con la guida sul regime forfettario Home Stager, quella su come aprire la Partita IVA e la pagina sul commercialista per Home Stager.
Domande frequenti
Quanto paga di tasse un Home Stager forfettario?
Dipende da compensi, attività effettive, coefficiente, previdenza e aliquota sostitutiva. Per il profilo professionale 74.13.00 il riferimento è 78%, ma contributi e 5%/15% vanno verificati sulla posizione concreta.
Il 15% si calcola sul fatturato?
No. Si applica alla base imponibile forfettaria dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
La Gestione Separata è sempre obbligatoria?
No. Può essere il riferimento del libero professionista senza cassa, ma l’inquadramento cambia se l’attività assume caratteristiche d’impresa o se esiste altra copertura obbligatoria.
Posso usare il 78% anche per noleggio e vendita?
Non automaticamente. Noleggio e commercio autonomi devono essere classificati separatamente e possono richiedere coefficienti e previdenza differenti.
In sintesi
Per un Home Stager professionista correttamente ricondotto al 74.13.00, il calcolo forfettario parte dal 78% dei compensi, prosegue con i contributi effettivamente dovuti e termina con l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% quando spettante. Prima di applicare la formula bisogna però separare fotografia, noleggio, vendita e altre attività autonome, perché possono cambiare coefficiente e previdenza.
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