Per aprire Partita IVA come marmista nel 2026 bisogna prima definire con precisione ciò che farà l’impresa: lavorazione in laboratorio, lavorazione artistica, posa in cantiere, commercio oppure attività estrattiva. Per il taglio, la sagomatura e la finitura di pietre e marmo il riferimento ATECO 2025 è 23.70.10 – Taglio e lavorazione di pietre e di marmo.
La sola apertura fiscale non esaurisce l’avvio. Un laboratorio lapideo deve coordinare Registro Imprese, eventuale Albo Artigiani, INPS, locale, impianti, sicurezza e gli adempimenti ambientali applicabili alle lavorazioni effettive.
Cosa serve per aprire un laboratorio di marmista
- definire lavorazioni, prodotti e servizi offerti;
- scegliere il codice ATECO principale e gli eventuali codici secondari;
- aprire la Partita IVA;
- iscrivere l’impresa al Registro Imprese;
- verificare l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane quando ricorrono i requisiti;
- aprire la posizione INPS Artigiani quando dovuta;
- verificare posizione INAIL e sicurezza sul lavoro;
- controllare con il SUAP gli adempimenti per locale e impianti;
- verificare emissioni, scarichi, rumore e gestione dei rifiuti quando rilevanti;
- impostare fatturazione elettronica, pagamenti e regime fiscale.
Quando serve la Partita IVA
La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene esercitata in modo abituale e organizzato. La soglia di 5.000 euro non costituisce una franchigia generale che consente di gestire stabilmente un laboratorio senza Partita IVA.
Un’attività con sede, macchinari, ordini, clienti, preventivi e continuità presenta normalmente i caratteri dell’impresa anche nei primi mesi, quando i ricavi possono essere ancora contenuti.
ATECO 23.70.10: quando è il codice giusto
Le note ATECO 2025 dell’ISTAT includono nel 23.70.10 il taglio, la modellatura e la finitura di pietre destinate, ad esempio, all’edilizia, ai lavori stradali e alle coperture. È compresa anche la fabbricazione di mobili in pietra.
Il codice è quindi coerente con il laboratorio che lavora lastre e blocchi per realizzare piani, soglie, davanzali, elementi di arredo e altri manufatti lapidei.
Se fai lavorazione artistica
Per la lavorazione artistica di marmo e pietre affini il riferimento è 23.70.20. L’ISTAT include in questo codice, tra gli esempi, monumenti funerari, statue non originali artistiche e lavori in mosaico.
Se l’impresa realizza stabilmente lapidi, monumenti o mosaici, la posizione va quindi distinta dalla semplice lavorazione ordinaria. I due codici hanno entrambi coefficiente del 67% nel forfettario, ma descrivono attività differenti.
Se fai anche posa in cantiere
La posa di pavimenti e rivestimenti in marmo, granito, ardesia o pietra da taglio rientra nel codice 43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di pareti quando costituisce un’attività autonoma. Le note ATECO 2025 separano quindi chiaramente la lavorazione in laboratorio dalla posa in opera.
La distinzione ha conseguenze fiscali: le attività della divisione 43 rientrano nel gruppo costruzioni con coefficiente del 86%. Se lavorazione e posa sono entrambe attività reali e stabili, i ricavi vanno gestiti separatamente quando appartengono a gruppi merceologici diversi.
Se estrai pietra in cava
L’estrazione non è compresa nel 23.70.10. Le note ISTAT escludono dal gruppo 23.70 le attività dei gestori di cave, come la produzione di pietra grezza da taglio, rinviando alla divisione 08.
Un’impresa che estrae direttamente il materiale svolge quindi un’attività diversa dal laboratorio che acquista blocchi o lastre e li trasforma.
Regime forfettario: coefficiente 67%
Se sono rispettati tutti i requisiti del regime, la lavorazione 23.70.10 utilizza il coefficiente di redditività del 67%. Con 30.000 euro di incassi il reddito forfettario lordo è 20.100 euro.
Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti forfettariamente. I costi reali di lastre, utensili, macchinari, energia, acqua, trasporti e smaltimenti non vengono dedotti uno per uno.
Soglie di 85.000 e 100.000 euro
Nel 2026 la soglia ordinaria del regime forfettario è 85.000 euro di ricavi percepiti, purché ricorrano anche gli altri requisiti. Oltre 100.000 euro operano le regole di uscita immediata previste dalla disciplina vigente.
Se la Partita IVA comprende attività con coefficienti differenti, come lavorazione 67% e posa 86%, la soglia si verifica considerando l’insieme dei ricavi mentre il reddito va calcolato distinguendo i gruppi fiscali.
INPS Artigiani 2026
Quando il marmista possiede i requisiti dell’impresa artigiana, il riferimento previdenziale è la Gestione Artigiani. La Circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro, il contributo minimo annuo a 4.521,36 euro e l’aliquota ordinaria al 24% fino alla prima fascia di 56.224 euro.
I forfettari che ne possiedono i requisiti possono chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. La scelta va valutata anche per gli effetti sull’accredito previdenziale.
Laboratorio, SUAP e adempimenti ambientali
Prima di scegliere il locale è importante verificare gli adempimenti applicabili agli impianti e alle lavorazioni. In base al processo produttivo e al territorio possono essere rilevanti emissioni in atmosfera, scarichi, rumore, rifiuti e altri titoli ambientali.
Una ricognizione SUAP della Camera di Commercio di Mantova, ad esempio, indica per il marmista adempimenti sulle emissioni e AUA al ricorrere delle condizioni previste dalla normativa nazionale e regionale. Le soglie e le procedure concrete devono quindi essere verificate con il SUAP e gli enti competenti del territorio in cui si apre il laboratorio.
Silice, polveri e sicurezza
L’INAIL richiama per il comparto lapideo il rischio legato alle polveri e alla silice cristallina, soprattutto in alcune lavorazioni a secco e nelle pietre artificiali ad alto contenuto di quarzo. La valutazione del rischio, gli impianti di abbattimento e le misure di prevenzione devono essere impostati in relazione ai materiali e ai processi effettivi.
Quanto costa aprire un laboratorio di marmista
L’investimento può comprendere locale, segatrici, frese, CNC, lucidatrici, utensili diamantati, sistemi di aspirazione e abbattimento polveri, impianti per acqua e fanghi, mezzi di sollevamento, trasporto, software, assicurazioni e scorte di materiale.
Prima di scegliere il forfettario conviene quindi confrontare i costi reali e l’IVA sugli investimenti con il 33% di costi presunto dal coefficiente.
Checklist prima dell’apertura
- definisci lavorazione, artistico, posa, commercio ed eventuale estrazione;
- conferma 23.70.10 e gli eventuali codici aggiuntivi;
- verifica locale e impianti prima di impegnarti economicamente;
- controlla adempimenti SUAP e ambientali applicabili;
- definisci forma dell’impresa e posizione artigiana;
- apri Partita IVA, Registro Imprese e INPS;
- imposta sicurezza e gestione delle polveri;
- confronta forfettario e regime ordinario sui costi reali;
- imposta fatturazione e controllo degli incassi.
Guide collegate
Dopo l’apertura consulta il regime forfettario marmista, il codice ATECO marmista, il calcolo tasse marmista e la guida al commercialista per marmista.
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