Un commercialista per marmista nel 2026 deve distinguere correttamente lavorazione in laboratorio, lavorazione artistica, posa in cantiere ed eventuale commercio. Per il taglio e la lavorazione ordinaria di pietre e marmo il riferimento è ATECO 23.70.10, con coefficiente forfettario del 67%.
La gestione diventa più complessa quando l’impresa realizza monumenti o mosaici, posa pavimenti e rivestimenti oppure vende materiali. Queste attività possono richiedere codici e coefficienti diversi: un errore di classificazione può quindi incidere sia sulla posizione camerale sia sul reddito forfettario.
Cosa deve verificare subito il commercialista
- quali lavorazioni vengono svolte in laboratorio;
- se esiste lavorazione artistica di marmo e pietre;
- se la posa in cantiere è accessoria o una vera attività autonoma;
- se esiste una componente di commercio di materiali;
- ATECO 23.70.10, 23.70.20 e gli eventuali codici aggiuntivi;
- coefficiente forfettario corretto per ciascun gruppo di attività;
- forma dell’impresa, Albo Artigiani e INPS;
- locale, impianti, sicurezza e adempimenti ambientali;
- costi reali di materiali, energia e macchinari;
- fatturazione, acconti e monitoraggio delle soglie.
ATECO 23.70.10: lavorazione ordinaria
Le note ATECO 2025 dell’ISTAT includono nel 23.70.10 taglio, modellatura e finitura di pietre destinate, ad esempio, all’edilizia, ai lavori stradali e alle coperture, oltre alla fabbricazione di mobili in pietra.
Il codice è quindi coerente con il laboratorio che trasforma lastre e blocchi in piani, soglie, davanzali, elementi d’arredo e altri manufatti lapidei.
Lavorazione artistica: 23.70.20
Monumenti funerari, statue non originali artistiche e mosaici rientrano nel codice 23.70.20 – Lavorazione artistica di marmo e di altre pietre affini. Se queste lavorazioni sono stabili, il commercialista deve verificare se il codice debba essere principale o secondario.
Il coefficiente forfettario resta 67%, ma la distinzione ATECO è necessaria per descrivere correttamente l’attività dell’impresa.
Posa in cantiere: 43.33.00 e coefficiente 86%
La posa di rivestimenti in marmo, granito, ardesia o pietra da taglio rientra nel 43.33.00 – Rivestimento di pavimenti e di pareti quando costituisce una vera attività autonoma. Il gruppo costruzioni della divisione 43 ha coefficiente forfettario dell’86%.
Un’impresa che lavora il materiale in laboratorio e svolge anche posa stabile non dovrebbe quindi applicare automaticamente il 67% a tutti gli incassi. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che, quando le attività appartengono a gruppi merceologici differenti, i ricavi vanno suddivisi nel quadro LM.
Commercio di lastre e manufatti
La vendita del manufatto realizzato dal laboratorio rientra normalmente nell’attività produttiva. Diverso è il commercio autonomo di lastre, pietre o manufatti acquistati da terzi e rivenduti senza lavorazione sostanziale.
Se esiste una vera attività commerciale, il commercialista deve verificare il relativo codice e separare i ricavi; nel forfettario il commercio appartiene generalmente al gruppo con coefficiente del 40%.
Regime forfettario e coefficiente 67%
Per la lavorazione 23.70.10 il reddito forfettario si determina applicando il 67% agli incassi. Con 50.000 euro di ricavi il reddito lordo è 33.500 euro. Dal reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati e sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva.
INPS Artigiani 2026
Quando il marmista opera con i requisiti dell’impresa artigiana, il riferimento previdenziale è la Gestione Artigiani INPS. La Circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale a 18.808 euro, il contributo minimo annuo a 4.521,36 euro e l’aliquota ordinaria al 24% fino alla prima fascia di 56.224 euro.
Con coefficiente 67%, il reddito supera il minimale intorno a 28.072 euro di ricavi. Il commercialista deve quindi considerare il peso della contribuzione minima soprattutto nelle attività con fatturato iniziale contenuto.
Riduzione INPS del 35%
I forfettari iscritti alla Gestione Artigiani possono richiedere, quando ne possiedono i requisiti, il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. La scelta va valutata anche per l’effetto sull’accredito previdenziale e sulla minore deduzione dei contributi dal reddito.
Costi reali: il confronto decisivo
Il coefficiente 67% presume costi pari al 33% dei ricavi. Un laboratorio lapideo può però sostenere costi molto elevati per materiali, utensili diamantati, segatrici, frese, CNC, lucidatrici, acqua, energia, aspirazione, movimentazione, trasporti, manutenzione e personale.
Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente e l’IVA sugli acquisti non viene normalmente recuperata. Il commercialista dovrebbe quindi confrontare periodicamente il 33% presunto con l’incidenza reale dei costi.
Silice e sicurezza del laboratorio
L’INAIL segnala nel comparto lapideo il rischio di esposizione a polveri contenenti silice cristallina, con particolare attenzione alle lavorazioni a secco e alle pietre artificiali ad alto contenuto di quarzo.
Questo tema non è un dettaglio estraneo alla gestione economica: impianti di abbattimento, lavorazioni ad acqua, dispositivi di protezione, sorveglianza e organizzazione della sicurezza incidono sui costi e sulle scelte del laboratorio.
AUA, emissioni, scarichi e rumore
Gli adempimenti ambientali dipendono da impianti, lavorazioni, consumi e disciplina territoriale. Una ricognizione SUAP della Camera di Commercio di Mantova, ad esempio, richiama per il marmista autorizzazioni alle emissioni e AUA al ricorrere delle condizioni previste.
Il commercialista dovrebbe quindi coordinare l’avvio con il SUAP e con eventuali tecnici ambientali, chiarendo anche quali pratiche non rientrano nella normale assistenza fiscale.
Acconti, SAL e principio di cassa
Il marmista può lavorare con privati, imprese edili, arredatori e altri operatori. Acconti, saldi e stati di avanzamento possono essere incassati in momenti diversi. Nel forfettario conta quanto è effettivamente percepito nell’anno, non soltanto quanto è stato fatturato.
Cosa dovrebbe comprendere la gestione annuale
- controllo permanenza nel regime forfettario;
- monitoraggio degli incassi e delle soglie;
- verifica di lavorazione, artistico, posa e commercio;
- corretta separazione dei coefficienti 67%, 86% e 40% quando applicabili;
- fatturazione elettronica e gestione di acconti e saldi;
- calcolo contributi INPS;
- saldo e acconti dell’imposta sostitutiva;
- dichiarazione dei redditi;
- coordinamento delle variazioni con Registro Imprese e Albo Artigiani;
- confronto periodico della convenienza fiscale rispetto ai costi reali.
Domande da fare prima di scegliere il commercialista
- sa distinguere 23.70.10, 23.70.20 e 43.33.00?
- applica il 67% alla lavorazione e l’86% alla posa quando realmente distinta?
- verifica l’eventuale commercio con coefficiente 40%?
- usa i parametri INPS aggiornati al 2026?
- considera investimenti, IVA e costi reali del laboratorio?
- coordina l’apertura con SUAP e adempimenti ambientali quando necessari?
- il preventivo chiarisce quali pratiche tecniche sono escluse?
Guide collegate
Consulta il regime forfettario marmista, come aprire Partita IVA da marmista, il codice ATECO marmista e il calcolo tasse marmista.
Chiedi informazioni o una consulenza Gratuita
Se stai iniziando una nuova attività oppure vuoi cambiare commercialista, raccontaci cosa ti serve.
- Apertura della Partita IVA
- Cambio commercialista
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
La richiesta di contatto è gratuita e senza impegno.