Il calcolo delle tasse del Digital Marketer in regime forfettario nel 2026 parte dal codice ATECO e dal modello con cui vengono fatturati servizi e budget pubblicitari. Per molte attività della divisione 73 il coefficiente di redditività di riferimento è 78%, ma prima di usare una simulazione bisogna verificare che l’attività reale ricada effettivamente in quella classificazione.
Dopo il reddito forfettario si determinano i contributi previdenziali secondo la gestione realmente applicabile e, quando deducibili, si sottraggono per calcolare la base dell’imposta sostitutiva. Applicare semplicemente il 15% al fatturato non restituisce quindi il carico fiscale e previdenziale complessivo.
Prima del calcolo: ATECO e modello di attività
Il codice ATECO del Digital Marketer può cambiare in base al servizio prevalente. ATECO 2025 distingue pianificazione delle campagne, gestione e consulenza marketing, influencer marketing, intermediazione nella vendita di spazi pubblicitari e ricerca di mercato.
| Attività | ATECO da verificare | Coefficiente di riferimento |
|---|---|---|
| Pianificazione campagne | 73.11.01 | 78% |
| Gestione campagne e consulenza marketing | 73.11.02 | 78% |
| Influencer marketing | 73.11.03 | 78% |
| Intermediazione di spazi pubblicitari | 73.12.00 | 78% |
| Ricerca di mercato | 73.20.00 | 78% |
Se il servizio effettivo richiede una classificazione diversa dalla divisione 73, il coefficiente deve essere verificato nuovamente. Per questo il calcolo corretto viene dopo l’inquadramento.
Formula del regime forfettario
- compensi o ricavi rilevanti × coefficiente di redditività = reddito forfettario iniziale;
- reddito forfettario iniziale − contributi previdenziali obbligatori deducibili = base dell’imposta sostitutiva;
- base imponibile × 15% oppure 5%, quando spettante = imposta sostitutiva.
I normali costi professionali non vengono dedotti uno per uno. Software, CRM, strumenti analytics, advertising tool, computer, formazione, coworking e collaboratori sono rappresentati convenzionalmente dal coefficiente.
Esempio con 30.000 euro e coefficiente 78%
Supponiamo che l’attività sia correttamente classificata nella divisione 73 e che i compensi rilevanti dell’anno siano 30.000 euro:
30.000 × 78% = 23.400 euro di reddito forfettario iniziale.
Questo importo non coincide ancora con la base su cui applicare il 15% o il 5%. Prima bisogna determinare la previdenza effettiva e considerare i contributi obbligatori deducibili versati secondo le regole applicabili.
Esempio con Gestione Separata al 26,07%
Nel solo caso in cui il professionista sia correttamente iscritto alla Gestione Separata e si applichi l’aliquota 2026 del 26,07%, i contributi teorici su 23.400 euro sono circa 6.100,38 euro. La circolare INPS n. 8/2026 indica questa aliquota per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria.
In una simulazione semplificata, sottraendo 6.100,38 euro da 23.400 euro, la base residua è circa 17.299,62 euro. L’imposta sostitutiva sarebbe quindi circa 2.594,94 euro al 15% oppure 864,98 euro al 5%, quando l’aliquota agevolata spetta davvero.
Caso con Gestione Separata al 24%
Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria, nei casi previsti, l’aliquota indicata per il 2026 è del 24%. Sul reddito forfettario iniziale di 23.400 euro, i contributi teorici sarebbero 5.616 euro. La base dell’imposta sostitutiva sarebbe quindi diversa rispetto al caso del 26,07%.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Con 50.000 euro e coefficiente del 78%, il reddito forfettario iniziale è:
50.000 × 78% = 39.000 euro.
Se, soltanto per mostrare il metodo, si applicasse la Gestione Separata al 26,07%, i contributi teorici sarebbero circa 10.167,30 euro. La base residua sarebbe circa 28.832,70 euro, con imposta di circa 4.324,91 euro al 15% oppure 1.441,64 euro al 5% quando spettante.
Budget pubblicitari: non confonderli con il compenso
Per advertiser e media buyer il calcolo può diventare fuorviante se non è chiaro come vengono gestiti i budget delle campagne. Il professionista può fatturare soltanto il proprio servizio oppure può incassare somme destinate alle piattaforme, anticipare spese o operare con un modello di intermediazione. Queste situazioni non vanno trattate tutte allo stesso modo.
Prima di simulare le tasse bisogna quindi definire chi acquista gli spazi, a chi sono intestate le fatture di Google, Meta o altri fornitori, quali somme rappresentano effettivamente il compenso e come sono documentati eventuali riaddebiti. La guida su come aprire la Partita IVA come Digital Marketer approfondisce questo punto operativo.
Il 5% non è automatico
L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Il 5% può essere applicato nel periodo agevolato iniziale soltanto se ricorrono tutte le condizioni previste dalla Legge 190/2014. Aprire una nuova Partita IVA o iniziare una nuova attività digitale non basta, da solo, per ottenere l’aliquota ridotta.
Limiti del forfettario nel 2026
Il limite ordinario di ricavi o compensi dell’anno precedente è 85.000 euro. Se durante l’anno vengono superati 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno secondo le regole previste. Nel 2026 va inoltre verificata la causa ostativa collegata ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, con soglia di 35.000 euro salvo l’eccezione prevista in caso di cessazione del rapporto.
Costi reali e convenienza
Con coefficiente 78% il sistema riconosce convenzionalmente una quota di costi del 22%. Se software, advertising tool, collaboratori, formazione, trasferte e altre spese reali sono molto elevate, il regime ordinario può meritare un confronto. Nel forfettario questi costi non vengono sottratti analiticamente dal reddito.
Saldo e acconti: attenzione alla liquidità
Il carico economico annuo non coincide sempre con ciò che viene versato in una singola scadenza. Saldo e acconti possono concentrare i pagamenti: per questo è utile accantonare progressivamente una quota degli incassi destinata a contributi e imposte.
Cosa serve per una simulazione attendibile
- servizio prevalente e codice ATECO corretto;
- compensi o ricavi fiscalmente rilevanti;
- coefficiente di redditività applicabile;
- gestione previdenziale e aliquota corretta;
- contributi obbligatori effettivamente versati;
- diritto o meno all’imposta del 5%;
- eventuali altri redditi che incidono sul regime;
- modalità di gestione dei budget pubblicitari;
- crediti e acconti già versati.
Guide collegate
Prima di usare questi esempi verifica il codice ATECO Digital Marketer e il regime forfettario Digital Marketer. Per una gestione personalizzata consulta la pagina sul commercialista per Digital Marketer. È disponibile anche il calcolatore generale del regime forfettario.
Domande frequenti
Quanto paga un Digital Marketer su 30.000 euro?
Con coefficiente 78% il reddito forfettario iniziale è 23.400 euro. Contributi e imposta dipendono poi dalla previdenza e dall’aliquota sostitutiva effettivamente applicabili.
La Gestione Separata è sempre al 26,07%?
No. Il 26,07% riguarda i professionisti senza altra copertura obbligatoria nei casi previsti; per pensionati o soggetti già assicurati può applicarsi il 24%. Prima va comunque verificato che la Gestione Separata sia la gestione corretta.
I costi di Google Ads o Meta Ads si deducono?
Nel forfettario i normali costi professionali non vengono dedotti analiticamente. Se però il professionista gestisce denaro del cliente o riaddebita budget pubblicitari, bisogna prima qualificare correttamente il rapporto e la documentazione.
Il coefficiente del Digital Marketer è sempre 78%?
È il riferimento per le attività della divisione 73 considerate qui. Se il servizio effettivo richiede un’altra classificazione ATECO, il coefficiente va verificato nuovamente.
In sintesi
Il calcolo delle tasse del Digital Marketer nel 2026 richiede quattro dati corretti: attività e ATECO, coefficiente, previdenza e aliquota dell’imposta sostitutiva. Per advertiser e media buyer va inoltre chiarito come vengono gestiti i budget pubblicitari. Solo dopo questi controlli il fatturato può essere trasformato in una stima attendibile di contributi e imposte.
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