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Calcolo tasse web agency: forfettario, ordinario e SRL

Aggiornato il 11 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Calcolo tasse web agency: forfettario, ordinario e SRL

Per calcolare le tasse di una web agency nel 2026 bisogna prima separare i ricavi effettivi dell’attività dal budget pubblicitario dei clienti, individuare la forma giuridica e poi applicare le regole del regime fiscale e della previdenza pertinenti. Una web agency individuale in regime forfettario può avere coefficienti di redditività differenti per pubblicità e programmazione; una ditta in ordinario determina invece il reddito con ricavi e costi fiscalmente rilevanti; una SRL calcola le imposte societarie e deve distinguere gli utili della società da quelli distribuiti ai soci.

Non esiste quindi una percentuale unica di tasse valida per tutte le agenzie digitali. Qui trovi formule ed esempi numerici controllabili, con somme e ipotesi dichiarate: un’attività pubblicitaria con 36.000 euro di incassi; un’attività mista che fattura pubblicità e sviluppo; un’attività individuale in ordinario con 100.000 euro di ricavi; una SRL che produce utili ma non li distribuisce immediatamente. Il risultato indicato negli esempi è una simulazione, non un F24 personale: contributi effettivamente versati nell’anno, titolarità degli acquisti pubblicitari, redditi aggiuntivi, detrazioni, addizionali e altri elementi modificano il conteggio reale.

Prima del calcolo: quali incassi appartengono davvero alla web agency

Il punto di partenza non è il totale delle movimentazioni bancarie né la somma visualizzata negli account Google Ads o Meta Ads. Occorre identificare quale soggetto è effettivamente il fornitore del servizio e il destinatario delle fatture. Un’agenzia può fatturare consulenze, gestione campagne, progettazione grafica, sviluppo di siti e manutenzioni; può anche muovere denaro destinato alle piattaforme, ma non ogni pagamento per conto del cliente è automaticamente un ricavo proprio.

Primo caso: il cliente è titolare dell’account pubblicitario, riceve la fattura dalla piattaforma e ne paga direttamente il costo. L’agenzia emette una fattura separata per la sua fee di gestione. Se la fee è 700 euro al mese, il ricavo annuo da quell’incarico è 8.400 euro, mentre un investimento pubblicitario del cliente di 3.000 euro al mese non entra per questo solo motivo nei compensi fatturati dall’agenzia.

Secondo caso: l’agenzia acquista campagne in nome proprio e poi le rivende o riaddebita. In questa configurazione possono sorgere costi e ricavi fiscalmente rilevanti, con conseguenze su IVA, volume d’affari e — se ammesso — soglie del forfettario. Non basta descrivere il riaddebito come “rimborso” per escluderlo. Le anticipazioni in nome e per conto del cliente seguono regole specifiche, che richiedono documentazione e condizioni concrete. Per il trattamento delle varie configurazioni si veda la guida dedicata a come fatturare budget Google Ads e Meta Ads.

Terzo caso: l’agenzia fattura un pacchetto complessivo di 6.000 euro che comprende strategia, produzione, gestione e una parte di media acquistata in nome proprio. Non è corretto sottrarre arbitrariamente la componente media dal fatturato fiscalmente rilevante per simulare una soglia più favorevole. Serve verificare contratti, intestazione delle fatture, ruolo giuridico di ogni parte e modalità di addebito.

Quando l’agenzia vende anche software, hosting, abbonamenti o prodotti digitali, occorre classificare le operazioni e separare gli importi per attività. I ricavi delle diverse linee di servizio non sono sempre soggetti alle stesse regole. Il codice prevalente e gli eventuali codici secondari devono rappresentare ciò che si fa realmente: la guida ai codici ATECO web agency distingue ideazione pubblicitaria, gestione campagne, grafica e programmazione.

In un foglio di calcolo gestionale conviene tenere colonne distinte per fee ricorrenti, sviluppo, consulenze, importi anticipati, IVA, crediti verso clienti e spese media. Il commercialista userà gli elementi fiscalmente rilevanti; il titolare utilizzerà anche il resto per controllare flussi di cassa e margine. Non confondere questi due numeri è il primo passo per una simulazione sensata.

Formula del forfettario: coefficiente 78%, 67% e contributi INPS

Per una persona fisica ammessa al regime forfettario la formula generale dell’imposta sostitutiva è (ricavi o compensi rilevanti × coefficiente di redditività − contributi previdenziali obbligatori deducibili effettivamente versati) × 15%, oppure × 5% soltanto quando ricorrono le condizioni della nuova attività. I costi reali di abbonamenti, postazioni, collaboratori e pubblicità non sono dedotti singolarmente dal reddito forfettario. Sono comunque costi economici da sottrarre per capire quanto denaro resta a disposizione.

Il coefficiente dipende dall’attività, non dal nome scelto per il brand. Nelle attività pubblicitarie della divisione 73 la percentuale di riferimento è in genere il 78%; nella programmazione informatica rientrante nel gruppo pertinente può essere il 67%. Per classificare i servizi concretamente svolti si può consultare la classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT. I coefficienti fiscali continuano a richiedere il raccordo previsto dalla normativa transitoria: non è corretto ricavarli da una semplice somiglianza tra i titoli delle attività.

Un’agenzia che svolge effettivamente più attività con coefficienti appartenenti a gruppi merceologici diversi deve attribuire correttamente i compensi ai rispettivi gruppi. Lo precisa la FAQ dell’Agenzia delle Entrate relativa alla compilazione del quadro LM con più codici ATECO. Se invece i diversi codici ricadono nello stesso gruppo, le istruzioni prevedono la rappresentazione coerente con tale raggruppamento. Non si applica il 67% a tutta l’attività soltanto perché una parte comprende sviluppo software.

Dopo aver determinato il reddito forfettario, il titolare deve calcolare i contributi secondo l’inquadramento previdenziale reale. Per un professionista tenuto alla Gestione Separata, senza altra copertura obbligatoria e non pensionato, nel 2026 l’aliquota complessiva è 26,07% secondo la circolare INPS n. 8 del 2026. Per gli iscritti alla gestione con altra copertura previdenziale o pensionati possono applicarsi aliquote differenti, tra cui il 24% nei casi previsti.

Una web agency configurata come attività d’impresa può invece ricadere, in base alle condizioni concrete, nelle gestioni Artigiani o Commercianti, con un sistema di versamenti che include contributi minimi e possibili quote sull’eccedenza. Non si può usare la Gestione Separata al 26,07% in qualsiasi esempio indiscriminatamente. Occorre verificare anche la eventuale riduzione contributiva spettante ai forfettari iscritti alle gestioni pertinenti, senza applicarla automaticamente.

Distinzione importante: i contributi stimati come dovuti per l’anno e quelli effettivamente pagati nell’anno non sono lo stesso dato. Per la deduzione nel calcolo dell’imposta sostitutiva conta l’importo deducibile pagato secondo le regole fiscali; per il budget di liquidità è utile stimare i contributi che maturano sull’attività. Sommare un importo contributivo presunto a una base già ridotta per contributi pagati, senza chiarire il periodo, può creare una simulazione errata. Per condizioni e cause ostative del regime, separate dai calcoli, consulta il regime forfettario per web agency.

Esempio 1: agenzia pubblicitaria individuale con 36.000 euro di incassi

Immaginiamo una persona fisica che svolge, in modo effettivamente professionale, servizi di gestione campagne pubblicitarie e a cui si applicano il coefficiente del 78% e la Gestione Separata al 26,07%. Nell’anno incassa 36.000 euro di compensi propri, senza includere budget pubblicitari pagati direttamente dai clienti. Supponiamo inoltre che abbia versato 4.000 euro di contributi obbligatori fiscalmente deducibili nel medesimo periodo e che soddisfi tutte le condizioni del regime.

Il reddito forfettario lordo è 36.000 × 78% = 28.080 euro. I contributi deducibili pagati, nell’ipotesi formulata, riducono la base dell’imposta sostitutiva a 28.080 − 4.000 = 24.080 euro. Con aliquota ordinaria del 15% l’imposta è 3.612 euro; con aliquota agevolata del 5%, se spettante, sarebbe 1.204 euro.

Stimando separatamente i contributi previdenziali maturati sul reddito di riferimento, in un caso soggetto alla Gestione Separata al 26,07% si ottiene 28.080 × 26,07% = 7.320,46 euro. Questo è un importo illustrativo di competenza contributiva: non va sostituito ai 4.000 euro già dichiarati come effettivamente versati ai fini della deduzione fiscale nell’esempio. Tempi di versamento, acconti, eventuali massimali e particolarità personali richiedono la verifica del commercialista.

Se per svolgere l’attività sono stati sostenuti 6.000 euro di costi reali annui per software, formazione, postazione, servizi e altre necessità, una simulazione economica elementare può evidenziare 36.000 − 6.000 − 7.320,46 − 3.612 = 19.067,54 euro prima di ulteriori spese e sfasamenti temporali. Questa differenza non è il saldo del conto corrente al 31 dicembre e non corrisponde alla base imponibile. È soltanto una stima di disponibilità dopo costo operativo, contributi maturati e imposta teorica secondo ipotesi specifiche.

Ripetendo la simulazione con aliquota al 5%, mantenendo per puro confronto gli stessi dati, la disponibilità teorica sale a 21.475,54 euro. La differenza deriva unicamente dall’imposta sostitutiva più bassa e non rappresenta un beneficio automatico per chi apre da poco: la misura agevolata richiede requisiti previsti dalla legge e vale per i periodi consentiti.

Il passaggio cruciale è spiegare che 36.000 euro di compensi non significano “tasse al 15% del fatturato”. Nell’esempio l’imposta del 15% incide sulla base dopo coefficiente e deduzione dei contributi pagati, mentre la previdenza va calcolata con regole proprie. Il costo reale non scompare solo perché fiscalmente è già incorporato nella forfetizzazione.

Esempio 2: web agency mista con campagne e sviluppo software

Consideriamo una persona fisica che incassa 25.000 euro per gestione pubblicitaria e 20.000 euro per programmazione informatica effettiva, con servizi e classificazioni verificate, per un totale di 45.000 euro. La prima attività ricade nel gruppo con coefficiente del 78% e la seconda, nell’ipotesi presa in esame, nel gruppo con coefficiente del 67%. Ai fini del calcolo non basta avere entrambi i codici ATECO aperti: devono corrispondere a servizi realmente svolti, registrati e attribuibili ai rispettivi gruppi.

La prima quota genera 25.000 × 78% = 19.500 euro di reddito forfettario. La seconda genera 20.000 × 67% = 13.400 euro. Il reddito forfettario complessivo è perciò 32.900 euro, non 45.000 × 67% e nemmeno 45.000 × 78%. Se nel periodo sono stati pagati 3.500 euro di contributi deducibili, la base per l’imposta sostitutiva risulta 32.900 − 3.500 = 29.400 euro.

Con imposta al 15% il carico sostitutivo teorico è 4.410 euro; con il 5% spettante è 1.470 euro. Se il caso fosse interamente assoggettato a Gestione Separata 26,07%, la stima dei contributi maturati sarebbe 32.900 × 26,07% = 8.577,03 euro. Sono valori calcolati sulla struttura dell’esempio; per un soggetto d’impresa o con posizione previdenziale differente cambiano le regole contributive.

Supponiamo che l’attività sostenga 11.000 euro di costi effettivi tra collaborazioni, licenze, cloud, comunicazione, attrezzature e altre spese operative. La disponibilità economica illustrativa, considerando il 15%, è 45.000 − 11.000 − 8.577,03 − 4.410 = 21.012,97 euro, prima degli altri effetti e sfasamenti temporali. Si tratta di una stima gestionale: per pagamenti effettivi, acconti e imponibile dichiarato servono le informazioni dell’anno e dello storico.

Questo esempio mostra il vantaggio di avere una contabilità gestionale che separi le linee di ricavo. Con un’unica voce generica “servizi web” non è possibile stabilire se 20.000 euro appartengano alla programmazione, alla grafica web, alla consulenza o a una prestazione pubblicitaria. L’approfondimento ATECO aiuta a riconoscere le attività; la classificazione definitiva e il raccordo fiscale competono alla verifica del caso specifico.

Anche la struttura dei contratti può cambiare la lettura economica: un sito sviluppato su specifica per il cliente, una licenza software rivenduta e una campagna advertising non sono necessariamente lo stesso tipo di operazione. Non scegliere il coefficiente in base a quale produce meno imposta: scegliere correttamente il servizio e poi applicare la disciplina fiscale coerente.

Esempio 3: attività individuale in regime ordinario con 100.000 euro di ricavi

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Una web agency individuale che non può o non vuole applicare il forfettario determina il risultato fiscale secondo il regime ordinario o semplificato pertinente alla sua qualificazione. Non esiste più il coefficiente del 78% o del 67% che sostituisce tutte le spese: i costi rilevano, ma solo nella misura e nel periodo ammessi dalle regole fiscali applicabili. Gli incassi, le fatture, l’IVA, le scorte o prestazioni pluriennali e le quote di ammortamento possono incidere in modo diverso secondo il tipo di contribuente.

Per rendere leggibile un calcolo volutamente semplificato, ipotizziamo 100.000 euro di ricavi fiscalmente rilevanti, 35.000 euro di costi fiscalmente deducibili già determinati correttamente e 10.000 euro di contributi previdenziali deducibili pagati. Trascuriamo per l’esempio eventuali altri redditi, detrazioni, perdite, addizionali, crediti d’imposta e particolarità dell’attività. La base IRPEF ipotetica diventa 100.000 − 35.000 − 10.000 = 55.000 euro.

Con gli scaglioni IRPEF 2026 di riferimento, 23% fino a 28.000 euro, 33% sulla fascia oltre 28.000 e fino a 50.000, 43% sulla parte eccedente, il calcolo puramente lordo è: 28.000 × 23% = 6.440 euro; 22.000 × 33% = 7.260 euro; 5.000 × 43% = 2.150 euro. Il totale è 15.850 euro di IRPEF lorda teorica, non il debito finale netto. Si deve aggiungere o sottrarre quanto previsto dalle regole personali, dalle detrazioni e dalle addizionali applicabili.

Prima di altri elementi, la disponibilità semplificata dell’attività si può rappresentare come 100.000 − 35.000 − 10.000 − 15.850 = 39.150 euro. Anche qui questa cifra non è un utile civilistico né la cassa realmente disponibile: IVA incassata e versata, anticipi, debiti, differenze temporali, altri costi e crediti possono far variare molto il dato.

Per valutare correttamente la differenza rispetto al forfettario occorre distinguere almeno tre aspetti: il soggetto deve poter effettivamente accedere al regime; le regole di deducibilità reale rendono più significativa la struttura dei costi; e l’IVA influisce su prezzi, detraibilità degli acquisti e flussi finanziari. Non è sufficiente confrontare 15% e 33%, perché sono percentuali applicate a basi e meccanismi completamente diversi.

Se i 35.000 euro di costi includono subappalti, abbonamenti, hardware, consulenze e canoni, occorre verificare fatture, inerenza, limiti e momenti di competenza o cassa secondo il regime. La guida sulle spese deducibili in contabilità semplificata aiuta a distinguere i casi, mentre la scelta del regime e dei coefficienti va impostata con un commercialista che conosca la gestione delle web agency.

Quanto paga una SRL di web agency: IRES, IRAP, soci e amministratori

Se la web agency è una SRL, non si può calcolare il netto del socio usando la stessa formula della partita IVA individuale. La società determina il reddito imponibile con le regole proprie, paga le imposte dovute e gestisce separatamente compensi agli amministratori, personale e distribuzione degli utili. Anche una SRL con un unico socio resta una persona giuridica distinta dal socio: il denaro sul conto sociale non è tutto liberamente prelevabile come reddito personale.

Facciamo una simulazione elementare: la società ha ricavi contabili per 200.000 euro e costi per 140.000 euro. Se, esclusivamente per comodità di calcolo, il risultato coincidesse con una base imponibile IRES di 60.000 euro, applicando l’aliquota ordinaria del 24% si otterrebbe un’IRES teorica di 14.400 euro. Residua un importo illustrativo di 45.600 euro prima di ogni altra imposta, rettifica o destinazione. Questo non è il netto distribuibile effettivo e non significa che la società debba soltanto il 24% su tutta la sua attività.

L’IRAP, quando dovuta, ha una base imponibile distinta dal reddito IRES; non basta moltiplicare automaticamente i 60.000 euro dell’esempio per un’aliquota e considerare il risultato corretto. Sono rilevanti le voci e le esclusioni previste, il settore e la regione. Per un confronto completo occorre inoltre considerare eventuali imposte differite, perdite fiscali, benefici o regimi particolari, senza assumere che siano disponibili per tutti.

Se gli utili vengono distribuiti al socio persona fisica, bisogna valutare la tassazione del dividendo e l’interazione con la situazione individuale; se restano in società per finanziare assunzioni o nuovi progetti, il flusso personale immediato è diverso. Il compenso dell’amministratore segue ancora altre regole, anche contributive, e non è intercambiabile con l’utile distribuito. Lo stesso vale per i soci che lavorano operativamente nell’agenzia e per le loro posizioni previdenziali.

Una simulazione comparativa seria deve quindi chiedere: quanto ricavo resta dopo i costi deducibili e le rettifiche; quanto serve per sostenere il capitale circolante; quanto il socio vuole prelevare; come viene remunerato il lavoro di gestione; quali sono i costi annui di bilancio, adempimenti, paghe e consulenza. Solo dopo aver risposto a queste domande ha senso confrontare l’opzione individuale con la società. La guida su forfettario o SRL illustra più ampiamente i criteri decisionali, mentre quella su come avviare una web agency tratta la scelta iniziale della struttura.

Perciò, alla domanda “quanto paga di tasse una SRL di web agency?”, il dato utile non è una percentuale da mettere sulla pagina pubblicitaria: è un preventivo fiscale con prospetto della società, delle posizioni personali e delle somme che si vogliono effettivamente distribuire.

Quanto accantonare per tasse, contributi e liquidità durante l’anno

Il calcolo delle imposte non serve soltanto alla dichiarazione. Una web agency deve anche sapere quando mettere da parte il denaro per non usare i fondi destinati a imposte, contributi e fornitori. Spesso il titolare osserva incassi elevati all’inizio di un progetto, ma dimentica i pagamenti differiti dei collaboratori, i rinnovi software e il saldo fiscale accompagnato dagli acconti.

Per i forfettari sono previsti saldo e acconti dell’imposta sostitutiva, secondo le scadenze annuali e le regole di calcolo applicabili. Il calendario dell’Agenzia delle Entrate per il saldo 2025 e primo acconto 2026 documenta il meccanismo; il secondo o unico acconto si colloca ordinariamente nella finestra di novembre, come indicato nel calendario ufficiale. La data applicabile va sempre verificata per il proprio soggetto e per proroghe effettive, senza ripetere automaticamente scadenze dell’anno passato.

Un criterio pratico è tenere tre saldi separati: denaro destinato a spese operative e campagne già approvate; denaro destinato al debito fiscale/previdenziale stimato; liquidità libera per investimenti e compensi. Le somme che l’agenzia riceve per servizi ancora da realizzare non dovrebbero essere considerate tutte immediatamente disponibili per pagare nuove spese.

Non consigliamo una percentuale fissa di accantonamento valida per tutti, perché due agenzie con gli stessi incassi possono avere coefficienti fiscali, previdenza, costi e scadenze profondamente diversi. Meglio predisporre una stima trimestrale: ricavi propri effettivi, ricavi da ciascuna attività, posizione INPS, contributi già pagati, costi fiscalmente rilevanti, imposta presunta e scadenze F24. Nei regimi ordinari occorre inoltre simulare il flusso IVA, oltre alle imposte sui redditi.

Per chi gestisce budget pubblicitari acquistati in proprio, una previsione a tredici settimane aiuta a misurare l’esposizione: la piattaforma potrebbe addebitare oggi somme che il cliente rimborserà in seguito. Se una campagna da 12.000 euro viene pagata dall’agenzia e saldata dal cliente sessanta giorni dopo, il fabbisogno finanziario del periodo esiste anche quando il margine contrattuale è positivo.

La stima va aggiornata quando cambiano il numero di collaboratori, il regime fiscale, le modalità di acquisto media, la provenienza dei fornitori o il mix tra advertising e sviluppo. Un errore frequente è simulare le imposte una volta all’anno usando il fatturato lordo di una dashboard: un controllo periodico con dati reali è più semplice da correggere e riduce le sorprese al momento dei versamenti.

FAQ sui calcoli fiscali delle web agency

Quanto paga di tasse una web agency con 50.000 euro di fatturato? Non esiste un importo unico. Servono forma giuridica, attività, coefficiente o costi deducibili, INPS e contributi pagati. In forfettario, a titolo puramente esemplificativo, 50.000 euro tutti da un’attività con coefficiente 78% producono 39.000 euro di reddito forfettario lordo; l’imposta si calcola solo dopo le deduzioni previdenziali effettivamente ammesse. Una società segue regole diverse.

Se l’agenzia vende sia pubblicità sia siti web può scegliere il coefficiente più basso? No. Occorre distinguere l’attività svolta davvero, verificare la classificazione e attribuire i ricavi ai gruppi corretti. L’eventuale separazione nel quadro LM dipende dalle regole previste per gruppi merceologici diversi, non dalla preferenza dell’imprenditore.

Il budget dei clienti incide sul limite di 85.000 euro del forfettario? Può incidere o no secondo il rapporto giuridico e la fatturazione. Il budget pagato direttamente dal cliente alla piattaforma non diventa automaticamente un compenso dell’agenzia; gli acquisti e riaddebiti in nome proprio richiedono un’analisi differente. Non basta scrivere “rimborso spese” per escludere una somma.

In forfettario posso scaricare i canoni SaaS e i costi degli sviluppatori? Il calcolo dell’imponibile non consente la deduzione analitica delle spese ordinarie: la quota di costi è presunta attraverso il coefficiente. Le spese reali restano essenziali per misurare convenienza e cassa, e alcune categorie di spese sono rilevanti anche per le condizioni di accesso o permanenza nel regime.

L’INPS si calcola sul fatturato intero? Non necessariamente. La base e il sistema di contribuzione dipendono dalla gestione previdenziale e dal reddito di riferimento secondo le regole proprie. Gestione Separata e gestione Artigiani/Commercianti non sono formule alternative da scegliere a piacere.

Il 5% si applica perché è il primo anno di apertura? Non sempre. La riduzione è riservata alle nuove attività che soddisfano i requisiti previsti, per il periodo agevolato. Una continuazione di attività precedente o altre condizioni possono impedire il beneficio anche se la partita IVA è stata aperta di recente.

Una SRL paga solo il 24% di tasse? No. Il 24% è il riferimento ordinario IRES su una base determinata secondo legge, non una tassazione totale del fatturato o dell’utile percepito dal socio. Possono esserci IRAP, imposte e contributi su remunerazioni, tassazione delle distribuzioni e ulteriori obblighi.

Come calcolo il netto che posso prelevare dall’agenzia? Distingui risultato contabile e fiscale, imposte, contributi, IVA, pagamenti ai collaboratori, anticipi e somme impegnate. Per una società devi inoltre distinguere cassa sociale, compensi di amministrazione e utili distribuibili secondo le regole societarie.

Quando devo rifare la simulazione? Almeno quando cambiano regime, attività, fatturazione del budget media, importi dei costi, personale o inquadramento previdenziale. È utile farlo anche prima del saldo e degli acconti fiscali e quando si prevede di superare le soglie del forfettario.

Per utilizzare gli esempi con numeri propri, raccogli i ricavi per tipo di servizio, gli acquisti di campagne intestati all’agenzia, le spese ricorrenti, i contributi pagati e le modalità di remunerazione. La simulazione sarà tanto più utile quanto più il dato fiscale verrà riconciliato con contratti, fatture e andamento dei progetti: ciò permette di capire quanto costa fiscalmente lavorare e quanto resta realmente per far crescere la web agency.

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