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Fatturare budget Google Ads e Meta Ads: rimborsi e IVA

Aggiornato il 11 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Fatturare budget Google Ads e Meta Ads: rimborsi e IVA

Come si fattura al cliente il budget di Google Ads o Meta Ads nel 2026? La risposta dipende da chi acquista gli annunci, a chi sono intestate le fatture e che cosa vende effettivamente il Digital Marketer. Se il cliente paga direttamente Google o Meta e il professionista emette fattura soltanto per la gestione delle campagne, il budget versato alla piattaforma non diventa automaticamente un suo compenso. Se invece il marketer paga inserzioni, riceve fondi dal cliente o rivende un pacchetto pubblicitario, è necessario distinguere anticipazioni in nome e per conto, rimborsi analitici delle spese e corrispettivi di servizi venduti in proprio.

Dal 2025 esiste un’altra distinzione essenziale: l’articolo 54, comma 2, lettera b), del TUIR esclude dal reddito di lavoro autonomo, alle condizioni previste, i rimborsi di spese sostenute per un incarico e addebitate analiticamente al committente. Questa norma, per il reddito, non coincide con l’articolo 15, comma 1, n. 3, del DPR 633/1972, che esclude dalla base IVA le vere anticipazioni effettuate in nome e per conto del cliente e regolarmente documentate. Inoltre il trattamento dei professionisti non si estende automaticamente a chi opera come impresa o rivenditore di spazi pubblicitari.

Nella pratica è frequente che uno stesso cliente abbia un budget di 5.000 euro mensili e una fee di 800 euro per la consulenza. A seconda di chi paga il fornitore e di come vengono emesse le fatture, quei 5.000 euro possono non transitare mai dal professionista, oppure entrare in un rapporto di anticipazione o in una più ampia vendita di servizi. Prima di emettere la fattura bisogna leggere contratto, documenti Google o Meta e flussi di pagamento: nessuna dicitura scelta a posteriori può cambiare da sola la natura dell’operazione.

Se il cliente paga direttamente Google Ads o Meta Ads

È il modello più semplice da ricostruire. L’azienda cliente è identificata nel proprio profilo di pagamento Google Ads o nell’account pubblicitario Meta, riceve i documenti relativi agli annunci e usa un metodo di pagamento riconducibile alla propria attività. Il Digital Marketer entra nell’account con i permessi necessari per impostare, monitorare e ottimizzare le campagne, ma non compra personalmente gli spazi. Il professionista fattura all’azienda soltanto la consulenza, la pianificazione o la gestione concordata nel contratto.

Esempio: una società spende 5.000 euro con Google Ads e 3.000 euro con Meta Ads, pagati direttamente alle piattaforme. Il professionista fattura 1.200 euro per strategia e gestione. Nel modello appena descritto il corrispettivo professionale è 1.200 euro: non bisogna trasformare automaticamente in ricavo del marketer anche gli 8.000 euro che la società ha pagato direttamente a soggetti terzi. La società, dal canto suo, deve conservare i documenti d’acquisto delle piattaforme e verificare il trattamento IVA relativo ai propri fornitori.

Google precisa che il profilo pagamenti conserva i dati del soggetto legalmente responsabile e che i documenti dipendono anche dalle impostazioni di fatturazione. Pertanto avere accesso amministrativo alla campagna non significa necessariamente essere intestatario della fattura o soggetto obbligato a pagare Google. Analogamente, la possibilità di gestire un account Meta per conto di un cliente non autorizza a presumere chi sia il soggetto fiscalmente acquirente: bisogna esaminare i dati effettivi dell’account e dei documenti.

In questa situazione la fattura del Digital Marketer dovrebbe descrivere il servizio realmente prestato e il periodo di riferimento, per esempio «Gestione e ottimizzazione campagne Google Ads e Meta Ads — mese di ottobre». Se il professionista è in regime forfettario, applica il trattamento fiscale previsto per la propria prestazione, inclusa la corretta dicitura e l’imposta di bollo quando dovuta. Il regime del fornitore degli annunci e quello del professionista restano distinti.

È opportuno specificare nel contratto che budget pubblicitario, titolarità degli account e rapporti di acquisto delle inserzioni restano in capo al cliente, mentre al marketer è riconosciuto un compenso per la prestazione intellettuale e operativa. Anche quando è stato il consulente a configurare l’account, le impostazioni possono essere diverse: prima di considerare la piattaforma «fatturata al cliente» occorre verificare il profilo di fatturazione effettivo e i documenti rilasciati.

Anticipazioni in nome e per conto del cliente: quando si applica l’articolo 15 IVA

L’articolo 15, comma 1, n. 3, del DPR 633/1972 prevede l’esclusione dalla base imponibile IVA delle somme ricevute a rimborso delle anticipazioni effettuate in nome e per conto della controparte, purché regolarmente documentate. Sono requisiti sostanziali: il professionista deve agire per conto del cliente in un rapporto adeguatamente provato e la documentazione della spesa deve essere coerente con tale circostanza. Non basta che il pagamento sia stato utile alla campagna di un cliente.

Un caso potenzialmente rilevante è quello in cui il cliente figura come acquirente degli annunci, la fattura della piattaforma è intestata al cliente e il Digital Marketer effettua materialmente il pagamento per suo conto in virtù di un mandato o di istruzioni documentate. Il rimborso di quanto anticipato deve essere riconciliato con la specifica operazione originaria. Se invece la piattaforma vende pubblicità al marketer, emettendo fattura a lui e non al cliente, non si possono attribuire automaticamente le stesse conseguenze a un successivo «rimborso» richiesto al committente.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 24725 del 16 settembre 2024, ha richiamato l’importanza della documentazione delle anticipazioni. Una semplice scheda contabile che registra un importo, senza prova sufficiente di natura e destinazione dell’esborso, non basta necessariamente per la qualificazione prevista dall’articolo 15. Per le campagne Ads la riconciliazione fra mandato, fattura intestata e pagamento è particolarmente importante.

Il professionista dovrebbe conservare il mandato o l’accordo scritto, i dati del cliente come effettivo acquirente, la fattura del fornitore, la prova del pagamento e il rendiconto del rimborso. Quando tali condizioni sono effettivamente presenti, il rimborso può essere rappresentato separatamente rispetto alla prestazione professionale nella documentazione fiscale. Non inserire una voce «escluso art. 15» per una spesa propria soltanto per ridurre il fatturato: il trattamento deriva dal rapporto reale e non dal codice scelto nella fattura elettronica.

Il contratto dovrebbe inoltre definire chi risponde di pagamenti non riusciti, budget non utilizzato, eventuali note di credito delle piattaforme e spese sostenute oltre il limite autorizzato. Se un account passa dall’intestazione del cliente a quella del consulente, il meccanismo va riesaminato prima dell’operazione successiva: i documenti non devono contraddire la qualificazione fiscale scelta.

Riaddebiti analitici dal 2025: nuovo articolo 54 TUIR e forfettario

La riforma del reddito di lavoro autonomo introdotta dal D.Lgs. 192/2024 ha previsto nell’articolo 54, comma 2, lettera b), TUIR che non concorrono a formare il reddito di lavoro autonomo le somme ricevute a rimborso delle spese sostenute dal professionista per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente al committente. Non basta però rinominare il prezzo di una prestazione come rimborso: occorre che esista una spesa dell’incarico effettiva, identificabile e riaddebitata analiticamente, con documentazione idonea.

Il tema è particolarmente attuale per i forfettari. Secondo la ricostruzione pubblicata da Informazione Fiscale il 10 ottobre 2026, la DRE Veneto ha fornito nella risposta a interpello n. 907-239/2026 indicazioni favorevoli all’irrilevanza reddituale e ai limiti del forfettario dei rimborsi analitici nelle condizioni esaminate. Il caso riguardava però spese di trasferta documentate, non un contratto di compravendita di inserzioni Google o Meta: la soluzione non autorizza a escludere automaticamente ogni budget Ads che transita da un conto professionale.

Per un Digital Marketer il punto da verificare è se l’acquisto pubblicitario effettuato a proprio nome costituisca davvero una spesa sostenuta nell’esecuzione dell’incarico professionale, distinta dal prezzo di un servizio complessivo o da una rivendita di spazi. Se la prestazione professionale è una cosa e la spesa del committente, analiticamente documentata, è un’altra, può entrare in gioco la disciplina del rimborso. Se invece il professionista vende un pacchetto pubblicitario a un prezzo concordato in proprio, non può presumere che la parte corrispondente ai costi interni diventi un rimborso fiscalmente neutro.

La norma sui rimborsi analitici del lavoro autonomo si applica alle spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2025 secondo la disciplina di decorrenza. Occorre particolare attenzione per spese di periodi antecedenti e per le categorie di costi soggette a specifiche regole. Per le spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto con autoservizi pubblici non di linea sostenute in Italia esistono condizioni di tracciabilità introdotte dal DL 84/2025; ciò non significa applicare automaticamente la stessa disciplina speciale della trasferta a un acquisto di annunci digitali.

Attenzione: imposte sui redditi e IVA sono piani diversi. L’eventuale irrilevanza ai fini del reddito di un rimborso analitico ex art. 54 TUIR non trasforma automaticamente la stessa somma in un’anticipazione in nome e per conto esclusa dalla base IVA ex art. 15 DPR 633/1972. Per chi opera in regime ordinario, il trattamento IVA della voce va esaminato autonomamente; per un forfettario vanno verificati il corretto documento elettronico, la natura della somma e l’eventuale bollo. Prima di applicare un’esclusione alle soglie di 85.000 o 100.000 euro è necessaria la certezza della fattispecie.

Una verifica pratica comprende la fattura della piattaforma intestata al professionista, la descrizione analitica della spesa, il legame con il singolo incarico, il criterio con cui viene addebitata al cliente e la separazione dal compenso. Può essere necessario un esame professionale specifico perché il modello di acquisto delle campagne, l’eventuale ricarico e il rapporto contrattuale incidono sull’inquadramento. La nostra guida generale sui rimborsi spese dal 2025 nel forfettario tratta la cornice fiscale, mentre qui il focus è la concreta fatturazione advertising.

Agenzia o media buyer che compra e rivende pubblicità in proprio

Quando il marketer o l’agenzia acquista pubblicità a proprio nome e vende al cliente un pacchetto di esposizione, gestione e servizi correlati, la struttura dell’operazione può essere una vendita o rivendita di servizi pubblicitari, non una mera anticipazione per conto terzi. Il prezzo pattuito con il committente, la titolarità della piattaforma, i rapporti con i fornitori e l’eventuale margine commerciale contribuiscono a definire la natura dell’attività. Nel modello di impresa può essere necessario un codice ATECO e un inquadramento previdenziale diversi da quelli del singolo consulente.

Un contratto in cui il cliente paga 6.500 euro per un pacchetto comprensivo di acquisto di spazi, creatività e gestione non diventa automaticamente una fattura di 1.000 euro di consulenza più 5.500 euro esclusi da ogni imposizione perché l’agenzia ha sostenuto un costo interno simile. La natura del rapporto e dei corrispettivi va accertata, verificando se vi sia realmente un rimborso analitico professionale oppure un prezzo di vendita di prestazioni o spazi. L’esistenza di un margine o di una clausola di acquisto in proprio è un elemento da valutare attentamente.

Per l’agenzia che opera in regime IVA ordinario bisogna determinare territorialità delle prestazioni, imponibilità, gestione dei fornitori esteri e diritto alla detrazione dell’imposta secondo la disciplina applicabile. Le società non accedono al regime forfettario riservato alle persone fisiche che possiedono i requisiti. Anche un’attività individuale formalmente forfettaria deve verificare se il modello reale e i flussi di incasso rispettino i limiti e le condizioni del regime.

Non è corretto scegliere il codice 73.11.02 per qualunque modello pubblicitario. La classificazione ATECO 2025 distingue la conduzione delle campagne dalle attività delle concessionarie pubblicitarie, richiamate nel codice 73.12.00 e nelle pertinenti note ISTAT. Il quadro professionale generale è illustrato nella guida su ATECO per Digital Marketer; quello del servizio fiscale nella guida sul commercialista per Digital Marketer.

Se il cliente versa anticipi periodici per l’acquisto di pubblicità, il contratto dovrebbe stabilire se quelle somme sono acconti sul corrispettivo di un servizio venduto dall’agenzia o fondi da amministrare per conto del cliente. Anche il trattamento di somme non utilizzate, rimborsi delle piattaforme e commissioni di gestione può cambiare. Non si deve presumere che un deposito bancario ricevuto dal cliente sia automaticamente un ricavo né, all’opposto, che tutti gli importi riscossi per le campagne siano meri fondi di terzi.

Dove trovare le fatture Google Ads e Meta Ads e come controllarle

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Su Google Ads la fatturazione dipende da impostazioni di pagamento, paese e tipo di profilo. La guida ufficiale Google su fatture, estratti e ricevute distingue i documenti in base alla configurazione: una ricevuta di pagamento non coincide necessariamente con una fattura, e un estratto conto non è un documento fiscale equivalente in ogni caso. Per trovare i documenti disponibili si accede normalmente alla sezione Fatturazione e alla relativa area Documenti, con le variazioni previste dal tipo di account.

Il profilo pagamenti Google contiene dati fiscali, soggetto responsabile, metodi di pagamento e recapiti. Se un consulente gestisce più account clientela attraverso un account amministratore, non può dedurre l’intestatario di ciascuna fattura soltanto dal fatto che vede l’account nella propria interfaccia. Bisogna controllare il profilo pagatore associato, il nome e l’indirizzo sui documenti e il soggetto titolare del rapporto di acquisto.

Su Meta Ads la raccolta dei documenti e il controllo del metodo di pagamento si effettuano attraverso gli strumenti di fatturazione degli account pubblicitari, secondo le funzionalità disponibili per la configurazione effettiva. È opportuno verificare ragione sociale, dati fiscali, account pubblicitario, valuta, addebiti, ricevute e possibili documenti di rettifica. L’interfaccia può cambiare: non fare affidamento esclusivamente su una procedura grafica riprodotta in un vecchio tutorial.

Un controllo mensile efficace consiste nel confrontare il documento della piattaforma con l’intestatario dell’account, il contratto con il cliente, l’estratto del metodo di pagamento e l’importo delle campagne gestite. Se esistono note di credito, accrediti promozionali o rimborsi, bisogna ricostruirli separatamente dalle fee di gestione. Le registrazioni su un gestionale pubblicitario non dimostrano da sole il soggetto fiscalmente obbligato o il trattamento IVA di una particolare operazione.

Per acquisti di servizi da fornitori esteri, il soggetto effettivamente acquirente deve inoltre verificare le regole IVA applicabili, inclusi i possibili obblighi di integrazione o autofattura elettronica con documento TD17. Nel forfettario l’assenza ordinaria di IVA sulle proprie prestazioni non elimina gli adempimenti sugli acquisti dall’estero. La guida RM al TD17 per fatture estere approfondisce i passaggi del relativo adempimento. Non dare per scontato che l’acquisto di pubblicità sia fiscalmente trattato allo stesso modo in ogni account o paese.

Forfettario: esempi di fattura e controllo delle soglie di compensi

Per distinguere i modelli è utile separare il compenso della prestazione da pagamenti fatti dal cliente direttamente a terzi, da vere anticipazioni in nome e per conto, da spese analitiche professionali fiscalmente qualificate e da un prezzo comprensivo di rivendita di spazi. Non è il metodo di pagamento da solo a stabilire il trattamento. Le fatture e i contratti devono essere coerenti con chi acquista la pubblicità e con il tipo di servizio effettivamente venduto.

Caso A — budget pagato direttamente dal cliente. Compenso del consulente: 1.000 euro; pubblicità acquistata e pagata dal cliente: 4.000 euro. Il Digital Marketer fattura normalmente 1.000 euro per il proprio servizio. Il cliente conserva i documenti della piattaforma per i 4.000 euro. Nessun importo pubblicitario transita come rimborso nella fattura del marketer, quindi il problema dell’esclusione dalle sue soglie non si pone per quelle somme pagate direttamente a Google o Meta.

Caso B — vera anticipazione in nome e per conto. Fee professionale 1.000 euro; pagamento per conto del cliente 4.000 euro, con mandato e fattura del fornitore realmente intestata al cliente e correttamente documentata. Il professionista deve distinguere la propria prestazione dal rimborso della specifica anticipazione. Se ricorrono le condizioni dell’articolo 15 IVA, la somma anticipata segue un trattamento diverso dal corrispettivo della prestazione. Occorre però verificare fattura elettronica, evidenze documentali e rapporti reali prima di adottare tale rappresentazione.

Caso C — spesa analitica sostenuta dal professionista. Fee 1.000 euro; pubblicità acquistata dal professionista per l’esecuzione dell’incarico e riaddebitata analiticamente per 4.000 euro. Si deve valutare se la somma sia un rimborso professionale conforme all’articolo 54, comma 2, lettera b), TUIR, tenuto conto della riforma efficace per le spese dal 2025 e dei chiarimenti interpretativi del 2026. Anche quando risultasse fiscalmente irrilevante ai fini del reddito, non diventerebbe automaticamente un’anticipazione ex articolo 15 IVA. Se la spesa è in realtà un costo di produzione del servizio rivenduto, il trattamento può essere differente.

Caso D — vendita in proprio di pacchetto advertising. Il cliente acquista un pacchetto di prestazioni e spazi a un prezzo complessivo di 5.000 euro dall’agenzia, che sostiene in proprio i costi per erogarlo. Non si può presumere che il corrispettivo fiscale sia soltanto il margine di 1.000 euro: devono essere qualificati attività, prezzo del servizio e trattamento fiscale del modello commerciale. Una fattura con una riga «5.000 euro pacchetto advertising» non equivale automaticamente a un onorario professionale più un rimborso neutro.

Queste differenze incidono potenzialmente sul monitoraggio delle soglie di 85.000 e 100.000 euro del forfettario. La risposta a interpello DRE Veneto n. 907-239/2026 riportata il 10 ottobre 2026 riguarda rimborsi analitici conformi alla norma, non autorizza a escludere in blocco dalla soglia qualunque spesa pubblicitaria fatturata a un cliente. Per stabilire il valore fiscalmente rilevante degli incassi occorre qualificare e documentare ciascuna fattispecie. Dopo avere determinato il vero compenso, la guida al calcolo tasse Digital Marketer mostra come applicare coefficiente, contributi e imposta.

Per le fatture elettroniche, occorre scegliere le diciture e i codici Natura corretti in base alla prestazione, alla soggettività IVA, all’effettiva anticipazione e al regime fiscale. Non è possibile raccomandare un solo codice XML per tutte le combinazioni descritte, tanto meno per contribuenti ordinari e forfettari senza distinguere i due casi. Prima di emettere il documento, il commercialista deve confermare le voci, l’eventuale bollo, gli adempimenti esteri e la situazione documentale.

Modello commerciale Chi compra pubblicità Come qualificare le somme
Cliente paga Google/Meta direttamente Cliente Il marketer fattura il proprio compenso; budget esterno non incassato
Anticipazione in nome e per conto Cliente; paga materialmente il professionista Art. 15 IVA soltanto con requisiti e documentazione effettivi
Spesa analitica dell’incarico Professionista Valutare art. 54, c. 2, lett. b), TUIR; IVA separata
Pacchetto Ads venduto in proprio Agenzia o operatore Verificare corrispettivo, attività commerciale e regime applicabile

Contratti, documenti e controlli prima di emettere la fattura

Un accordo professionale sul budget pubblicitario dovrebbe indicare almeno chi è titolare di ciascun account, chi acquista gli annunci, chi riceve le fatture delle piattaforme, chi sostiene effettivamente l’esborso, quale compenso spetta al consulente e se sono previsti pagamenti in anticipo o riaddebiti. Se il cliente non autorizza un certo livello di spesa, è importante che il contratto disciplini le conseguenze del superamento e la responsabilità di eventuali costi non preventivati.

Per chi effettua anticipazioni o addebiti analitici servono documenti che permettano di collegare ciascuna spesa a un incarico preciso: mandato, fattura del fornitore, importi, date, prova del pagamento, riepilogo per cliente e corrispondenza degli importi riaddebitati. Quando il documento originale è intestato al professionista e non al cliente, non si deve descriverlo indiscriminatamente come un’anticipazione in nome e per conto al solo scopo di applicare l’articolo 15.

Prima di fatturare, verifica anche se l’attività è libera professione o impresa, e quali codici ATECO siano coerenti con il modello. Se l’agenzia vende in proprio spazi pubblicitari, potrebbe non essere corretta una classificazione costruita soltanto sulla consulenza. Il professionista che gestisce soltanto le campagne di clienti e non compra spazi in proprio non deve per questo essere automaticamente trattato come concessionaria. Per l’apertura e la distinzione dei servizi consulta Partita IVA campagne marketing.

È utile adottare un controllo mensile: esporta fatture e documenti Google/Meta, registra note di credito e rimborsi, indica il soggetto pagatore, riconcilia i movimenti dei conti e separa la fee dal budget. Se le modalità di fatturazione degli account cambiano, segnala il cambiamento al commercialista prima di emettere la successiva fattura. È preferibile una procedura breve ma ripetibile a una classificazione improvvisata di tutti gli incassi a dicembre.

Quando le piattaforme sono stabilite all’estero, occorre individuare chi è il destinatario effettivo del servizio e se è obbligato a integrazione/autofatturazione o altri adempimenti IVA. Il controllo dei documenti esteri dovrebbe essere svolto dalla persona o impresa che acquista davvero gli annunci; il fatto che il marketer abbia accesso gestionale all’account non lo rende sempre acquirente. La scelta è importante soprattutto nel regime forfettario, dove le operazioni con fornitori esteri non sono automaticamente esonerate dagli adempimenti.

Domande frequenti su fatture e budget pubblicitari

Posso fatturare al cliente il budget Google Ads come anticipazione art. 15? Solo quando si tratta realmente di anticipazione effettuata in nome e per conto del cliente, regolarmente documentata. Se Google fattura il servizio al professionista e non al cliente, non si può presumere che l’articolo 15 sia applicabile.

Se il cliente paga Google e Meta direttamente, devo includere il budget nel mio fatturato? Di regola no: nel modello in cui il cliente acquista e paga direttamente le piattaforme e il marketer fattura soltanto la consulenza, il budget pubblicitario non è un compenso incassato dal professionista.

Riaddebiti analitici di spese pubblicitarie sono reddito nel forfettario? Dal 2025 l’art. 54, comma 2, lett. b), TUIR esclude dal reddito, alle condizioni previste, i rimborsi analitici di spese per incarichi professionali. Occorre però qualificare i costi Ads e il rapporto: il chiarimento DRE Veneto 2026 citato riguardava spese di trasferta, non qualunque rivendita pubblicitaria.

Esclusione dal reddito significa anche esclusione IVA? No. L’articolo 54 TUIR e l’articolo 15 DPR 633/1972 disciplinano aspetti diversi. L’articolo 15 richiede anticipazioni in nome e per conto con documenti regolari; i riaddebiti analitici professionali possono richiedere una diversa valutazione IVA.

Chi deve ricevere la fattura di Google Ads? Il soggetto effettivamente acquirente indicato nel rapporto di fatturazione e nel profilo pagamenti. L’accesso di un’agenzia all’account non dimostra da solo chi è l’intestatario fiscale della fattura.

Un Digital Marketer forfettario deve fare TD17 per Google o Meta? Se è il soggetto che acquista effettivamente servizi da fornitori esteri, deve verificare territorialità e obblighi IVA, incluso TD17 nei casi previsti. Se il cliente acquista direttamente, gli obblighi dell’acquisto vanno verificati in capo al cliente.

Posso vendere un pacchetto Ads indicando solo il margine come ricavo? Non automaticamente. Se l’agenzia vende in proprio il pacchetto, occorre verificare il corrispettivo complessivo, la natura della prestazione e il regime. Le spese interne non si trasformano per semplice etichetta in rimborsi esenti.

Serve conservare mandato, fatture e pagamenti? Sì: documenti, destinatario delle fatture, contratto, eventuale mandato e prova degli esborsi sono indispensabili per ricostruire anticipazioni e riaddebiti. Una generica riga di rimborso nella fattura non prova da sola i requisiti.

In sintesi: per fatturare correttamente le campagne Google Ads e Meta Ads bisogna partire dal soggetto che compra e paga gli annunci. Budget pagato direttamente dal cliente, anticipazione in nome e per conto, spesa analitica dell’incarico e pacchetto pubblicitario venduto in proprio sono fattispecie differenti. Dal 2025 la disciplina del reddito dei professionisti sui rimborsi analitici è cambiata, ma non coincide automaticamente con l’esclusione IVA dell’articolo 15. Contratti, fatture delle piattaforme e prova dei pagamenti devono confermare il trattamento scelto.

Fonti principali: articolo 54 TUIR, Dipartimento Finanze; DPR 633/1972, art. 15; DRE Veneto 907-239/2026, sintesi del 10 ottobre 2026; documenti Google Ads; ATECO 2025 ISTAT. Le condizioni dei singoli rapporti devono essere verificate sulla documentazione effettiva.

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