Il prezzo orario nel regime forfettario non si decide copiando la tariffa di un concorrente e nemmeno dividendo uno stipendio mensile per 160 ore. Una tariffa sostenibile deve coprire contributi, imposta sostitutiva, costi reali dell’attività, ferie, malattia, formazione, amministrazione e tutte le ore che lavori senza poterle fatturare.
Il modo più utile per calcolarla è partire dal fatturato annuo necessario e dividerlo per le ore realmente fatturabili. Nel regime forfettario bisogna inoltre ricordare che i normali costi non si deducono uno per uno: il reddito fiscale viene determinato con il coefficiente di redditività, mentre software, coworking, attrezzature, marketing e collaboratori restano comunque costi economici reali.
Come si calcola il prezzo orario nel regime forfettario
La formula di base è semplice:
Prezzo orario minimo = fatturato annuo necessario ÷ ore realmente fatturabili.
La difficoltà vera sta nei due dati da inserire nella formula. Il fatturato necessario non coincide con ciò che vuoi portare a casa: deve finanziare anche contributi, imposta, costi e margine di sicurezza. Le ore fatturabili, invece, sono molto meno delle ore lavorate nell’anno.
Per strutturare anche prezzi a progetto, pacchetti ed extra puoi collegare questo calcolo alla nostra guida sul listino prezzi nel regime forfettario.
Ore lavorate e ore fatturabili non sono la stessa cosa
Un professionista può lavorare 1.700 o 1.800 ore in un anno ma riuscire a fatturarne molte meno. Restano fuori preventivi, amministrazione, fatture, marketing, formazione, aggiornamento, recupero crediti, riunioni commerciali, ferie, malattia e periodi senza incarichi.
Se calcoli la tariffa dividendo il tuo obiettivo annuale per tutte le ore teoriche, quasi sempre sottostimi il prezzo necessario. Per molte attività professionali può essere prudente costruire i conti su 800-1.200 ore fatturabili annue, verificando poi il dato reale della propria attività invece di usare una media generica.
Quanto fatturato serve per ottenere il netto desiderato
Prima di trovare la tariffa devi stimare il fatturato obiettivo. Una struttura utile è:
- reddito personale che vuoi ottenere;
- costi reali dell’attività;
- contributi previdenziali stimati;
- imposta sostitutiva stimata;
- margine per investimenti e imprevisti.
La Legge 190/2014 disciplina il regime forfettario e prevede che il reddito sia determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente di redditività previsto per l’attività. Per questo tasse e contributi non possono essere stimati con una percentuale identica per tutti.
Per una simulazione personalizzata puoi usare il nostro calcolatore delle tasse nel regime forfettario.
Esempio completo: obiettivo 30.000 euro netti
Immaginiamo un professionista che voglia ottenere circa 30.000 euro annui disponibili per sé e che sostenga 6.000 euro di costi reali. Dopo una stima prudente di contributi, imposta e margine di sicurezza, stabilisce di dover puntare a circa 48.000 euro di fatturato.
| Ore fatturabili annue | Tariffa media necessaria |
|---|---|
| 800 | 60 €/h |
| 900 | 53,33 €/h |
| 1.000 | 48 €/h |
| 1.100 | 43,64 €/h |
| 1.200 | 40 €/h |
Questo esempio mostra quanto incida la capacità produttiva reale. Se puoi vendere soltanto 800 ore, una tariffa di 40 euro non basta a raggiungere lo stesso obiettivo. Se ne puoi vendere 1.200, la soglia media necessaria scende.
30, 40, 50, 70 o 100 euro l’ora: quanto fatturi in un anno?
Assumendo 1.000 ore effettivamente fatturate nell’anno, il rapporto tra tariffa e fatturato è immediato:
| Tariffa | Fatturato con 1.000 ore | Nota |
|---|---|---|
| 30 €/h | 30.000 € | Può essere insufficiente se i costi e il tempo non fatturabile sono elevati |
| 40 €/h | 40.000 € | Va verificata sul proprio netto obiettivo |
| 50 €/h | 50.000 € | Lascia più margine per costi e periodi vuoti |
| 70 €/h | 70.000 € | Richiede normalmente maggiore specializzazione o valore percepito |
| 100 €/h | 100.000 € | Con 1.000 ore supera la soglia ordinaria di 85.000 € del forfettario |
La tariffa da sola non dice però quanto resta netto. Due professionisti che fatturano 50.000 euro possono avere coefficienti di redditività, previdenza e costi completamente diversi.
Esempi fiscali 2026 con Gestione Separata
Per il 2026 l’INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026, indica per i professionisti iscritti alla Gestione Separata senza altra copertura previdenziale obbligatoria e non pensionati un’aliquota complessiva del 26,07%. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, nei casi previsti, l’aliquota è del 24%.
Se prendiamo come esempio un professionista con coefficiente di redditività del 78%, Gestione Separata al 26,07% e 1.000 ore fatturate, il disponibile teorico dopo contributi e imposta, ma prima dei costi reali, cambia sensibilmente con la tariffa.
| Tariffa | Fatturato | Disponibile teorico al 5% | Disponibile teorico al 15% |
|---|---|---|---|
| 30 €/h | 30.000 € | 23.034,64 € | 21.304,68 € |
| 40 €/h | 40.000 € | 30.712,85 € | 28.406,24 € |
| 50 €/h | 50.000 € | 38.391,06 € | 35.507,79 € |
| 70 €/h | 70.000 € | 53.747,49 € | 49.710,91 € |
| 100 €/h | 100.000 € | 76.782,13 € | 71.015,59 € |
Le cifre sono simulazioni a regime e non comprendono i costi reali dell’attività. Servono per capire l’ordine di grandezza, non per stabilire la tariffa di ogni professionista.
Costi reali: perché 50 euro l’ora non valgono sempre 50 euro
Nel forfettario i normali costi non si deducono analiticamente dal reddito, ma riducono comunque ciò che resta davvero. Se fatturi 50 euro per un’ora di lavoro ma per svolgerla sostieni 10 euro di software, collaborazioni, commissioni o trasferta, il margine economico è già inferiore.
La differenza tra reddito fiscale e margine reale è approfondita nella guida sulle spese deducibili nel regime forfettario.
Tariffa oraria o prezzo a progetto?
La tariffa oraria funziona bene quando il perimetro è variabile, nelle consulenze a consumo, nell’assistenza e negli incarichi in cui il tempo è la principale unità di misura. Il prezzo a progetto è spesso migliore quando il cliente compra un risultato definito.
Anche un progetto a prezzo fisso dovrebbe però avere alle spalle un costo orario interno. Se stimi 20 ore di lavoro e il tuo prezzo minimo sostenibile è 50 euro l’ora, un progetto da 600 euro parte già con un problema economico.
Per definire attività incluse, revisioni, acconto e condizioni di pagamento puoi usare la nostra guida al preventivo professionale nel regime forfettario.
Come calcolare la tariffa partendo dal netto mensile desiderato
Molti partono dalla domanda “voglio 2.500 euro netti al mese: quanto devo chiedere all’ora?”. Il passaggio corretto è annualizzare l’obiettivo e poi risalire al fatturato necessario.
- Trasforma il netto mensile desiderato in obiettivo annuale.
- Aggiungi i costi reali dell’attività.
- Stima contributi e imposta sulla tua posizione.
- Aggiungi un margine per imprevisti e crescita.
- Dividi il fatturato necessario per le ore realmente vendibili.
Non usare formule come “aggiungo il 30% al netto desiderato”: il calcolo inverso non è simmetrico e il peso fiscale varia in base a coefficiente, previdenza e aliquota.
Soglia 85.000 e 100.000 euro: come incidono sul prezzo orario
La soglia ordinaria di ricavi o compensi per l’accesso e la permanenza nel regime forfettario è 85.000 euro. Se nel corso dell’anno superi 85.000 euro ma non 100.000, in linea generale il regime cessa dall’anno successivo. Se invece i ricavi o compensi superano 100.000 euro, l’uscita è immediata nell’anno stesso secondo le regole vigenti.
Questo non significa che devi abbassare artificialmente la tariffa per restare nel regime. Se il mercato sostiene prezzi più alti, è più razionale simulare per tempo il passaggio al regime ordinario. Il confronto è nella guida regime forfettario o ordinario: quando conviene.
Quando aumentare il prezzo orario
Una tariffa non deve restare identica per anni. È utile rivederla quando aumentano i costi, cresce la specializzazione, l’agenda è stabilmente piena, il tempo medio per incarico è superiore alle stime oppure il margine reale non consente di finanziare ferie, formazione e investimenti.
- agenda piena per mesi;
- richieste superiori alla capacità disponibile;
- maggiore esperienza o specializzazione;
- costi strutturali cresciuti;
- nuove responsabilità professionali;
- margine netto inferiore all’obiettivo;
- troppo tempo non fatturabile.
Domande frequenti sul prezzo orario nel regime forfettario
Quanto dovrebbe chiedere all’ora un freelance in forfettario?
Non esiste una tariffa standard. Dipende da obiettivo di reddito, costi, contributi, imposta, ore fatturabili, settore, esperienza e valore del servizio.
30 euro l’ora sono pochi?
Dipende. Con 1.000 ore fatturate producono 30.000 euro annui. Se il professionista ha molti costi o poche ore vendibili, possono essere insufficienti; in altri casi possono essere sostenibili.
Devo aggiungere il 15% della tassa al prezzo?
No. L’imposta sostitutiva non si calcola direttamente sul fatturato: prima intervengono coefficiente di redditività e contributi previdenziali deducibili secondo le regole applicabili.
Meglio mostrare la tariffa oraria al cliente?
Non sempre. Puoi usarla internamente per costruire il prezzo e presentare al cliente un importo a progetto o a pacchetto quando è più coerente con il servizio.
Posso chiedere 100 euro l’ora nel regime forfettario?
Sì, non esiste un tetto alla tariffa oraria. Devi però monitorare il fatturato complessivo: con 1.000 ore a 100 euro raggiungeresti 100.000 euro annui, oltre la soglia ordinaria di 85.000 euro.
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