Se apri una nuova Partita IVA in regime forfettario, normalmente l’imposta sostitutiva sul reddito prodotto nel primo anno non si paga mese per mese e non si versa subito all’apertura. Il primo vero appuntamento fiscale arriva con la dichiarazione dei redditi presentata nell’anno successivo: in quel momento si calcola il saldo del primo anno e, se dovuti, anche gli acconti per l’anno successivo.
È proprio questo meccanismo a sorprendere molti nuovi forfettari. Durante il primo anno possono trascorrere mesi senza un F24 relativo all’imposta sostitutiva; l’anno successivo, invece, possono arrivare insieme saldo + primo acconto, seguiti poi dal secondo acconto. I contributi previdenziali seguono però regole diverse: artigiani e commercianti possono avere contributi sul minimale già durante il primo anno, mentre professionisti in Gestione Separata e Casse professionali hanno meccanismi propri.
Primo anno: quando si paga l’imposta sostitutiva
Per una Partita IVA appena aperta che inizia direttamente nel regime forfettario, nel primo anno manca normalmente una precedente imposta sostitutiva del forfettario sulla quale calcolare un acconto con il metodo storico. Il reddito prodotto durante l’anno viene determinato e dichiarato con il modello Redditi PF dell’anno successivo.
Esempio: apri la Partita IVA nel marzo 2026 e lavori in forfettario fino a dicembre. Gli incassi del 2026 confluiranno nella dichiarazione Redditi PF 2027. In quella dichiarazione verrà determinata l’imposta sostitutiva relativa al 2026 e sarà calcolato l’eventuale sistema di acconti per il 2027.
Le scadenze esatte dei versamenti 2027 dovranno essere verificate sul calendario fiscale 2027 quando sarà definitivo: non è corretto copiare automaticamente le proroghe o i differimenti previsti per il 2026.
Perché il secondo anno sembra più costoso
Il primo pagamento importante può comprendere due componenti diverse. Il saldo chiude l’imposta dovuta sul reddito del primo anno; il primo acconto anticipa invece una parte dell’imposta dell’anno successivo. Successivamente può essere dovuto anche il secondo acconto.
- saldo: riguarda il reddito già prodotto nell’anno precedente;
- primo acconto: anticipa una quota dell’imposta dell’anno in corso;
- secondo acconto: completa l’anticipo secondo la ripartizione applicabile.
Non significa pagare due volte la stessa imposta. Gli acconti vengono scomputati dall’imposta definitiva dell’anno a cui si riferiscono. Per approfondire la distinzione consulta le guide sul saldo dell’imposta sostitutiva e sul primo acconto del regime forfettario.
Esempio completo: Partita IVA aperta nel 2026
Un consulente apre la Partita IVA il 1° marzo 2026. Nel 2026 incassa 30.000 euro e applica un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito forfettario lordo è quindi 23.400 euro. Supponiamo, a puro scopo esemplificativo, che i contributi previdenziali obbligatori deducibili riferibili al calcolo siano 5.000 euro.
- incassi: 30.000 euro;
- reddito forfettario al 78%: 23.400 euro;
- contributi deducibili nell’esempio: 5.000 euro;
- base dell’imposta sostitutiva: 18.400 euro;
- imposta al 15%: 2.760 euro;
- imposta al 5%, se spettante: 920 euro.
Questa imposta non viene normalmente pagata durante il 2026 con rate mensili. Verrà determinata nella dichiarazione del 2027. Nello stesso periodo potranno emergere anche gli acconti relativi al 2027: ecco perché è necessario accantonare liquidità già durante il primo anno, anche se il pagamento fiscale arriverà più avanti.
Il 5% cambia la data di pagamento?
No. L’aliquota start-up del 5%, quando spettante, riduce l’ammontare dell’imposta sostitutiva ma non crea un calendario di pagamento diverso. Il meccanismo resta saldo e acconti.
Il 5% non spetta automaticamente a tutte le nuove Partite IVA: devono essere rispettate le condizioni previste dalla legge, tra cui quelle relative alla nuova attività e alla mancata mera prosecuzione di una precedente attività nei casi disciplinati dalla norma. Se l’agevolazione non è applicabile, l’aliquota ordinaria del regime è il 15%.
Professionista in Gestione Separata: quando paga INPS nel primo anno
Per un professionista senza Cassa iscritto alla Gestione Separata INPS non esiste un contributo fisso sul minimale analogo a quello di artigiani e commercianti. La contribuzione è collegata al reddito professionale e segue il sistema di saldo e acconti collegato alla dichiarazione.
L’INPS conferma che la contribuzione dei liberi professionisti in Gestione Separata viene versata alle scadenze previste per le imposte sui redditi. Nel primo anno di una nuova attività il primo ciclo completo di contribuzione determinata sul reddito emerge quindi, normalmente, con la dichiarazione presentata l’anno successivo.
Le aliquote cambiano in base alla posizione previdenziale del professionista. Nel 2026 l’INPS ha pubblicato con la circolare n. 8 le aliquote, il minimale e il massimale della Gestione Separata. Per il calendario operativo consulta quando pagare INPS nel regime forfettario.
Artigiani e commercianti: contributi già durante il primo anno
Per artigiani e commercianti il quadro è diverso. L’iscrizione alle rispettive gestioni INPS comporta, quando dovuta, una contribuzione sul minimale che viene richiesta durante l’anno e non aspetta necessariamente la dichiarazione dell’anno successivo.
Per il 2026 le quattro scadenze ordinarie dei contributi minimi sono 18 maggio 2026, 20 agosto 2026, 17 novembre 2026 e 16 febbraio 2027. Chi apre o si iscrive durante l’anno deve naturalmente verificare la propria decorrenza, gli importi effettivamente dovuti e gli F24 messi a disposizione dall’INPS: non si paga automaticamente l’intero minimale annuale se l’obbligo contributivo decorre per un periodo più breve.
Sulla quota di reddito che supera il minimale, invece, saldo e acconti vengono coordinati con la dichiarazione dei redditi. Nel 2026 l’INPS ha indicato il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti, oltre agli altri elementi contributivi previsti.
Professionisti con Cassa: il calendario può essere diverso
Avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, psicologi e altri professionisti iscritti a una Cassa previdenziale non devono applicare automaticamente le scadenze della Gestione Separata. Ogni Cassa può prevedere minimi, acconti, saldi, dichiarazioni e agevolazioni proprie.
Nel primo anno è quindi indispensabile verificare il regolamento dell’ente previdenziale specifico. Le scadenze fiscali dell’imposta sostitutiva restano quelle del regime forfettario, mentre la previdenza può seguire un calendario autonomo.
Quanto accantonare durante il primo anno
Non esiste una percentuale unica valida per tutti. L’importo da mettere da parte dipende da coefficiente di redditività, aliquota del 5% o 15%, gestione previdenziale, eventuali contributi fissi, reddito previsto e presenza di altri redditi.
Un metodo più corretto è aggiornare periodicamente una stima: incassi × coefficiente di redditività, meno contributi deducibili stimati, quindi imposta sostitutiva; a questa va aggiunta la previdenza prevista per la propria gestione. La somma stimata va tenuta distinta dalla liquidità necessaria alle spese correnti.
La guida sul flusso di cassa nel regime forfettario spiega come organizzare fondo tasse, contributi e riserva senza confondere fatturato e denaro realmente disponibile.
Se inizi il forfettario ma avevi già un’altra attività o un altro regime
Il principio “nel primo anno non pago acconti storici del forfettario” è semplice per una nuova Partita IVA che nasce direttamente nel regime agevolato. È più delicato se entri nel forfettario provenendo dal regime ordinario o se cambi forma di tassazione.
In quel caso possono esistere acconti IRPEF calcolati sul reddito dell’anno precedente, mentre il reddito dell’anno corrente sarà soggetto a imposta sostitutiva. Occorre coordinare metodo storico e previsionale per evitare di anticipare un’imposta che non sarà dovuta nella stessa misura. Non conviene quindi applicare automaticamente la timeline della nuova Partita IVA a un passaggio da un regime fiscale all’altro.
Timeline pratica del primo anno
- Apertura: definisci ATECO, regime fiscale e gestione previdenziale.
- Durante il primo anno: emetti fatture, registra gli incassi e accantona progressivamente imposta e contributi stimati.
- Durante l’anno: se sei artigiano/commerciante o hai una Cassa, rispetta le scadenze previdenziali che possono già essere operative.
- Anno successivo: presenta la dichiarazione dei redditi del primo anno.
- Primo appuntamento fiscale: versa il saldo dell’imposta sostitutiva e, se dovuto, il primo acconto dell’anno successivo.
- Successivamente: versa l’eventuale secondo acconto con codice 1791 alla scadenza applicabile.
Quando arriverà il primo F24 importante, la struttura sarà più facile da leggere con la guida all’F24 del regime forfettario.
Errori frequenti nel primo anno
- spendere tutti gli incassi perché nel primo anno non è ancora arrivato l’F24 dell’imposta sostitutiva;
- pensare che saldo e acconti dell’anno successivo siano una doppia tassazione;
- confondere imposta sostitutiva e contributi INPS;
- credere che artigiani e commercianti non paghino nulla fino alla prima dichiarazione;
- applicare automaticamente il 5% solo perché l’attività è nuova;
- usare le scadenze di un anno precedente senza controllare proroghe e calendario vigente;
- applicare la regola della nuova Partita IVA a chi passa al forfettario da un diverso regime fiscale.
Fonti ufficiali e domande frequenti
La disciplina fiscale del regime è contenuta nella legge 190/2014. Per la previdenza 2026 l’INPS, circolare 62/2026, conferma il coordinamento di saldo e acconti sul reddito eccedente il minimale e della Gestione Separata con le scadenze delle imposte. Per artigiani e commercianti i contributi minimi 2026 sono disciplinati dalla circolare INPS n. 14/2026.
Nel primo anno di forfettario pago tasse?
L’imposta sul reddito prodotto nel primo anno viene normalmente determinata e pagata con la dichiarazione dell’anno successivo. La previdenza può invece prevedere pagamenti già durante il primo anno.
Perché l’anno dopo pago saldo e acconto insieme?
Il saldo chiude l’imposta del primo anno; l’acconto anticipa quella dell’anno successivo. Non sono due pagamenti della stessa imposta.
Un professionista in Gestione Separata paga contributi fissi?
No, non esiste il contributo fisso sul minimale tipico delle gestioni Artigiani e Commercianti. La contribuzione del professionista è collegata al reddito e alle aliquote applicabili.
Un artigiano paga INPS già nel primo anno?
Quando è regolarmente iscritto alla gestione Artigiani, i contributi sul minimale possono essere dovuti già durante il primo anno secondo la decorrenza dell’iscrizione e gli F24 predisposti dall’INPS.
Devo mettere da parte una percentuale fissa?
No. È preferibile stimare imposta e previdenza in base ai propri incassi, coefficiente, aliquota fiscale e gestione contributiva, aggiornando la previsione durante l’anno.
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