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Primo acconto regime forfettario 2026: calcolo, scadenze e codice 1790

Aggiornato il 11 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Primo acconto regime forfettario 2026: calcolo, scadenze e codice 1790

Il primo acconto del regime forfettario è un anticipo sull’imposta sostitutiva dovuta per l’anno in corso. Nel 2026 si versa con il codice tributo 1790 e viene calcolato, di regola, partendo dall’imposta risultante dalla dichiarazione relativa al 2025. Non è una tassa aggiuntiva: l’importo versato sarà sottratto dall’imposta definitiva calcolata nella dichiarazione successiva.

Il primo acconto viene spesso pagato insieme al saldo dell’anno precedente. È per questo che il secondo anno di attività può sembrare fiscalmente più pesante: nello stesso periodo si chiude il debito relativo all’anno passato e si anticipa una parte dell’imposta dell’anno corrente.

Come funziona il primo acconto nel regime forfettario

Il sistema di saldo e acconti serve a distribuire nel tempo il pagamento dell’imposta sostitutiva. Il saldo riguarda l’anno fiscale già concluso; gli acconti riguardano invece l’anno in corso.

  • 1792: saldo dell’imposta sostitutiva;
  • 1790: primo acconto;
  • 1791: secondo acconto o acconto in unica soluzione.

Per il dettaglio del pagamento del saldo consulta la guida sul saldo dell’imposta sostitutiva. Se invece devi compilare materialmente il modello, la pagina sul codice tributo 1790 è dedicata ai campi dell’F24.

Metodo storico: da quale imposta si parte

Con il metodo storico il punto di partenza è l’imposta sostitutiva risultante dalla dichiarazione relativa all’anno precedente. Non si prende semplicemente il fatturato dell’anno e non si applica direttamente il 5% o il 15% agli incassi.

La dichiarazione ha già determinato il reddito forfettario applicando il coefficiente di redditività, sottraendo i contributi previdenziali deducibili e calcolando l’imposta sostitutiva. L’acconto viene quindi determinato sulla base fiscale risultante dal quadro LM secondo le istruzioni del modello Redditi PF.

Il metodo storico è quello più lineare quando il reddito dell’anno in corso non si discosta molto da quello precedente. Riduce il rischio di versare un acconto insufficiente, ma può generare un credito se l’attività cala sensibilmente durante l’anno.

Primo acconto al 50% o al 40%: cosa cambia

Non è corretto affermare che tutti i forfettari paghino sempre il primo acconto nella stessa percentuale. La regola generale dell’articolo 17 del DPR 435/2001 prevede una ripartizione dell’acconto in 40% prima rata e 60% seconda rata. L’articolo 58 del DL 124/2019 ha però stabilito, per i soggetti rientranti nello specifico perimetro collegato agli ISA, due rate di pari importo, quindi 50% e 50%.

La Risoluzione 93/E del 12 novembre 2019 chiarisce che la rimodulazione 50/50 riguarda anche i contribuenti in regime forfettario che, pur essendo esclusi dall’applicazione concreta degli ISA, esercitano attività per le quali gli ISA sono stati approvati e rientrano nelle condizioni previste dalla norma.

Di conseguenza, prima di calcolare la prima rata bisogna verificare il proprio perimetro. Se il software dichiarativo o il commercialista ha predisposto gli F24, la ripartizione dovrebbe essere già coerente con la posizione del contribuente; se il calcolo viene effettuato autonomamente, non conviene applicare una percentuale standard senza controllo.

Scadenza primo acconto forfettario 2026

Nel 2026 il termine generale dei versamenti da dichiarazione è il 30 giugno, ma per i contribuenti interessati dal differimento previsto per le attività nel perimetro ISA, comprese le relative cause di esclusione e i forfettari che possiedono i requisiti, il saldo 2025 e il primo acconto 2026 possono essere versati entro il 20 luglio 2026 senza maggiorazione.

Per gli stessi soggetti il pagamento può essere effettuato entro il 20 agosto 2026 applicando la maggiorazione dello 0,80%. L’Agenzia delle Entrate indica espressamente per il 20 luglio il codice 1790 per il primo acconto e il codice 1792 per il saldo. Le scadenze devono comunque essere verificate sul caso concreto, perché proroghe e differimenti non hanno automaticamente valore permanente.

Per il quadro annuale completo puoi consultare il calendario fiscale del regime forfettario 2026.

Esempio di primo acconto con ripartizione 50/50

Supponiamo che dalla dichiarazione emerga un acconto complessivo dell’imposta sostitutiva pari a 4.000 euro e che il contribuente rientri nella ripartizione 50% + 50%.

  • acconto complessivo: 4.000 euro;
  • prima rata: 2.000 euro con codice 1790;
  • seconda rata: 2.000 euro con codice 1791;
  • gli importi saranno poi scomputati dall’imposta definitiva dovuta per l’anno.

Se alla fine del 2026 l’imposta effettiva fosse 3.500 euro e gli acconti complessivi versati fossero 4.000 euro, la dichiarazione successiva evidenzierebbe, a parità delle altre condizioni, un’eccedenza a credito. Se invece l’imposta definitiva fosse 5.000 euro, resterebbe un saldo di 1.000 euro.

Esempio con ripartizione 40/60

Se lo stesso acconto complessivo di 4.000 euro ricade invece nella regola generale 40% + 60%, la prima rata è 1.600 euro e la seconda 2.400 euro. Il primo acconto resta identificato dal codice 1790, mentre la seconda rata utilizza il 1791.

La differenza non modifica l’ammontare complessivo dell’acconto dovuto: cambia soltanto la distribuzione temporale tra il primo pagamento e quello di novembre.

Metodo previsionale: quando si può pagare meno

Se prevedi che l’imposta del 2026 sarà sensibilmente inferiore a quella del 2025, puoi valutare il metodo previsionale. È il caso, per esempio, di una forte riduzione degli incassi, di una cessazione dell’attività durante l’anno o di altri eventi che riducono il reddito imponibile.

Il vantaggio è evitare di anticipare somme destinate a trasformarsi in credito. Il rischio è versare troppo poco: se la previsione risulta errata e l’acconto è insufficiente rispetto a quello effettivamente dovuto, la differenza può generare sanzioni e interessi. La previsione deve quindi riguardare l’intera imposta dell’anno, non soltanto il fatturato dei primi mesi.

Se dopo la scadenza scopri di avere versato un acconto insufficiente, valuta il ravvedimento operoso nel regime forfettario.

Primo acconto e primo anno di Partita IVA

Nel primo anno in assoluto di applicazione del regime forfettario, normalmente manca un’imposta sostitutiva dell’anno precedente da utilizzare come base storica. Per questo il primo ciclo completo di saldo e acconti emerge con la prima dichiarazione presentata nell’anno successivo all’apertura.

Esempio: apri la Partita IVA nel marzo 2026 e produci reddito forfettario durante il 2026. Nel 2026 non esiste ancora un’imposta sostitutiva 2025 del regime forfettario sulla quale calcolare l’acconto storico della nuova attività. Nel 2027 presenterai la dichiarazione relativa al 2026 e, se dovuti, emergeranno il saldo 2026 e gli acconti 2027.

Il discorso fiscale non va confuso con i contributi previdenziali: artigiani e commercianti possono avere contributi sul minimale già nel primo anno, mentre i professionisti in Gestione Separata seguono il meccanismo contributivo collegato al reddito dichiarato. La guida su quando pagare INPS nel regime forfettario separa i diversi casi.

Si può rateizzare il primo acconto?

Sì, il primo acconto rientra tra le somme risultanti dalla dichiarazione che possono essere rateizzate insieme al saldo secondo il calendario annuale. Le rate successive alla prima sono maggiorate degli interessi previsti per il pagamento dilazionato e il piano deve concludersi entro il termine annuale previsto.

Non va confuso con il secondo acconto di novembre, che non entra automaticamente nello stesso piano mensile. La guida sulla rateizzazione delle tasse del forfettario spiega le differenze tra rate da dichiarazione, avviso bonario e cartella.

Errori frequenti sul primo acconto

  • confondere il primo acconto con il saldo;
  • usare il codice 1792 invece del 1790;
  • indicare come anno di riferimento l’anno precedente anziché l’anno dell’acconto;
  • applicare automaticamente il 50% o il 40% senza verificare il perimetro applicabile;
  • pensare che nel primo anno di attività esista sempre un acconto storico;
  • ridurre l’acconto con il metodo previsionale senza una stima completa dell’imposta;
  • confondere acconto dell’imposta sostitutiva e acconto INPS.

Fonti ufficiali e domande frequenti

L’Agenzia delle Entrate identifica per il 20 luglio 2026 il primo acconto dell’imposta sostitutiva con codice 1790. Per la ripartizione degli acconti nel perimetro ISA il riferimento di prassi è la Risoluzione 93/E/2019.

Cos’è il primo acconto del forfettario?

È un anticipo sull’imposta sostitutiva dell’anno in corso. Sarà scomputato dall’imposta definitiva calcolata con la dichiarazione successiva.

Quale codice tributo si usa?

Il codice del primo acconto è 1790. Il secondo acconto usa 1791 e il saldo usa 1792.

Il primo acconto è sempre il 50%?

No. Per i soggetti nel perimetro previsto dall’articolo 58 DL 124/2019 la ripartizione è 50% + 50%; fuori da quel perimetro resta la regola generale 40% + 60%.

Nel primo anno si paga il primo acconto?

Nel primo anno in assoluto del nuovo regime manca normalmente una precedente imposta sostitutiva su cui applicare il metodo storico. Saldo e primi acconti emergono con la dichiarazione presentata l’anno successivo.

Posso pagare meno con il metodo previsionale?

Sì, se prevedi un’imposta effettiva inferiore, ma la stima deve essere prudente: un acconto insufficiente può richiedere ravvedimento con sanzioni e interessi.

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