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Saldo imposta sostitutiva regime forfettario 2026: calcolo e scadenze

Aggiornato il 11 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Saldo imposta sostitutiva regime forfettario 2026: calcolo e scadenze

Il saldo dell’imposta sostitutiva del regime forfettario è la parte di imposta definitiva dell’anno precedente che resta da pagare dopo avere sottratto gli acconti già versati. Nel 2026 si calcola quindi l’imposta dovuta sul reddito forfettario del 2025, si confronta con gli acconti 2025 e si versa l’eventuale differenza con il codice tributo 1792.

Saldo e primo acconto vengono normalmente determinati insieme nella dichiarazione Redditi PF, ma hanno funzioni diverse: il saldo chiude fiscalmente l’anno precedente; il primo acconto anticipa una parte dell’imposta dell’anno in corso. Questa distinzione è essenziale per capire perché, soprattutto dal secondo anno di attività, l’esborso estivo può sembrare molto più alto della sola imposta maturata nell’anno passato.

Come si calcola il saldo del forfettario

Il calcolo parte dai ricavi o compensi incassati nell’anno, perché il regime forfettario applica normalmente il principio di cassa. Agli incassi si applica il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO dell’attività. Dal reddito così determinato si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole del regime.

  1. incassi dell’anno × coefficiente di redditività = reddito forfettario lordo;
  2. reddito forfettario lordo − contributi previdenziali deducibili = base dell’imposta sostitutiva;
  3. base × 5% oppure 15% = imposta sostitutiva dell’anno;
  4. imposta dell’anno − acconti già versati per lo stesso anno = saldo da pagare, se positivo.

Se gli acconti sono superiori all’imposta definitiva può invece emergere un credito, da gestire in dichiarazione secondo le regole applicabili. Per vedere l’intero percorso dichiarativo consulta la guida alla dichiarazione dei redditi nel regime forfettario 2026.

Come leggere il saldo nel Quadro LM 2026

Nel modello Redditi PF 2026 il Quadro LM è il quadro utilizzato per dichiarare il reddito prodotto nel regime forfettario. Nella sezione dedicata alla determinazione dell’imposta, il rigo LM39 espone l’imposta sostitutiva del regime forfettario prima delle successive compensazioni e rettifiche previste dal modello; il rigo LM40 accoglie i crediti d’imposta utilizzabili in diminuzione dell’imposta sostitutiva.

Le istruzioni 2026 prevedono inoltre righi specifici per riportare eventuali eccedenze dell’imposta sostitutiva provenienti dalla dichiarazione precedente, tra cui LM43 e LM44 secondo la fattispecie. Per questo il saldo non va ricostruito guardando soltanto al fatturato: il risultato finale dipende dall’imposta calcolata nel quadro LM, dai crediti utilizzabili, dalle eccedenze e dagli acconti già versati.

Quando controlli un F24 predisposto dal software o dal commercialista, confronta quindi il codice 1792 con il risultato effettivo della dichiarazione e con gli acconti dell’anno precedente. Un importo apparentemente diverso dal semplice “15% del reddito” può essere perfettamente corretto proprio per effetto di questi elementi.

Esempio completo di saldo con aliquota al 15%

Un professionista ha incassato nel 2025 40.000 euro e applica un coefficiente di redditività del 78%. Il reddito forfettario lordo è 31.200 euro. Supponiamo che abbia versato 7.000 euro di contributi previdenziali obbligatori deducibili: la base per l’imposta sostitutiva scende a 24.200 euro.

  • incassi: 40.000 euro;
  • reddito al 78%: 31.200 euro;
  • contributi deducibili: 7.000 euro;
  • base imposta sostitutiva: 24.200 euro;
  • imposta al 15%: 3.630 euro.

Se nel corso del 2025 il contribuente aveva già versato 3.000 euro di acconti riferiti alla stessa imposta, il saldo 2025 risultante nel 2026 sarà, nell’esempio, pari a 630 euro. Se invece gli acconti fossero stati 3.800 euro, non ci sarebbe un saldo positivo da versare e potrebbe emergere un credito.

Saldo al 5% nei primi anni: cosa cambia

La struttura del calcolo non cambia se il contribuente beneficia dell’aliquota start-up al 5%: cambia soltanto l’aliquota applicata alla base imponibile. L’agevolazione al 5% spetta esclusivamente se sono rispettate tutte le condizioni previste dalla legge e non può essere applicata soltanto perché la Partita IVA è stata aperta da poco.

Riprendendo una base imponibile di 24.200 euro, l’imposta al 5% sarebbe 1.210 euro. Anche in questo caso il saldo è dato dall’imposta definitiva meno gli acconti già versati. La percentuale 5% o 15% non cambia la logica di saldo e acconto.

Quando gli acconti superano l’imposta: saldo a credito

Può accadere che nel corso dell’anno precedente siano stati versati acconti più alti dell’imposta sostitutiva effettivamente dovuta. Succede, per esempio, quando l’attività ha avuto una forte riduzione degli incassi rispetto all’anno usato come base storica, oppure quando il contribuente ha versato gli acconti pieni senza usare il metodo previsionale.

In questo caso non esiste un ulteriore saldo da pagare per quella differenza: dalla dichiarazione può emergere un credito d’imposta. Il credito va gestito secondo le modalità ammesse dalla dichiarazione, potendo essere destinato, quando ne ricorrono i presupposti, alla compensazione di altri debiti tramite F24 oppure chiesto a rimborso secondo le regole applicabili.

Prima di utilizzare un credito è importante verificare che gli acconti risultino effettivamente acquisiti e correttamente riferiti all’anno. Un F24 pagato con anno o codice errato può richiedere prima una correzione: in questi casi consulta la guida su come correggere un F24 del forfettario.

Scadenza del saldo 2025 nel 2026

La scadenza ordinaria dei versamenti risultanti dalla dichiarazione è collegata al termine previsto per saldo e primo acconto. Nel 2026 è intervenuto un differimento per i soggetti che esercitano attività economiche rientranti nell’ambito degli ISA, comprese le cause di esclusione e i contribuenti forfettari che possiedono i requisiti individuati dalla norma.

Per questi contribuenti l’Agenzia delle Entrate ha indicato il 20 luglio 2026 per il versamento, in unica soluzione o come prima rata, senza maggiorazione. È stato inoltre possibile pagare entro il 20 agosto 2026 applicando la maggiorazione dello 0,80% prevista dal differimento.

Non tutti i termini straordinari vanno trasferiti automaticamente ad anni successivi. Per questo il titolo della pagina contiene il 2026: il calcolo del saldo è strutturale, ma le scadenze annuali devono essere sempre verificate. Il calendario fiscale 2026 raccoglie le principali date del periodo.

Codice 1792 e compilazione F24

Il codice tributo del saldo dell’imposta sostitutiva è 1792. Nel modello F24 va indicato nella sezione Erario con l’anno di riferimento corretto, cioè l’anno d’imposta a cui si riferisce il saldo.

Nel 2026, pagando il saldo relativo al 2025, l’anno di riferimento del codice 1792 è quindi 2025. La guida dedicata al codice tributo 1792 entra nel dettaglio della compilazione, della rateazione, dei crediti e degli errori. Per la visione completa del modello consulta anche F24 regime forfettario.

Saldo e primo acconto: perché si pagano insieme

Il saldo chiude il debito dell’anno precedente, mentre il primo acconto anticipa l’imposta dell’anno in corso. Le due somme vengono spesso versate nello stesso periodo perché la dichiarazione permette di conoscere contemporaneamente l’imposta definitiva dell’anno passato e la base di riferimento per l’acconto futuro.

Esempio: nel 2026 un contribuente può trovarsi a versare 630 euro di saldo 2025 e, nello stesso momento, il primo acconto 2026. Non sta pagando due volte la stessa imposta: una parte chiude il 2025, l’altra è un anticipo sul 2026 che sarà scomputato dal saldo determinato nella dichiarazione successiva.

Questa dinamica è particolarmente evidente dopo il primo anno di Partita IVA. La guida su quando si pagano le tasse nel primo anno mostra la timeline completa. Per evitare sorprese è utile anche accantonare liquidità durante l’anno: la guida sul flusso di cassa nel regime forfettario spiega come costruire un fondo imposte e contributi.

Rateizzare il saldo o pagarlo in ritardo

Saldo e primo acconto risultanti dalla dichiarazione possono essere rateizzati secondo le regole dei versamenti annuali. Le rate successive alla prima maturano interessi di rateazione e il piano annuale deve chiudersi entro dicembre. La guida sulla rateizzazione delle tasse del forfettario distingue questa procedura da avvisi bonari e cartelle.

Se invece il saldo non viene versato entro il termine scelto, si genera un tardivo od omesso versamento. Se ne ricorrono i presupposti è possibile regolarizzarlo con ravvedimento operoso, aggiungendo sanzione ridotta e interessi legali.

Controlli da fare prima del pagamento

  • verifica gli incassi attribuiti all’anno corretto;
  • controlla il coefficiente di redditività applicato;
  • verifica i contributi previdenziali obbligatori dedotti;
  • controlla se spetta il 5% oppure il 15%;
  • recupera gli acconti effettivamente versati nell’anno precedente;
  • verifica eventuali crediti utilizzabili in compensazione;
  • controlla scadenza effettiva e possibile rateizzazione;
  • usa codice 1792 e anno di riferimento corretti.

Fonti ufficiali e domande frequenti

La disciplina del regime forfettario è contenuta nell’articolo 1, commi 54-89, della legge 190/2014. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al Quadro LM di Redditi PF 2026 descrivono la determinazione dell’imposta e dei crediti. Per le scadenze 2026 l’Agenzia indica espressamente saldo 2025 e primo acconto 2026 dell’imposta sostitutiva, con codici 1792 e 1790.

Cos’è il saldo nel regime forfettario?

È la differenza tra l’imposta sostitutiva definitiva dovuta per l’anno precedente e gli acconti già versati per lo stesso anno, dopo avere considerato gli altri elementi previsti dalla dichiarazione.

Quale codice si usa per il saldo?

Il codice tributo è 1792. L’anno di riferimento è quello dell’imposta che stai chiudendo, quindi nel 2026 il saldo 2025 riporta 2025.

Gli acconti già pagati si perdono?

No. Gli acconti riferiti all’anno vengono scomputati dall’imposta definitiva. Se superano l’imposta dovuta può emergere un credito.

Il saldo si può rateizzare?

Sì, insieme alle somme rateizzabili risultanti dalla dichiarazione e secondo il calendario annuale applicabile. Non va confuso con la rateizzazione di una cartella.

Cosa succede se pago il saldo in ritardo?

Si genera un tardivo od omesso versamento. Se il ravvedimento è ancora utilizzabile puoi regolarizzare il tributo aggiungendo sanzione ridotta e interessi.

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