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Regime forfettario cuoco a domicilio: tasse, INPS e 40%

Aggiornato il 3 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Regime forfettario cuoco a domicilio: tasse, INPS e 40%

Il cuoco a domicilio può utilizzare il regime forfettario se opera come persona fisica, rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa di esclusione. Per il personal chef che prepara e somministra pasti presso la casa o la location del cliente, il codice ATECO 2025 da valutare è 56.21.01 – Attività di catering per eventi presso location dei clienti. Per questa attività il coefficiente di redditività normalmente applicabile nel forfettario è del 40%.

Il punto da capire subito è che il 40% non è l’aliquota delle tasse. Significa che, fiscalmente, il 40% dei ricavi costituisce reddito forfettario lordo; su questa base vengono poi considerati i contributi previdenziali obbligatori e l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% quando ricorrono tutti i requisiti previsti per una nuova attività.

Quando il cuoco a domicilio può usare il regime forfettario

Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano i requisiti previsti dalla legge 190/2014. La verifica va fatta ogni anno e non riguarda soltanto il fatturato.

Tra i controlli principali rientrano la soglia dei ricavi, le spese per personale, eventuali partecipazioni societarie, rapporti con precedenti datori di lavoro e altre cause di esclusione previste dalla normativa. Per l’avvio completo dell’attività puoi partire dalla guida sulla Partita IVA del cuoco a domicilio.

ATECO 56.21.01 e coefficiente di redditività del 40%

ATECO 2025 classifica con il codice 56.21.01 i servizi di catering per eventi svolti presso location dei clienti. Le note ISTAT includono i servizi forniti presso terzi, come ville, abitazioni o altre sedi scelte dal cliente, e distinguono questa attività dal catering presso sale per banchetti e dai servizi di ristorazione su base contrattuale.

Nel regime forfettario il gruppo delle attività di alloggio e ristorazione applica normalmente un coefficiente di redditività del 40%. La conseguenza è semplice: su 50.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è 20.000 euro.

Per attività comprese, differenze con catering e home restaurant puoi consultare la scheda sul codice ATECO 56.21.01.

Come si calcola il reddito del personal chef

La formula fiscale di base è:

  • ricavi incassati × 40% = reddito forfettario lordo;
  • si calcolano i contributi previdenziali dovuti;
  • i contributi obbligatori versati riducono la base fiscale secondo le regole applicabili;
  • sul reddito imponibile residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% o, se spettante, del 5%.

Il risultato non coincide quindi con il 5% o il 15% del fatturato. Per un’attività di ristorazione con contributi minimi INPS, la previdenza può pesare più dell’imposta soprattutto nei primi anni o con ricavi contenuti.

Imposta sostitutiva al 15%

L’aliquota ordinaria del regime forfettario è il 15%. Si applica al reddito imponibile determinato dopo il coefficiente di redditività e la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.

Un cuoco a domicilio che incassa 40.000 euro non paga quindi il 15% di 40.000. Prima si applica il coefficiente del 40%, ottenendo 16.000 euro di reddito forfettario lordo; su questa base si determina la posizione previdenziale e soltanto dopo si calcola l’imposta.

Quando può spettare il 5%

Per le nuove attività l’imposta sostitutiva può essere ridotta al 5% per il periodo previsto dalla legge quando sono rispettate tutte le condizioni richieste. Non basta aprire una nuova Partita IVA: occorre verificare, tra l’altro, che l’attività non rappresenti una mera prosecuzione di una precedente attività lavorativa autonoma o dipendente nei casi previsti dalla normativa.

Nei preventivi fiscali è quindi prudente calcolare prima lo scenario ordinario al 15% e applicare il 5% solo dopo una verifica puntuale dei requisiti.

INPS Commercianti del cuoco a domicilio

Quando il personal chef esercita una vera attività d’impresa di ristorazione, va normalmente verificata l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS. L’inquadramento deve comunque essere confermato sulla forma concreta dell’attività e non deriva automaticamente dal solo codice ATECO.

Per il 2026 l’INPS indica per i commercianti un’aliquota ordinaria complessiva del 24,48%. Il reddito minimale è pari a 18.808 euro e resta inoltre dovuto il contributo maternità nella misura prevista dalla gestione.

Per un quadro generale delle gestioni puoi consultare quali contributi INPS paga una Partita IVA.

Perché il minimale pesa sui ricavi bassi

Il coefficiente del 40% può produrre un reddito fiscale inferiore al minimale previdenziale. Con 20.000 euro di ricavi, ad esempio, il reddito forfettario lordo è 8.000 euro. Se la posizione è soggetta alla Gestione Commercianti per l’intero anno, la contribuzione minima può quindi rappresentare la voce principale del carico fiscale-previdenziale.

Riduzione contributiva del 35%

Gli iscritti alle Gestioni Artigiani e Commercianti che applicano il regime forfettario possono verificare l’accesso al regime contributivo agevolato previsto dalla legge. La riduzione è del 35% della contribuzione dovuta, ma non si applica automaticamente: occorre rispettare i requisiti e seguire la procedura prevista dall’INPS.

Prima di scegliere l’agevolazione va considerato anche l’effetto previdenziale: ridurre i contributi può incidere sull’accredito utile ai fini pensionistici. La convenienza non dovrebbe quindi essere valutata soltanto sull’uscita di cassa immediata.

Esempi di reddito forfettario

RicaviCoefficienteReddito forfettario lordo
20.000 €40%8.000 €
40.000 €40%16.000 €
60.000 €40%24.000 €
80.000 €40%32.000 €

Questa tabella mostra soltanto il primo passaggio del calcolo. Per ottenere tasse e contributi effettivi bisogna aggiungere la posizione INPS, considerare i contributi deducibili e applicare l’aliquota sostitutiva corretta.

Soglia degli 85.000 euro e limite dei 100.000 euro

Il regime forfettario prevede una soglia ordinaria di ricavi o compensi pari a 85.000 euro. Il superamento della soglia deve essere monitorato durante l’anno, soprattutto per un personal chef che concentra molti eventi in determinati periodi.

La disciplina prevede inoltre effetti differenti quando i ricavi superano i 100.000 euro. Per questo, avvicinandosi alle soglie, è opportuno aggiornare la simulazione fiscale e verificare per tempo le conseguenze sull’anno in corso e su quello successivo.

Costi reali: quando il forfettario può convenire

Il coefficiente del 40% riconosce implicitamente costi pari al 60% dei ricavi. Per un cuoco a domicilio con struttura leggera questo può essere favorevole, soprattutto quando utilizza la cucina del cliente, lavora senza dipendenti e sostiene investimenti contenuti.

Gli ingredienti, le piccole attrezzature, i trasporti, il sito web, la pubblicità, le commissioni delle piattaforme e altre spese ordinarie non vengono dedotte analiticamente. Se i costi reali restano sotto la quota implicita del 60%, il forfettario può risultare interessante sotto il profilo della determinazione del reddito.

Quando il forfettario può essere meno conveniente

La situazione cambia quando il personal chef sostiene costi elevati: collaboratori, aiuto cuoco, noleggio attrezzature, cucina professionale, trasporto refrigerato, ingredienti di fascia alta, pubblicità importante o commissioni elevate delle piattaforme.

Nel forfettario questi costi non riducono singolarmente il reddito imponibile. Anche l’IVA sugli acquisti resta normalmente un costo. Prima di scegliere il regime è quindi utile confrontare il 40% fiscale con il margine economico reale.

Per un modello più strutturato puoi confrontare anche la guida sul regime forfettario del catering.

Ingredienti, trasporti e commissioni delle piattaforme

Il personal chef dovrebbe tenere un conto economico interno anche se fiscalmente applica il coefficiente del 40%. Ingredienti e bevande possono incidere in modo molto diverso a seconda del menu; trasferte e trasporto aumentano con la distanza; le piattaforme possono trattenere commissioni rilevanti sul prezzo pagato dal cliente.

Il fatto che questi costi non siano deducibili uno per uno nel forfettario non significa che possano essere ignorati. Servono per determinare il prezzo minimo dell’evento e capire se l’attività produce un margine sufficiente dopo contributi e imposta.

Cuoco a domicilio e catering: stessa area fiscale, struttura diversa

Cuoco a domicilio e catering possono condividere il 56.21.01 quando il servizio viene svolto presso la location del cliente, ma non hanno necessariamente la stessa struttura economica. Il catering tradizionale può utilizzare cucina mobile, mezzi, personale, allestimenti e quantità maggiori di materie prime; il personal chef può invece offrire un servizio più piccolo e personalizzato.

Questa differenza incide sulla convenienza del forfettario: a parità di coefficiente, chi ha costi reali più bassi può ottenere un vantaggio maggiore rispetto a chi sostiene una struttura pesante.

Fatturazione del personal chef forfettario

Il cuoco a domicilio in regime forfettario deve emettere i documenti fiscali previsti e rispettare gli obblighi di fatturazione elettronica applicabili. Nel preventivo e nella fattura è utile descrivere il servizio in modo coerente con quanto realmente fornito, distinguendo quando necessario prestazione, ingredienti, eventuali noleggi o altri elementi compresi nel prezzo.

Per il quadro generale puoi consultare regime forfettario e fattura elettronica.

Controlli da fare durante l’anno

  • ricavi incassati e distanza dagli 85.000 euro;
  • eventuale avvicinamento ai 100.000 euro;
  • contributi INPS e relative scadenze;
  • costi reali rispetto al 60% implicito nel coefficiente;
  • commissioni delle piattaforme;
  • eventuale ingresso di collaboratori o dipendenti;
  • nuove attività come delivery, corsi o catering strutturato;
  • permanenza dei requisiti per il forfettario;
  • convenienza della riduzione contributiva quando applicabile.

Errori frequenti

  • confondere il coefficiente del 40% con l’aliquota delle tasse;
  • calcolare il 15% direttamente sul fatturato;
  • considerare il 5% automatico;
  • ignorare il contributo minimo INPS;
  • applicare la riduzione del 35% senza averne verificato requisiti e procedura;
  • pensare che ingredienti e trasferte siano deducibili analiticamente nel forfettario;
  • non confrontare costi reali e quota forfettaria del 60%;
  • trascurare le commissioni delle piattaforme;
  • non monitorare le soglie durante l’anno;
  • utilizzare lo stesso modello fiscale se l’attività evolve in catering strutturato o ristorazione diversa.

Domande frequenti

Qual è il coefficiente del cuoco a domicilio nel forfettario?

Per il personal chef classificato nel 56.21.01 il coefficiente di redditività normalmente applicabile è il 40%.

Quanto paga di tasse un personal chef?

Dipende dai ricavi, dal coefficiente del 40%, dai contributi previdenziali e dall’aliquota sostitutiva applicabile. Non esiste una percentuale unica da applicare direttamente al fatturato.

Il cuoco a domicilio paga INPS Commercianti?

Quando l’attività è organizzata come impresa di ristorazione va normalmente verificata la Gestione Commercianti. L’inquadramento definitivo deve essere confermato sulla situazione concreta.

Il personal chef può avere l’imposta al 5%?

Sì, ma soltanto se sono rispettate tutte le condizioni previste per l’aliquota ridotta delle nuove attività. L’apertura recente della Partita IVA, da sola, non è sufficiente.

Fonti ufficiali

Per il codice attività il riferimento è ISTAT ATECO 2025. Le regole del regime forfettario sono contenute nella legge 190/2014. Per i contributi 2026 il riferimento è la comunicazione INPS sulle Gestioni Artigiani e Commercianti.

In sintesi

Il cuoco a domicilio può utilizzare il regime forfettario se possiede i requisiti previsti. Con ATECO 56.21.01 il coefficiente di redditività da verificare è il 40%. Se l’attività è organizzata come impresa di ristorazione, va normalmente verificata la Gestione Commercianti INPS, che nel 2026 applica un’aliquota ordinaria del 24,48% e un minimale di reddito pari a 18.808 euro. Il forfettario può essere vantaggioso per una struttura leggera, ma la convenienza va confrontata con ingredienti, trasferte, commissioni, collaboratori e altri costi reali.

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