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Partita IVA cuoco a domicilio: ATECO, INPS e requisiti

Aggiornato il 3 Ottobre 2026

Home > Guide Fiscali > Partita IVA cuoco a domicilio: ATECO, INPS e requisiti

Aprire la Partita IVA come cuoco a domicilio significa organizzare un vero servizio di ristorazione presso la casa o la location scelta dal cliente. Il modello tipico è quello del personal chef: menu concordato, acquisto o gestione degli ingredienti, preparazione sul posto, eventuale servizio e riordino finale. Con ATECO 2025 il codice da valutare è 56.21.01 – Attività di catering per eventi presso location dei clienti.

Il codice è lo stesso gruppo utilizzato per servizi di catering presso terzi, ma il cuoco a domicilio può avere una struttura molto più leggera: lavora spesso da solo, usa prevalentemente la cucina del cliente e non necessariamente trasporta grandi quantità di cibo o attrezzature. Proprio per questo è importante distinguere il personal chef dal catering tradizionale, dall’home restaurant e dalla semplice consegna di pasti preparati.

Partita IVA cuoco a domicilio: quando serve

Quando il servizio viene svolto in modo abituale, organizzato e con finalità economica, l’attività deve essere inquadrata fiscalmente e amministrativamente. Non conta soltanto il numero di cene organizzate: occorre guardare continuità, promozione, organizzazione, presenza di clienti, acquisti e modalità con cui viene offerto il servizio.

Per un’attività stabile il percorso tipico comprende apertura della Partita IVA, verifica del codice ATECO, iscrizione al Registro Imprese quando dovuta, posizione previdenziale, adempimenti SUAP e sanitari applicabili, fatturazione e gestione fiscale.

Codice ATECO cuoco a domicilio: 56.21.01

ATECO 2025 identifica il 56.21.01 come attività di catering per eventi presso location dei clienti. Le note ISTAT precisano che i servizi della sottocategoria sono forniti presso terzi, cioè nella location del cliente. È il riferimento da valutare quando il cuoco raggiunge il cliente e prepara il pasto presso abitazioni private, ville o altre sedi scelte per l’evento.

Il riferimento ufficiale è la classificazione ATECO di ISTAT. ATECO 2025 è in vigore dal 1° gennaio 2025 ed è utilizzato operativamente dal 1° aprile 2025.

Su RM è già disponibile anche la scheda specifica sul codice ATECO 56.21.01, utile per approfondire le attività comprese e le differenze con gli altri codici della ristorazione.

Cuoco a domicilio, catering e home restaurant: non sono la stessa cosa

Il personal chef lavora normalmente nella cucina del cliente o in una location scelta dal cliente per una cena o un evento specifico. Il catering può avere una struttura più articolata, con cucina mobile, personale, trasporto di alimenti, attrezzature, allestimenti e servizi per eventi numerosi. L’home restaurant, invece, prevede che i clienti siano ospitati presso il domicilio di chi organizza il servizio.

ATECO 2025 può ricondurre più modelli al 56.21.01, ma gli adempimenti concreti non diventano automaticamente identici. Il MIMIT ha dedicato una specifica risoluzione all’attività di cuoco a domicilio e home restaurant, evidenziando la necessità di verificare il corretto iter amministrativo.

Per una struttura di catering vera e propria puoi invece consultare la guida su come aprire una Partita IVA per catering.

SCIA, SUAP e requisiti amministrativi

La somministrazione di alimenti e bevande è un’attività soggetta a disciplina amministrativa. Il Decreto legislativo 59/2010 prevede, nei casi ordinari, la presentazione della SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune competente per l’avvio degli esercizi di somministrazione, fatte salve le situazioni per cui è richiesta autorizzazione.

Per il cuoco a domicilio non è prudente applicare una formula unica a qualsiasi modello operativo. Cambiano infatti luogo di preparazione, eventuale trasporto, modalità di somministrazione, presenza di una propria cucina o utilizzo di quella del cliente. Prima dell’avvio è quindi necessario verificare il caso concreto con il SUAP tramite Impresa in un Giorno e con gli uffici sanitari competenti.

HACCP e sicurezza alimentare

Chi svolge professionalmente attività di preparazione e somministrazione di alimenti rientra nella filiera alimentare e deve organizzare correttamente l’autocontrollo. Il Ministero della Salute ricorda che l’autocontrollo è obbligatorio per gli operatori coinvolti nella produzione alimentare e che il sistema HACCP consente di applicarlo in modo strutturato.

Il riferimento generale è il Regolamento (CE) n. 852/2004. Il piano deve essere proporzionato al modello reale del cuoco: acquisto degli ingredienti, trasporto, conservazione, preparazione, gestione delle temperature, allergeni, pulizia delle attrezzature e servizio al cliente.

Ingredienti acquistati dal cuoco o dal cliente

È utile definire in anticipo chi acquista gli ingredienti. Se gli acquisti sono effettuati dal cuoco e inclusi nel prezzo del servizio, questi entrano nell’organizzazione dell’attività. Se invece il cliente mette a disposizione parte delle materie prime, responsabilità e controlli devono comunque essere gestiti in modo coerente con il servizio professionale svolto.

Trasporto e catena del freddo

Se il cuoco trasporta ingredienti o preparazioni, deve evitare che il trasferimento comprometta la sicurezza alimentare. Contenitori, tempi, temperature e separazione tra alimenti crudi e pronti al consumo vanno organizzati in funzione dei prodotti trasportati.

Regime forfettario cuoco a domicilio: coefficiente 40%

Per requisiti, limiti, INPS e convenienza puoi approfondire la guida dedicata al regime forfettario del cuoco a domicilio.

Le attività di servizi di alloggio e ristorazione rientrano nel gruppo per cui il regime forfettario applica normalmente un coefficiente di redditività del 40%. Con 40.000 euro di ricavi, per esempio, il reddito forfettario lordo è 16.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori.

Il restante 60% rappresenta la quota di costi riconosciuta in modo forfettario: ingredienti, utensili, divise, trasporti, telefono, pubblicità, commissioni delle piattaforme e altre spese ordinarie non vengono dedotte una per una.

Il forfettario può quindi essere interessante per una struttura leggera, ma non va scelto automaticamente. Se il cuoco sostiene costi elevati, utilizza collaboratori, affitta cucine o investe in attrezzature, conviene confrontare il risultato con un regime analitico. Per il settore vicino puoi consultare anche il regime forfettario del catering.

INPS del cuoco a domicilio

Quando il servizio è organizzato come attività d’impresa di ristorazione, va normalmente verificata la Gestione Commercianti INPS. L’inquadramento finale dipende però da forma e modalità concrete dell’attività e non deve essere deciso soltanto dal codice ATECO.

Per il 2026 l’INPS indica un’aliquota del 24,48% per i commercianti e un reddito minimale di 18.808 euro. Il contributo minimo ordinario risultante è circa 4.611,64 euro, comprensivo della quota maternità, per un’attività annuale completa. Il riferimento aggiornato è la circolare INPS sui contributi 2026.

Per confrontare le diverse gestioni puoi approfondire quali contributi INPS paga una Partita IVA.

Quanto costa iniziare come cuoco a domicilio

Uno dei vantaggi del personal chef è poter iniziare senza aprire immediatamente un ristorante o un laboratorio completo. Questo non significa però partire a costo zero. Il budget può comprendere apertura e gestione della Partita IVA, eventuali pratiche, formazione, abbigliamento professionale, coltelleria e utensili, contenitori, trasporto, assicurazione, software, sito web, pubblicità e commissioni delle piattaforme.

A queste spese si aggiungono gli ingredienti quando sono acquistati dal cuoco e gli eventuali collaboratori. Il vero costo per evento va quindi calcolato prima di fissare il prezzo, evitando di confondere il compenso dello chef con la spesa alimentare.

Come costruire il prezzo di una cena a domicilio

Un preventivo dovrebbe separare almeno numero di ospiti, complessità del menu, costo degli ingredienti, ore di acquisto e preparazione, trasferimento, servizio al tavolo quando previsto, eventuale personale aggiuntivo e riordino finale. Un prezzo definito soltanto “a persona” può essere fuorviante se non considera il tempo reale necessario per l’evento.

Il margine cambia inoltre tra una cena privata per quattro persone e un evento per venti ospiti. Il cuoco dovrebbe quindi costruire una propria soglia minima di servizio e un sistema per aggiornare i preventivi quando cambiano menu, distanza o numero di partecipanti.

Fatturazione e pagamenti

Il servizio deve essere documentato fiscalmente secondo il modello operativo adottato. È utile indicare nel preventivo cosa comprende il prezzo: sola prestazione professionale, ingredienti, eventuali bevande, personale, trasporto o noleggi.

Se il cuoco applica il regime forfettario restano gli obblighi di fatturazione elettronica previsti dalla normativa. Per la disciplina generale puoi consultare regime forfettario e fattura elettronica.

Cuoco a domicilio tramite piattaforme o marketplace

Le piattaforme possono facilitare l’acquisizione dei clienti, ma non sostituiscono l’inquadramento fiscale e amministrativo del cuoco. Prima di aderire conviene verificare chi incassa dal cliente, come vengono determinate le commissioni, chi emette i documenti fiscali e quali obblighi contrattuali restano in capo allo chef.

Commissioni e costi di acquisizione possono incidere significativamente sul margine. Per questo il prezzo proposto su marketplace dovrebbe essere confrontato con quello di un cliente diretto, evitando di assorbire le commissioni senza una verifica economica.

Attività che richiedono una verifica separata

  • home restaurant svolto stabilmente presso il proprio domicilio;
  • catering organizzato con cucina mobile, mezzi, personale e allestimenti;
  • produzione di pasti in un proprio laboratorio;
  • meal prep e consegna di pasti senza servizio presso il cliente;
  • vendita stabile di prodotti alimentari preparati;
  • corsi di cucina o formazione come attività autonoma;
  • somministrazione in una propria sede aperta al pubblico.

Quando una di queste attività diventa stabile e autonoma va verificato se il 56.21.01 resta sufficiente o se servono ulteriori codici e adempimenti.

Errori frequenti da evitare

  • usare un vecchio codice ATECO senza verificare ATECO 2025;
  • confondere cuoco a domicilio, catering e home restaurant;
  • aprire la Partita IVA senza verificare gli adempimenti SUAP e sanitari;
  • trascurare HACCP, allergeni e trasporto degli ingredienti;
  • considerare automaticamente il 5% nel forfettario;
  • ignorare il contributo minimo INPS quando si applica la Gestione Commercianti;
  • fissare il prezzo senza separare ingredienti, tempo e trasferimento;
  • accettare commissioni di piattaforma senza calcolare il margine netto;
  • aggiungere produzione, delivery o corsi senza verificare l’inquadramento.

Checklist prima del primo cliente

  • modello di servizio definito;
  • ATECO 56.21.01 verificato;
  • Partita IVA aperta;
  • Registro Imprese verificato;
  • SUAP e adempimenti amministrativi controllati;
  • posizione sanitaria definita;
  • HACCP e procedure operative impostati;
  • INPS verificata;
  • regime fiscale scelto sui costi reali;
  • preventivo e condizioni di servizio predisposti;
  • fatturazione configurata;
  • gestione allergeni organizzata;
  • trasporto degli ingredienti pianificato;
  • margine minimo per evento calcolato.

Domande frequenti

Qual è il codice ATECO del cuoco a domicilio?

Con ATECO 2025 il riferimento da valutare per il personal chef che prepara e somministra presso la location del cliente è 56.21.01 – Attività di catering per eventi presso location dei clienti.

Il cuoco a domicilio può usare il regime forfettario?

Sì, se rispetta i requisiti previsti e non ricade in cause di esclusione. Per le attività di ristorazione il coefficiente di redditività normalmente applicabile è il 40%.

Quale INPS paga un personal chef?

Quando l’attività è organizzata come impresa di ristorazione va normalmente verificata la Gestione Commercianti. L’inquadramento definitivo dipende però dalla forma concreta del servizio.

Serve l’HACCP?

Chi opera professionalmente nella preparazione e somministrazione degli alimenti deve organizzare l’autocontrollo e rispettare gli obblighi igienico-sanitari applicabili. Il piano va costruito sulle modalità reali di acquisto, trasporto, conservazione e preparazione.

Fonti ufficiali

Per il codice attività il riferimento è ISTAT ATECO 2025. Per gli aspetti amministrativi è utile la Risoluzione MIMIT n. 50481/2015 e il portale Impresa in un Giorno. Per l’igiene alimentare il riferimento generale è il Regolamento (CE) n. 852/2004. Per i contributi 2026 vanno consultate le indicazioni INPS.

In sintesi

Il cuoco a domicilio che svolge l’attività in modo professionale deve costruire un inquadramento coerente con il servizio effettivamente offerto. Per il personal chef che cucina presso la casa o la location del cliente, ATECO 2025 individua il 56.21.01. Il forfettario può applicare un coefficiente del 40% e, quando l’attività è organizzata come impresa di ristorazione, va normalmente verificata la Gestione Commercianti INPS. Prima dell’avvio restano centrali SUAP, requisiti amministrativi, autocontrollo HACCP, fatturazione e corretta separazione tra personal chef, catering, home restaurant e produzione di pasti.

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