Il regime forfettario per un ceramista nel 2026 può essere applicato quando sono rispettati i requisiti previsti dalla normativa. Per chi produce stoviglie, vasellame, oggetti per la casa, statuette e articoli ornamentali in ceramica, il riferimento ATECO 2025 è 23.41.00 e il coefficiente di redditività è il 67%.
Ceramista in forfettario: dati essenziali
- ATECO 23.41.00: prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali;
- coefficiente: 67%;
- previdenza: Gestione Artigiani quando ricorrono i requisiti dell’impresa artigiana;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% quando spettante;
- soglia ordinaria: 85.000 euro di ricavi, con regole specifiche oltre 100.000 euro.
ATECO 23.41.00: cosa comprende
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono nel 23.41.00 stoviglie da tavola e da cucina, articoli per la casa e da toeletta, statuette e altri oggetti ornamentali realizzati in porcellana, vasellame, ceramica comune, gres, terracotta o ceramica fine.
Piastrelle, sanitari e prodotti tecnici hanno altri codici
Non tutta la produzione ceramica appartiene al 23.41.00. Le piastrelle per pavimenti e rivestimenti sono nel 23.31.00; i sanitari nel 23.42.00; i prodotti ceramici per laboratorio e usi tecnici nel 23.44.00; altri prodotti ceramici non classificati altrove possono ricadere nel 23.45.00. Conta quindi ciò che viene realmente prodotto.
Ceramica artistica e oggetti ornamentali
Un laboratorio che realizza a mano piatti decorativi, tazze, vasi per la casa, sculture decorative o altri oggetti ornamentali resta normalmente coerente con il 23.41.00. L’ISTAT esclude invece da questa classe la bigiotteria e i giocattoli in ceramica, che hanno classificazioni proprie.
Riparazione e restauro non sono automaticamente 23.41.00
Il 23.41.00 descrive la fabbricazione. Se il ceramista svolge soprattutto riparazione o restauro di oggetti esistenti, l’attività va riclassificata in base al servizio effettivo e alla natura dei beni. Non è corretto assumere che ogni intervento su un oggetto in ceramica rientri nel codice della produzione.
Vendita dei propri pezzi e attività commerciale
Vendere i manufatti prodotti nel proprio laboratorio è parte naturale del modello economico del ceramista. Se però il negozio o l’e-commerce vende in modo autonomo e rilevante anche prodotti acquistati da terzi, va verificata una distinta attività commerciale e la corretta attribuzione dei ricavi.
Corsi di ceramica: quando diventano un’altra attività
Workshop occasionali collegati al laboratorio e una vera attività continuativa di formazione non sono la stessa cosa. Se corsi e lezioni diventano una linea stabile di ricavi, è opportuno verificare un codice aggiuntivo e il relativo trattamento fiscale e previdenziale.
Come funziona il coefficiente del 67%
Con 30.000 euro di ricavi il reddito lordo forfettario è 20.100 euro. Il restante 33% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario: argille, smalti, pigmenti, energia, forno, utensili, imballaggi e altri costi reali non vengono dedotti uno per uno.
Forno, energia e materiali: controllare i costi veri
La convenienza del forfettario dipende anche dalla marginalità reale. Un laboratorio con più cotture, scarti, materie prime costose, packaging e spedizioni può sostenere costi superiori al 33% presunto. Il confronto va fatto sui numeri del laboratorio, non soltanto sull’aliquota d’imposta.
Esempio pratico: una collezione venduta a 6.000 euro
Se una piccola collezione di tazze, piatti e vasi genera 6.000 euro di incassi, il forfettario considera fiscalmente redditizio il 67%, cioè 4.020 euro, indipendentemente dal fatto che il laboratorio abbia sostenuto 1.200 oppure 3.000 euro tra argille, smalti, energia, imballaggi e scarti. Questo esempio mostra perché il ceramista deve conoscere il proprio margine per lotto o collezione prima di decidere se il regime è realmente conveniente.
Commissioni personalizzate e acconti
Per servizi da tavola, bomboniere, insegne o pezzi personalizzati è frequente ricevere un acconto prima della produzione. Nel forfettario conta il principio di cassa: gli importi incassati partecipano ai ricavi dell’anno secondo le regole applicabili, mentre i materiali acquistati per la commessa non vengono dedotti analiticamente. È utile quindi separare la liquidità destinata alla produzione da quella necessaria per imposte e contributi.
INPS Artigiani 2026
Per il ceramista che lavora personalmente nella propria impresa il riferimento è normalmente la Gestione Artigiani. La circolare INPS n. 14/2026 indica minimale di reddito di 18.808 euro, contributo minimo ordinario annuo di 4.521,36 euro e aliquota pensionistica del 24% nella prima fascia.
Il minimale INPS si supera a circa 28.072 euro
Con coefficiente 67%, il reddito forfettario raggiunge 18.808 euro a circa 28.072 euro di ricavi. Oltre questa soglia indicativa, in regime contributivo ordinario, alla contribuzione minima si aggiunge quella sull’eccedenza.
Silice, smalti e sicurezza del laboratorio
L’INAIL richiama il rischio da silice cristallina nella lavorazione ceramica e descrive fasi come formatura, essiccazione, smaltatura e cottura. Nel laboratorio vanno quindi valutati polveri, prodotti utilizzati, ventilazione, pulizia e sicurezza del forno in base al processo concreto.
Locale, forno e verifiche SUAP
Non esiste un’unica autorizzazione nazionale “da ceramista”. Prima di installare un forno o aprire un laboratorio occorre verificare con il SUAP e gli enti competenti le regole applicabili a locale, potenza e alimentazione del forno, emissioni, rumore, deposito di sostanze e accesso del pubblico.
Imposta al 5% o al 15%
L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Il 5% può spettare nel periodo iniziale solo quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività; non è automatico per chi apre una nuova Partita IVA.
Guide collegate
Approfondisci come aprire la Partita IVA da ceramista, il codice ATECO, il calcolo di tasse e contributi e la pagina sul commercialista per ceramisti.
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