Il regime forfettario per elettrauto nel 2026 può essere applicato se il titolare rispetta i requisiti fiscali del regime e l’officina è correttamente abilitata all’attività di autoriparazione. Il codice ATECO 2025 di riferimento è 95.31.10 – Riparazione e manutenzione meccanica, elettrica ed elettronica di autoveicoli e il coefficiente di redditività corretto è il 40%.
Oggi però “elettrauto” è soprattutto un modo con cui clienti e officine descrivono la specializzazione elettrica ed elettronica. Dal punto di vista dell’abilitazione professionale, la Legge 224/2012 ha unificato le vecchie sezioni meccanica-motoristica ed elettrauto nella meccatronica. Nel 2026, quindi, una nuova officina specializzata negli impianti elettrici non apre una sezione autonoma “elettrauto”: deve essere abilitata alla meccatronica.
Elettrauto in forfettario 2026: dati essenziali
- ATECO 2025: 95.31.10;
- attività regolamentata: meccatronica;
- coefficiente forfettario: 40%;
- soglia ordinaria: 85.000 euro di ricavi percepiti;
- uscita immediata: oltre 100.000 euro percepiti nell’anno;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% se ricorrono le condizioni della nuova attività;
- previdenza tipica: Gestione Artigiani INPS quando ne ricorrono i requisiti;
- minimale INPS Artigiani 2026: 18.808 euro;
- contributo minimo annuo 2026: 4.521,36 euro;
- avvio: SCIA al SUAP e responsabile tecnico abilitato alla meccatronica.
Cosa comprende ATECO 95.31.10 per un elettrauto
Le note ATECO 2025 dell’ISTAT includono nel 95.31.10 la riparazione e manutenzione meccanica, elettrica ed elettronica degli autoveicoli. Per chi si presenta al mercato come elettrauto sono particolarmente rilevanti:
- riparazioni elettriche;
- riparazione di sistemi di iniezione elettronica;
- diagnostica e riparazione di sistemi meccatronici;
- installazione di parti e accessori elettrici ed elettronici non compresi nella fabbricazione del veicolo;
- interventi sugli impianti elettrici ed elettronici che rientrano nell’autoriparazione.
In pratica il codice copre il lavoro moderno dell’elettrauto su diagnosi, circuiti, componenti elettrici ed elettronici e sistemi gestiti da centraline. Non serve un ATECO separato soltanto perché l’officina è specializzata in questa parte della meccatronica.
Elettrauto e meccanico usano lo stesso ATECO: perché
ATECO 95.31.10 riunisce riparazioni meccaniche, elettriche ed elettroniche perché il confine tecnico tra le vecchie attività è diventato sempre meno netto. La diagnostica di un guasto, per esempio, può coinvolgere componenti meccaniche, sensori, attuatori e centraline.
Per questo anche le nostre guide dedicate al regime forfettario del meccanico utilizzano lo stesso codice. Le pagine elettrauto restano però distinte per intento: qui il focus è sugli impianti elettrici ed elettronici, sulla diagnostica e sul percorso professionale dell’ex elettrauto confluito nella meccatronica.
Dal 2013 l’abilitazione è meccatronica
La Legge 224/2012, in vigore dal 5 gennaio 2013, ha sostituito le precedenti sezioni meccanica-motoristica ed elettrauto con un’unica attività: meccatronica. Le altre sezioni dell’autoriparazione sono carrozzeria e gommista.
Quindi un’impresa di nuova apertura non può limitarsi a chiedere l’abilitazione “elettrauto” come categoria autonoma. Deve dimostrare i requisiti richiesti per la meccatronica e nominare un responsabile tecnico idoneo.
La vecchia proroga per gli elettrauto è ormai scaduta
Per le imprese storiche che al 5 gennaio 2013 erano abilitate soltanto alla meccanica-motoristica o soltanto all’elettrauto, il legislatore aveva previsto un percorso transitorio di adeguamento. L’ultima proroga è arrivata al 5 luglio 2026.
Quella scadenza è ormai trascorsa. Le Camere di commercio hanno comunicato l’avvio di cancellazioni o inibizioni per le imprese rimaste prive dell’adeguamento alla meccatronica. Questa regola riguarda soprattutto posizioni storiche; per chi apre oggi il riferimento è direttamente la meccatronica.
SCIA e responsabile tecnico
Per iniziare l’attività di autoriparazione si presenta una SCIA al SUAP competente per la sede operativa, coordinata con la pratica al Registro Imprese. Le indicazioni camerali sull’autoriparazione richiedono inoltre un responsabile tecnico in possesso dei requisiti professionali previsti.
Il responsabile tecnico deve essere effettivamente inserito nell’impresa: può essere il titolare, un socio lavorante, un amministratore, un collaboratore familiare o un dipendente/preposto se possiede i requisiti. Non è sufficiente incaricare un professionista esterno soltanto per “prestare” l’abilitazione.
Come funziona il coefficiente del 40%
Nel regime forfettario il reddito fiscale non deriva dalla differenza tra ricavi e costi reali. Con coefficiente del 40%, 50.000 euro di incassi producono un reddito forfettario lordo di 20.000 euro. Il restante 60% rappresenta i costi riconosciuti in modo forfettario.
Dal reddito così determinato si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati e sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva. Le istruzioni del quadro LM dell’Agenzia delle Entrate sono il riferimento dichiarativo per i contribuenti forfettari.
INPS Artigiani 2026
Quando l’officina è organizzata come impresa artigiana e ricorrono i relativi requisiti, il riferimento previdenziale è la Gestione Artigiani. La Circolare INPS n. 14/2026 fissa il minimale a 18.808 euro, il contributo minimo annuo a 4.521,36 euro e l’aliquota al 24% fino alla prima fascia di 56.224 euro.
Con coefficiente 40%, il reddito forfettario supera il minimale soltanto oltre circa 47.020 euro di ricavi. Sotto tale soglia, per un iscritto per tutto l’anno, continua comunque a pesare il contributo minimo salvo agevolazioni o situazioni particolari.
Riduzione INPS del 35%
I forfettari iscritti alla Gestione Artigiani possono chiedere, quando ne ricorrono i requisiti, il regime contributivo agevolato con riduzione del 35%. La riduzione non è automatica e va valutata anche per l’effetto sull’accredito previdenziale e sulla minore deduzione dei contributi dal reddito.
Quando il forfettario conviene a un elettrauto
Il coefficiente del 40% presume costi pari al 60% dei ricavi. Per un’officina specializzata in elettrico ed elettronico possono incidere strumenti di diagnosi, aggiornamenti software, tester, attrezzature, ricambi elettrici ed elettronici, batterie, componenti, affitto, energia e personale.
Nel forfettario questi costi non si deducono analiticamente e l’IVA sugli acquisti non viene normalmente recuperata. La convenienza deve quindi essere confrontata con il peso reale degli investimenti e dei ricambi, non decisa soltanto guardando all’aliquota sostitutiva.
Guide collegate
Per completare l’inquadramento consulta come aprire Partita IVA elettrauto, il codice ATECO elettrauto 95.31.10, il calcolo tasse elettrauto e la guida al commercialista per elettrauto. Per la parte meccanica e l’inquadramento più generale dell’officina puoi confrontare anche la guida al regime forfettario meccanico.
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