L’architetto in regime ordinario determina il reddito professionale considerando i compensi fiscalmente rilevanti e i costi deducibili secondo le regole del lavoro autonomo; paga l’IRPEF progressiva e gestisce l’IVA sulle fatture. Nel 2026 gli scaglioni IRPEF nazionali sono 23% fino a 28.000 euro, 33% sulla quota da 28.000 a 50.000 euro e 43% sulla parte eccedente. Si aggiungono le addizionali locali, mentre i contributi Inarcassa seguono una disciplina previdenziale separata.
Il regime ordinario è rilevante quando il forfettario non è accessibile oppure quando, per struttura dello studio e costi reali, conviene confrontarlo: canoni per software BIM/CAD, workstation, collaborazioni, affitto, assicurazione RC professionale, formazione e spese di progetto. Nessuna spesa è automaticamente deducibile al 100%: occorre verificare inerenza, documentazione, limiti, modalità di pagamento e regole speciali.
Questa guida riguarda l’architetto libero professionista individuale in regime IRPEF ordinario, non una STP costituita come SRL. Per requisiti e coefficienti diversi consulta regime forfettario per architetti; per la forma societaria vedi STP architetti.
Regime ordinario per architetti: come funziona nel 2026
Il lavoro autonomo abituale è disciplinato dal TUIR, in particolare dagli articoli 53 e 54 e seguenti, aggiornati anche dalla riforma della disciplina del lavoro autonomo. A differenza del forfettario, nel regime ordinario il reddito professionale non si calcola applicando una percentuale fissa ai compensi: occorre ricostruire quali somme sono reddito e quali costi sono fiscalmente ammessi.
Il regime ordinario comporta normalmente IVA, fatturazione elettronica, ritenuta d’acconto quando il committente è sostituto d’imposta, registrazioni, liquidazioni e dichiarazioni. Per compilare correttamente la parcella, consulta la fattura dell’architetto in regime ordinario con Inarcassa, IVA e ritenuta. L’eventuale contabilità semplificata ai fini degli adempimenti non equivale al regime forfettario: i tributi e gli obblighi rimangono quelli applicabili alla posizione ordinaria.
Quando il forfettario non è più utilizzabile
Una causa di esclusione, il superamento delle soglie di compensi o altre condizioni personali possono impedire di usare il forfettario. Le modalità e la decorrenza del passaggio cambiano in base al motivo, in particolare per chi supera 85.000 euro oppure 100.000 euro. Non è corretto presumere che qualunque uscita avvenga allo stesso modo e con le stesse conseguenze IVA: si devono verificare la data e il presupposto effettivo.
Posso scegliere l’ordinario anche se potrei essere forfettario?
È possibile esercitare le opzioni fiscali previste dalla legge, ma la scelta va analizzata con attenzione perché può comportare vincoli temporali e adempimenti. Prima di optare per l’ordinario è utile confrontare costi deducibili effettivi, IVA recuperabile, imposte progressive, contributi e complessità amministrativa per più anni, non soltanto il primo.
Aliquote IRPEF 2026: la tabella per il reddito dell’architetto
La legge di bilancio 2026, n. 199/2025, ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione. Il Ministero del Lavoro conferma la modifica per la fascia da 28.000 a 50.000 euro.
| Quota di reddito imponibile IRPEF | Aliquota 2026 |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.000 a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
Le aliquote sono progressive: un architetto con 50.000 euro di imponibile non paga il 33% su tutti i 50.000 euro. Il primo scaglione rimane tassato al 23%, e soltanto la parte superiore entra nel secondo. L’importo è l’imposta lorda, prima di detrazioni spettanti, ritenute, addizionali e specifiche riduzioni previste dalla normativa, da verificare sul reddito complessivo.
Esempi di IRPEF lorda, prima delle detrazioni
| Imponibile IRPEF ipotetico | IRPEF lorda 2026 |
|---|---|
| 20.000 € | 4.600 € |
| 30.000 € | 7.100 € |
| 40.000 € | 10.400 € |
| 50.000 € | 13.700 € |
| 70.000 € | 22.300 € |
Gli importi presuppongono che la cifra indicata sia già l’imponibile IRPEF, dopo le deduzioni ammesse, e non il fatturato dello studio. Non comprendono addizionali regionali/comunali, detrazioni personali o eventuali disposizioni particolari, tra cui le modifiche alle detrazioni per redditi complessivi superiori a 200.000 euro previste nel 2026.
Come si calcola il reddito professionale in regime ordinario
Il punto di partenza sono i compensi rilevanti fiscalmente, tenendo conto del principio di cassa e delle specifiche deroghe previste dalla disciplina del lavoro autonomo. Dal totale si sottraggono spese ammesse secondo i relativi criteri: alcune sono dedotte nell’anno di pagamento, altre attraverso ammortamenti o regole di competenza. I contributi previdenziali obbligatori deducibili vanno poi trattati secondo le regole proprie degli oneri deducibili.
Un esempio di utile professionale e IRPEF
Supponiamo, solo per una simulazione semplificata, compensi professionali fiscalmente rilevanti di 60.000 euro, costi ammessi alla deduzione nel periodo per 15.000 euro e contributi obbligatori deducibili effettivamente pagati per 6.500 euro. La base teorica IRPEF, in assenza di altre voci e redditi, sarebbe: 60.000 − 15.000 − 6.500 = 38.500 euro.
L’IRPEF lorda risultante è 9.905 euro: 6.440 euro sui primi 28.000 euro più 3.465 euro sulla parte residua di 10.500 euro. A questa cifra non si possono sottrarre automaticamente tutte le ritenute indicate in fattura se non effettivamente subite e documentate. Il calcolo non comprende addizionali, detrazioni, debiti IVA e altri eventuali redditi.
Perché gli importi pagati a Inarcassa non coincidono sempre con quelli maturati nell’anno?
I contributi Inarcassa possono comprendere minimi, anticipi e conguagli calcolati su redditi di periodi differenti. La somma effettivamente versata nell’anno e fiscalmente deducibile può quindi non coincidere con la percentuale applicata al reddito professionale di quell’anno. Nelle simulazioni occorre distinguere contributo teorico maturato, versamenti effettuati e deduzione fiscale spettante.
Quali spese può dedurre uno studio di architettura?
L’ordinario permette di considerare numerosi costi inerenti all’attività, ma le percentuali e le regole di deducibilità possono differire. È utile impostare un registro per categorie anziché conservare tutte le fatture senza collegamento con progetti e finalità professionali. La riforma del lavoro autonomo ha inoltre modificato alcune regole su rimborsi analitici e riaddebiti: non è sufficiente applicare meccanicamente le indicazioni di anni precedenti.
| Voce tipica | Controllo fiscale da fare |
|---|---|
| Software CAD, BIM, modellazione | Inerenza; licenza periodica o costo pluriennale; documenti e uso personale. |
| Computer, workstation, plotter | Valore unitario; bene strumentale; ammortamento o regime applicabile. |
| Affitto e utenze dello studio | Contratto, uso esclusivo o promiscuo, limiti e IVA relativa. |
| RC professionale e iscrizione Ordine | Collegamento con esercizio professionale e documentazione. |
| Collaboratori e consulenze | Tipo di rapporto, fatture, ritenute e deduzione pertinente. |
| Formazione e corsi | Limiti specifici, contenuto professionale, spese accessorie. |
| Auto e trasferte | Limiti di legge, tracciabilità, uso professionale e categorie fiscali. |
La tabella è una guida ai controlli necessari, non dichiara che ogni costo elencato sia interamente deducibile. La documentazione di acquisto, l’effettivo impiego nello studio e le norme del periodo d’imposta determinano la quota spettante.
Il costo del software è sempre deducibile tutto subito?
No. Un abbonamento annuale per un software tecnico e l’acquisto di un bene o diritto a utilità pluriennale possono avere trattamenti diversi. Il commercialista deve verificare natura contrattuale, durata, titolarità della licenza e applicabilità delle regole sui beni immateriali. Lo stesso vale per plugin di progettazione, librerie BIM, cloud professionale e servizi di rendering.
Fatture intestate allo studio e uso promiscuo
Per un professionista che lavora anche da casa, sostenere una spesa non equivale a dedurre sempre il 100%. Affitto, telefono, utenze, connessioni e apparecchi utilizzati anche personalmente richiedono di applicare i criteri propri delle spese promiscue. Non basta intestare un contratto alla Partita IVA per considerarlo interamente professionale.
Computer, CAD e BIM: ammortamento e beni strumentali
Un computer potente, una workstation per il rendering o un plotter professionale possono rappresentare investimenti significativi. Nel reddito di lavoro autonomo, la deducibilità segue la disciplina dei beni strumentali: alcuni acquisti sono deducibili secondo criteri di ammortamento e non sempre integralmente nell’anno dell’acquisto. Per beni di costo unitario contenuto possono esistere modalità specifiche di deduzione immediata, da verificare alla luce della normativa vigente.
Perché spendere 4.000 euro non significa risparmiare 4.000 euro di tasse?
La spesa deducibile riduce la base imponibile nella misura ammessa. Il vantaggio fiscale dipende dall’aliquota marginale effettiva e dalla quota che entra nella dichiarazione in quell’anno, oltre all’eventuale recupero IVA separato. Per esempio, una deduzione effettiva di 1.000 euro in una fascia marginale IRPEF del 33% può ridurre l’IRPEF lorda di circa 330 euro, a parità di altre condizioni: la deduzione non è un rimborso della spesa.
Il computer può essere acquistato prima dell’apertura?
La gestione di acquisti effettuati prima dell’avvio dell’attività richiede verifiche specifiche su documenti, data, destinazione e regole applicabili. Non si deve presumere che un dispositivo acquistato privatamente mesi prima possa sempre essere imputato alla professione con la stessa deduzione e detrazione IVA di un acquisto professionale successivo.
Affitto dello studio, collaboratori e trasferte: i costi da verificare
Uno studio di architettura può sostenere canoni di locazione, spese condominiali, energia, connessione, assicurazione e costi di collaboratori esterni. Il regime ordinario consente di considerarli fiscalmente secondo le rispettive regole, ma è indispensabile distinguere costi propri dello studio, costi sostenuti per i clienti e semplici anticipazioni.
Collaborazioni professionali e prestazioni di fornitori
Un collaboratore con Partita IVA emette una fattura secondo il proprio regime; un dipendente genera costi e obblighi di lavoro subordinato. La scelta non va determinata soltanto dalla voce fiscale più conveniente: rilevano l’effettivo tipo di rapporto, gli incarichi, la responsabilità degli elaborati e gli obblighi previdenziali. Verifica quando la ritenuta d’acconto va operata e quando il fornitore è soggetto a esenzione.
Trasferte rimborsate dal cliente e anticipazioni
La riforma dei redditi di lavoro autonomo ha modificato il trattamento di alcune spese analiticamente riaddebitate. Occorre verificare documenti, intestazione, modalità di rimborso, spese effettivamente sostenute, data dell’incasso e disciplina delle somme non incassate. Una cifra genericamente indicata come «rimborso spese» in fattura non equivale sempre a un’anticipazione effettuata in nome e per conto del committente.
Formazione e iscrizione all’Ordine
Il mantenimento dell’abilitazione richiede attività e adempimenti che possono generare quote e spese inerenti alla professione. Le spese per corsi, master e aggiornamento possono però incontrare limiti o trattamenti differenti; prima di inserirle in dichiarazione vanno verificate le disposizioni specifiche e la documentazione.
IVA ordinaria architetto: quando applicare il 22%
Le prestazioni professionali ordinarie rese in Italia da un architetto in regime ordinario sono generalmente soggette a IVA del 22%, con eccezioni e regole particolari da esaminare per tipologia di prestazione e territorialità. L’IVA indicata in fattura non costituisce automaticamente guadagno del professionista: viene liquidata confrontando imposta sulle operazioni attive e detrazione sugli acquisti ammessa.
Il 4% Inarcassa entra nella base IVA?
Normalmente sì: sulla parcella soggetta a IVA la maggiorazione integrativa Inarcassa del 4% concorre alla base imponibile IVA. Se il compenso è 1.000 euro, il contributo integrativo di 40 euro porta la base a 1.040 euro e l’IVA al 22% è 228,80 euro. Non è corretto calcolare l’IVA su 1.000 euro ignorando la rivalsa previdenziale.
L’IVA pagata su computer e software si recupera tutta?
La detrazione richiede un acquisto pertinente e il rispetto delle regole IVA, con limitazioni possibili in caso di uso promiscuo, operazioni esenti o acquisti soggetti a discipline speciali. IVA detraibile e costo deducibile IRPEF sono concetti differenti: un bene può avere regole diverse per l’imposta sugli acquisti e per la determinazione del reddito professionale.
Le prestazioni per clienti esteri sono sempre con IVA italiana?
No. Per committenti esteri conta la territorialità del servizio: le regole possono cambiare se il cliente è un’impresa oppure un privato, e se il servizio è relativo a un immobile localizzato in un altro Stato. Per progettazioni immobiliari non si deve applicare meccanicamente la regola generale B2B senza verificare le prestazioni relative a beni immobili.
Fattura architetto in regime ordinario: esempio con e senza ritenuta
La ritenuta d’acconto del 20% è normalmente applicata alle prestazioni di lavoro autonomo corrisposte da un soggetto che agisce come sostituto d’imposta, alle condizioni previste dall’articolo 25 del D.P.R. 600/1973. La ritenuta è un anticipo sulle imposte personali dell’architetto, non uno sconto sul prezzo. In generale non si applica quando il cliente è un privato che non riveste la qualifica di sostituto.
| Voce | Cliente impresa | Cliente privato |
|---|---|---|
| Compenso professionale | 1.000,00 € | 1.000,00 € |
| Inarcassa integrativo 4% | 40,00 € | 40,00 € |
| IVA 22% su 1.040 € | 228,80 € | 228,80 € |
| Ritenuta 20% su 1.000 € | −200,00 € | Non applicata |
| Importo da pagare | 1.068,80 € | 1.268,80 € |
La tabella presuppone una prestazione domestica ordinaria, fattura senza spese ulteriori, aliquota IVA standard e committente effettivamente tenuto a operare la ritenuta. La base ritenuta e l’importo del 4% vanno trattati con la disciplina propria della rivalsa Inarcassa, non come compenso da assoggettare indiscriminatamente a tutte le imposte.
Il professionista paga IRPEF anche se ha subito la ritenuta?
La dichiarazione determina l’imposta complessiva dovuta. Le ritenute effettivamente subite possono essere scomputate alle condizioni di legge: quindi non sono una tassa definitiva aggiuntiva del 20%. La posizione annuale può produrre un saldo, un credito o ulteriori acconti a seconda di reddito imponibile e versamenti documentati.
Contributi Inarcassa: soggettivo, integrativo e maternità
Per l’architetto che possiede contemporaneamente iscrizione all’Albo, Partita IVA ed esclusività della copertura previdenziale professionale, l’inquadramento ordinario è presso Inarcassa. La Cassa prevede in generale contributo soggettivo del 14,5% sul reddito professionale, contributo integrativo del 4% sul volume d’affari professionale pertinente e contributi assistenziali secondo le regole annue.
Il Vademecum previdenziale Inarcassa chiarisce che reddito e volume d’affari sono basi diverse: il soggettivo non va calcolato automaticamente sul totale delle fatture comprensivo di IVA, e l’integrativo non va scambiato con una trattenuta INPS.
Ci sono contributi minimi anche con pochi clienti?
Per gli iscritti alla Cassa si applicano minimi e condizioni stabiliti annualmente, con possibili agevolazioni o deroghe per chi soddisfa i requisiti. Non è corretto calcolare ogni situazione solo come «14,5% del netto»: quando il contributo teorico è sotto il minimo o ricorrono agevolazioni, gli importi dovuti possono essere differenti. Per l’anno di riferimento e le rate consulta le scadenze Inarcassa.
Architetto dipendente: stessa previdenza?
No. La copertura obbligatoria da lavoro dipendente può escludere i requisiti di iscrizione soggettiva a Inarcassa sul periodo interessato, mentre l’attività autonoma può comportare iscrizione alla Gestione Separata INPS. Restano particolari obblighi verso Inarcassa, come il contributo integrativo. Il caso è trattato nella guida separata architetto dipendente con Partita IVA.
Contributi deducibili dall’IRPEF: come distinguere i versamenti
I contributi previdenziali obbligatori soggettivi versati dal professionista sono generalmente deducibili ai fini IRPEF secondo l’articolo 10 del TUIR, nel periodo di pagamento e nei limiti delle regole applicabili. Occorre documentare causale, anno e natura del versamento. Un contributo facoltativo, integrativo o associativo non va ricondotto automaticamente alla stessa deduzione.
Il contributo integrativo del 4% addebitato al cliente segue una propria disciplina: è distinto dai contributi soggettivi obbligatori deducibili e non va duplicato nella dichiarazione come se fosse un costo personale deducibile nella stessa misura. Il relativo trattamento nella determinazione del reddito e del volume IVA richiede le regole fiscali e previdenziali specifiche.
Versamenti fatti in dicembre e conguagli dell’anno successivo
Un professionista che versa i minimi durante l’anno e paga il conguaglio nell’anno successivo può avere una deduzione fiscale diversa dal contributo maturato sulla base reddituale. Nel calcolo del carico fiscale dell’anno conviene mantenere due prospetti: oneri previdenziali maturati e versamenti deducibili effettivamente eseguiti.
Forfettario o ordinario: come confrontare i due regimi senza errori
Il confronto corretto non è 15% contro 33%. Nel forfettario dell’architetto, quando applicabile, il reddito è normalmente calcolato usando il coefficiente di redditività del 78% e l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se spettante; nel regime ordinario si parte invece dai compensi e dai costi fiscalmente ammessi, con IRPEF progressiva, IVA e ritenute secondo i casi.
Uno studio con pochi costi
Un architetto con abbonamenti software economici, pochi spostamenti e una struttura leggera può trovare conveniente il forfettario, se possiede tutti i requisiti. Questo non significa che sarà sempre preferibile: incidono altre fonti di reddito, detrazioni personali, tipologia di clienti e soglie fiscali.
Uno studio che investe in personale e attrezzature
Quando i costi reali documentati sono elevati e l’acquisto di beni e servizi consente anche detrazioni IVA, il regime ordinario può meritare un confronto approfondito. Affitto di un ufficio, collaboratori, software tecnici, workstation e trasferte professionali possono incidere molto sul risultato economico. Per capire se convenga non basta applicare il 22% di costi impliciti del forfettario a tutti gli investimenti.
Tre numeri da confrontare prima di cambiare
Prepara un prospetto con compensi previsionali, costi realmente deducibili per l’anno e contributi previdenziali effettivamente versabili. Aggiungi poi IVA netta, ritenute, addizionali, detrazioni e costi amministrativi. Simula almeno due anni per osservare il peso dei saldi e degli acconti, non soltanto l’imposta dell’anno di apertura. Per requisiti e soglie consulta la guida al forfettario per architetti.
Acconti, saldi e liquidità: quando si pagano le imposte
Le imposte e i contributi hanno calendari diversi. Nel regime ordinario il professionista deve tenere separati liquidazioni IVA periodiche, saldo e acconti IRPEF, addizionali e versamenti previdenziali Inarcassa. L’importo versato nel primo anno di attività può essere diverso dal carico complessivo maturato, soprattutto perché acconti e conguagli dipendono spesso da dati di anni precedenti.
Il primo anno si paga meno?
Non è una regola generale. Se non esiste un’imposta storica da utilizzare per determinare alcuni acconti, il calendario dei versamenti può essere diverso; il relativo saldo potrebbe arrivare nell’anno successivo insieme ai nuovi acconti. Senza una riserva di liquidità, l’impressione di pagare poco nel primo periodo può generare difficoltà successive. È utile accantonare con continuità una quota degli incassi.
Posso considerare tutta l’IVA incassata denaro disponibile?
No. L’IVA addebitata nelle fatture deve essere riconciliata con quella effettivamente detraibile sugli acquisti e con le liquidazioni periodiche, considerando eccezioni come l’IVA per cassa quando il regime sia applicabile. È opportuno non confondere il saldo del conto corrente con il profitto dello studio.
Fatture elettroniche e dichiarazione dei redditi in regime ordinario
Le prestazioni verso soggetti italiani comportano normalmente fatturazione elettronica attraverso il Sistema di Interscambio, con specifiche regole per i casi particolari, tra cui clienti esteri e alcune tipologie di prestazione. L’architetto deve raccogliere documenti fiscali e contabili sufficienti a ricostruire compensi, IVA, ritenute e spese deducibili, non affidarsi a un semplice conteggio del totale fatturato.
Che documenti consegnare al commercialista?
Predisponi fatture emesse e ricevute, estratti conto, ricevute di pagamento dei costi, evidenza degli incassi, Certificazioni Uniche sulle ritenute, F24, versamenti Inarcassa, note di credito, documentazione degli acquisti di beni strumentali e fatture estere. Per software e strumenti conservare il contratto di licenza e la documentazione del pagamento aiuta a distinguere un abbonamento dall’acquisto di un bene pluriennale.
Devo cambiare il codice ATECO passando all’ordinario?
Non automaticamente. Il codice descrive l’attività economica e deve corrispondere alle prestazioni effettive: per gran parte delle attività degli studi di architettura è pertinente il codice ATECO 2025 71.11.09, salvo casi da classificare separatamente. Il passaggio fiscale non rende necessaria una modifica ATECO se l’attività rimane invariata. Vedi codice ATECO architetto.
Errori frequenti degli architetti nel regime ordinario
- Applicare il 33% a tutto il reddito: l’IRPEF è progressiva, con il 23% sulla prima fascia.
- Usare il fatturato come imponibile IRPEF: distinguere incassi, costi fiscalmente ammessi, oneri deducibili e altre componenti.
- Calcolare l’IVA solo sul compenso ignorando il 4% Inarcassa: la rivalsa è normalmente parte della base imponibile IVA.
- Confondere ritenuta e imposta definitiva: la ritenuta è di regola un anticipo e va verificata a dichiarazione.
- Dichiarare deducibile al 100% qualsiasi attrezzatura: considerare uso promiscuo, ammortamento e limiti.
- Confondere contributi soggettivi e integrativi Inarcassa: basi contributive e trattamento fiscale non coincidono.
- Dimenticare IVA e addizionali nel calcolo del netto: la sola IRPEF nazionale non determina la liquidità.
- Trascurare rimborsi spese analitici e pagamenti tracciabili: verificare le modifiche della disciplina del lavoro autonomo.
- Fare il confronto con il forfettario solo sull’aliquota: considerare spese, detrazioni, contributi e tempi di pagamento.
- Copiare una simulazione Inarcassa del libero professionista esclusivo per un architetto dipendente: verificare l’inquadramento personale.
Domande frequenti sul regime ordinario per architetti
Quali aliquote IRPEF paga un architetto nel 2026?
23% sulla parte imponibile fino a 28.000 euro, 33% sulla quota successiva fino a 50.000 euro e 43% sulla quota eccedente; occorre poi considerare addizionali, detrazioni e ritenute.
Il regime ordinario è obbligatorio sopra 85.000 euro?
Il superamento delle soglie del forfettario può determinare l’uscita secondo modalità e decorrenze proprie, ma la corretta disciplina dipende da importi e circostanze. La soglia di 100.000 euro ha regole diverse da quella degli 85.000.
Posso dedurre il costo di AutoCAD o Revit?
Il costo può essere pertinente all’attività professionale. La quota e il periodo di deduzione dipendono da natura della licenza, documentazione e disposizioni fiscali applicabili.
Il computer dello studio si scarica completamente?
Non sempre: rilevano valore, utilizzo professionale, eventuale uso promiscuo e modalità di ammortamento o deduzione applicabili.
Qual è la percentuale IVA sulla parcella ordinaria?
Per una prestazione professionale ordinaria domestica è generalmente il 22%; casi particolari e servizi verso l’estero richiedono una verifica specifica.
La ritenuta del 20% si applica anche a un privato?
Normalmente no se il cliente è un privato che non agisce come sostituto d’imposta; si applica alle condizioni previste quando il committente è sostituto.
Il 4% Inarcassa è uguale al 14,5% soggettivo?
No. L’integrativo del 4% riguarda il volume d’affari professionale pertinente, mentre il soggettivo è calcolato sul reddito professionale secondo le regole Inarcassa.
Un architetto dipendente paga gli stessi contributi?
Non necessariamente: la copertura previdenziale da lavoro dipendente può cambiare i requisiti per Inarcassa e comportare una posizione in Gestione Separata INPS sul reddito autonomo.
Le spese per una STP seguono la stessa dichiarazione?
No. Le società seguono regole fiscali dipendenti dalla forma giuridica, che non vanno sovrapposte al reddito IRPEF individuale dell’architetto.
Il regime ordinario è sempre peggiore del forfettario?
No. La convenienza dipende da costi reali, IVA recuperabile, contributi, detrazioni, redditi personali e capacità di rispettare le condizioni del forfettario.
In sintesi: come scegliere e gestire l’ordinario
Nel regime ordinario l’architetto paga l’IRPEF progressiva sul reddito imponibile, applica normalmente l’IVA e deduce i costi e i contributi ammessi secondo le rispettive regole. Il 2026 è caratterizzato dalla riduzione dell’aliquota IRPEF del secondo scaglione al 33%. La vera decisione, però, dipende dalla struttura dello studio: investimenti, clienti, collaboratori e oneri previdenziali.
Per una verifica completa prepara i dati di compensi incassati, spese documentate, fatture, versamenti Inarcassa e altri redditi personali. Chiedi una simulazione che distingua reddito professionale, base IRPEF, IVA, ritenute, addizionali e contributi. Per una consulenza specialistica puoi approfondire il ruolo del commercialista per architetti e il calcolo delle tasse nel forfettario, che resta un modello differente e non va riutilizzato per l’ordinario.
Richiedi informazioni sui nostri servizi di apertura, contabilità e gestione fiscale della Partita IVA.
- Apertura della Partita IVA
- Gestione del regime forfettario
- Gestione della contabilità semplificata
Caterina
Servizio clienti