Conservare una fattura elettronica non significa semplicemente salvare il PDF o il file XML sul computer. La fattura elettronica deve essere conservata con un processo che ne garantisca nel tempo autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità. Chi utilizza la fatturazione elettronica deve quindi distinguere tra archivio operativo, utile per lavorare ogni giorno, e conservazione a norma, che risponde agli obblighi fiscali e documentali.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione un servizio gratuito di conservazione nel portale Fatture e Corrispettivi. In alternativa si può utilizzare un conservatore o un provider privato, purché il processo adottato sia conforme alle regole applicabili.
Conservazione e semplice archiviazione non sono la stessa cosa
Scaricare le fatture e organizzarle in cartelle per anno è una buona pratica di gestione, ma non sostituisce da sola il processo di conservazione digitale previsto per i documenti fiscali elettronici. Il sistema di conservazione deve mantenere il documento affidabile, integro, leggibile e recuperabile nel tempo.
Il Garante per la protezione dei dati personali, nelle FAQ sulla fatturazione elettronica, descrive il servizio dell’Agenzia come un processo finalizzato proprio a garantire autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità delle fatture conservate.
Chi deve conservare le fatture elettroniche
L’obbligo riguarda i soggetti che emettono o ricevono fatture elettroniche nell’ambito della propria attività. Il fatto di essere in regime forfettario non elimina la necessità di conservare correttamente i documenti fiscali.
La fattura elettronica transitata dallo SdI è il documento originale. Il PDF che il gestionale genera per facilitarne la lettura è una rappresentazione di cortesia: può essere utile nell’archivio operativo, ma non sostituisce l’XML e il relativo processo di conservazione.
Quanto tempo vanno conservate le fatture
Le fatture rientrano tra i documenti che devono essere conservati per il periodo previsto dalla normativa civilistica e fiscale. L’articolo 2220 del Codice civile stabilisce, per le fatture e le scritture contemplate dalla norma, un periodo di dieci anni.
Questo termine non va confuso con la durata del servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate. L’accordo del servizio di conservazione dell’Agenzia prevede infatti che i file affidati al servizio siano conservati per 15 anni. Il periodo contrattuale del servizio è quindi più lungo del riferimento civilistico ordinario.
In presenza di contenziosi, accertamenti o situazioni particolari può essere opportuno mantenere la documentazione anche oltre i termini ordinari. La cancellazione non dovrebbe quindi essere automatizzata senza verificare eventuali esigenze ancora aperte.
Come funziona il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate
Nel portale Fatture e Corrispettivi l’operatore può aderire al servizio gratuito di conservazione. L’attivazione avviene accettando l’accordo di servizio; da quel momento il sistema prende in carico i file secondo le condizioni previste.
L’accordo del servizio di conservazione dell’Agenzia delle Entrate disciplina modalità, durata e responsabilità del servizio. È importante verificare lo stato dell’adesione e non dare per scontato che il semplice invio della fattura allo SdI equivalga automaticamente all’attivazione della conservazione gratuita.
Consultazione e conservazione: due servizi diversi
Uno degli errori più comuni è confondere la possibilità di vedere o scaricare una fattura dal portale con la sua conservazione a norma. La consultazione serve ad accedere ai file e ai dati messi a disposizione nell’area riservata; la conservazione è invece il processo che mantiene il documento con le garanzie previste nel tempo.
Il fatto che oggi una fattura sia visibile in Fatture e Corrispettivi non significa, da solo, che tu abbia aderito al servizio di conservazione. Conviene quindi controllare separatamente entrambe le funzioni.
Cosa conservare insieme alla fattura XML
Il cuore della conservazione è il documento fiscale elettronico, ma nella gestione quotidiana è utile mantenere anche la documentazione che consente di ricostruire l’intero ciclo della fattura.
- file XML della fattura;
- note di credito e altri documenti di variazione collegati;
- ricevute SdI di consegna, scarto o impossibilità di consegna;
- eventuale PDF di cortesia per la consultazione interna;
- documenti contrattuali o ordini quando utili a dimostrare l’operazione;
- report del gestionale e riconciliazione con gli incassi.
Le ricevute SdI sono particolarmente importanti per capire se il documento è stato effettivamente emesso. Se ricevi uno scarto, consulta la guida sulla fattura elettronica scartata dallo SdI.
Salvare le fatture su computer o cloud basta?
No, non come unica misura di conservazione a norma. Un backup su computer, disco esterno o cloud è utilissimo per evitare la perdita dei file e per lavorare più velocemente, ma svolge una funzione diversa dal processo formale di conservazione digitale.
La soluzione migliore è avere entrambe le cose: un archivio operativo ben organizzato e un sistema di conservazione conforme. In questo modo non dipendi da un’unica piattaforma per la gestione quotidiana e, allo stesso tempo, rispetti gli obblighi documentali.
Servizio Agenzia o conservatore privato?
Il servizio gratuito dell’Agenzia è una soluzione utile per molti professionisti e piccole attività. Un provider privato può invece offrire funzioni aggiuntive come ricerca avanzata, integrazione con il gestionale, conservazione di altri documenti, flussi approvativi o assistenza dedicata.
La scelta dovrebbe dipendere dal volume di documenti e dall’organizzazione dell’attività, non dalla convinzione che un servizio a pagamento sia automaticamente “più a norma”. Ciò che conta è che il processo utilizzato soddisfi i requisiti applicabili e che tu sappia come recuperare i documenti quando servono.
Cambio gestionale: cosa succede alle vecchie fatture
Cambiare software di fatturazione non cancella gli obblighi relativi ai documenti già emessi. Prima della migrazione è prudente esportare l’archivio, verificare i file conservati e capire se il nuovo provider prende in carico anche il pregresso oppure soltanto i documenti futuri.
- scarica una copia completa dei file XML;
- esporta le ricevute SdI disponibili;
- verifica quali anni sono già in conservazione;
- controlla la continuità del servizio prima di chiudere il vecchio account;
- non affidarti soltanto alla visualizzazione online del vecchio gestionale.
Se con il cambio software modifichi anche i progressivi, vedi la guida sulla numerazione delle fatture nel regime forfettario.
Chiusura della Partita IVA: i documenti non spariscono
La cessazione dell’attività non elimina automaticamente gli obblighi di conservazione relativi agli anni precedenti. Chi chiude la Partita IVA deve quindi organizzarsi per poter accedere ancora ai documenti durante il periodo previsto.
Questo è un motivo ulteriore per evitare archivi legati esclusivamente a credenziali di un software che verrà dismesso. Prima della chiusura di un servizio è opportuno esportare i file e verificare la continuità della conservazione.
Conservazione delle note di credito
Anche le note di credito fanno parte del ciclo documentale e devono essere conservate con la stessa attenzione delle fatture. La relazione con il documento originario deve restare ricostruibile nel tempo.
Per compilazione e casi di utilizzo trovi la guida sulla nota di credito nel regime forfettario. Se invece stai impostando un modello di fattura, consulta la dicitura corretta della fattura forfettaria.
Errori frequenti nella conservazione elettronica
- Credere che inviare la fattura allo SdI attivi automaticamente il servizio gratuito dell’Agenzia.
- Conservare soltanto il PDF e perdere il file XML.
- Confondere consultazione e conservazione.
- Non verificare lo stato dell’adesione al servizio scelto.
- Chiudere un gestionale senza esportare il pregresso.
- Usare un backup cloud come unica soluzione di conservazione a norma.
- Dimenticare note di credito e ricevute SdI.
- Eliminare l’archivio quando si chiude la Partita IVA.
Checklist per una gestione sicura
- Verifica quale servizio di conservazione stai usando.
- Controlla che l’adesione sia effettivamente attiva.
- Mantieni una copia operativa dei file XML.
- Conserva le ricevute SdI insieme alle fatture.
- Controlla note di credito e documenti collegati.
- Prima di cambiare provider verifica il pregresso.
- Non confondere durata del servizio Agenzia e termine civilistico ordinario.
- Assicurati di poter recuperare i documenti anche dopo la cessazione dell’attività.
Per l’intero processo di emissione puoi consultare come fare una fattura elettronica.
Domande frequenti sulla conservazione delle fatture elettroniche
Basta salvare il PDF della fattura?
No. Il PDF è una rappresentazione leggibile; la fattura elettronica originale è il file XML e la conservazione deve rispettare le regole previste per i documenti elettronici.
Il servizio dell’Agenzia delle Entrate è gratuito?
Sì. L’Agenzia mette a disposizione un servizio gratuito di conservazione accessibile tramite Fatture e Corrispettivi previa adesione all’accordo.
Per quanti anni conserva l’Agenzia le fatture?
L’accordo del servizio prevede una conservazione per 15 anni.
Consultazione e conservazione sono la stessa cosa?
No. La consultazione consente di visualizzare e scaricare i file disponibili; la conservazione è il processo che ne garantisce integrità, autenticità, leggibilità e reperibilità nel tempo.
Se cambio gestionale perdo le fatture?
Non dovresti perderle, ma prima del cambio è necessario verificare dove sono conservate, esportare il pregresso e assicurarsi che la conservazione continui anche dopo la chiusura del vecchio account.
Devo conservare anche le note di credito?
Sì. Sono documenti fiscali del ciclo di fatturazione e devono restare collegabili alle fatture che rettificano.
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