Il codice ATECO 63.10.10 – Fornitura di infrastrutture informatiche, hosting e attività connesse identifica, nella classificazione ATECO 2025, l’offerta di server, capacità di calcolo, infrastrutture cloud IaaS e PaaS, web hosting, hosting applicativo, colocation e memorizzazione digitale dei dati. La caratteristica decisiva è il servizio effettivamente fornito al cliente: mettere a disposizione o gestire l’infrastruttura tecnica per ospitare dati e applicazioni, non semplicemente usare Internet per svolgere un’altra professione.
Chi avvia un’attività di hosting deve inoltre distinguere classificazione economica, Partita IVA e corretta forma d’impresa, coefficiente di redditività del 67% nel forfettario quando applicabile, previdenza INPS, IVA sulle prestazioni digitali italiane ed estere e responsabilità contrattuali sui dati ospitati. Scegliere questo codice non trasforma automaticamente un programmatore, una web agency o un consulente IT in un hosting provider.
Quali servizi comprende esattamente ATECO 63.10.10?
Le note esplicative ufficiali ISTAT ATECO 2025, pagina 454 dell’ebook elencano espressamente diverse attività. La classificazione riguarda infrastrutture e capacità tecnologica erogate come servizio; l’eventuale presenza di un contratto mensile o di un sito web commerciale non basta da sola a stabilire il codice.
- IaaS e PaaS: fornitura di infrastrutture cloud e di piattaforme tecniche che il cliente utilizza per ospitare sistemi e applicazioni.
- Cloud computing: servizi di calcolo e infrastrutture, anche senza cessione contestuale di macchine fisiche, purché non siano invece edizione di software o progettazione informatica.
- Web hosting: disponibilità di spazio, risorse e componenti tecniche per siti web e servizi online.
- Hosting di applicazioni: esecuzione e disponibilità tecnica di applicazioni del cliente su ambienti ospitati.
- Colocation: messa a disposizione di server, spazio di rete e ambienti data center, anche con monitoraggio ordinario delle macchine.
- Storage e backup come servizio: memorizzazione digitale dei dati e relativo servizio infrastrutturale.
- Infrastrutture per lo streaming: supporto tecnico alla distribuzione, distinto dalla produzione o concessione dei diritti sui contenuti.
- Strutture mainframe condivise: messa a disposizione di capacità di elaborazione in multiproprietà secondo l’esempio ISTAT.
Tra le inclusioni ISTAT compare anche l’emissione di cripto-attività senza passività corrispondente, da parte di soggetti diversi dalle autorità monetarie. È una voce statistica specifica: non significa che il codice autorizzi automaticamente attività finanziarie regolamentate o faccia venir meno gli obblighi eventualmente previsti dal quadro europeo e nazionale sulle cripto-attività. Un hosting provider ordinario non ha bisogno di aggiungere servizi crypto soltanto perché sono nella stessa sottocategoria.
Hosting, IaaS e PaaS: tre esempi di applicazione
Provider di hosting per siti. L’impresa affitta o gestisce risorse server, vende piani di hosting con disponibilità e manutenzione tecnica ordinaria, gestisce lo spazio per i file e mantiene l’accessibilità dei siti. Il servizio caratterizzante è l’hosting: il 63.10.10 è una classificazione da valutare in via principale.
Fornitore IaaS. L’operatore vende macchine virtuali, capacità di rete, disco e ambienti scalabili, pur non occupandosi della programmazione del software del cliente. Anche qui il servizio venduto è infrastrutturale, non una prestazione generica di consulenza o sviluppo applicativo.
Fornitore PaaS. Mette a disposizione un ambiente gestito per distribuire applicazioni: runtime, database gestito, risorse di esecuzione e componenti necessari. ISTAT cita espressamente le piattaforme cloud. Se invece l’impresa pubblica e commercializza un proprio software standard in abbonamento, serve una valutazione distinta, perché l’offerta potrebbe essere classificata nell’edizione di software.
La proprietà dei server non è l’unico criterio: possono esistere contratti nei quali l’operatore mette a disposizione risorse tecniche utilizzando infrastrutture acquistate a monte. Tuttavia il semplice costo di hosting pagato per un sito del cliente non prova che il servizio principale venduto sia infrastrutturale. I contratti devono chiarire prestazione economica, responsabilità, livelli di servizio e prevalenza delle attività.
Differenze da programmazione, consulenza IT ed edizione di software
Il confine più delicato è con il 62.10.00, dedicato alla programmazione informatica. Chi realizza per un committente un software personalizzato, sviluppa codice o modifica applicazioni svolge una prestazione diversa dal fornitore che ospita e rende disponibili le risorse. Approfondisci con la guida al codice ATECO dei programmatori.
Le attività di consulenza per progettare sistemi informatici e alcune prestazioni di amministrazione o assistenza sistemistica vanno confrontate con 62.20; non basta monitorare un server del cliente per essere un provider di hosting. La nostra guida al codice ATECO per sistemista e tecnico informatico distingue consulenza, gestione sistemi e assistenza tecnica. Anche il codice 62.90.09 per altri servizi IT ha un perimetro specifico, non quello generico di chiunque lavori su Internet.
La pubblicazione e commercializzazione di software standard costituiscono un’altra attività. Un programma distribuito in abbonamento (anche nella forma SaaS) non diventa automaticamente hosting soltanto perché risiede nel cloud: il contratto può avere per oggetto soprattutto licenza, pubblicazione e sfruttamento del prodotto. Per la distinzione vedi la scheda ATECO 58.29.00, edizione software e SaaS.
Infine, elaborazione dati contabili e altri dati ha voci autonome nel gruppo 63.10.2. Un centro che prepara report e tratta le informazioni dei clienti non vende necessariamente infrastruttura. La nostra scheda ATECO 63.10.21 per elaborazione dati contabili illustra il caso dei CED: usare server per elaborare documenti non significa, da solo, svolgere hosting.
Web agency e rivendita hosting: quando scegliere più codici?
Una web agency può vendere progettazione grafica, realizzazione di siti, campagne pubblicitarie e hosting nello stesso contratto. Queste attività non sono identiche: occorre esaminare il valore economico realmente erogato e l’eventuale autonomia della linea di hosting. La guida ai codici ATECO per web agency confronta pubblicità, software, web design e hosting senza attribuire il 63.10.10 a ogni agenzia digitale.
Per esempio, un’agenzia che acquista un piano di hosting esterno soltanto per consegnare un sito può svolgere prevalentemente realizzazione e manutenzione web; se invece gestisce un servizio strutturato di hosting per clienti terzi, con piani, infrastruttura, SLA e corrispettivi autonomi, l’attività economica potrebbe richiedere il 63.10.10 tra i codici dichiarati. Non aggiungere codici in modo precauzionale per tecnologie che l’impresa utilizza internamente.
Anche la distinzione tra rivendita di servizio e gestione diretta delle risorse va documentata: fatture, contratti e responsabilità contrattuali chiariscono se il ricavo corrisponde alla fornitura di hosting, a un’attività di intermediazione o a un servizio professionale principale diverso.
Colocation e data center: la disponibilità dello spazio è sempre hosting?
ISTAT menziona la colocation come noleggio di server e spazio di rete nei data center, includendo il monitoraggio ordinario dei server. Non ogni contratto denominato «data center» o «private cage» ha però la stessa natura ai fini IVA e contrattuali. Bisogna valutare cosa viene fornito: capacità informatica, spazio dedicato, accesso esclusivo a una porzione immobiliare, elettricità, connettività, custodia e altri servizi.
Per approfondire gli aspetti IVA della colocation e della possibile qualificazione immobiliare, consulta Data center e IVA: private cage, territorialità e aliquota. Si tratta di un approfondimento diverso dalla classificazione ISTAT. Anche le note ufficiali 63.10.10 distinguono il monitoraggio di routine dalla riparazione vera e propria dei data center, esclusa verso il 95.10.10.
Regime forfettario 63.10.10: coefficiente del 67%
Il 67% è il coefficiente di redditività di riferimento per le attività riconducibili al gruppo di servizi informatici pertinente, ma la sua applicazione deve essere verificata in rapporto all’attività reale e al raccordo tra classificazioni. L’articolo 1 del D.Lgs. 81/2025 dispone che, in attesa dei nuovi coefficienti formulati per ATECO 2025, continuino ad applicarsi quelli della legge 190/2014, allegato 4, individuati mediante il codice corrispondente nella classificazione precedente.
Il coefficiente non è l’imposta. Su 30.000 euro di compensi o ricavi rilevanti, con coefficiente 67%, il reddito determinato forfettariamente è 20.100 euro prima dei contributi obbligatori deducibili; la quota di costi implicitamente riconosciuta è 9.900 euro, pari al 33%. Non è corretto affermare che venga tassato soltanto il 33% del fatturato.
L’accesso al forfettario dipende dalla posizione della persona fisica, dai limiti di ricavi/compensi e dalle cause ostative. Una società che gestisce un data center non è automaticamente forfettaria, né lo diventa scegliendo un codice con il 67%. Nel forfettario i costi reali per server, energia, rack, colocation, licenze e connettività non sono dedotti uno per uno per determinare il reddito, diversamente dal regime ordinario.
Per le condizioni fiscali e l’eventuale convenienza rispetto al regime ordinario, consulta la guida completa al regime forfettario. Per imprese con forti investimenti infrastrutturali e personale, una simulazione deve tenere conto della struttura di costi, del trattamento IVA sugli acquisti e delle condizioni soggettive, non soltanto della percentuale di redditività.
Esempio di tasse per un piccolo provider con 45.000 euro di ricavi
Ipotesi illustrativa: una persona fisica svolge un’attività idonea, ha i requisiti del regime forfettario e applica legittimamente il coefficiente del 67%. Con 45.000 euro di ricavi rilevanti, il reddito forfettario preliminare ammonta a 30.150 euro. Le spese effettive per infrastrutture e servizi non modificano quel reddito forfettario.
Se i contributi obbligatori deducibili effettivamente versati fossero, solo nell’esempio, pari a 5.000 euro, la base dell’imposta sostitutiva diventerebbe 25.150 euro. Al 15% l’imposta sarebbe 3.772,50 euro; al 5%, 1.257,50 euro soltanto se il contribuente soddisfa tutte le condizioni agevolative per una nuova attività. I 5.000 euro di contribuzione sono un dato ipotetico: non rappresentano un importo INPS standard.
Il netto reale richiede l’inquadramento previdenziale, le scadenze, i costi monetari e le imposte effettivamente applicabili. Non usare questo esempio per una SRL o per un’attività esclusa dal regime; le imprese con più linee di attività devono verificare come attribuire i ricavi ai coefficienti corretti.
INPS Commercianti, Artigiani o Gestione Separata?
Un’impresa individuale che commercializza direttamente servizi di hosting, capacità server e infrastrutture digitali può ricadere nella Gestione Commercianti INPS, ma non esiste un’iscrizione previdenziale ricavabile in automatico dalle sei cifre dell’ATECO. Contano forma giuridica, organizzazione d’impresa, lavoro personale prevalente, mansioni effettive e ulteriori attività. Per imprese con caratteristiche artigiane o per chi presta un servizio professionale di consulenza IT la valutazione può essere diversa.
La Gestione Artigiani e la Gestione Commercianti possono prevedere contributi minimi e contributi sulla quota eccedente il minimale; la Gestione Separata riguarda fattispecie professionali differenti e non va applicata indistintamente a chi rivende o gestisce infrastrutture in forma d’impresa. La posizione va verificata con le regole e le aliquote INPS vigenti, non attribuendo una gestione al provider soltanto perché la stessa etichetta compare in una scheda commerciale.
Il portale istituzionale INPS consente di accedere alla disciplina aggiornata delle gestioni previdenziali e alle circolari contributive annuali. Prima di stimare il costo dei contributi, sono decisivi l’effettivo inquadramento, l’eventuale personale, le altre iscrizioni e gli eventuali benefici di legge.
IVA e hosting venduto a clienti italiani ed esteri
Nel regime IVA ordinario, un contratto di web hosting o cloud va analizzato come prestazione di servizi: la territorialità varia in base alla natura del servizio e alla condizione del cliente. In generale, per prestazioni B2B verso soggetti passivi esteri opera la regola di territorialità nel paese del committente prevista dalla disciplina IVA; nei servizi elettronici B2C si applicano regole specifiche e, quando ne ricorrono i presupposti, può rilevare il regime OSS. La direttiva IVA 2006/112/CE costituisce il quadro europeo di riferimento.
Non scrivere in fattura «IVA al 22%» o «reverse charge» in modo automatico: con un cliente italiano, un soggetto passivo UE e un consumatore extra-UE potrebbero cambiare territorialità, adempimenti e giustificativi. Le prestazioni che coinvolgono colocation con disponibilità di spazio immobiliare possono inoltre richiedere verifiche diverse, motivo per cui l’analisi del contratto è indispensabile.
Anche gli acquisti di hosting e software da fornitori esteri possono far nascere adempimenti IVA in Italia, compresi casi per i contribuenti forfettari. Il fatto che in fattura non venga normalmente addebitata IVA ai clienti nel regime forfettario non elimina automaticamente gli obblighi relativi agli acquisti transfrontalieri.
GDPR, contratti SLA e sicurezza: quali obblighi per il provider?
Se il provider ospita dati personali per conto dei clienti, è necessario individuare i ruoli privacy e le responsabilità. Spesso il cliente opera come titolare del trattamento e il fornitore hosting come responsabile, con accordi conformi all’articolo 28 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR); altri modelli contrattuali richiedono valutazioni diverse. Devono essere considerati subfornitori, accessi, localizzazione dei dati, misure di sicurezza, gestione degli incidenti e tempi di conservazione.
Lo SLA dovrebbe descrivere disponibilità del servizio, manutenzioni, finestre di intervento, livelli di assistenza, responsabilità sui backup e modalità di restituzione dei dati alla cessazione del contratto. Non basta dichiarare «backup incluso»: serve chiarire frequenza, conservazione, ripristino, limiti di responsabilità e verifiche. La sicurezza informatica e gli obblighi settoriali (compreso il quadro NIS2, quando effettivamente applicabile) dipendono dal servizio, dalle dimensioni e dai requisiti del soggetto, non dal solo codice ATECO.
La nostra guida GDPR per freelance e Partita IVA fornisce un’introduzione generale agli obblighi privacy. Per un servizio di hosting reale va però predisposta documentazione operativa coerente con i flussi di dati e la catena dei fornitori.
Cosa verificare prima di aprire la Partita IVA
- Definire il servizio venduto: hosting, IaaS/PaaS, spazio data center, storage oppure una prestazione diversa (sviluppo, consulenza, elaborazione dati).
- Verificare con le note ISTAT inclusioni ed esclusioni e l’eventuale presenza di più attività realmente autonome.
- Stabilire il modello organizzativo, la forma giuridica, l’inquadramento camerale e gli obblighi amministrativi pertinenti.
- Valutare l’effettiva iscrizione previdenziale e i contributi, evitando automatismi basati sul codice.
- Per il forfettario verificare il raccordo ATECO 2007 e il coefficiente di redditività, limiti e cause ostative.
- Distinguere IVA B2B/B2C e prestazioni nazionali, UE ed extra-UE, compresi gli acquisti da provider esteri.
- Organizzare contratti, SLA, responsabilità sui dati, subfornitori, sicurezza, copie di backup e procedure di uscita dei clienti.
Domande frequenti sul codice ATECO 63.10.10
Quale codice ATECO serve per un’attività di web hosting?
Il 63.10.10 è la voce ISTAT 2025 da valutare per chi eroga realmente servizi di web hosting, hosting applicativo e infrastrutture informatiche. Non è il codice automatico di chi crea un sito o compra spazio web per uso interno.
L’ATECO 63.10.10 comprende IaaS, PaaS e colocation?
Sì: ISTAT menziona espressamente IaaS, PaaS e colocation nei data center, inclusi noleggio di server e spazio di rete e monitoraggio ordinario. Resta necessario valutare il contratto reale e le eventuali prestazioni aggiuntive.
Una web agency che rivende hosting deve usare il 63.10.10?
Non necessariamente. Il codice può diventare pertinente quando la fornitura infrastrutturale rappresenta un’attività economica effettiva e autonoma. Chi acquista hosting come costo accessorio alla produzione di siti deve prima verificare la prestazione prevalente e la natura della rivendita.
Il coefficiente del forfettario è il 67% o il 33%?
Il 67%, quando il gruppo fiscale applicabile lo conferma, è la quota degli incassi considerata reddito; il 33% è la quota implicita di costi riconosciuti. L’imposta sostitutiva del 5% o 15% si applica soltanto dopo le deduzioni consentite, se il regime spetta.
Un hosting provider deve iscriversi sempre all’INPS Commercianti?
No. La gestione dipende dall’attività imprenditoriale o professionale effettiva, dall’organizzazione e dalla posizione del soggetto. Commercianti può essere pertinente, ma la scelta non deriva automaticamente dall’ATECO.
Hosting a clienti esteri: si applica sempre il reverse charge?
No. Bisogna distinguere B2B e B2C, paese del committente, natura del servizio e gli eventuali regimi territoriali speciali. Le regole sui servizi elettronici e sull’OSS possono essere rilevanti e non coincidono con l’operazione ordinaria tra due imprese italiane.
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Caterina
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