Il codice ATECO 96.10.21 identifica il lavaggio e la pulitura di prodotti tessili e pellicce svolti da lavanderie e tintorie tradizionali. In ATECO 2025 comprende lavaggio ad acqua, pulitura a secco, stiratura e trattamenti analoghi di abbigliamento, biancheria e tessuti, comprese le pellicce, destinati a clienti non industriali o commerciali. Rientrano anche il lavaggio di tappeti e moquette e la pulizia di tende e tendaggi, anche presso il cliente.
Il 96.10.21 va distinto dalla lavanderia self-service 96.10.22 e dalle lavanderie industriali 96.10.11 e 96.10.12. Inoltre il codice ATECO non basta per aprire l’attività: la Legge 84/2006 disciplina professionalmente la tintolavanderia e richiede, per l’attività tradizionale, un responsabile tecnico con idoneità professionale. Nel regime forfettario il coefficiente di riferimento è normalmente il 67%; la previdenza va verificata in base alla forma concreta dell’impresa ed è frequentemente collegata alla Gestione Artigiani quando ricorrono i relativi requisiti.
| Dato | Indicazione |
|---|---|
| Codice ATECO 2025 | 96.10.21 |
| Denominazione | Lavaggio e pulitura di prodotti tessili e pellicce forniti da lavanderie e tintorie tradizionali |
| Comprende | Lavaggio ad acqua, pulitura a secco, stiratura, capi in pelliccia, tappeti, moquette, tende e tendaggi per clientela non industriale/commerciale |
| Da distinguere | 96.10.22 self-service; 96.10.11 e 96.10.12 lavanderie industriali |
| Forfettario | Coefficiente di riferimento 67%, se applicabile |
| Previdenza | Da verificare sulla forma concreta; spesso Gestione Artigiani per impresa artigiana con partecipazione personale al lavoro |
| Requisiti | Responsabile tecnico qualificato, SCIA/SUAP e titoli ambientali quando richiesti |
Cosa comprende il codice ATECO 96.10.21
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel 96.10.21 lavaggio, pulitura a secco, stiratura e trattamenti analoghi di articoli di abbigliamento e tessili, comprese le pellicce, con attrezzature meccaniche o a mano.
La clientela tipica è privata o comunque non industriale/commerciale. Il codice copre inoltre lavaggio di tappeti e moquette e pulizia di tende e tendaggi, anche quando il servizio viene svolto presso il domicilio o i locali del cliente.
Lavanderia tradizionale e lavanderia self-service: la differenza
La lavanderia tradizionale con personale che riceve i capi, li tratta, li stira e li riconsegna rientra nel 96.10.21. La lavanderia a gettoni o self-service, in cui il cliente utilizza direttamente lavatrici ed essiccatori, ha invece il codice specifico 96.10.22.
La differenza non è solo statistica. La normativa professionale può prevedere un trattamento diverso per la self-service pura: per esempio, nelle discipline regionali attuative, l’esonero dal responsabile tecnico opera solo se non vi è personale che prende in consegna, stira, ripara o restituisce i capi. Basta quindi aggiungere servizi tradizionali perché il modello operativo cambi.
Lavanderia tradizionale e lavanderia industriale
Il 96.10.21 è destinato a clienti non industriali o commerciali. Le lavanderie industriali hanno invece codici separati: il 96.10.11 riguarda servizi per industrie, ospedali e strutture simili; il 96.10.12 riguarda servizi per ristorazione, alberghi e altri servizi di alloggio.
Se l’impresa lavora soprattutto per strutture sanitarie, hotel, ristoranti o clienti industriali con processi e volumi organizzati, non conviene usare automaticamente il 96.10.21 solo perché l’attività “fa lavanderia”. Il tipo di clientela e il modello produttivo sono decisivi.
Tappeti, moquette, tende e servizi presso il cliente
ISTAT include espressamente nel 96.10.21 il lavaggio di tappeti e moquette e la pulizia di tende e tendaggi, anche presso il cliente. Queste attività possono quindi rientrare nella stessa classificazione quando fanno parte del servizio tipico della tintolavanderia tradizionale.
Non va però confusa la pulitura specialistica del tessile con una generica impresa di pulizie, che opera normalmente nell’area 81. La prestazione principale venduta al cliente resta il criterio da seguire.
Responsabile tecnico: perché è obbligatorio nella tintolavanderia tradizionale
La Legge 84/2006 disciplina l’attività professionale di tintolavanderia e prevede la designazione di un responsabile tecnico in possesso di idoneità professionale. La figura deve presidiare professionalmente l’attività secondo le regole applicabili.
L’idoneità può derivare, a seconda dei casi, da specifici percorsi formativi, titoli di studio coerenti o periodi qualificati di esperienza nel settore. La Legge 84/2006 contempla, tra le strade possibili, corsi tecnico-professionali dedicati, qualifiche professionali integrate da esperienza nel settore, diplomi o titoli post-secondari pertinenti e periodi documentati di inserimento in imprese abilitate.
Il requisito non è meramente formale: presso ogni sede in cui si svolge effettivamente l’attività di tintolavanderia deve essere verificata la presenza del responsabile tecnico secondo le regole regionali applicabili. In caso di più sedi, sostituzioni o variazioni del responsabile possono essere necessarie specifiche comunicazioni al SUAP. Conviene quindi definire il requisito professionale prima di firmare il contratto del locale o acquistare l’impianto.
SCIA, SUAP e requisiti del locale
L’apertura fiscale con il codice ATECO non sostituisce gli adempimenti amministrativi. Avvio, trasferimento, subingresso e variazioni dell’attività devono essere verificati presso il SUAP del Comune competente, normalmente attraverso la procedura telematica prevista per le attività produttive.
I locali devono essere compatibili sotto il profilo urbanistico, edilizio, sanitario e della sicurezza. Per chi avvia un’attività artigiana può essere utile anche la guida su come aprire la Partita IVA da artigiano, fermo restando che la tintolavanderia ha requisiti professionali propri.
Pulitura a secco, scarichi ed autorizzazioni ambientali
La pulitura a secco può richiedere adempimenti ambientali ulteriori rispetto alla semplice SCIA commerciale. In presenza di impianti, solventi, emissioni o scarichi rilevanti bisogna verificare le autorizzazioni applicabili, comprese le procedure in materia di emissioni in atmosfera e, quando dovuta, l’Autorizzazione Unica Ambientale.
Le regole operative possono cambiare in base al tipo di impianto, alla Regione e alle caratteristiche degli scarichi. Per le pulitintolavanderie a secco assumono particolare rilievo l’uso e il recupero dei solventi, le emissioni in atmosfera, la gestione dei rifiuti di processo e gli eventuali scarichi produttivi. In alcune configurazioni può essere richiesta l’adesione a un’autorizzazione generale alle emissioni; in altre può entrare in gioco l’Autorizzazione Unica Ambientale.
La verifica deve partire dalla tecnologia realmente installata: lavaggio solo ad acqua, pulitura a secco a ciclo chiuso, quantità di solventi utilizzati, caratteristiche degli scarichi e modalità di smaltimento dei residui. Il progetto tecnico dell’attività va quindi controllato prima dell’apertura e non dopo l’acquisto delle macchine, perché una scelta impiantistica può cambiare gli adempimenti ambientali richiesti.
Regime forfettario e coefficiente di redditività del 67%
Il nuovo 96.10.21 deriva dal precedente 96.01.20 – Altre lavanderie, tintorie. Attraverso il raccordo con la classificazione precedente, nel regime forfettario il coefficiente di redditività di riferimento è normalmente il 67%.
Con 40.000 euro di ricavi, il reddito forfettario lordo è quindi 26.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori e dell’imposta sostitutiva. Il coefficiente va applicato solo se il contribuente possiede tutti i requisiti per il regime: puoi approfondire il coefficiente del 67% e la guida completa al forfettario.
INPS: quando verificare la Gestione Artigiani
Il codice ATECO non determina automaticamente una gestione previdenziale, ma la tintolavanderia tradizionale è spesso esercitata come impresa artigiana. Quando il titolare svolge personalmente e abitualmente il lavoro nell’impresa e ricorrono i requisiti dell’impresa artigiana, la posizione da verificare è normalmente la Gestione Artigiani INPS.
Società, soci lavoratori, collaboratori familiari e attività organizzate in modo diverso possono avere obblighi specifici. Per importi e logica contributiva puoi consultare i contributi Artigiani e Commercianti 2026 e i contributi fissi per artigiani.
Quando serve un secondo codice ATECO
Una lavanderia può affiancare servizi ulteriori: riparazioni sartoriali autonome, vendita di prodotti, pulizie generiche, noleggio e lavanolo o servizi industriali. Se queste attività diventano stabili e autonome, può essere necessario aggiungere uno o più codici secondari.
Per gestire attività miste puoi consultare più codici ATECO con la stessa Partita IVA e la guida sul codice principale e secondario. Il criterio resta sempre ciò che viene realmente svolto e fatturato.
Dal vecchio 96.01.20 al nuovo 96.10.21
ATECO 2025 ha reso più precisa la classificazione separando lavanderie industriali, tradizionali e self-service. Il 96.10.21 è collegato al precedente 96.01.20, ma chi possiede già una posizione dovrebbe verificare se l’attività concreta è tradizionale, self-service o industriale prima di confermare il nuovo codice.
Per le variazioni puoi approfondire quando cambiare codice ATECO e il metodo generale per scegliere il codice ATECO corretto.
Errori frequenti con il codice 96.10.21
- usare 96.10.21 per una lavanderia self-service pura;
- usarlo per una lavanderia industriale che lavora prevalentemente per hotel, ospedali o industrie;
- pensare che il codice ATECO sostituisca il responsabile tecnico;
- ignorare SCIA/SUAP e requisiti regionali;
- trascurare emissioni, scarichi o AUA quando la tecnologia utilizzata li rende rilevanti;
- attribuire automaticamente la Gestione Separata senza verificare l’inquadramento artigiano;
- scegliere il codice in funzione del coefficiente del 67% anziché dell’attività effettiva;
- considerare il lavaggio di tessili equivalente a una generica impresa di pulizie.
Domande frequenti sul codice ATECO 96.10.21
Cosa comprende il codice ATECO 96.10.21?
Comprende lavaggio, pulitura a secco, stiratura e trattamenti di abbigliamento, tessuti e pellicce per clientela non industriale o commerciale, oltre a tappeti, moquette, tende e tendaggi.
Una lavanderia self-service usa 96.10.21?
No, la lavanderia self-service pura ha il codice specifico 96.10.22.
Serve un responsabile tecnico?
Per la tintolavanderia tradizionale sì: la Legge 84/2006 richiede la designazione di un responsabile tecnico con idoneità professionale, secondo le regole attuative applicabili.
Qual è il coefficiente di redditività?
Il coefficiente di riferimento nel regime forfettario è normalmente il 67%, tramite il raccordo con il precedente codice 96.01.20.
Quale gestione INPS si applica?
Va verificata sulla forma concreta dell’attività. Per una tintolavanderia esercitata come impresa artigiana, con partecipazione personale del titolare al lavoro, è normalmente da verificare la Gestione Artigiani.
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Caterina
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