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Commercialista parrucchiere: INPS, tasse e gestione del salone

Aggiornato il 22 Settembre 2026

Home > Guide Fiscali > Commercialista parrucchiere: INPS, tasse e gestione del salone

Un commercialista per parrucchieri deve conoscere non solo il regime fiscale, ma anche il funzionamento concreto di un salone: codice ATECO, inquadramento artigiano, Gestione INPS Artigiani, corrispettivi, personale, eventuale attività estetica, vendita di prodotti e costi reali. Il primo errore da evitare è trattare il parrucchiere come un libero professionista in Gestione Separata INPS: nella forma tipica di ditta individuale artigiana l’inquadramento previdenziale è diverso.

Per il parrucchiere o barbiere il codice ATECO 2025 specifico è 96.21.00. Nel regime forfettario il coefficiente di redditività normalmente applicabile è 67%. La gestione corretta richiede quindi di coordinare ricavi, previdenza, soglie del forfettario, costi del salone e adempimenti dell’impresa durante tutto l’anno.

Cosa deve controllare davvero il commercialista

  • codice ATECO principale ed eventuali attività secondarie;
  • requisiti e permanenza nel regime forfettario;
  • iscrizione e contribuzione alla Gestione INPS Artigiani;
  • corrispettivi telematici e fatturazione;
  • spese per dipendenti e collaboratori;
  • eventuale attività estetica autonoma;
  • vendita di prodotti con carattere commerciale;
  • costi reali del salone e convenienza del regime;
  • saldo, acconti e pianificazione della liquidità;
  • coerenza tra posizione fiscale, Registro Imprese e attività effettiva.

ATECO 96.21.00 e attività realmente svolta

ATECO 2025 individua il codice 96.21.00 – Servizi di parrucchieri e barbieri per l’attività tipica di acconciatura e barberia. Il commercialista deve verificare che i servizi fatturati corrispondano realmente a questa classificazione.

Se il salone svolge anche attività estetica, manicure, pedicure, vendita organizzata di cosmetici o altre attività autonome, può essere necessario aggiungere codici secondari. La pagina sul codice ATECO parrucchiere e barbiere approfondisce questi casi.

INPS Artigiani, non Gestione Separata

Il parrucchiere titolare di impresa artigiana è normalmente iscritto alla Gestione INPS Artigiani. Nel 2026 il minimale di reddito previdenziale è pari a 18.808 euro e il contributo minimo ordinario annuo del titolare è 4.521,36 euro.

Sulla parte di reddito che supera il minimale si applica il 24% fino alla prima fascia di 56.224 euro e il 25% sulla quota eccedente. Il commercialista deve quindi distinguere contributo minimo, contribuzione eccedente e versamenti effettivamente deducibili ai fini fiscali.

Riduzione INPS del 35%

Il parrucchiere in regime forfettario può, quando possiede i requisiti e presenta la relativa domanda, utilizzare il regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. L’agevolazione non è automatica e va valutata rispetto alla posizione previdenziale complessiva.

Il commercialista dovrebbe spiegare che un contributo più basso riduce il costo immediato ma può incidere sull’accredito previdenziale. Non è quindi una scelta da compiere soltanto guardando il risparmio di cassa dell’anno.

Regime forfettario: soglie da controllare

Nel 2026 il limite ordinario del regime forfettario è 85.000 euro di ricavi dell’anno precedente. Se durante l’anno i ricavi percepiti superano 100.000 euro, il regime cessa nello stesso anno secondo le regole previste dalla normativa.

Va inoltre controllato il limite di 20.000 euro lordi per determinate spese relative a personale e collaborazioni. Per un salone in espansione questo limite può diventare più rilevante della soglia dei ricavi.

Lavoro dipendente e soglia 35.000 euro nel 2026

Se il titolare percepisce anche redditi di lavoro dipendente o assimilati, nel 2026 va verificata la specifica soglia di 35.000 euro, salvo le eccezioni previste dalla legge. Un eventuale secondo lavoro va quindi comunicato al commercialista prima della chiusura dell’anno.

La verifica fiscale è distinta dalla posizione previdenziale del salone: il fatto di avere un rapporto di lavoro dipendente non trasforma automaticamente l’attività artigiana in una posizione di Gestione Separata.

5% o 15%: il commercialista deve verificare i requisiti

L’imposta sostitutiva ordinaria del forfettario è del 15%. Il 5% può essere applicato soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività.

Il commercialista deve quindi controllare attività svolte in precedenza, eventuale prosecuzione sostanziale e gli altri requisiti previsti dalla legge. Non basta che la Partita IVA sia stata aperta da poco.

Coefficiente 67% e costi reali del salone

Il coefficiente di redditività del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi. Questa percentuale non corrisponde necessariamente ai costi effettivi di un parrucchiere.

Affitto, utenze, prodotti, attrezzature, manutenzione, lavanderia, personale, assicurazioni, software e formazione possono superare facilmente il 33%. Il commercialista dovrebbe quindi confrontare almeno una volta l’anno il costo reale del salone con quello presunto dal forfettario.

Personale: uno dei controlli più importanti

Per molti saloni la gestione del personale è la variabile decisiva. Assunzioni, apprendisti, collaboratori e familiari coadiuvanti modificano il costo complessivo e possono incidere sulla permanenza nel regime forfettario.

Il commercialista dovrebbe ricevere periodicamente il costo lordo del personale e non limitarsi a controllarlo a fine anno. Un superamento non previsto può rendere necessario pianificare per tempo il passaggio a un altro regime fiscale.

Corrispettivi telematici e fatture

Il parrucchiere lavora prevalentemente con consumatori finali e gestisce normalmente corrispettivi telematici. Possono però esserci anche fatture, incassi con POS, acconti o attività diverse svolte nello stesso salone.

La riconciliazione tra corrispettivi, incassi bancari e fatture è una parte essenziale della gestione. Il commercialista deve verificare che i ricavi dichiarati siano coerenti con i flussi effettivi e con i codici ATECO utilizzati.

Attività estetica nello stesso salone

Se il titolare offre anche trattamenti estetici autonomi, il commercialista deve verificare che siano presenti i requisiti professionali e fiscali corretti e, quando necessario, i relativi codici ATECO secondari.

Non è sufficiente che tutto venga incassato dallo stesso registratore: ai fini fiscali può essere necessario distinguere i ricavi delle diverse attività quando hanno coefficienti o regole differenti.

Vendita di prodotti: quando diventa commercio

La vendita accessoria di prodotti collegati ai servizi del salone non coincide automaticamente con una vera attività commerciale. Quando però la rivendita assume autonomia, con assortimento stabile, promozione e ricavi significativi, va verificata la necessità di un inquadramento commerciale aggiuntivo.

Il commercialista deve quindi valutare la sostanza economica dell’attività e non soltanto la presenza di prodotti esposti nel salone.

Spese del salone: perché vanno comunque registrate

Nel regime forfettario le spese ordinarie non vengono dedotte analiticamente, ma questo non significa che siano inutili dal punto di vista gestionale. Conoscere i costi reali serve per capire margine, redditività e convenienza del regime.

Un salone che non monitora affitto, utenze, prodotti, personale e attrezzature può avere un utile reale molto più basso di quello immaginato guardando soltanto il fatturato.

Saldo, acconti e pianificazione della liquidità

Una corretta gestione deve distinguere il reddito economico dalla liquidità necessaria per imposte e contributi. Dal secondo anno possono concentrarsi saldo dell’imposta sostitutiva, acconti e contributi INPS sul reddito eccedente il minimale.

Il commercialista dovrebbe quindi fornire una stima periodica del carico futuro e suggerire un accantonamento coerente, evitando che tutto il saldo del conto corrente venga considerato disponibilità libera.

Documenti da consegnare al commercialista

  • corrispettivi e fatture emesse;
  • estratti conto o riepiloghi degli incassi;
  • F24 e ricevute dei contributi INPS;
  • documentazione del personale e dei collaboratori;
  • contratti di locazione e principali costi del salone;
  • eventuali attività secondarie e relativi ricavi;
  • documentazione relativa a finanziamenti o investimenti;
  • eventuali redditi da lavoro dipendente del titolare;
  • comunicazioni INPS, Registro Imprese e SUAP rilevanti.

Controlli trimestrali consigliati

  • ricavi incassati e distanza da 85.000/100.000 euro;
  • costo del personale rispetto al limite di 20.000 euro;
  • contributi INPS versati e scadenze future;
  • costi reali rispetto al 33% presunto;
  • attività estetica o commerciale secondaria;
  • liquidità disponibile per saldo e acconti;
  • coerenza tra corrispettivi, fatture e incassi;
  • eventuali variazioni di lavoro dipendente o altre cause ostative.

Quando rivalutare il regime forfettario

Il confronto con il regime ordinario diventa particolarmente utile quando aumentano personale, affitto, investimenti, costi di gestione o attività secondarie; quando il fatturato si avvicina alle soglie; oppure quando il salone deve recuperare IVA su investimenti importanti.

La convenienza non dipende soltanto dall’aliquota del 15%. Il commercialista deve mettere a confronto imposte, contributi, costi reali, IVA e prospettive di crescita.

Cambiare commercialista: cosa trasferire

In caso di cambio di studio è importante trasferire dichiarazioni, F24, posizione INPS, visura, codici ATECO, corrispettivi, fatture, documentazione del personale, eventuali attività secondarie e principali contratti.

Il nuovo commercialista dovrebbe verificare subito la coerenza tra attività reale, ATECO, inquadramento artigiano, regime fiscale e contribuzione, senza limitarsi a replicare automaticamente la configurazione precedente.

Qualifica professionale e aspetti fiscali sono distinti

L’attività di acconciatore è regolata dalla legge 174/2005. L’abilitazione professionale e gli adempimenti SUAP riguardano il diritto a esercitare l’attività; il commercialista si occupa invece del corretto coordinamento fiscale, previdenziale e contabile.

Per questo il consulente deve sapere dove finisce la materia fiscale e dove iniziano gli adempimenti amministrativi o professionali, evitando di confondere i due piani.

Controllo di fine anno

A fine esercizio il commercialista dovrebbe riconciliare ricavi, corrispettivi, fatture, contributi INPS effettivamente versati, costo del personale, eventuali attività secondarie e principali spese del salone. Questo controllo serve a confermare la permanenza nel forfettario, verificare la deducibilità previdenziale e stimare correttamente saldo e acconti.

È anche il momento giusto per confrontare il 33% di costi presunti dal coefficiente con i costi reali sostenuti durante l’anno e decidere se il regime resta conveniente per l’esercizio successivo.

Familiari collaboratori e organizzazione del salone

Quando nel salone lavorano familiari, soci o collaboratori abituali, il commercialista deve verificare l’inquadramento corretto sotto il profilo previdenziale e del lavoro. Non basta considerarli genericamente come “aiuti”: la forma concreta della collaborazione può produrre obblighi contributivi e documentali specifici.

Domande frequenti

Il parrucchiere è in Gestione Separata INPS?

Normalmente no. Il titolare di impresa artigiana è iscritto alla Gestione INPS Artigiani, con regole contributive specifiche.

Un commercialista deve controllare anche il costo del personale?

Sì. Nel forfettario il limite di 20.000 euro per determinate spese di lavoro rende il controllo del personale particolarmente importante.

Serve tenere traccia dei costi anche in forfettario?

Sì, anche se non vengono dedotti analiticamente. Servono per verificare margine reale e convenienza del regime rispetto all’ordinario.

Il commercialista deve distinguere attività estetica e parrucchiere?

Sì, quando sono attività autonome. Possono richiedere codici ATECO distinti e un trattamento fiscale differente.

Ogni quanto conviene fare un controllo?

Per un salone con personale o ricavi in crescita, un controllo trimestrale su incassi, costi, personale, INPS e soglie del forfettario è molto più utile di una verifica soltanto annuale.

Approfondisci anche come aprire la Partita IVA da parrucchiere, il codice ATECO 96.21.00, il regime forfettario parrucchiere 2026 e il calcolo tasse parrucchiere 2026.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giulia dice

    21 Novembre 2018 alle 17:41

    Buonasera, vorrei in informazione, nei requisiti professionali richiesti per aprire una partita Iva come parrucchiere viene menzionato: titolarità di un esercizio di barbiere iscritto all’albo delle imprese artigiane e frequenza di un apposito corso di riqualificazione.
    Come faccio a diventare titolare se non possiedo la licenza?
    Grazie mille in anticipo
    Giulia

    • Staff dice

      22 Novembre 2018 alle 15:34

      Buongiorno Giulia,
      per aprire la partita Iva come parrucchiere e quindi un proprio negozio è necessario frequentare un apposito corso abilitante.
      Consigliamo di chiedere informazioni al Comune dove si vorrebbe andare a svolgere l’attività.
      Cordiali saluti

  2. Sasa dice

    16 Dicembre 2018 alle 10:53

    Buongiorno,
    se volessi aprire la partita Iva e lavorare da casa, io che ho lavorato e quindi prestato attività in negozio da 15anni.. posso farlo o devo per forza come obbligo affittare una poltrona in un negozio per avere la p.iva? grazie

    • Staff dice

      17 Dicembre 2018 alle 12:40

      Buongiorno, per svolgere l’attività di parrucchiere in casa consigliamo di chiedere parere al Comune di residenza, per verificare che tale attività sia in regola con le normative comunali.
      Cordiali saluti

  3. Ros dice

    4 Gennaio 2019 alle 22:12

    Se dovessi aprire un negozio di parrucchiere a fine gennaio, inizio a pagare i contributi sul reddito minimo il 16 maggio oppure a partire dall’anno prossimo?

    • Staff dice

      8 Gennaio 2019 alle 11:31

      Buongiorno, se la partita Iva viene aperta a gennaio/febbraio 2019, in quanto Artigiano soggetto al versamento dei contributi fissi, si inizierà a pagare dal 16 Maggio 2019.
      Cordiali saluti

  4. Donna dice

    23 Gennaio 2019 alle 12:57

    Buon giorno / Vorei aprire negozio di parrucchiere piccolo dove sto solo io . Vorei chiedere informazione , ….
    1 al inizio del lavoro forse non guadagho niente , Quali tasse devo pagare se non ce guadagno ? Ce qualcosa di non pagare , mentre che non vengono gente . Chiedo perche non ho abastanza soldi per pagare per niente , Grazie .

    2 Quando vengono client e i inizio guadagnare , quante tasse devo pagare in tutto ad esempio se guadagno 800 – 900 euro al mese ? Grazie

    • Staff dice

      23 Gennaio 2019 alle 17:45

      Buonasera, in caso di apertura di un negozio di parrucchiere, essendo un’attività artigiana, saranno dovuti i contributi INPS trimestrali.
      Questi contributi si pagano indipendentemente dal fatturato.
      Il totale dei contributi da versare sono di 3.600€ oppure di 2.400 (nel caso di richiesta di riduzione del 35%) da pagare in rate trimestrali.
      Le scadenze sono: 16 Maggio, 20 Agosto, 16 Novembre, 16 Febbraio anno successivo
      Inoltre rimane obbligatoria il pagamento della quota INAIL.
      Per quanto riguarda le tasse, ti invitiamo a leggere la nostra guida sul regime forfettario al seguente link:
      https://www.regimeminimi.com/guida-al-regime-forfettario/
      Cordiali saluti

  5. Alessio Favaro dice

    10 Settembre 2019 alle 19:12

    Buonasera,
    sono stato socio fino al 30/06/18 di una Sas e dal settembre 2018 ho aperto una partita Iva come ditta individuale semplificata, è possibile, visto che dite che i compensi non devono superare i 65.000 euro, passare il prossimo anno da semplificato a forfettario?
    Pago sempre il 5% di tasse??
    Grazie anticipatamente.
    Alessio

    • Staff dice

      11 Settembre 2019 alle 16:03

      Buonasera Alessio, allo stato attuale della legge, se nel 2019 non superi la soglia di 65.000 € di fatturato potrai adottare il regime forfettario nel 2020.
      Ovviamente non potrai applicare l’aliquota ridotta del 5% ma quella ordinaria che attualmente è del 15%.
      Cordiali saluti

  6. pako dice

    16 Ottobre 2019 alle 18:15

    salve, ma per i barbieri nello specifico c’e’ l’obbligo di emettere ricevuta fiscale o scontrino fiscale? C’e’ l’obbligo di trasmettere i corrispettivi giornalmente? mensilmente? Grazie

    • Staff dice

      16 Ottobre 2019 alle 18:48

      Buonasera Pako, anche per i barbieri esiste l’obbligo dell’emissione della ricevuta fiscale.
      Cordiali saluti

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